Giants dopo le prime venti (8-12): male ma non malissimo

Posted in Analisi on 19 aprile 2019 by Mat
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Credits: sfchronicle.com

Ma rieccoci spuntati dalle fosche tenebre di un blog solo all’apparenza silenzioso. In realtà ci siamo anche quando non ci siamo, solo che per questa stagione ci dosiamo, onde evitare di essere troppo drastici nei nostri giudizi.

In realtà non è proprio così, ho passato le ultime settimane a prudermi le mani per trattenermi di fronte agli insulti che avrei voluto riservare a Longoria, poi capita che nelle ultime partite riesca persino a battere qualcosa, cosicché niente, non c’è più quel nervosismo che mi attanaglia quando lo vedo swingare le molecole d’ossigeno che gravitano nell’atmosfera.

Dunque, venti partite sono andate. Ne restano 142, mica pochissime. Venti partite che chiudiamo con un record di 8 vinte e 12 perse, un dato che alla vigilia stagionale avrei dato quasi per ottimistico. Beh, non c’è molto divertimento a perdere più di quanto si vinca, questo è pacifico, però non abbiamo tutto da buttare; si è visto qualcosa di buono, qualcosa addirittura di molto buono, qualcosa di incoraggiante, oltre ovviamente a qualcosa di frustrante, altrimenti non si spiegherebbero le 12 perse.

Eravamo 8-12 pure l’anno scorso (ora però dobbiamo vincerne 3 di fila per stare al passo) quando la prima parte di stagione fu positiva, ragion per cui dovendo tracciare un mini-mini-primissimo bilancio di questa si può affermare che sì, stiamo andando complessivamente maluccio e che la corsa alla postseason già si può dire che non ci riguarderà, però ecco, non va così male come temevamo, livello Marlins per intenderci. Sostanzialmente, la rotazione di partenza regge ed è di livello medio, il bullpen nel suo complesso è di livello buono/molto buono, la difesa è a tratti ottima, l’attacco è un mezzo sfacelo. Ed è fondamentalmente l’attacco a spezzare i sogni di gloria e a non dare il giusto merito che spetterebbe agli altri reparti. Attacco che è formato dagli stessi uomini che giocano in difesa. “Purtroppo” non siamo nel football con gente che fa solo una cosa specifica. Per esempio Solarte, lui di specifico potrebbe raccogliere i bicchieri di cartone gettati per terra, lì sì che sarebbe utile.

Va così, dunque, si ricerca la formula magica per battere il più possibile. Servirebbe appunto una magia, o un miracolo, o una serie di fattori fortunosi. A volte succede, spesso no, ma le nozze con i fichi secchi non è che possano riscuotere grandi successi, come già sapevamo.

In mezzo a questo valzer di outfielder che arrivano e che se ne vanno, non si è ancora capito di preciso quale sia la formazione titolare, almeno per ciò che concerne l’esterno sinistro. Abbiamo preso Tyler Austin che dopo un paio di partite si è dovuto fermare; ora ha ripreso ma ancora non era pronto per giocare in esterno, cosicché è stato piazzato Belt, che pur di farsi qualche inning in meno in quel settore che non sopporta si è fatto espellere dopo aver contestato uno strike chiamato. Aveva ragione a protestare giacché l’arbitro aveva una zona di strike larga quanto Washington sobborghi compresi, ma è chiaro che ha fatto tutto parte di un piano strategico macchinato da quel volpone di Belt.

Si scherza, ovviamente, però, tornando al discorso della formazione, sarei pronto a scommettere che tra due-tre mesi vedremo altri elementi a roster, vuoi per addii, vuoi per nuovi arrivi, vuoi per infortuni, vuoi per rimpasti della disperazione.

A proposito di rimpasti, a fine post daremo un occhio alle minors, che rappresenta sempre un po’ di conforto, solo a patto di cercare buoni numeri col lanternino. Ora andiamo a dare un breve giudizio per tutti gli uomini del roster, basandoci sul poco delle 20 partite giocate finora.

– Bumgarner: ERA 3.12, una partenza onesta senza crolli né prestazioni monumentali. Concede meno hit degli inning lanciati, che è sempre un dato piuttosto “rustico” ma indicativo per chi vuol dare un’occhiata veloce al rendimento. In attacco, già un home run per lui. L’anno scorso furono zero, dunque già meglio.

– Rodriguez: quando lo vedo, temo sempre che Pennellino diventi l’emulo perfetto di Pennellone, così mi irrigidisco e tendo a non essre troppo generoso di complimenti nei suoi confronti. In realtà, ha un rendimento superiore al Pennellone nazionale (certo, ora mi direte che per quest’anno no, touché) nel senso di affidabilità e di capacità di non sbroccare in situazioni difficili. ERA di 3.63, può far meglio e mi aspetto di meglio.

– Holland: il perché sia passato improvvisamente da giocatore finito a garanzia di affidabilità resta uno dei tanti quesiti irrisolti. Ma in realtà è presto spiegato: l’anno scorso fece una seconda parte molto positiva. ERA 4.09 quest’anno, con un controllo dei lanci in deficit (molte più BB). Insomma, predereste da quest’uomo un’auto usata? No, io non mi fido.

– Samardzija: Pennellone mio, Pennellone mio! Diciamo la verità, quando non farà più parte della nostra squadra un po’ ci mancherà. Già, ma quand’è che non farà più parte della nostra squadra? Curiosità: la benedizione delle vittorie negli anni pari si è infranta nel 2016, il primo anno di Pennellone ai Giants. Coincidenze? Io non credo. Sta di fatto che la sua ERA quest’anno è di 2.91, MIGLIOR PITCHER DELLA ROTAZIONE! LO SQUALO!!! Beh, che se la goda, una ERA sotto i 3 punti l’ha avuta nel 2014 come ultima volta. Una seconda giovinezza per i sogni dello squalo-triglia, ma occhio che a volte i risvegli possono essere traumatici.

– Pomeranz: ERA 3.86. Ha ‘sto sguardo perennemente triste che sembra sempre prossimo al suicidio. Invece stai allegro, Drew, la vita sa essere meravigliosa! Riciclato dai Giants dopo un’annata indecente a Boston, sta facendo un pochino meglio, ma non troppo meglio. Ma nemmeno tanto male. Insomma, è tra coloro che sono sospesi. A mio avviso, ha ancora qualcosa da dare, anche se non tornerà ai livelli di quando era forte.

