SF Giants: oltre il 2014 (seconda parte)

Posted in Analisi on 11 gennaio 2014 by Math

Cincinnati Reds v San Francisco GiantsEcco, cari amici, la seconda parte dell’articolo del nostro Roberto Rota. Il pezzo, che nel suo primo capitolo parlava a 360 gradi del mondo del baseball statunitense, ora invece va ad analizzare quale potrebbe essere il futuro della nostra franchigia oltre la stagione che va ad iniziare tra un paio di mesetti. Buona lettura e a presto!

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I San Francisco Giants si trovano attualmente in uno dei migliori periodi della loro storia: fa sempre piacere ricordare come si siano vinte due delle ultime quattro World Series. Dal punto di vista economico è altrettanto un momento positivo, che rispecchia quello dell’intera MLB: San Francisco è il quinto mercato più grande tra le città che ospitano squadre di baseball MLB, l’AT&T è uno dei ballpark più belli e registra una striscia ininterrotta di tutto esaurito iniziata dal 01/10/2010. Buster Posey è il volto della franchigia probabilmente fino del 2021 ed è costantemente tra le prime 20 magliette vendute della lega. Nel 2017 i Giants termineranno di pagare i 20 milioni annui relativi al finanziamento per la costruzione dello stadio. Non abbiamo un vero e proprio proprietario unico, ma un azionariato abbastanza composito che, sebbene fino ad ora non si sia mai mostrato troppo incline a spendere, da quest’anno, probabilmente sia per l’avvento della nuova proprietà dei Dodgers che per necessità legate alla struttura salariale già in essere, sembra essere più disposto ad allargare i cordoni della borsa, pur di allestire una squadra quanto più competitiva possibile.

L’unica incognita che incombe sul futuro dei Giants riguarda la situazione dei cugini Oakland Athletics, che da anni stanno cercando di trasferirsi a San Josè, una delle città più ricche d’America e attualmente parte del territorio dei Giants. I quali stanno facendo di tutto per impedire che ciò accada. Al momento la situazione rimane di stallo, con gli A’s che per i prossimi due anni giocheranno a Oakland nel vecchio Coliseum. Negli ultimi anni i contratti televisivi sono diventati la fonte principale di reddito di tutte le franchigie: in questo articolo http://blog.sfgate.com/giants/2012/03/29/how-the-sf-giants-tv-deal-works/ trovate i dettagli di quello che riguarda San Francisco. In sintesi possiamo dire che i Giants non hanno un accordo che rende un cifra annuale fissa per tutti gli anni della durata del contratto, come ad esempio i Dodgers, ma sono in pratica soci e azionisti della televisione che detiene e vende i diritti, con un accordo che scade nel non vicinissimo 2032. Questo è un punto che ritengo importante e sul quale ritorneremo in seguito.

Dal punto di vista sportivo, i Giants dopo l’era Bonds e i successivi anni difficili, hanno iniziato un ciclo di successi che potremmo dire ha preso il via dalla stagione 2009, che, tra alti e bassi, ci ha portato fino a oggi con due partecipazioni vittoriose alle World Series. Premettiamo subito che, almeno in linea teorica, nonostante il non positivo 2012, il ciclo non è ancora chiuso. O per lo meno questo è quanto possiamo presumere creda il nostro front office, a giudicare dagli attuali contratti in essere e dalle scelte fatte durante questa offseason. Andando ad analizzare le date di scadenza dei contratti a livello Major League dei nostri giocatori ci accorgiamo che Posey, Cain, Bumgarner e Pence hanno accordi che scadono dal 2018 in poi, Lopez e Pagan al termine del 2016, Lincecum, Hudson, Affeldt, Casilla e Scutaro al termine del 2015, Romo, Sandoval, Morse e Vogelsong al termine della prossima stagione. Si può quindi dire che la finestra che questo gruppo ha per vincere, prima di essere probabilmente sciolto, è di ancora due anni. Infatti buona parte dei giocatori che andranno in scadenza alla fine del 2015 saranno a fine carriera o quasi.

Un altro elemento ad avvalorare questa tesi è che di prospetti pronti per la fine del 2014 non se ne vedono molti, anzi probabilmente non se ne vedono proprio, purtroppo. Invece per la fine del 2015 gli esperti prevedono che saranno pronti per le Majors almeno un paio di elementi della prossima infornata di lanciatori partenti proveniente dal nostro farm system. Date le caratteristiche del nostro ballpark, decisamente “pitcher friendly”, il ciclo attuale è stato basato sulla forza e consistenza del gruppo dei partenti, e i tre elementi più importanti sono stati scelti nei primi giri dei draft del 2002 (Cain), 2006 (Lincecum) e 2007 (Bumgarner). Attualmente nelle classi inferiori delle Minors abbiamo quelli che dovrebbero essere parte integrante del prossimo ciclo, ovvero Kyle Crick (scelto nel 2011), Chris Stratton e Martin Agosta (2012), che insieme al già visto Michale Kicham, a Clayton Blackburn e Kelvim Escobar dovrebbero essere il bacino dal quale pescare almeno due elementi che vadano a rimpiazzare nella rotazione Hudson, Vogelsong e forse Lincecum. Ci sarebbe stato anche il giocatore che avrebbe dovuto fare da ponte tra le due generazioni di lanciatori, ovvero Zach Wheeler, scelto nel 2009, ma poi scambiato per Carlos Beltran nell’estate 2011. Per chi non dovesse riuscire a far parte della rotazione potrebbe anche esserci la possibilità di contribuire come rilievo.

Quindi se nel corso del 2014 i Giants si dimostreranno per lo meno in grado di competere fino alla fine, non aspettiamoci per la prossima offseason niente di diverso da quanto accaduto durante quella di quest’anno: probabilmente si andranno a coprire le posizioni dei giocatori che andranno in scadenza cercando di riconfermare chi dovesse aver fatto bene o pescando qualche veterano tra i free agents, probabilmente con contratti brevi. Stiamo parlando dei già citati Sandoval (3B) , Vogelsong (SP), Romo (CL) e Morse (LF). Davvero difficile cercare di prevedere chi possa essere eventualmente confermato a lungo termine. Escluso Vogelsong per motivi i età, per gli altri tre dipenderà da quanto sapranno fare sul campo nel 2013. E nel caso del Panda non solo sul campo, visto che i maggiori dubbi sono legati ai suoi infortuni e soprattutto al suo peso e quanto questo possa influenzare le sue prestazione nel futuro.

A questo proposito apriamo una parentesi, facendo qualche considerazione di più ampio respiro, in particolare sul fatto che i Giants si trovano nella National League, dove non è previsto il ruolo di battitore designato. Questo è un fatto che influenza pesantemente la possibilità di tutte le squadre della National League di mettere sotto contratto certi tipi di free agents con contratti molto lunghi e onerosi. Non è un caso che Cano abbia firmato con i Mariners (10 anni e 240 milioni) Fielder con i Tigers (9 anni e 214 milioni), Pujols con gli Angels (10 anni e 240 milioni), Alex Rodriguez ben due volte con gli Yankees (ultimo contratto 10 anni e 275 milioni), nonostante fossero già attorno ai 30 anni. La speranza per queste squadre dell’American League è quella di sfruttare al massimo le loro mazze nei primi anni di contratto e poi che possano ancora contribuire quando si approssimano ai quaranta nel ruolo di battitori designati, non giocando più in difesa. E’ chiaro che in National League questa prospettiva non esiste e quindi possiamo affermare con quasi assoluta certezza che, almeno fino a quando le regole non cambieranno, non vedremo arrivare tramite free agency dalla nostra parte della baia giocatori con quel tipo di contratto.

Tornado al futuro dei San Francisco Giants, scenari più aperti e incerti si prospettano invece al termine del 2015, quando, come detto, si potrebbe o dovrebbe chiudere l’attuale ciclo. E’ ovvio che i risultati sportivi dei prossimi due anni saranno l’elemento principale che andrà a indirizzare le scelte del front office, accelerando o eventualmente ritardando il processo di un anno, e prevedere i risultati del campo è forse ancora più difficile che far finta di sedersi al posto di Sabean durante l’offseason. La nostra division non è sicuramente al momento la più difficile del panorama MLB, visto che Dbacks, Padres e Rockies possono anche essere molto competitivi per singole stagioni, ma nel complesso saranno almeno sulla carta inferiori ai Giants. I Dodgers invece partiranno come la squadra da battere, per la qualità dei giocatori cha hanno attualmente a roster, per la praticamente infinita capacità di spesa e, purtroppo, anche per la ricchezza di talenti del loro farm system. Quindi diciamo che ciò che ci si aspetta realisticamente dai Giants è di cercare di dare del filo da torcere ai Dodgers per la vittoria della division e, eventualmente, raggiungere i playoff dall’ingresso secondario della wild card. Se questo obiettivo verrà raggiunto e non ci saranno particolari problemi di infortuni, penso che il gruppo formato da Cain, Bumgarner, Posey e Pence sarà la colonna portante dei Giants anche oltre il 2015. Questa mia opinione è anche basata sul tipo di contratto televisivo che abbiamo menzionato precedentemente: i Giants per incassare più soldi dai diritti TV devono vendere il proprio prodotto alle televisioni, le quali guadagnano in base al numero degli abbonati: è chiaro come una squadra che proceda a una ricostruzione di durata pluriennale partendo quasi da zero, come stanno facendo adesso Cubs, Marlins e Astros, non sia in grado di proporre un prodotto appetibile. Pertanto è una strada oltremodo penalizzante per i Giants, che dai contratti televisivi non ricevono un cifra fissa, ma legata ai ricavi di Comcast Sport Net della quale sono soci. Quindi credo questa non sarà la strada che la proprietà vorrà perseguire al termine del 2015. Si tratterà invece probabilmente di continuare a costruire attorno al nucleo sopra menzionato.

Detto quindi della rotazione, passiamo all’altro reparto dei lanciatori, ovvero i rilievi: questo è storicamente il ruolo più instabile del baseball: sono frequenti i casi di giocatori ottimi l’anno precedente e poi tagliati quello successivo. Molto rari i contratti che vanno oltre i due o tre anni. Servirebbe quindi la sfera di cristallo: l’unica certezza al momento è che Lopez è l’unico sotto contratto anche per il 2016, anche se gli scambi dei rilievi sono ì più facili da orchestrare, specialmente se si tratta di vendere un ottimo rilievo mancino. Romo ha chiuso una World Series e fatto abbastanza bene lo scorso anno. Onestamente io continuo a vederlo più come set up da ottavo inning che closer ma, se dovesse far bene anche nel 2014, potrebbe strappare una estensione anche triennale. Hembree a detta di alcuni scout potrebbe essere il futuro closer: aspettiamo di vederlo all’opera per un po’ più di tempo nel 2014 per giudicare.

Per quanto riguarda il lineup, i punti fermi come già detto sono Posey e Pence. Quest’ultimo diciamo lo è diventato quasi per forza. Non lo avessero rimesso sotto contratto, i buchi nell’outfield sarebbero diventati due, i free agents esterni forti pochissimi, la concorrenza sul mercato alta. E dando per scontato che i prospetti lanciatori prima elencati non siano disponibili per eventuali scambi, non rimaneva altra soluzione che accettare le richieste di Pence e dargli un contratto quinquennale. Posey è invece il vero volto della franchigia: Rookie of the Year, MVP, Comeback Player of the Year dopo l’infortunio, due WS vinte. A 26 anni davvero molto difficile aver vinto di più sia a livello individuale che di squadra: forse gli manca solo il Gold Glove. Buster è sotto contratto con i Giants per i prossimi 9 anni, e probabilmente l’unico dubbio sarà se e per quanto tempo continuerà a stare dietro al piatto di casa base oppure se verrà dirottato in prima base, dove ha già diverse partite giocate, oppure verso altre posizioni come seconda o terza base. A mio parere la mazza di Posey fa la differenza proprio perché gioca catcher, ruolo dove generalmente non è richiesto essere dei battitori eccezionali, e non ancora a livello assoluto. In prima base non dico sarebbe un giocatore nella media, ma sicuramente non sarebbe la miglior mazza per quella posizione. Poi in prima abbiamo già Brandon Belt, che speriamo possa definitivamente esplodere e mostrare tutto il suo potenziale. Ceduto Pill, il 2014 deve essere il suo anno, per poi diventare anche lui parte del gruppo del prossimo ciclo. Le prima scelte del 2010, Gary Brown, e del 2011 Joe Panik, dovrebbero essere i naturali sostituti rispettivamente di Pagan e Scutaro, sia in difesa che nel lineup, ma al momento stanno deludendo. Jaun Perez potrebbe competere per un ruolo nell’outfield. Ci sarebbe poi anche Christian Arroyo, prima scelta del 2013, posizione shortstop: ma a un ragazzo classe 1995 va concesso il tempo necessario per crescere. Brandon Crawford dovrebbe continuare a essere il titolare in quella posizione: in difesa può diventare il migliore della MLB, speriamo migliori anche con la mazza, per lo meno da ricoprire decorosamente l’ottavo posto nel lineup, dove non sono richiesti numeri straordinari.

Del Panda ho già detto: fino ad adesso è stato incostante come rendimento di anno in anno, e abbastanza soggetto a infortuni. Sicuramente è un beniamino del pubblico di San Francisco e non solo: dire se rimarrà al termine della prossima stagione è difficile. Vista la recente propensione di Sabean ai rinnovi, potrebbe anche essere, ma davvero non riesco a fare un pronostico se la prossima stagione possa essere la sua ultima con i Giants. Dovesse giocare male o peggio essere ancora sovrappeso è però quasi certo che saluti durante o alla fine del 2014. Però di alternative in casa non ne abbiamo.
Quindi alla fine del 2015 è probabile che si debba ricorrere ai free agents, almeno per qualche posizione. La tendenza degli ultimi anni nella MLB è stata che sempre meno buoni giocatori raggiungono la free agency, e sempre più squadre possono provare a cercare in quel mercato i pezzi mancanti per completare il roster. Conseguentemente, per la felicità degli atleti e dei loro agenti, i contratti stanno assumendo valori sempre più fuori da ogni logica, sia in termini di milioni di dollari che di anni.

Oltretutto con le regole attuali è quasi certo che firmare i free agents di prima fascia comporti rinunciare alla prima scelta al draft successivo, e Sabean ha più volte detto che è poco propenso a questa ipotesi.

Motivo per il quale si è recentemente privilegiato rifirmare i giocatori già ai Giants oppure orientarsi su free agent non di prima fascia. Ad esempio il Michael Morse prossimo nostro esterno sinistro.

Forse una soluzione potrebbe essere quella di percorrere un paio di strade che finora Sabean ha sempre evitato, ovvero guardare ai giocatori cubani o giapponesi. Questi giocatori non sono legati a eventuali compensazioni a livello di draft, e ultimamente sono arrivati nelle MLB elementi che poi hanno contribuito da subito al successo delle loro franchigie: ad esempio Darvish ai Rangers, Chapman ai Reds, Cespedes agli A’s e lo stesso Puig ai Dodgers. Ma anche qualcuno non così famoso, come Iwakuma dei Mariners o Aoki arrivato nelle MLB ai Brewers, dimostratisi elementi molto solidi. Sabean e i suoi scout hanno abbondantemente battuto il mercato centro americano, ma apparentemente hanno fino ad adesso snobbato Cuba e il Giappone. Credo che in una MLB dove complessivamente il livello di competitività è sempre più elevato, non ci si possa permettere di tralasciare alcunché per cercare di migliorare la squadra.

L’ultima questione riguarda gli scambi: negli ultimi anni buona parte degli scambi fatti da Sabean è stata fatta per rafforzare la squadra a livello Major, dando in cambio qualche prospetto delle Minors, specialmente nel corso della stagione. Non si è mai effettuato uno scambio dove invece in entrata ci fossero dei giovani. Chiaramente nel lungo termine questo ha influito negativamente sul livello qualitativo e quantitativo dei nostri prospetti: detto della mancanza di giocatori pronti per giocare nella MLB la prossima stagione, va anche detto che probabilmente non abbiamo nemmeno il tipo di elementi che possano interessare squadre che volessero vendere i propri campioni, ad esempio Price dei Rays o il tanto discusso in passato Stanton dei Marlins. Questa strategia negli scambi si può dire abbia avuto successo nel breve periodo soprattutto perché sono arrivate due World Series, ma il già citato scambio Wheeler per Beltran ci fa capire che non è possibile operare sempre in questa maniera e prima o poi dovremo abituarci all’idea che qualche nostro beniamino venga ceduto per il bene futuro della squadra.

Qualora invece i prossimi due anni vedano ancora annaspare i Giants sotto quota .500 di partite vinte, è possibile che la rivoluzione possa anche essere più profonda, e non solo coinvolga alcuni giocatori franchigia, ma anche il coaching staff e forse il front office. Bochy e Sabean ormai da anni guidano i Giants, e se si dovesse chiudere male l’attuale ciclo, è possibile che si opti per un cambiamento radicale a partire proprio da loro.

Ovviamente spero tra un paio di anni saremo qui invece a commentare altri successi dei nostri ragazzi, e si realizzi il primo scenario proposto, più conservativo, con ancora Bochy e Sabean saldamente al comando, e la squadra guidata da Cain e Posey.

Concludiamo sempre e comunque con un LET’S GO GIANTS!!!, sperando sia di buon auspicio per il nuovo anno e la nuova stagione.