– Smith: il nostro closer è la solita macchina incapace di provare emozioni. Quale dote migliore per un closer? 4 salvezze in ciabatte su 4 opportunità. Non sarà sempre così, ma finora senza difetti. ERA 1.35

– Vincent: ERA 2.38. Troppo poco per giudicarlo, anche perché mi pare che ad ora sia stato messo in situazioni di punteggio tranquille. Ma già il fatto che non sbrocchi come un Law qualsiasi è più che sufficiente.

– Gott: ERA 2.53. Peggio di Vincent, ma mi fido di più di lui. Anzi, lo vedo come un’arma di buona efficacia. Capace di produrre molti swing & miss, la sua giovane età (26) può rappresentare un ulteriore incoraggiamento a puntare sul suo operato.

– Dyson: ERA 2.89. Fidarsi di Dyson è come andare all’ippodromo e puntare 10mila euro sul primo cavallo che ti capita di leggere sul foglio gara. Un rischio che a volte paga, ma spesso no. Quest’anno per adesso non si è imbizzarrito troppo, cosicché è stato finora tenuto a bada con buoni sedativi. Ma resta sempre un cavallo che riserva sorprese. Non è Varenne, insomma.

– Melancon: è lui per davvero? Tutto avrei pensato, tranne che Malinconia-Melancon tornasse ad essere un lanciatore di baseball. Invece non ci azzecco neanche per sbaglio, non solo è tornato, ma sta mantenendo una ERA immacolata nei 9 match fin qui disputati. E sta lanciando pure benissimo, come ieri a Washington. Onore al merito a lui, anche se è troppo poco per alzarsi ed applaudire. Quello 0.00 sparirà, e lì vedremo la reazione psicologica.

– Moronta: ERA 3.12. Una volta bene in modo spumeggiante, un’altra volta disastroso come nessuno. In generale però ha la sua discreta affidabilità e completa un bullpen che, diciamolo pure, altre squadre con ambizioni ben superiori ci invidiano. Se affina un po’ le proprie capacità e non mette su altri 150 kg oltre a quelli che ha, diventa un portento.

– Bergen: ERA 7.11. Ok, la sua ERA è lì e non si può contestare, i numeri non mentono. Ma mi piace come lancia, è un buon mancino, è al primo anno di MLB e ha ancora 25 anni. Secondo me, se riesce a lavorarci un po’ su, può diventare, anche lui, un buon rilievo. Ora serve abbassare quel dato che forse non gli rende giustizia.

– Watson: ERA 1.50. Numeri forse troppo generosi per il buon Tony, che con il suo compare Smith forma una bella coppia per sigillare quel pochi match che si vincono. Nulla da eccepire, avanti così che ci piace.

Insomma, come detto il reparto lanciatori non è affatto male. Dirò di più, la rotazione + il bullpen secondo me è tra i migliori degli ultimi nostri anni, pur non avendo forse una superstar conclamata (ok, forse Bumgarner, ma i livelli stellari non li raggiunge da molto). Dite che sono stato troppo generoso? Forse sì, ma sappiamo che i nostri problemi sono quasi tutti quaggiù:

– Posey: avg .196. Fa male agli occhi leggere una media battuta così bassa per il nostro Buster. Ma è prestissimo per fargli il funerale; sono certo che si riprenderà e tornerà a battere come lui sa fare. L’operazione in offseason è stata delicata e lo ha privato di ritmo e condizione. Si tratta di attenderlo, tornerà. Magari non arriverà a battere .300, ma san Buster non si discute, almeno ancora per un po’.

– Belt: avg .231. Discontinuo come pochi altri al mondo, al momento batte meno del previsto, seppur mantenga discreta la sua OBP, vista la sua disciplina al piatto. Non serve aspettarsi chissà che cosa, semplicemente che alzi un po’ queste medie. Ne è perfettamente in grado e non è così vecchio per dire che sia in calo drammatico.

– Panik: avg .208. Lui è ancora meno vecchio, ma le sue medie stanno precipitando a terra come la mela di Newton. Noi in questo caso siamo Newton, ovvero la mela ci casca in testa. Difende ancora egregiamente, ma finché batte così le sue presenze si faranno via via sempre più diratate, fino a fargli ciao ciao con la manina. Col senno di poi, andava scambiato quando il suo valore era maggiore.

– Crawford: avg .203. Beh, non ha mai battuto granché in carriera, quindi cosa vogliamo chiedergli? Vogliamo chiedergli di iniziare a battere valido per esempio, perché .203 non si può vedere. Ma parliamo di uno che nella sua miglior stagione della vita (2016) ha battuto .275.

– Longoria: avg .219. Qui mi devo contenere perché l’insulto è facile. Quel Longoria di Tampa Bay è un lontano parente, nel senso che ci è arrivato il nonno imbolsito, arteriosclerotico e ipovedente. Qualche ottima giocata difensiva, e grazie al piffero, se gioca in MLB qualcosa dovrà saper fare. In battuta è un latrato di agonia, sono a tanto così dal non sopportarlo più. Dite che il problema è solo mio? Ecco, negli ultimi giorni ha fatto qualcosina, ma ancora siamo lontani anni luce da un rendimento minimamente sufficiente.

– Parra: avg .232. Meglio che un cazzotto in mezzo agli occhi, ma tutto fuorché determinante. Potrebbe e dovrebbe fare di più, ma per ora (non) ci accontentiamo.

– Pillar: avg .174. Come avere una media battuta sotto i duecento ed essere decisivo nel bene, firmato Kevin Pillar. Boh, è vero che è arrivato in arancionero con una media ancor peggiore, però pure lui non batte quasi mai, ad eccezione di quel “quasi”, fatto di doppi, home run, sacfly decisive, punti fondamentali. Insomma, chirurgico. In difesa la solita certezza. Beh, la media dovrà comunque salire, perché non è sempre festa.

– Duggar: avg .238. Inizialmente, forse di fretta, l’ho giudicato potenzialmente inadatto, invece devo dire che sta facendo meglio di quanto mi aspettassi, forse proprio perché avevo basse aspettative. Certo, la media battuta è ancora troppo bassa e lui swinga a vuoto mille volte, andando troppo spesso K. Ma ha del potenziale e deve imparare a fidarsi di più. Quest’anno ha la titolarità, al momento non è in discussione. Stia tranquillo e vedrà che potrà fare una stagione con buoni numeri.

– Austin: avg .294. Solo 7 partite per il nuovo arrivo dai Twins. La media infatti sembrerebbe troppo alta per essere verosimile. Preso un po’ come mossa disperata, un po’ come scommessa, un po’ come che Dio ce la mandi buona, è chiamato a dare un po’ di potenza a roster, visto che siamo fiacchi come mozzarelle rancide. 17 home run l’anno scorso in 69 partite. Ma magari replicasse.

– Sandoval: avg .259. Olè olè olè, Panda Panda. Se entra come pinch-hitter fa bene, se lo mettono titolare si adegua al resto dei compagni. Quindi va bene come pinch-hitter, seppure al posto di Longoria io ci vedrei bene pure il cartonato del Panda. Lo davamo per finito già due anni fa, invece eccolo sempre qui, immarcescibile.

– Solarte: avg .186. Impara a conoscere Solarte e mettilo da parte. Più o meno andrebbe pensato così il famoso detto. Devo ancora capire a cosa serve di preciso. visto che è mediocre un po’ dappertutto. Battesse qualche fuoricampo, come in teoria sa fare, andrebbe pure bene. Invece, per ora, manco quelli.

– Kratz: avg .136. Per uno che due anni fa ha chiuso la sua stagione con avg di 1.000 tutto può sembrare peggiore (già, ma andò a battere due volte in tutto l’anno). Certo che da nonno Kratz, per giunta vice-catcher, non si può pretendere granché, forse solo che gli si alzi quella media lì. Centotrentasei è davvero inaccettabile, ad oggi. Intanto mettiamoci in tasca il suo doppio con RBI di ieri, abbinato alla sua battuta da walk-off di qualche giorno addietro. Serve un filino di più, non tanto, un poco.

Sguardo alle minors, giusto per trovare qualche news positiva.

Sacramento River Cats (6W-8L):

Quaggiù c’è molta gente che ha già giocato al piano superiore e che resta in attesa di una chiamata. Per qualcuno probabilmente arriverà, per altri forse mai più. Da menzionare l’esterno Gerber (.350) e il solito Mac Williamson (.313). C’è anche Michael Reed che inizò la stagione da titolare ed è tornato all’ovile dopo essere stato messo DFA; ora batte .257, senza infamia e senza lode. Ehi, ma c’è anche Slater, ad un triste .219. Home run leader, Zach Green, 3, in 13 partite. Miglior pitcher, Venditte, ERA 1.80 in 10 inning. Miglior partente, Beede, ERA 2.84 per tre partenze. Occhio a Shaun Anderson (ERA quasi 5) che secondo me un giorno salirà. Male Blach e Black, giustamente, in coppia.

Richmond Flying Squirrels (7W-5L):

Ci sono due Arenado, uno gioca nei Rockies e l’altro è il fratello scarso, e ce l’abbiamo noi. Ieri notte però è andato 4 su 4 portando la sua media a .361 e facendo vedere che forse forse un giorno potrà salire di due piani, per trovare il fratellone (il nostro ha 24 anni). Per il resto, occhio a Heyward (esterno, .333) e Ryan Howard (.257) con quest’ultimo che avrei visto bene come post-Crawford. Ma finché non aumenta di rendimento, resta lì, e visto che ha 24 anni, se aspetta un altro po’ il post-Crawford sarà il figlio di Crawford piuttosto che lui. Miglior pitcher, Menez, ERA 0.61, che è anche un partente e ha 23 anni. Menzione per Brandon Beachy, vecchia quercia della MLB, che ha ottenuto la prima W dopo secoli di oblio.

San Jose Giants (6W-9L):

Praticamente qui abbiamo Joey Bart, tutto il resto è meno importante. Purtroppo il nostro gioiellino si è rotto una mano per una pallata, quindi resterà ai box per 4-6 settimane. Allora menzioniamo Heliot Ramos, prima scelta assoluta 2017, che ha ancora 19 anni. Batte .250 e sta dimostrando disciplina e maturità al piatto. Ancora presto per capire se potrà diventare qualcuno oppure no; noi incrociamo le dita. Tra i pitcher, nominiamo Raffi Vizcaino, 23 anni, 9 inning ed ERA di 0.00. Quasi un Melancon.

Augusta Greenjackets (7W-6L):

Un uomo solo al comando, Frankie Tostado, un nome che parrebbe quello di un narcos messicano, invece è (almeno anche) un prima base 21enne che batte .357 in 11 partite. Vai Frankie, trascinaci alla gloria. Abbiamo anche delle seconde scelte assolute, Jacob Gonzalez, ora 20enne, ma batte solo .216, e Sam Hjelle, uno spilungone assoluto che fu seconda scelta assoluta l’anno scorso (ho scritto poche volte “assoluto”, devo dire); pitcher con ERA di 3.95 per ora. Menzioniamo Seth Corry, due partenze, ERA Melancon, anni 20, sguardo da bulletto, da bulletto assoluto ovviamente. Forza Seth, pigliali tutti a pallate.

Dal fronte è assoluto, anzi, è tutto. Alla prossima.

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Giants at Padres gara 1 (0-2): chi male incomincia

Posted in Analisi on 29 marzo 2019 by Mat
sanfrancisco.cbslocal.com

Credits: sanfrancisco.cbslocal.com

Ma che bello il baseball! Finalmente è tornato lo show più bello del mondo, con la kermesse dell’opening day che, bisogna dirlo, è veramente una bellezza, una sorta di Natale per noi bimbi grandi che non abbiamo mai smesso di sognare ed emozionarci. Quindi è toccato pure a noi debuttare, nella prima di una serie da 4 contro i Padres della star Machado, che solo per la giornata di ieri in cui si è preso due strikeout ed è caduto in un doppio gioco, ha guadagnato ben più di quanto prendo io in due mesi di lavoro. Così è la vita.

Quest’anno che bloggheremo molto random e molto più sporadicamente dell’anno passato, non vogliamo accarnirci troppo su una croce rossa che sta viaggiando col motore fumante, con le ruote bucate e con un malato all’interno che è più di là che di qua. Noi amiamo i Giants e li seguiremmo anche se andassero 0-162, anche se da queste parti traspare forse un insano ottimismo che ci porta a pensare che forse una decina di match in tutto l’anno potremmo portarli a casa. Ma non vorrei sparare troppo in alto.

Probabilmente, ieri era l’unica occasione di vedere i nostri sopra .500 in tutto il 2019, e l’abbiamo sprecata con un classico match in stile Giants, ovvero con un attacco stitico e un buon pitching + difesa. Il buon pitching + difesa però non è servito, visto che se si fanno zero punti è molto dura vincere gli incontri, a meno che l’avversario non decida di ritirarsi. Ma ciò non è accaduto, pertanto parliamo della prima sconfitta del 2019. Pensate, l’anno è iniziato da tre mesi e la prima sconfitta ufficiale è arrivata solo a fine marzo. Siamo una corazzata, altroché.