SF Giants: oltre il 2014 (prima parte)

Posted in Analisi on 2 gennaio 2014 by Math

SONY DSCEccoci qui per il nuovo anno! Con l’occasione di fare di nuovo gli auguri a tutti voi lettori per uno splendido 2014, ecco il primo di due pezzi scritti sempre dal nostro sapiente Roberto Rota. Questi articoli trattano del futuro della nostra franchigia oltre la stagione che andremo a vivere tra qualche mese. La prima parte, che viene qui pubblicata, offre però una visione a 360 gradi del mondo baseballistico statunitense, in modo da poter capire come avvengono le dinamiche che portano ai movimenti di mercato che riguardano anche i nostri ragazzi.

Si tratta di tematiche forse un po’ tecniche, che probabilmente soddisferanno chi è interessato al dietro le quinte di questo sport, ovvero chi vuole approfondire tutto il meccanismo che gira intorno alle sessioni di mercato. Per parlare di cose di campo, tipo basi rubate, tuffi difensivi e pickoff sbagliati, abbiamo ancora tempo (sempre meno, per fortuna).

Buona lettura e…. nei prossimi giorni arriverà la seconda parte, che riguarda da vicino la nostra squadra.

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Per cercare di comprendere e prevedere quale sarà il futuro dei nostri San Francisco Giants è quasi inevitabile doversi soffermare sulla situazione attuale della MLB e sui meccanismi che la regolano, che hanno poi una diretta influenza sulle dinamiche della parte sportiva e competitiva del gioco. L’intento è di occuparsi degli aspetti che riguardano questa parte dell’anno, l’offseason, ovvero il periodo durante il quale i tifosi concentrano le proprie attenzioni e speranze sull’opera di costruzione dei roster da parte dei front office e in particolare la scelta dei 25 giocatori parteciperanno all’opening day.
Premetto che l’argomento è molto vasto e a volte complesso, ma vedremo di analizzarlo nei vari aspetti generali, per poi concentrarci sugli effetti che hanno concretamente sui futuri San Francisco Giants e conseguentemente azzardare qualche previsione su cosa ci aspetta oltre il 2014. Si tratta chiaramente di ragionamenti del tutto teorici, basati sulla situazione attuale, poi lo sviluppo e il risultato della prossima stagione sarà l’ulteriore e principale elemento che andrà a influenzare le scelte del nostro general manager Brian Sabean.

La premessa è che il baseball della MLB è uno sport professionistico e come tale è basato su un accordo, potremmo dire un contratto, della durata di 5 anni sottoscritto dai 30 proprietari e dalla associazione dei giocatori. Per chi volesse dilettarsi, qui può trovare il testo completo, che regola tutti gli aspetti del baseball: http://mlb.mlb.com/pa/pdf/cba_english.pdf .

L’altro punto fondamentale è che il baseball, come ripetono spesso gli americani, è un business, e quindi l’intento per entrambe le parti è, prima di tutto, fare i propri interessi economici. Ovviamente questo non vuol dire mettere in secondo piano l’aspetto sportivo che interessa al tifoso, vincere le partite fino a conquistare le World Series, ma semplicemente capire che le squadre vengono costruite in conseguenza di una situazione generale che determina le risorse a disposizione delle varie dirigenze per formare i roster. Quanto tipicamente accade nel calcio italiano, dove il proprietario perde soldi pur di cercare di vincere, nelle MLB, se succede, è un’eccezione e sicuramente solo per un periodo molto limitato.

Attualmente la MLB attraversa un ottimo periodo e il “prodotto” baseball non è mai andato così bene come negli ultimi anni. Qui potrete trovare riassunti i dati su valore delle franchigie e incassi annuali, con dati aggiornati a Marzo 2013: http://www.forbes.com/mlb-valuations/list/ . Le franchigie con problemi, in particolare di stadio, sono praticamente solo, come ben sappiamo, i nostri cugini di Oakland e in parte Tampa Bay. Atlanta ha appena annunciato la costruzione di un nuovo ballpark.

I ricavi delle società sono legati principalmente alle seguenti fonti: proventi dalle partite, sponsorizzazioni, contratti TV, merchandising. In particolare i contratti TV siglati più di recente hanno contribuito in larga parte al recente e considerevole aumento dei ricavi.
La chiave individuata dai 30 proprietari per avere un baseball che interessi sempre più persone, e come tale generi incassi sempre maggiori, è stata quella di avere una competitività dal punto di vista sportivo quanto più distribuita tra le 30 franchigie, nonostante le grandi differenze di introiti che abbiamo visto. Quindi in primo luogo si è cercato di distribuire parte degli incassi delle franchigie più “ricche” alle franchigie più “povere”, con il meccanismo della revenue sharing, i cui dettagli non sono resi pubblici ma che si stima, a fronte di ricavi totali di tutte le squadre MLB per circa 7,5 miliardi di dollari, possa aver determinato un trasferimento di circa 400 milioni alle franchigie minori. L’altro meccanismo è la luxury tax, che va a penalizzare con una tassazione aggiuntiva le franchigie che superato un determinato tetto salariale, comunque abbastanza elevato, essendo per il 2014 di 189 milioni di dollari, secondo il meccanismo qui spiegato: http://www.sportingcharts.com/articles/mlb/explaining-the-luxury-tax-in-major-league-baseball.aspx

Quindi nota la stima dei ricavi della franchigia, il proprietario o i proprietari traducono il tutto nel budget a disposizione del general manager per i salari dei giocatori e più in generale per la gestione della parte sportiva, incluse ad esempio le spese legate al draft dei giocatori.

Questo è un riassuntivo per il 2013 dei monte salari di ogni squadra, http://deadspin.com/2013-payrolls-and-salaries-for-every-mlb-team-462765594 anche se la “bibbia” in materia è il sito: http://www.baseballprospectus.com/compensation/cots/ , che mostra anche anni passati e prossimi.

Appare evidente che, nonostante la situazione sia migliorata rispetto all’inizio degli anni 2000, rimangano differenze tra i budget a disposizione delle varie squadre. Quindi il passo successivo, concretizzatosi in particolare nell’ultimo e già menzionato contratto collettivo, è stato quello introdurre delle regole che facilitino le squadre minori attraverso i vari processi con i quali vengono acquisiti i giocatori di baseball a livello delle Majors: free agency, il classico draft per i giocatori provenienti da high schools e college americani, il sistema di ingaggio dei giocatori internazionali sotto i 23 anni e ora anche il posting system con il quale i giocatori giapponesi possono raggiungere le MLB. L’intento rimane sempre quello di limitare le spese, aspetto che non può che far piacere ai proprietari, e aumentare conseguentemente le risorse a disposizione che i general manager spenderanno poi per i salari dei giocatori, nell’ovvio interesse dell’associazione giocatori. Questi sono gli aspetti che più concretamente ci interessano quando guardiamo ai San Francisco Giants dei prossimi anni, perché sono la chiave per comprendere come potrà muoversi Sabean, in un contesto di sempre maggiore concorrenza.

Il nuovo contratto collettivo ha in primo luogo riformato il draft: prima i giocatori scelti venivano ingaggiati con la possibilità di ricevere un signing bonus che non aveva limitazione. Ora invece per ogni franchigia viene assegnato un budget complessivo per tutti i giocatori scelti nel draft, che se superato comporta perdite di scelte negli anni successivi. Il budget è decrescente a partire dalla squadra che sceglie per prima, ovvero la peggiore della stagione precedente, fino alla trentesima a scegliere. L’effetto dal punto di vista economico è il controllo dei costi, quello dal punto di vista sportivo è che diventa più difficile convincere giovani talenti, magari delle high school, a passare direttamente alla MLB dopo averli scelti non nei primi giri del draft, in quanto i soldi che riceverebbero sarebbero pochi rispetto a quanto potrebbero ottenere se scelti più in alto. Il caso più eclatante è stato Mark Appel, che scelto ottavo al primo giro dai Pirates nel 2012, ha preferito non firmare, per poi essere scelto come primo assoluto dagli Astros nel 2013. Quindi diventa sempre più importante la qualità dei giocatori presi nei primi giri del draft: le scelte sbagliate si pagano pesantemente negli anni successivi, quando viene a mancare il contributo di questi giocatori. E sempre più franchigie sono riluttanti a rinunciare a prime scelte per mettere sotto contratto quei free agents che hanno rifiutato le offerte di arbitrato delle loro precedenti società.

Per i giocatori non americani sotto i 23 anni si è introdotto un sistema di scelta con, anche in questo caso, un budget maggiore per le squadre che peggio si sono classificate la stagione precedente e meccanismi di penalizzazione negli anni successivi per le squadre che eccedono il budget loro attribuito. Un vero e proprio draft è stato posticipato al prossimo contratto collettivo che dovrà essere firmato nel 2016, ma, comunque, anche con la regolamentazione attuale si sono favorite le squadre più povere, introducendo di fatto un limite alle spese valido per tutti.

Novità degli ultimi giorni è anche l’accordo con la lega giapponese per il nuovo sistema di posting dei giocatori del sol levante: sostanzialmente l’importo da pagare alla squadra giapponese di provenienza è al massimo di 20 milioni di dollari, e il giocatore è libero di negoziare con tutte le squadre della MLB che siano disposte a pagare al cifra richiesta. Prima invece vi era una asta a busta chiusa, e la franchigia che aveva indicato la cifra più alta aveva i diritti esclusivi di negoziazione con il giocatore. Si era arrivati a cifre superiori ai 50 milioni di dollari, ad esempio per Yu Darvish ai Texas Rangers, che di fatto tagliavano fuori le squadre minori.

La maggior disponibilità di soldi e il controllo dei costi, per le ragioni sopra descritte, sta permettendo anche alle franchigie minori di tenersi i propri giocatori più forti, con due effetti immediati: il primo è quello che sempre meno squadre si vedono costrette a scambiare i propri giocatori per evitare di sforare il monte salari previsto , specialmente durante i 6 anni nei quali i giocatori sono sotto controllo delle società e l’aumento del salario è prima stabilito dalla società stessa e poi diventa progressivo e controllato dal processo dell’arbitrato, per 3 o 4 anni. L’eccezione che conferma la regola sono i Rays, che quasi ogni anno scambiano un lanciatore per giovani prospetti, ma sono comunque capaci di allestire una squadra competitiva. Il secondo effetto è che sempre più squadre cercano di far firmare estensioni di contratto ai propri campioni prima che raggiungano la free agency, ad esempio Votto con i Reds per 10 anni e 225 milioni o i nostri stessi Giants con Buster Posey, Matt Cain o Madison Bumgarner. Il risultato finale è che ogni anno il numero di giocatori forti che diventato free agent è sempre minore. Diminuendo il numero e la qualità dei giocatori disponibili nella offseason e aumentando il numero di squadre che possono competere per i loro servigi, si ha come inevitabile conseguenza ogni anno l’aumento dei salari medi che i giocatori free agent riescono a ottenere e anche un allungamento della durata dei contratti. Non solo per i campioni riconosciuti quali Pujols e Cano che hanno addirittura firmato contratti decennali per più di 200 milioni di dollari, ma anche per giocatori non di primo livello che riescono a ottenere contratti pluriennali a 8 cifre prima insperati.

Il successo di queste regole volte a assicurare un elevato livello di competitività sportiva a tutte le 30 squadre è dimostrato dal fatto che franchigie di mercati minori e provenienti da anni di insuccessi sono finalmente tornate a essere protagoniste nel 2013: gli Indians e i Pirates accedendo ai playoff, i Royals lottando fino alla fine. Senza dimenticare che, tenendo in considerazione solo gli ultimi 5 anni, ben 21 squadre su trenta hanno raggiunto i playoff almeno una volta, pur essendo ogni anno ammesse alla postseason solo un terzo delle squadre MLB. Se allarghiamo agli ultimi 10 anni, solo Royals, Mariners e Marlins non sono hanno mai giocato a Ottobre.

Questo è il contesto di aumentata concorrenza nel quale si trova a muoversi Sabean durante l’offseason 2013 e che verosimilmente sarà anche lo scenario dei prossimi anni.

Nella seconda parte di questo post vedremo, come anticipato, di mettere in relazione il contesto della MLB con il possibile futuro dei San Francisco Giants.

SF GIANTS, dal 2013 al 2014

Posted in Analisi on 28 dicembre 2013 by Math

San Francisco Giants v Tampa Bay RaysSotto le feste vi facciamo anche noi qualche regalo, ovvero ecco il secondo post in pochi giorni riepilogativo della situazione del nostro roster. Stavolta però analizziamo come si è sviluppata la nostra rosa dall’anno che ci sta per lasciare a quello che sta per iniziare, con uno sguardo ad ampio spettro.

Ecco, io ho utilizzato il plurale, ma in realtà la penna virtuale è sempre quella di Roberto Rota, il nostro GM personale. E, come ho sempre detto, spero che un giorno prenda il posto di Sabean, visto che quanto a competenza non è secondo a nessuno.

Detto questo, vi lascio all’articolo anticipandovi che non sarà l’ultimo del genere e, come si usa nelle email di lavoro, colgo l’occasione per augurare un 2014 ricco di soddisfazioni… per i nostri colori, ovviamente!!

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Per analizzare le scelte compiute dal front office dei nostri San Francisco Giants durante questa offseason ripartiamo da quella che è attualmente è la probabile composizione del roster a inizio stagione:

 

LANCIATORI PARTENTI

Matt Cain, Madison Bumgarner , Tim Lincecum, Tim Hudson, Ryan Vogelsong

 

BULLPEN

Sergio Romo, Jeremy Affeldt, Santiago Casilla, Javier Lopez, Heath Hembree, Dunning/Kontos, Yusmeiro Petit

 

LINEUP

Angel Pagan CF, Marco Scutaro 2B, Buster Posey C, Brandon Belt 1B, Hunter Pence RF, Pablo Sandoval 3B, Michael Morse LF, Brandon Crawford SS.

 

BENCH

Hector Sanchez C, Gregor Blanco OF, Joaquin Arias IF, Tony Abreu IF , Juan Perez OF.

 

Purtroppo ricordiamo bene tutti il non esaltante andamento dei nostri nel 2013, ma va anche detto che buona parte dei giocatori che non ci hanno portato soddisfazioni nel 2013 sono gli stessi che hanno trionfato nel 2012, e qualcuno vestiva già la casacca nero-arancio nel non lontano e vittorioso 2010. Quindi non è difficile comprendere come si sia voluto dare in pratica ancora fiducia allo stesso gruppo che ha vinto due World Series negli ultimi quattro anni, sia a livello dirigenziale e di staff, con Sabean e Bochy ancora ben saldi al loro posto, sia a livello di giocatori, dove le uniche partenze rilevanti sono Zito e Torres, entrambi a fine contratto. Al loro posto Hudson e Morse, dei quali si è già detto nel precedente post, che si spera possano contribuire rispettivamente a allungare la rotazione e la parte più produttiva del line-up.
Gli altri tre giocatori Giants il cui contratto terminava a fine stagione e che già erano stati al centro di voci di mercato prima della scadenza del 31 Luglio, sono ritornati tutti, seppure in momenti diversi, e probabilmente in ordine di priorità secondo la nostra dirigenza: Hunter Pence prima del termine della stagione regolare, Tim Lincecum poco prima di diventare free agent per la prima volta in carriera, e Javier Lopez all’inizio della free agency. La sensazione è stata che i Giants per poter rimettere sotto contratto i giocatori prima del termine della stagione o all’inizio dell’offseason, senza correre il rischio di perderli, hanno finito per doverli pagare in termini di soldi e anni di contratto un po’ più del reale valore di mercato. Arrivati a fine Dicembre, il contratto di Pence (5 anni e 85 milioni) non sembra più tanto male, visto quanto ottenuto dagli altri esterni free agents di primo piano (Ellsbury e Choo). Il mercato dei lanciatori partenti è ancora ricco di nomi, quindi difficile dire adesso, ma è probabile che Lincecum, specialmente se gravato da un’offerta di arbitrato, non avrebbe trovato facilmente un contratto di 2 anni a 35 milioni totali garantiti. Lopez è stato negli ultimi anni uno dei migliori rilievi mancini, e come tale è stato pagato nonostante le 38 primavere (3 anni e 13 milioni).
Per l’altro ritorno, ovvero Ryan Vogelsong, il discorso è stato un po’ più complesso, visto che prima si è prima deciso di non esercitare l’opzione per il prossimo anno, salvo poi rimetterlo sotto contratto praticamente per la stessa cifra. Probabile ci sia resi conti non ci fossero tante opzioni economiche, e sia optato per un giocatore conosciuto, rispetto ad un volto nuovo e sconosciuto.
Questa offseason sembra quindi tanto assomigliare a quella degli ultimi anni, dove Sabean privilegia giocatori che già sono stati con i Giants rispetto ad altri free agents: ad esempio i vari Huff, Pagan, Scutaro, Affeldt , Casilla e ora Lincecum, Pence, Lopez e di nuovo Vogelsong. La strategia è evidente, anche se ha avuto alterne fortune, come d’altronde è naturale aspettarsi, dato che indovinare tutte le mosse è quasi impossibile. E’ chiaro come il nostro general manager sia rimasto scottato dai lunghi, onerosi e fallimentari contratti dati a Zito e Rowand, e abbia optato per questa nuova strategia, confortato dalle due World Series vinte. Quando è necessario andare a cercare all’esterno dell’organizzazione, le scelte cadono principalmente su giocatori in cerca di riscatto con contratto annuale, ad esempio il Morse di quest’anno si spera possa seguire le orme dell’Huff del 2010. Oppure giocatori diciamo di una certa esperienza con contratti di lunghezza limitata: speriamo Hudson possa avere più fortuna di altri veterani come Renteria o Tejada, che si sono visti in maglia Giants in anni recenti.