Veniamo al prequel. Per Bochy era l’ultimo Opening Day della sua vita da allenatore, per i Giants era il primo Opening Day da qualche anno a questa parte nel quale si percepiva nell’aria un pessimismo di fondo in vista di un’annata di mazzate prese, in senso sia metaforico che letterale. Il roster era stato annunciato poche ore prima, con alcune mosse che meh. I nuovi arrivi, Connor Joe (il prediletto di Zaidi) e Michael Reed subito dentro e subito titolari, con il resto del lineup in linea con le previsioni. Spiccava l’assenza di Mac Williamson, che infatti veniva disgraziatamente tagliato (ovvero messo DFA) per scelta tecnica. Zaidi nel prematch spiegava che “sarebbe buona cosa se tornasse da noi” (infatti il meccanismo del DFA prevede che ogni squadra, secondo un certo ordine, possa decidere di prenderlo, prima di poter tornare alla squadra originaria) ma “per lui sarebbe positivo se avesse fortuna con un altro team”. Praticamente faceva prima a dire “vattene Mac, che ci fai schifo”. Un peccato una fine del genere per il buon Mac, che non è stato chiamato a roster l’anno scorso nel suo momento migliore in triplo A, poi è stato chiamato in ritardo, poi si è infortunato facendo un brutto volo in outfield, poi è rientrato dopo un po’ ma non era più lo stesso; infine, ha fatto maluccio in spring training.

Stessa sorte per Muhammad Ali Alen Hanson, il cui carattere ci aveva fatto esaltare a tratti l’anno scorso, e che ha pagato uno spring training abbastanza scadente. Torneranno all’ovile i nostri? Possibile, ma non tanto probabile. In particolare, credo che ci possa essere più di un team disposto ad investire su Mac. Vediamo cosa succederà.

Beh, al posto loro non abbiamo l’erede di Bonds, ma una squadra imbastita secondo un criterio che, ammetto, faccio fatica a comprendere. Un mix di veterani e scommesse che può portare solamente in una direzione, ovvero uno sfacelo totale. Ma non vorrei farmi condizionare troppo da un solo match.

Beninteso, evviva le facce nuove, pertanto guardo con fiducia alle scommesse Joe e Reed, ma se li butti dentro devi lasciarli tranquilli di giocare le loro partite. Ieri, nel 7° inning abbiamo avuto una piccola chance di segnatura, avendo un uomo in base da leadoff. Dopo il primo out, Bochy ha scelto di far battere Parra e Solarte al posto dei due debuttanti, col risultato di due comodissime eliminazioni. Ecco l’errore del giorno: se decidi di buttare nella mischia i nuovi, falli battere quando serve, quando sei sotto di 2 al settimo inning con un uomo in base. È lì che si può intravedere se c’è qualcosa, è lì che si può dar fiducia al giovane, è lì che ti giochi la tua scommessa. Se ti affidi ai veterani, significa che puntare sui giovani è una scelta di facciata, perché nei momenti delicati vai a giocartela con chi credi più esperto e di conseguenza più capace. Ma non va così, posto che probabilmente pure Joe e Reed sarebbero andati out. Ma non è questo il punto.

Certo, noi parliamo di una chance di segnatura avendo un uomo in prima base. Ieri i Dodgers hanno battuto 8 fuoricampo. Giusto per dare un metro di valutazione. Capite come siamo ridotti?

Ma, è bene dirlo e ribadirlo, un match non conta nulla, è solo il primo di sei mesi di partite in cui succederà tutto ed il suo contrario. Partire con aspettative bassissime non farà che aumentare l’intensità delle soddisfazioni, pur poche che siano. Personalmente, ritengo che l’obiettivo sia restare sotto le 100 sconfitte, poi se sapremo stupire in positivo resterò sul carro. Già, resterò, non ci salirò, perché sul carro dei Giants ci sono comunque, come ci siete tutti voi che leggete, da molto tempo.

Orbene, il match è presto raccontato. Bumgarner incassa il fuoricampo di Myers nel 3° inning, poi nel 6° è sempre Myers a spingere Kinsler a casa dopo che questi aveva battuto un doppio. Noi ci avviciniamo alla seconda base quando Longoria batte lungo ma si fa eliminare di un pelo (serve anche la review). Per il resto, non combiniamo un’acca. Nulla di cui stupirci.

Via con la rubrica più temuta del West, le note del giorno, iniziando da quelle positive (ottimismo, ottimismo!):

– Bumgarner: bella “sorpresa” vederlo così. Sorpresa va logicamente tra virgolette, perché MadBum non è l’ultimo dei fessi e sappiamo che lui ne ha già molte da raccontare ai nipotini in un futuro lontano. Lancia 92 volte, concede 5 hit (un fuoricampo) e un walk, a fronte di 9 strikeout e di una valida in attacco, poi vanificata facendosi cogliere come un fesso (ma non l’ultimo dei fessi) in pick-off. Tra le varie cose che dovremo accettare quest’anno, c’è quella di pensarlo in un’altra squadra, nel momento in cui la nostra stagione sarà andata a sud. Sarà molto difficile per noi vederlo altrove, se e quando accadrà, ma dobbiamo iniziare ad accettare l’idea. Per il momento godiamocelo e speriamo che faccia sempre bene, almeno eventualmente lo si vende a peso d’oro (tradotto: prospetti di livello).

– Longoria: chi l’avrebbe detto che il Magico trovasse posto qui, tra i positivi, subito al primo match? Forse nemmeno sua madre. Arrivava da 17 at-bat senza valide (2018) e ricordiamo bene come l’anno scorso l’inizio della sua stagione fu un pianto greco, con decine di televisori frantumati dalle parti della Bay Area, per mano di tifosi spazientiti. Ora inizia con 2 valide, la seconda delle quali è vanificata di un centimetro. Resta l’impatto positivo, speriamo che non sia solo un impatto.

– Joe: vi presento Connor Joe, non è il titolo di un film? Forse no, però un po’ di simpatia a pelle mi viene di darla a questo ragazzo che debutta in MLB grazie alla “raccomandazione” del boss Zaidi. C’è da non tradire la fiducia del capo, e al primo at-bat si prende un walk, segno della sua disciplina al piatto. “Ricordati questa parola: disciplina.”, “Lo farò, papà”. Più o meno il dialogo tra Zaidi e Joe dev’essere stato così (e questa sì che è una citazione di un noto film). Quando conta, Bochy lo sostituisce con Parra. Avrà altre chances.