Un’altra costante è l’assenza o quasi di scambi: senza dover per forza ricordare l’infame scambio del 2003 che ha portato in nero-arancio Pierzynski in cambio di Nathan , Liriano e Bonser, si può notare come Sabean sia, nel corso degli anni, diventato sempre più riluttante a orchestrare scambi durante l’offseason che coinvolgano giocatori o prospetti di prima fascia. E possiamo anche aggiungere fortunatamente: ancora rabbrividiamo al ventilato scambio che avrebbe portato anni fa in casacca Blue Jay Lincecum per Alex Rios. Adesso Sabean si limita a trades per giocatori con potenziale e/o provenienti da stagioni difficili, ad esempio Pagan, ma non di primissimo livello. E, soprattutto, generalmente aspetta il mese di Luglio per dedicarsi agli scambi, quando è già possibile valutare l’andamento della stagione, individuare le esigenze della squadra e le opportunità di mercato, sacrificando preferibilmente prospetti o giocatori secondari. Anche qua possiamo ricordare qualche successo, come Ross, Burrell, Freddy Sanchez per Alderson, Lopez, e più recentemente Scutaro per Culberson e poi l’arrivo di Pence, e qualche notevole insuccesso come lo scambio Beltran-Wheeler con i Mets.
Infine la terza costante delle ultimissime offseason è la mancanza di arrivi in prima squadra di giocatori provenienti dalle nostre Minors: per l’anno prossimo l’unico che probabilmente ha una concreta possibilità di essere incluso nel roster dei 25 è il rilievo Heath Hembree, che dopo qualche stagione a maturare nelle serie minori e qualche buona apparizione nelle Majors nel 2013, sembra pronto per il bullpen, con la non tanto celata speranza che possa essere il closer del futuro. Purtroppo dopo le stagioni contraddistinte dall’esplosione di giocatori del calibro di Cain, Lincecum, Bumgarner e Posey , assieme ad altri elementi importanti come Sandoval, Belt, Crawford e Romo, adesso paghiamo qualche anno di scelte non tra le primissime al draft e nemmeno troppo azzeccate: al momento due scelte al primo giro come Brown e Panik non sembrano poter diventare i giocatori che ci si attendeva. Quindi di giocatori pronti per le Majors non ce ne sono. E Sabean non ha recentemente mai fatto trades con giocatori in uscita avendo in cambio prospetti che andassero a rinforzare il nostro farm system, ma gli scambi sono sempre stati finalizzati a cercare di vincere subito. Quest’estate, essendo tagliati fuori dalla corsa playoff, c’era l’occasione di vendere i giocatori che andavano in scadenza di contratto, ovvero Pence, Lincecum e Lopez, ma il front office ha preferito non cederli, con l’obiettivo, poi conseguito, di tenerli anche per le prossime stagioni.

Aggiungiamo che recentemente abbiamo anche perso un paio di giocatori che negli anni scorsi si pensava potessero far parte a breve dei Giants: Brett Pill è stato ceduto in Korea, mentre Erik Surkamp è passato ai White Sox dopo essere stato escluso dal roster dei 40 per far posto a Morse.

Quindi si può sicuramente concludere che il front office e gli allenatori sono convinti che questo gruppo ha ancora qualcosa da dare, e conseguentemente si è deciso di continuare a puntare su questi ragazzi. Però è altrettanto vero che le alternative erano difficilmente percorribili: improponibile disfare completamente una squadra che recentemente ha dimostrato di essere vincente, e dall’altra parte praticamente impossibile portare avanti un ricambio graduale con innesti dalle Minors che purtroppo non sono ancora pronti o non si sono dimostrati all’altezza. Non rimaneva che proseguire così, con un indispensabile ritocco alle posizioni più bisognose, rotazione e esterno sinistro, attingendo al mercato dei free agents.

Nel prossimo post daremo uno sguardo oltre la stagione 2014.

SF GIANTS 2014: il roster

Posted in Analisi on 22 dicembre 2013 by Math

hi-res-179778657_crop_northEh lo so, ci credevate morti. E invece no! Siamo semplicemente in letargo e in fase di ricarica batterie in vista di quella che sarà la prossima stagione, che promette, come sempre, grandi emozioni. Ovviamente noi ci saremo, nei nostri social anch’essi ora dormienti e nel nostro blog, che vestirà il solito punto di approfondimento. Forse saremo (come siamo ora) un po’ meno martellanti con gli articoli ma garantiamo la presenza. La community dei fans della nostra squadra del cuore è sempre calda e vivace, come lo sono i tifosi dall’altra parte dell’oceano.

E’ il momento di dare uno sguardo a quello che sarà il roster del 2014, grazie al contributo del nostro sempre prezioso Roberto Rota, autore del pezzo qui di seguito. La squadra pare quasi completa, pur con qualche lacuna che garantirà mesi di sofferenza e squadre rivali (una a caso) probabilmente davanti in classifica. Ma non saremo da sottovalutare, quest’anno partendo a fari spenti potremo riservare qualche gustosa sorpresa.

Vi lascio al pezzo e colgo l’occasione per augurare qui sul blog a tutti voi un buon Natale e soprattutto uno splendido 2014, anche e non solo dal punto di vista baseballistico. Sapete dove trovarci e, come detto prima, il cuore della nostra community continua a battere forte. Auguroni!

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Cari tifosi Giants, siamo ormai arrivati alle festività natalizie che tradizionalmente segnano, nella lunga offseason del baseball, il momento passato il quale si incomincia a intravedere l’inizio dello spring training e la nuova stagione.

Nonostante quest’anno il mercato dei free agents sia tutt’altro che concluso, dato che, specialmente tra i lanciatori, ci sono ancora liberi parecchi nomi di prima fascia, possiamo dire che il front office dei nostri amati Giants ha già fatto la maggior parte del lavoro e il roster a 25 dell’Opening day è praticamente deciso. A dire il vero quest’anno Sabean ha addirittura anticipato il periodo di free agency, e, rimettendo sotto contratto Pence e Lincecum a Settembre e Ottobre, ha da subito fatto le due scelte più importanti per quanto rigurda l’outfield e la rotazione. Proseguendo poi con la tendenza degli ultimi anni di tenere i giocatori delle stagioni precedenti, la mossa successiva è stata quella di assicurarsi i servizi del rilievo mancino Javier Lopez per altri tre anni, per finire con la riconferma anche di Vogelsong, al quale prima non è stata esercitata l’opzione per il 2014 del precedente contratto, salvo poi ripensarci e garantirgli un annuale e il quinto posto nella rotazione.

Considerando però che la scorsa annata non è stata propriamente un successo, nonostante il positivo mese di Settembre lasciasse ben sperare per il 2014, qualche nuovo arrivo era assolutamente necessario per rivitalizzare un ambiente che per i prossimi anni dovrà continuare a fare i conti con la corazzata Dodgers, più che mai propensi a spendere e fare di tutto per portare gli anelli a LA. Ed ecco quindi approdare in maglia Giants Tim Hudson e Michael Morse, rispettivamente a puntellare la rotazione e a cercare di risolvere quello che, dal punto di vista offensivo, è stato il maggior problema dei Giants degli ultimi anni: la posizione dell’esterno sinistro. Dove siamo passati dai fasti dell’era Bonds alle alterne fortune dei vari Burrell, Torres, Melky Cabrera, Blanco. Per il 2014 ci affideremo principalmente a Morse e alla sua voglia di riscatto dopo una stagione non proprio entusiasmante a Seattle e Baltimora. A fargli posto sarà Andres Torres.

Tim Hudson è invece il sostituto di Barry Zito, che dopo sette anni con più bassi che alti, lascia i Giants con due anelli: il primo regalatogli dal resto della squdra, il secondo vinto con il suo fondamentale apporto: indimenticabile la gara 5 a Sant Louis nella National League Championship Serie e la fondamentale gara 1 delle World Series dove ha dominato il temibile e potente line-up dei Tigers e sconfitto Verlander in un confronto che sembrava chiuso in partenza. Il resto dei sette anni è per la maggior parte da dimenticare, e speriamo che a questo proposito ci aiuti Tim Hudson, che compagno di Zito lo è stato per tanti anni a Oakland, dove assieme a Mark Mulder formavano un trio di partenti passato ala storia con il nome di “Big Three”. Lontano da Oakland hanno avuto alterne fortune: già detto di Zito, Mulder ha giocato poco con i Cardinals a causa di vari infortuni e ora sembra stia tentando un improbabile rientro dopo anni di cabina di commento. Hudson invece ha passato ben nove stagioni ai Braves, prima di decidere di ritornare a giocare per una squadra della Baia, stavolta sull’altra sponda. Hudson va ormai per i quarant’anni, ma viene da quella che sembrava una ottima stagione a Atlanta, interrotta però da una frattura a una caviglia, che si è procurato con un bruttissimo incidente di gioco, coprendo il cuscino di prima base. Quindi qualche incognita c’è, dovuta a età e recupero dall’infortunio, ma questo non ha impedito a Sabean di garantire a Hudson il biennale e i 23 milioni di dollari che lo hanno convinto a approdare a San Francisco all’inizio dell’offseason.