Note negative (tremate, o Giants):

– Duggar: il center fielder titolare ad occhio mi sembra scarico come una pila comprata alla Lidl un decennio addietro. Non ha gli occhi della tigre, ma ciò è un dettaglio irrilevante. Si trova male contro i mancini, non fa meglio dopo. In difesa rischia un crash con Parra, ma il boss all’esterno centro dovrebbe essere lui. Da rivedere, speriamo in meglio.

– Belt: se batti come un fabbro in spring training, farai schifo ad inizio di stagione. È questa la legge universale che governa il mondo, e Belt non si sottrae. Ha tutto un weekend per smentirmi.

– Panik: l’anno scorso iniziò con due fuoricampo decisivi nei primi due match, per poi fare una stagione molto triste. Quest’anno inizia senza valide, chissà che non abbia l’effetto contrario, ovvero un’ottima stagione. Per il momento, dietro alla lavagna per questo match.

Nella notte, Holland-Lucchesi, sabato notte Rodriguez-Margevicius, domenica alle 22.10 Pennellone-Paddack, poi andremo a trovare i caschi blu. Proviamo a vincerne qualcuna intanto. Noi torneremo prossimamente, in un giorno a caso. Dai arancioneri, mettete un po’ di huevos.

Giants 2019: tra pessimismo e sogni di gloria

Posted in Analisi on 28 febbraio 2019 by Mat
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Credits: mercurynews.com

Ma rieccoci come per magia riapparire su queste pagine del blog, che a volte è bello trafficato come una via del centro all’ora di punta, mentre altre è più deserto del deserto stesso. Invece ci siamo! Passato il lungo e tenebroso inverno (ancorché il global warming lo renda sempre meno freddo) vi avevamo lasciato con una squadra che doveva ancora terminare la propria stagione, ma che stava dando inequivocabili segnali di una recessione che al confronto il nostro italico paese sembra sprintare verso l’alto a tutta manetta.

Puntualmente la stagione si è conclusa con uno sfacelo dopo l’altro, con una squadra che quasi per miracolo ha saputo reggere per qualche mese, salvo poi crollare nel finale, come a far capire che nemmeno prima eravamo forti, ma che in qualche modo, grazie a delle congiunzioni astrali avevamo dignitosamente onorato la stagione. Il finale invece è stato un chilometro lanciato giù nel precipizio, lasciando crescere il desiderio che finisse in fretta la stagione. In effetti è un buon metodo: facendo pessime partite nell’ultimo mese, non vediamo l’ora che il supplizio finisca, così l’inverno non lo soffriamo neanche poi troppo. Funzionata anche l’anno scorso la gufata nei confronti dei nostri amici blu, ancora una volta a secco di anelli, rieccoci quasi ai nastri di partenza per l’edizione del campionato dell’anno del Signore 2019.

Innanzitutto un commosso grazie a chi ha continuato a calcare le pagine del qui presente blog in tutto questo tempo, nonostante non si vedesse l’ombra di un post. Come fate? Perché lo fate? Ma soprattutto grazie ancora, non me l’aspettavo.

Nel frattempo abbiamo sì, sempre aggiornato la nostra paginetta FB, ma gli aficionados del solo blog sono rimasti a secco delle nostre ficcanti valutazioni, sempre con una parola buona nei confronti dei nostri eroi che tanto ci fanno sognare. Pensate a cosa sono state queste pagine dove per 6 mesi non si è letto nemmeno un insulto a Holland, una minaccia a Crawford, un’invettiva a Pennellone: già, è profondamente ingiusto. Mi sono sentito sporco dentro a non dire nulla di cattivo per 6 mesi a Longoria, lo ammetto, ma grazie al cielo il ballo sta per ricominciare ed il magico Longo sarà sempre lì, nel mio mirino.

Orbene, l’anno scorso eravamo partiti forte, coprendo gran parte dei match disputati. Quest’anno faccio del maniavantismo spinto: non sarà così, vi dovrete accontentare (capirai che sacrificio) di poca roba. Potrei giustificarmi dicendo che il mio tempo libero si è ridotto, che tengo famiglia, che non riesco ad essere super aggiornato in ogni singolo momento. Ma non è questo il motivo: in realtà è che st’anno faremo così schifo che non ho tutta sta voglia di farmi del male commentando una disfatta dopo l’altra. Ciò, si badi bene, non significa che non seguirò le partite. Giammai, i Giants si amano e si seguono a prescindere da ogni risultato, però perché mai dovrei spappolarmi il fegato scrivendo ingiurie ad ogni pié sospinto (o strike subìto)? Non ne vale la pena, anche se le critiche e gli sfoghi hanno sempre un certo che di terapeutico.

Insomma, al di là della copertura del qui presente blog (che poi, nel caso facessimo bene, siamo tutti sul carro alè), c’è da parlare in maniera più concreta, ovvero di cosa realmente ci aspettiamo dalla stagione Giants 2019, che segna l’arrivo di un nuovo GM (o capo delle baseball operations come dicono loro), cioè Zaidi, e l’ultimo di mister Bochy, che ha portato la barca a coronare il sogno più grande non una, non due, bensì tre volte. Onore eterno a te, grande coach, bersagliato dalle mie mille critiche, ma che comunque resta tra i migliori rispetto agli incartapecoriti altri manager della lega. Per il 2020 ne arriverà un altro, dopo 13 anni di Bochy. Mourinho ad ora è libero, proviamo a sentire se gli va?

Che Giants vedremo quest’anno? Prima di parlare di noi, parliamo degli altri della NL West. I simpatici puffetti milionari vinceranno la division in carrozza, come loro solito, e poi vediamo cosa combineranno ad ottobre (prima gufata dell’anno). Colorado ed Arizona sono sempre lì, a rompere le scatole, anche se a dirla tutta non sono informatissimo su cosa abbiano combinato in offseason sebbene mi pare di capire che non vi siano stati grossi scossoni (sì, c’è stato recentemente un rinnovo colossale ad Arenado, ma non cambia nulla). Occhio invece ai Padres, che hanno coperto d’oro il nuovo arrivo Machado e promettono di potersela giocare da qui in futuro, non solo per Machado, ma soprattutto per un farm system di grande livello che aspetta solo di esplodere.

E noi? Parafrasando Billy Beane-Brad Pitt nel famoso Moneyball, potremmo dire che ci sono squadre forti, ci sono squadre meno forti (l’originale diceva “ricche” e “povere”), poi ci sono 20 metri di guano, e sotto ci siamo noi. È l’anno zero per noi, ma forse sarebbe più corretto dire che è l’anno meno uno, dato che il lavoro di Zaidi dev’essere a trecentosessanta gradi e ancora non pare di vedere la soluzione che questa franchigia meriterebbe, ovvero una tabula rasa e le basi di una ripartenza per un progetto a lungo termine.