Tornando all’altro importante nuovo arrivo possiamo fare le seguenti considerazioni: tradizionalmente la posizione degli esterni, sinistro e destro, è una alle quali viene richiesto il maggior apporto all’attacco, in termini di fuori campo e punti battuti a casa, magari sacrificando qualcosa in difesa. I Giants dell’era Bonds, specialmente negli ultimi anni della carriera di Barry, non facevano eccezione. Invece nell’ultima stagione, i vari Blanco, Torres, Perez e altri che si sono alternati come esterni sinistri hanno garantito un’ottima difesa ma praticamente niente o quasi al piatto. Michael Morse è sulla carta l’opposto: buon potenziale al piatto, specialmente in termini di potenza, diciamo non propriamente eccezionale in difesa. Può anche giocare in prima base dove difensivamente sarebbe anche un po’ meglio, ma li abbiamo Brandon Belt, che ha dimostrato di meritarsi il posto sia al piatto che con una difesa sopra la media. Probabile quindi che il ruolo di Morse sia principalmente di esterno sinistro, con qualche apparizione prima base e da DH quando servirà. Altrettanto probabile che, negli ultimi inning delle partite dove saremo in vantaggio, Morse venga rimpiazzato da uno specialista difensivo, ad esempio il già citato Blanco.

Dal punto di vista contrattuale Michael Morse era free agent, ma la non buona stagione 2013 lo ha costretto ad accontentarsi di un contratto annuale in una franchigia come i Giants che dovrebbe garantirgli un posto da titolare e al contempo la possibilità di contendere, seppure in un ballpark non propriamente amico degli slugger. Sarà quindi motivato a dare il massimo per ripresentarsi sul mercato nella prossima offseason e assicurarsi un pluriennale che è l’obiettivo di tutti i giocatori che raggiungono e passano i trent’anni. Diciamo quindi un investimento con poco rischio e, speriamo, un buon ritorno. Gli altri esterni free agents questa offseason, vedi Ellsbury e Choo, che sulla carta avrebbero assicurato l’apporto tanto cercato dai Giants in quel ruolo, hanno firmato contratti di sette anni e a nove cifre che sono assolutamente fuori budget per il budget di San Francisco, sebbene quest’anno la proprietà dei Giants abbia apparentemente allargato i cordoni ella borsa.

Detto dei due nuovi arrivi vediamo come a oggi si presenterebbe il roster, indicando il salario 2014 e ultimo anno nel quale saranno sotto contratto con i Giants.

LANCIATORI PARTENTI

  1. Matt Cain $ 20.833.333 (2018)

  2. Madison Bumgarner $ 3.950.000 (2019)

  3. Tim Lincecum $ 17.000.000 (2015)

  4. Tim Hudson $ 11.000.000 (2015)

  5. Ryan Vogelsong $ 5.000.000 (2014)

BULLPEN

  1. Sergio Romo $ 5.500.000 (2014)

  2. Jeremy Affeldt $ 6.000.000 (2015)

  3. Santiago Casilla $ 4.500.000 (2015)

  4. Javier Lopez $ 4.000.000 (2016)

  5. Heath Hembree $ 500.000 (2019)

  6. Dunning / Kontos $ 500.000

  7. Yusmeiro Petit $1.300.000 (2016)

LINEUP

  1. Buster Posey C $ 11.277.778 (2022)

  2. Brandon Belt 1B $ 2.400.000 (2017)

  3. Marco Scutaro 2B $ 6.666.667 (2015)

  4. Pablo Sandoval 3B $ 8.250.000 (2014)

  5. Brandon Crawfors SS $ 550.000 (2017)

  6. Hunter Pence RF $ 16.000.000 (2018)

  7. Angel Pagan CF $ 10.250.000 (2016)

  8. Michael Morse $ 6.000.000 (2014)

BENCH

  1. Hector Sanchez $ 550.000 (2018)

  2. Gregor Blanco $ 2.200.000 (2016)

  3. Joaquin Arias $ 1.200.000 (2015)

  4. Tony Abreu $ 700.000 (2016)

  5. Juan Perez $ 500.000 (2019)

Come anticipato è già quasi tutto deciso e il budget a disposizione speso. Certamente il bullpen e le panchina non sono scritti nella pietra, così come i salari di alcuni giocatori devono essere ancora decisi tramite arbitrato.

Però Sabean ha già anticipato che, vista la presenza di numerosi veterani, la competizione allo spring training sarà molto limitata e probabilmente riguarderà un posto o due tra i rilievi e il ruolo di riserve, anche se per lo meno Blanco, Sanchez e Arias sembrano già sicuri del posto.

Faremo ulteriori considerazioni sul roster nel prossimo post, analizzando anche prospettive e mosse minori a livello di free agent, minors e eventuali scambi.

Per adesso i migliori auguri di serene festività natalizie, nell’attesa di trovare, con l’anno nuovo, i nero arancio di nuovo in campo! Augurandoci che possano ripetersi le ultime annate dispari, che tanto bene hanno portato ai nostri amati colori!!

SF vs. SD (2-1): tantissimi GRAZIE, nonostante tutto

Posted in Resoconti on 30 settembre 2013 by Math

zito-goodbyeEh sì ragazzi, è finita. No, stavolta è finita per davvero, non è che abbiamo qualche speranza matematicamente di tornare in corsa oppure male che vada ci consoleremo con qualche incontro anche se non conta per la classifica. No, è finita proprio la stagione. 162 partite sono volate, non ci sarà un’appendice pertanto è ora di riporre mazza ed elmetto negli armadietti, per quel che riguarda i giocatori, e bandiere e gadgets in naftalina per quel che riguarda noi tifosi.

E’ finita anche questa stagione. Sei mesi di grandi emozioni, grosse delusioni, momenti palpitanti di gioia alternata a rammarico, come capita sempre, ogni stagione che vediamo. Gli anni passano ma siamo sempre qui ad emozionarci e non ci stanchiamo mai di farlo. E la cosa bella, anzi direi meravigliosa, è che a volte non ci importa nulla di quella che è la classifica, ci importa solo di vedere i nostri, di spingerli verso una vittoria, anche se la vittoria stessa non significa niente. Tutto ciò è unico e speciale.

Mi riferisco per esempio proprio a ieri, a quella che è stata gara 3 contro i Padres. In palio non c’era assolutamente nulla, sì, un 3° posto della division, sai di cosa ce ne facciamo. Anzi, chi dei due perdeva l’anno prossimo si garantiva una posizione migliore del draft. Eppure sembrava di essere in una partita di playoffs. Adrenalina a mille, pubblico in visibilio, Giants sotto 6-2 e spinti a rimontare. Una rimonta che volevamo con tutte le nostre forze, come se si trattasse di gara 7 delle World Series; una rimonta che si è completata alla grande, con un pareggio nel 9° dall’uomo che non ti aspetti (Peguero) e con il punto della vittoria dall’uomo che si aspettavano tutti (Pence). Un trionfo, una gioia che sembrava stonare rispetto a questa annata, ma proprio per questo è stata vissuta in maniera pura e genuina. E questi sono i primi GRAZIE, al baseball, alla magia del baseball, alle emozioni di questo sport.

Che dire poi del pubblico? 81 partite di sold out, per una striscia interrotta che ha superato le 240 partite (and counting), ma soprattutto un calore ed un’emozione che vanno al di là di qualsiasi altra cosa. Lo so, l’ho già scritto mille volte, ma volete mettere la differenza di giocare senza pubblico e di giocare con 40 mila persone festanti? un abisso. Possiamo dire che siamo i migliori fans del baseball, lo diciamo con orgoglio, anche e soprattutto perché la passione arancionera è andata ben oltre la stagione giocata. Come se non importasse assolutamente nulla della classifica. Contestazioni? dalle parti di SF non sanno nemmeno come si scrive. I Giants si amano, si amano a prescindere, si ameranno sempre, con qualsiasi situazione di punteggio e di classifica. GRAZIE Giants fans, un pubblico speciale in uno stadio speciale.