Dopo un’iniziale offseason completamente silente, si è passati alla strategia di andare a firmare veterani oppure mancati buoni giocatori in giro per le minors, con la speranza di pescare il jolly che imbrocchi l’annata giusta. Quasi tutti gli altri sono rimasti, appesantiti da contrattoni che richiedono tempo affinché vadano a scadenza. I Pence e gli Hundley, per dirne due, hanno salutato, ma gli altri bene o male sono rimasti, così i vari Belt, Crawford, Panik, Samardzija, Sandoval, Posey (sempre sia lodato) e Bumgarner sono ancora in rosa e saranno gli uomini di punta della stagione. Specie per quest’ultimo, Bumgarner, si paventava una cessione, ma al momento così non è. Staremo a vedere a stagione in corso.

L’ossatura dunque è rimasta, anche se si tratta per la maggior parte di ossatura con osteoporosi galoppante. A ciò abbiamo aggiunto alcuni uomini, come Solarte, Parra, Maybin, oppure Pomeranz tra i pitcher, che spostano circa lo 0,1% quando non peggiorano le cose. Morale della favola: sarà l’anno meno uno, tristemente l’ultimo di Bochy, e con ancora il grosso del lavoro che è da farsi.

In tutto questo cosa può andare storto? Infortuni, giocate sfortunate, partite perse di un punto, ricambi inadeguati. Ma abbiamo anche dei difetti, sì.

C’è da dire che in tutto ciò possiamo cogliere degli aspetti positivi: se ci attendiamo una stagione tra il brutto e il disastroso, male che vada accadrà quello che ci aspettavamo. Quindi tutto ciò che arriva in più sarà tanto di guadagnato. E poi partire a fari non spenti, di più, proprio rotti e con l’auto in contromano, ci farà molto probabilmente schiantare contro quelle che arrivano dalla direzione opposta, ma con comunque una piccola probabilità di cavarcela e di ottenere più del preventivato.

Pertanto la politica di noi tifosi dev’essere questa. Stringiamo i denti, rassegniamoci, e questo deve valere purtroppo non solo per la stagione che sta per partire ma almeno per le altre prossime due. Dopodiché vedremo a che punto siamo. A mio soggettivissimo parere, il fondo lo dobbiamo ancora ben tastare, ragion per cui mi riferisco all’anno meno uno. C’è ancora da scavare un po’ prima di iniziare una graduale risalita. Sono troppo pessimista? Può essere, ma come detto prima, tutto quello che arriverà di positivo lo accoglierò piacevolmente.

La politica di Zaidi e, in generale, della società, quale deve essere? Innanzitutto ora Zaidi si trova in mano un roster derelitto, pertanto non possono esserci sue colpe almeno per questa stagione. Forse bisognerebbe essere più coraggiosi e azzardare un rimpasto di quelli seri, e non è detto che non arrivi a stagione in corso oppure che in maniera più soft stia già avvenendo. Di certo, l’arrivo del nuovo GM e il prossimo cambio di coach sono il segnale che qualcosa lassù si muove (seppur Bochy lasci per ragioni indipendenti da ciò, credo), che non c’è la volontà di lasciare questa gloriosa franchigia nel fango per lungo tempo; e questo è sicuramente un fattore positivo. Però, per poter organizzare una rosa ultra competitiva, oltre ai soldi (ma non ne mancano certamente), serve competenza e capacità di organizzazione molto elevata, altrimenti ci trasformiamo nel Fyre Festival.

Tutto questo letto finora andrebbe totalmente cancellato se solo un certo Bryce Harper firmasse per gli arancioneri. Anche se di fatto le nostre aspettative non passerebbero da squadra che cercherà di evitare le 100 sconfitte a squadra che si gioca l’anello, è inevitabile dire che l’arrivo di una tale superstar avrebbe l’effetto sulla baia di un Big-One che ovviamente speriamo non sia letterale. L’entusiasmo sarebbe totale, le aspettative sicuramente crescerebbero e forse pure Longoria, più motivato, batterebbe due valide in più. Per non parlare dell’impatto su tifosi e stadio, un abbinamento che negli ultimi anni si sta decisamente affievolendo.

Va anche detto che probabilmente Harper andrà altrove (Phila, forse, ma occhio ai gradassi in blu), pertanto potremo riporre i nostri sogni di gloria per epoche più fortunate di queste. Finché c’è la speranza però, è giusto sognare un po’.

Nel frattempo, siamo alle prime battute di spring training, quando tutto conta zero salvo quando perdiamo, che ci deprimiamo, e quando vinciamo, che ci elettrizziamo come anguille. Ma insomma, conta comunque zero. Non ci sono grosse segnalazioni da fare per quest’inizio salvo forse accennare al fatto che potremmo pentirci di non aver dato via Bumgarner quando ancora era vendibile. Sono curioso di capire che stagione potrà fare. Poi beh, l’attacco (mandato in campo senza ancora delle reali gerarchie) ha dato buoni segnali, ma è ancora presto per gongolare. Posto che anche una sola vittoria a me fa gongolare, giusto per coerenza.

Ad oggi, che rotazione avremmo per l’inizio ufficiale? Azzarderei la seguente: Bumgarner, Rodriguez, Pomeranz, Suarez, Holland. Pronto ad entrare c’è Pennellone, oppure Stratton. Quante ne diremo a Pennellone st’anno? Tante, come al solito, perché ci piace infierire. Però potrebbe smentirci! Spoiler: non succederà.

Per quanto riguarda i position player, ecco i papabili titolari: C Posey, 1B Belt, 2B Panik, SS Crawford, 3B Longoria, LF Shaw, CF Duggar, RF Slater. Tra i rincalzi abbiamo Solarte, Hanson, il Pandone, Avelino, Slater stesso tra gli infielder, Garcia o Vogt come vice-catcher (ma occhio a Joey Bart, che potrebbe salire prima del tempo), Maybin, Parra, Williamson, Gerber e il “giovane” 26enne Drew Ferguson tra gli esterni. Insomma, un po’ leggerini là in fondo, direi, sperando che venga data la titolarità fissa al mio pupillo Slater.

E i rilievi? Abbiamo bene o male sempre gli stessi, con l’aggiunta di Pat “Antonello” Venditte a compensare l’addio di Stricklandone (quanto non ci mancherai, Hunter). Quindi Smith da closer, con gli altri, i soliti Watson, Moronta, Dyson, Black, Blach, Blackh (no, quest’ultimo è inventato), per finire con Melancon, che ancora non ha imparato a chiudere la macchina quando scende, pertanto non gli si darà da chiudere le partite. Bene comunque aver tenuto Watson e Smith, in procinto ad un certo punto di andarsene durante l’offseason. Bene se non vogliamo rifondare; vedremo a stagione in corso se vi sarà un fuggi fuggi generale nel caso la stagione vada in vacca. Vien quasi da sperarlo, ma NON lo faremo.

Godiamoci quindi questa mesata di partite utili a scaldare le braccia. Dal 28 marzo inizia il Gran Ballo, che ci vede ospiti, anche se siamo vestiti male, anche se abbiamo il raffreddore e anche se siamo pure asociali, pertanto molto difficilmente attireremo l’attenzione della ragazza più bella della sala. Ma a volte i miracoli accadono sia in termini di nuovi arrivi (Harper, ci leggi?) che in termini di risultati sorprendenti, e poi è impossibile non essere romantici col baseball.

Wake me up when September ends

Posted in Analisi on 11 settembre 2018 by Mat
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Credits: qctimes.com

Preparazione Pollo al curry – Fase 1

Tagliate il petto di pollo a cubetti non troppo piccoli e affettate lo scalogno. In una ciotola mescolate 40 g di farina con un cucchiaino di sale e 3 cucchiaini di curry, a questo punto passateci il pollo in modo che risulti ben infarinato.

Preparazione Pollo al curry – Fase 2

In una padella larga versate 4 cucchiai di olio evo, fate scaldare e versate il pollo. Lasciate rosolare sempre mescolando per 5 minuti poi trasferite il pollo in un piatto e tenete da parte in caldo. Nella stessa padella versate 2 cucchiai di olio evo e rosolate lo scalogno insieme a qualche pezzetto di peperoncino, unite il pollo e mescolate, sfumate con il brodo e fate cuocere con il coperchio per 15 minuti.

Preparazione Pollo al curry – Fase 3

Stemperate la farina e il curry (avanzati dopo aver infarinto il pollo) in mezzo bicchiere di acqua fredda. Utilizzatela per irrorare il pollo qualche minuto prima del termine della cottura, mescolando bene.

Preparazione Pollo al curry – Fase 4

Spegnete e coprite, lasciate riposare il vostro pollo al curry per una decina di minuti. Servite spolverizzando con prezzemolo tritato e pezzetti di peperoncino fresco.

(credits: cucchiaio.it)

Che dite, oggi il blog può esservi utile? Beh, sicuramente è un post che vi dà modo di avere un’idea per cucinare questa sera, magari per fare una bella figura agli occhi della fidanzata. È un piatto tutto sommato semplice, che si può fare senza occupare troppo tempo. E la donna della vostra vita apprezzerà sicuramente questo slancio di fantasia!

Come? Dovremmo parlare di baseball? Ma sicuri sicuri? No perché probabilmente non è il caso. Confesso, ieri avevo abbozzato qualcosa per commentare la serie contro Milwaukee ma poi non ce l’ho fatta, ho abbandonato a metà strada come vinto dalla tristetudine. Però per far vedere che ci siamo anche in tempi duri come questo, oggi andiamo a pubblicare. Perché, è vero, vincere è fantastico, siamo tutti entusiasti, tutti esaltati, tutti sulla carrozza dei vincitori. Perdere, soprattutto perdere tanto, soprattutto perdere per tanto tempo, è deleterio, si sprofonda in un loop di pessimismo e anche noi da questa parte dell’oceano siamo giù di corda. Ovviamente scendono anche le visualizzazioni sul blog. Già la vita è difficile, perché andare a leggere le storie di una squadra perennemente sconfitta quando si possono fare robe più piacevoli? E dunque si finisce così.

Siamo quindi vittime di un settembre nero, ad oggi, che ci ha visti perdere tutte e nove le partite fin qui giocate. Diciamo il vero: l’unica cosa a livello di baseball che in questi giorni ci motiva è leggere i risultati sperando di vedere i Dodgers sconfitti, com’è successo stamattina. Dodgers sconfitti e Rockies vincenti, una piccola gioia nel mare di infelicità. Non è il massimo puntare solo sulle disgrazie altrui ma in tempi come questi non resta da fare altro.

I nostri continuano a perdere, senza soluzioni. Sconfitte anche di misura, anche in alcuni casi con punteggio risicato, ma sempre con lo stesso esito. E francamente che noia, che pochezza. Si spera che tutto ciò possa servire a far capire che così le cose non funzionano minimamente, che siamo lontani dall’avere una squadra che punti in alto. Eppure, come sempre capita, a fine stagione il front office dice che si lavorerà per mettere assieme una squadra migliore, che basteranno pochi interventi per lottare per l’anello. E così via. Parole al vento.

La partita di stanotte, contro gli affamati Braves, è esemplificativa. Tre valide, tre singoli, in tutto il match. Uno su uno con corridori in posizione punto. Il solo Slater riesce a dare qualcosa (neanche tantissimo) e a mantenersi con una media battuta buona, di .278. Tutti gli altri annaspano sotto il .260, con il .242 di un ridicolo Longoria, con il .232 di un inutile Hundley, con il .211 dell’ex giocatore Pence, con il .214 del minor leaguer Tomlinson, con il .243 della fu promessa Panik, con il .241 del faccioquellocheposso Gorkys e con i .258 dei fantasmi Belt e Crawford. Fantasmi pure di loro stessi. Un pianto greco che sembra non avere fine e che quantomeno finirà con la fine del mese.

Si possono addurre tutte le motivazioni di questo mondo, gli infortunati, i pochi stimoli, la sfortuna malefica, l’oroscopo avverso, ma vedere una squadra in queste condizioni è oltremodo deprimente. L’unica via di fuga è, ripetiamo, la fine della stagione, ormai prossima.

In tutto ciò passa sotto silenzio la buona prestazione di Rodriguez, ancora una volta uno dei pochi a salvare la faccia, così come non possiamo non nominare Holland, autore di partenze più che rispettabili. Ma è chiaro che se stai navigando in un mare di fango non ci si fa troppo caso a delle piccole buone notizie.

Pertanto, il nostro/vostro blog tornerà quando la situazione lo richiederà, magari domani, o tra due giorni, tra una settimana, chissà. Nel frattempo, questa sera o nei prossimi giorni potete giocarvi la carta pollo al curry e, quando la vostra compagna vi chiederà dove avete imparato a farlo così bene, potrete rispondere “sul blog dei Giants, amore”.