La squadra. Vedendola giocare in queste ultime settimane direste che concludiamo con una classifica di 76-86? eppure è andata così. Si è trattato di due mesi di blackout nei quali la squadra è crollata e non ha reso per nulla. Il treno della postseason si è perso lì. Ma a settembre abbiamo giocato un ottimo baseball, avendo anche il miglior record della NL, mica paglia. I ragazzi sono scesi in campo sempre concentrati, sempre con lo spirito giusto e la voglia di vincere, mai dando l’impressione di pensare a dove passare le vacanze in offseason. E ieri, per concludere, hanno dimostrato cosa significa giocare per questa maglia. In molti hanno reso sotto le aspettative, qualcuno ha deluso. Ma io mi sento di dire GRAZIE a tutti loro, perché ci hanno trasmesso emozioni, che sono il motivo per il quale ci mettiamo a guardarli.

Gara 3, il match di ieri, è stato anche caratterizzato da un addio importante, quello di Barry Zito, che per 6 anni ha vestito la nostra maglia, alternando prestazioni ottime ad altre orribili. Tutti sanno quanto è stato pagato, ma c’è anche da dire che sicuramente non è andato lui con la pistola sul tavolo di Sabean ad imporgli quel contratto. Lui ha giocato con quel peso e sicuramente non ha reso per quello che è stato pagato, ok. Ma bisogna dire che ha sempre mantenuto grande classe, ha sempre dato e ricevuto grande rispetto perché non per un minuto della sua permanenza in maglia arancionera ha mancato di professionalità. E’ stato un grande uomo e siamo comunque felici di averlo avuto tra noi. Soprattutto è stato artefice del successo del 2010 e grande protagonista di quello del 2012, con quel bunt a Cincinnati che resterà negli annali e nelle memorie di noi tifosi. GRAZIE Barry, comunque sia, è stato un piacere averti visto lanciare la tua splendida curva.

Come ultimo ringraziamento, credo di doverlo fare a tutto il popolo Giants italiano, o che comunque ha modo di leggerci e di seguirci da qualsiasi parte del pianeta. Siamo un buon numero, siamo sempre di più e siamo sempre più vicini nel tifo ed a questi colori, anche noi senza badare alla classifica. Ormai il blog inizia ad avere i suoi annetti, così come le nostre pagine social di twitter e facebook, eppure siamo sempre qui e non ci perdiamo mai di entusiasmo. Qui nel blog anche quest’anno siamo comunque riusciti a coprire ogni serie giocata (magari evitando qualche cronaca dettagliata ma questo può anche essere superfluo) e per questo devo ringraziare i miei fedeli compagni di viaggio Giorgio e Angelo, che mi hanno aiutato anche quest’anno a scrivere i pezzi (più che mi hanno aiutato direi che siamo proprio un triumvirato). Il GRAZIE va a loro, senza i quali questo blog nemmeno esisterebbe, ma un gigantesco GRAZIE va anche a voi tifosi, a voi che leggete e che contribuite alla vita delle pagine social con i vostri commenti. La community italiana dei Giants è nata proprio per questo e sta avendo il suo successo proprio perché assieme possiamo dire come la pensiamo e scambiarci opinioni.

E’ stato bello vivere anche quest’anno assieme a voi. Ora, ovviamente non chiuderemo le serrande, anche se sappiamo che in offseason il blog cala un po’ il proprio ritmo. Ma arriveranno comunque altri pezzi riepilogativi della stagione oltre che riguardanti le varie situazioni contrattuali. Più attive invece saranno le nostre pagine social, che come sempre potrete seguire quotidianamente per gli aggiornamenti. Sarà un’offseason impegnativa per il mercato, per cui bisognerà farci molta attenzione e seguire per bene che ci combinerà il buon Sabean.

Inoltre, ci sarebbero i playoff, pur senza i nostri ragazzi in campo. Come linea editoriale intrapresa fin dalla nascita delle nostre pagine, ci piace sempre guardare esclusivamente in casa nostra, per cui tenderei a non aggiungere altro. Beh, diciamo che però…. ecco, insomma…. mi posizionerò sul trespolo e farò un discreto tifo per le squadre che giocheranno contro quelli vestiti di blu.

E poi, vinca il migliore. A presto!

 

 

Giants vs Dodgers (2-1): il bel regalo di fine stagione

Posted in Resoconti on 27 settembre 2013 by Math

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[Articolo scritto da Giorgio Sigon]

Quando avevamo capito che la stagione 2013 sarebbe stata da buttare (e lo abbiamo capito abbastanza presto), l’unica cosa che il tioso Giants poteva fare era sperare che i ragazzi centrassero dei mini-obiettivi. Il primo, visto l’andazzo, era quello di evitare di arrivare ultimi nella NL WEST diventando così la seconda squadra della storia sul fondo della classifica l’anno dopo aver trionfato alle World Series. Quell’obiettivo non è ancora aritmeticamente evitato anche se ci basta davvero poco….

Un obiettivo sempre presente nel corso dei mesi era il BeatLA. Avevamo iniziato l’annata con una sconfitta per 1-0 con un fuoricampo di Kershaw, poi LA aveva avuto un brutto periodo, si era ritrovata sul fondo della classifica salvo poi risorgere con numeri da record. Noi invece mandavamo giù bocconi sempre più amari anche se qualche piccola soddisfazione ce la siamo tolta. L’ultima chance di far bene era la penultima serie di stagione. AT&T Park come al solito pieno per bueggiare (niente a che vedere con calcio nostrano e giudice sportivo) gli odiati accalappiacani. 

Tra addii e arrivederci i Giants ci hanno regalato una piccola/grande gioia vincendo una serie che cambia zero a livello di stagione ma che ha sempre un gran significato a livello “statale”.

GIANTS VS LAD GARA 1 (1-2): TUTTO DECISO DA TRE BOMBE

In gara 1 è sfida tra Cain e Ryu. Il sudcoreano concede meno di zero ai nostri per gran parte del tempo che passa sul monte. Matt invece si deve salvare nel 4° con le basi piene. Il K rifilato a Mark Ellis lascia il punteggio inalterato.

Nel 5° si presenta al piatto Puig, che qualche ripresa prima aveva assaggiato sulla schiena la fastball di Cain. Inevitabile la vendetta del cubano che spara un solo shot sulla tribuna centrale dell’ AT&T.

Ci pensa però Abreu pochi minuti dopo a ristabilire la parità con un altro solo homerun. Nemmeno questa pallina sparata alta e lunga arriva nella Baia dove c’è una DeLorean (la macchina di Ritorno al Futuro per chi non lo sapesse) trasformata in hovercraft. Notevole davvero.

Ancora una volta la parità dura lo spazio di mezzo inning visto che nel sesto Cain concede il 23esimo fuoricampo stagionale. Questa volta è Matt Kemp a mandare la pallina nella ionosfera. 2-1 per loro e Giants costretti ad inseguire.

Nell’ottavo succede qualcosa di epocale: dal bullpen dei Dodgers viene chiamato sul monte Brian Wilson. E’ la prima volta che il nostro ex closer mette piede sul monte dell’AT&T Park con l’odiata maglia biancoblu. Tanti fischi per lui e la sua barba ma anche qualche applauso di gente vestita arancionero. Brian porta a casa l’inning con 2 strikout ma è nel 9° che potremmo pareggiare o addirittura scippare il match.

Posey batte un singolo e Bochy mette Peguero come PR. C’è un solo out sul conto. Jansen tira un wild pitch che permette al nostro corridore di avanzare. Pence però si fa mettere strikout. L’ultima speranza è nella mazza del Panda che però fa la stessa fine di Hunter: K e game over

GIANTS VS LAD GARA 2 (6-4): CIAO BARRY, E’ STATO BELLO….E COSTOSO

L’ultima gara con la casacca dei Giants regala a Barry Zito la vittoria. Un bel 6-4 in una gara nella quale siamo sempre stati avanti. Zito un pochino polemico con Bochy alla fine del 5°. Barry rientra nel dug-out dopo la terza eliminazione e il nostro manager gli stringe la mano come a dire “Ok. Basta così. Bella partita”. Il mancino di origine italiana appare molto sorpreso per la decisione di Bochy visto che avrebbe voluto andare avanti (effettivamente ci stava….). Le ragioni di Zito non sono convincenti e così termina l’avventura in arancionero di un pitcher che ci è costato quasi come un nuovo stadio.

7 anni di contratto a 126 milioni di dollari più un’opzione per un altro anno a 18 milioni. In due parole: una pazzia. Nel 2008 tutto sto popo’ di contratto aveva portato in dote uno 0-6 con 7.53 di ERA. Da suicidio! Tra infortuni, età e utilità netta ci abbiamo rimesso eccome ma amen. Da domani è acqua (Perrier… visto il prezzo) passata.

Gara 2 si mette subito su binari gustosi. Nel 2° inning Abreu piazza un triplo a basi piene. Esplode l’AT&T e siamo 3 a niente per noi. LA risponde con Kemp che gira un doppio che fa entrare Puig e con Hairston che usufruisce di un errore di Crawford per il 3-2.

Niente paura però perchè Nolasco nella parte bassa del 4° vede Sandoval incocciare il suo lancio. Risultato: fuoricampo in campo opposto da due punti e 5-2 SF.

L’allungo decisivo porta ancora una volta la firma di Tony Abreu che nel 6° fa cadere la palla nella solita terra di nessuno in mezzo al campo. Doppio con RBI incorporato per il 6-3.

Finale di gara che vede i Dodgers mettere a referto il 6-4 col solito Kemp nell’ottavo e con Adrian Gonzalez (PH) che nel 9° mette un 2 out double. Romo contro Ramirez per l’ultimo out. Giro di mazza ma grandissima giocata difensiva di Nick Noonan che assiste Belt in prima per l’ultima eliminazione. Si va al rubber game.

Zito chiude con 5 ip 4 H 1 ER e 1 K, Posey si fa male al dito lanciando in terza dopo un K su Punto. Nel lanciare la mano di Buster incrocia il gomito di Punto. Dolore forte ma Posey resterà in campo.

GIANTS VS LAD GARA 1 (3-2): MISSIONE COMPIUTA, BEATLA

Una bella rimonta ci regala la vittoria nella serie. Lo sgambetto ai Dodgers (per quanto possa effettivamente contare) è completato. Sul monte c’era Lincecum che POTREBBE aver lanciato per l’ultima volta coi nostri colori. Sul suo futuro ne sapremo di più tra poco ma la sensazione è che sia più addio che arrivederci.

Prima del match però è stato osservato un minuto di silenzio per la morte di un tifoso dei Dodgers avvenuta subito dopo gara 2 a quattro isolati dall’AT&T Park. Purtroppo negli ultimi anni, la faida Dodgers-Giants ha avuto un’impennata negativa a livello di scontri tra tifosi. Superfluo dire che non è questo il baseball che amiamo e a cui siamo sempre stati abituati. Anche dalla nostra piccola comunità Giants made in Italy, il pensiero va ai familiari del ragazzo ucciso.

Inizio difficile per Tim che subisce il triplo di Crawford e la sacfly di Gonzalez per l’1-0 Dodgers. Il nostro svantaggio potrebbe aumentare ma in un paio di occasioni ce la caviamo bene, come quando Blanco fulmina Federowicz a casa base. Il 2-0 però arriva nel 4°con il doppio di Mark Ellis.

I nostri si rimboccano le maniche perchè sanno che non possono alzare bandiera bianca in questo modo: non contro i Dodgers, non a casa nostra.

E allora Pagan firma l’RBI del 2-1. Groundout con Noonan che viene portato a casa. I ragazzi sono bravi a sfruttare il buon momento e la piccola flessione ospite: Con Blanco in base, Belt gira un gran doppio. E’ il punto del pareggio che chiude l’inning visto che Brandon rimane a metà strada tra le basi e viene eliminato.

La gioia definitiva, quella che vale più di tante vittorie inutili di quest’annata sciagurata si palesa nella parte bassa dell’ ottavo quando Pagan gira il lancio di Paco Rodriguez. Palla alta ma non si sa se lunga abbastanza. Alla fine, con l’ultimo alito di vento, la pallina tocca la parte alta della recinzione. Fuoricampo! Vittoria per 3-2 e TANTI MA TANTI AUGURI ai Dodgers per la Postseason e un IN BOCCA AL LUPO a tutti gli altri.

PROSSIMA SERIE

La nostra stagione si chiuderà con il trittico di partite che ci vedrà impegnati in casa contro San Diego. Uno sweep ci farebbe finire con il sorriso. Quindi…..sotto Giants! Fino all’ultimo OUT!

 

Giants @ Yankees (1-2): Ciao Mariano e grazie di tutto!

Posted in Resoconti on 23 settembre 2013 by Math

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[Articolo scritto da Giorgio Sigon]

Esiste una specie rarissima nel mondo dello sport. Ci sono campioni, fenomeni e superstar ma si possono contare sulle dita di una mano quelli che ti rimangono per sempre nel cuore e nella mente, quelli per cui provi un’emozione particolare sapendo che non scenderanno più in campo indipendentemente dalla squadra in cui hanno militato. La rivalità sportiva, l’antipatia per un qualcuno che non riuscivi quasi mai a battere e che lancia(va) per la squadra di baseball più odiata d’America, di colpo scompaiono. E cosa resta? Resta il rispetto per un campione vero, un degno avversario, signore dentro e fuori dal diamante. Queste parole le abbiamo viste pronunciare per tanta gente, spesso erano frasi fatte e te ne rendevi subito conto perché, quando le sentivi o leggevi, non provavi quel brivido lungo la schiena, ti alzavi per applaudire perché lo facevano anche gli altri. Di certo non eri il primo a scattare in piedi e a rendere omaggio a qualcuno che non sarebbe stato più uno sportivo.

Nel tributo che tutta l’MLB (tifosi, squadre e giocatori) ha riservato in questa seconda parte di stagione a Mariano Rivera non c’è nulla di finto, di preconfezionato, di “volemose bene” made in USA. Ogni persona che lo ha applaudito lo ha fatto col cuore, ogni tifoso (primo fra tutti quello dei RedSox, odiati rivali degli Yankees) che si è alzato in piedi ad applaudire “Mo”, non si è lasciato trascinare (controvoglia) dalla folla ma è scattato sull’attenti e avrebbe continuato con l’applauso per ore e ore.

Lui, Mariano, ha sempre avuto una parola e un sorriso per tutti. Gli USA dalla lacrima facile avrebbero forse voluto più “emozione” dal miglior closer di sempre ma Rivera, anche in questo, si è dimostrato un grandissimo. Le lacrime forse arriveranno nell’ultima gara stagionale casalinga (contro Tampa Bay) o nell’ultima partita di regular season (contro Houston fuori casa). Impossibile non emozionarsi per una vita sportiva così ma per ora, in giro per i campi dell’MLB Mariano ha regalato sorrisi, autografi, foto e tanto altro, perché è giusto così: Mo si ritira a fine stagione, non è mica morto qualcuno e lui lo sa.

Lo abbiamo visto fare di tutto, sempre disponibile e sempre sorridente: le ore prima delle gare in trasferta Mariano le ha dedicate per incontrare tutta quella gente che lavora nei ballpark. Si è passati dagli addetti alle biglietterie di Cleveland, agli Chef del Target Field, fino ad arrivare alla dedica lasciata nel bullpen del Fenway Park il giorno della sua ultima gara al cospetto del green monster.

I Giants hanno salutato Rivera da Campioni del Mondo in una straordinaria cerimonia che lo Yankee Stadium ha riservato per il suo 42.

I ragazzi della Baia hanno portato in dono un acquerello che raffigurava Mariano intento a lanciare all’ AT&T Park e una chitarra elettrica autografata da Willie Mays (curioso il fatto che Rivera abbia il 42 e Mays…il 24). A consegnare i doni targati Giants c’era Dave Righetti, il primatista di salvezze in maglia Yankees….prima che arrivasse Mariano!

Anche questo blog, nel suo piccolo, ha voluto salutare il più grande di sempre.

Mariano nella serie persa dai nostri ha giocato in gara 1 e in gara 3 ma non ha portato a casa salvezze.

Nel primo match New York ci piega 5-1 grazie a un grande slam di Alex Rodriguez che spara oltre la recinzione il lancio di Kontos. Lincecum aveva riempito le basi e George non è riuscito nel miracolo.

Tim ha messo a referto lo strikeout numero 1500 in carriera e ha chiuso con 6.2 ip 4 R 3 BB e 6 K. Il Grand Slam di A-Rod invece è stato il suo 24° in carriera e nella classifica all-time di specialità ha sorpassato un certo Lou Gehrig

In gara 2 non c’è stata storia. Nova ha portato a casa un complete game shutout e gli Yankees ci hanno affossato per 6-0 con Soriano che, come in gara 1, l’ha sbattuta di nuovo fuori. Maluccio Vogelsong (5 ip 5 h 5 r e 1 solo K).

Nell’ultimo match “roviniamo” la festa allo Yankee Stadium: è il giorno della maxi cerimonia di cui vi abbiamo parlato. Viene ritirato il numero 42 e mai nessuno in MLB potrà indossare quel numero (Mariano era l’ultimo), Andy Pettitte, il partente di gara 3, annuncia il proprio ritiro a 41 anni suonati e per 5 inning non concede valide ai nostri (solo una BB a Sandoval).

Poi però Adrianza trova il suo primo fuoricampo in MLB e nell’ottavo arriva anche il doppio di Abreu che porta a casa Noonan. Vinciamo 2-1, evitiamo lo sweep ma un po’ ci dispiace. Avremmo fatto volentieri a cambio: gara 2 a noi e gara 3 a loro, per rendere perfetto un giorno indimenticabile. Ma va bene lo stesso!

Prossima serie

Oggi day off per i nostri e poi penultima serie stagionale. All’AT&T Park arrivano loro….. una sola parola: BeatLA!!!

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