Giants at Rockies gara 3 (3-5): missione compiuta, al contrario, ma compiuta

Posted in Resoconti on 6 settembre 2018 by Mat
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Credits: usatoday.com

No, non è che siamo qui a tifare una squadra per poi sperare che perda in base ad un tornaconto personale, ovvero godere delle disgrazie dei nostri rivali. No, non è carino. Però, ecco, siamo fuori dal giro dei playoff, perdiamo, e non ci arrabbiamo. Dovremmo rimproverarci ciò? Direi di no, anzi, magari tutte le sconfitte fossero accolte con questa serenità.

Così, per tutti coloro che speravano di perdere o che quantomeno non disdegnavano qualche innocente sconfitta, ecco che la missione in quel di Coors Field si è compiuta come meglio non avrebbe potuto. Un 5-3 finale, per uno sweep che ci consegna la diciottesima sconfitta delle ultime 20 partite disputate in quello stadio che ci sta così poco simpatico, a pelle, fin dall’inizio. Si “vola” anche a -5 da quota .500, per una classifica di 68-73 e una distanza dalla boa di galleggiamento che probabilmente eguaglia la situazione peggiore dell’anno (perdonate se non vado a controllare). Ma insomma, a dirla tutta, chissenefrega.

Dopo due match sul filo dell’equilibrio, anche la terza partita si è confermata in linea con le altre, ovvero con dei Giants tutto sommato presenti sul campo, vogliosi di lottare, ma perdenti nel finale. E, sarei pronto a scommetterci, non perdenti per volontà. No no, loro si impegnano, ma così stanno le cose. Trevor Story ha indirizzato il match dalla loro parte; non uno, non due, ma tre fuoricampo, tutti e tre contro uno Suarez che se lo sognerà per le prossime disturbate notti. Che dire, noi siamo già bravi a far diventare fenomeno chi non lo è e ad esaltare le caratteristiche di chi già è buono. Così stavolta è toccato a Story fare il Goldschmidt di turno, o l’Arenado di turno, visto che l’Arenado originale in questa serie se n’è stato piuttosto quieto. Ma qualcun altro deve sempre diventare l’eroe.

Suarez sul monte ha quindi disputato un match piuttosto negativo; ok che a Coors Field puoi subire un fuoricampo pure da uno spettatore, ma quando ne pigli tre non è certo segno di una prestazione spumeggiante. Dopo 2 match molto molto positivi, è tornato su livelli abbastanza standard per il suo valore, se non addirittura al di sotto. Ma d’altronde abbiamo visto che vince solo se disputa grandi partite, perché è chiaro che se aspetta una super giornata dell’attacco, allora campa cavallo. L’attacco ha battuto 9 hit, andando 1 su 9 con RISP; loro 1 su 4, con il bombardiere in giornata di grazia. La sconfitta è presto spiegata e la voglia di raccontarla nei dettagli viene decisamente meno.

Parliamo di chi ha fatto bene, che almeno scriviamo qualcosa di positivo. Aramis Garcia, al suo secondo fuoricampo in 7 at-bat, un ritmo interessante in questo debutto di MLB. Fuoricampo ovviamente agevolato dal campo e che non avrebbe certo fatto a San Francisco, ma va bene anche così. Austin Slater, 2 hit e 1 RBI per una media battuta di .286. Si sta confermando e ciò gli fa onore, dato che aveva la grossa responsabilità di essere il mio pupillo.

Male Gorkys, che era però reduce da 2 home run in due partite, e soprattutto Shaw, che sta soffrendo il debutto nelle Majors al contrario di Garcia. Altro 0 su 4 e media di .071. Praticamente ha battuto solo una valida, ed è stata un fuoricampo. Sarebbe curioso se non giocasse mai più in MLB solo per conservare questa folle statistica.

In nome della brevità del presente post, andiamo a parlare del futuro, anche perché nel presente non c’è troppo da rallegrarsi. Almeno il futuro è incerto, invece. Riposo oggi che è giovedì, serie del weekend in trasferta contro i Brewers, ai quali servono vittorie come il pane. Stavolta anche basta con i favori, anche se a dir la verità perdendo allontaneremmo le speranze dei Dodgers di passare per la wild card. Ma così non ce la si cava più e rischiamo di esagerare.

Gara di venerdì tra Holland ed il 30enne Chase Anderson, che ha una ERA di 3.96 stagionale, più alta di Holland stesso. Sabato toccherà a Stratton contro Gio Gonzalez, in discreta caduta libera nelle ultime uscite. Una partita che sulla carta promette molti punti, se solo avessimo un attacco. Ultimo match domenica sera alle 20.10 con Bumgarner a vedersela con Zach Davies, appena rientrato dopo essere stato assente da fine maggio. La sua ERA è di 4.88 e ciò certificherebbe che in teoria a livello di pitching duel partiremmo favoriti. Già, ma il punto è che serve battere e noi da questo punto di vista marchiamo visita da un bel pezzo.

Comunque sono sfacciatamente ottimista e confido che almeno una su tre si possa portare a casa. Sono partite inutili, è vero, ma ricordiamoci che a fine mese termina tutto per noi, dopodiché toccherà aspettare marzo per rivedere i nostri disgraziati in campo. Per cui, facciamo la scorta per l’inverno.

Forza noi, come al solito (o quasi).

Giants at Rockies gara 2 (2-6): bullpen in pappa, niente favori a LA

Posted in Resoconti on 5 settembre 2018 by Mat
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Credits: coverthespread365.com

Beh, dopo la partita di stanotte mi sono chiesto: “ma che lo faccio a fare il blog, oggi?”. In effetti non si trova molto da parlare in una situazione che ci vede completamente demotivati e, anzi, spinti quasi alla sconfitta per non favorire i bulletti blu. Perdere e perderemo, così dunque è stato fatto. Già, non è mai bello né etico giocare per perdere, ma sicuramente i ragazzi si sono impegnati per vincere. Per cui se noi vagamente ci consoliamo con la sconfitta, non finiremo all’inferno per tutto ciò.

C’è anche da dire che almeno a giudicare dal comportamento in campo, siamo irreprensibili. Non è che sbrocchiamo subito andando sotto 12-0 per poi trascinarci stancamente fino al termine. No, siamo intrattenitori, mica gente poco seria. In gara 1 abbiamo rimontato da 2-7 a 8-7, in questa gara 2 siamo passati subito in vantaggio e poi, dopo aver subito il pari, siamo tornati avanti nel 7° inning, nel terzo finale di gara. Quindi insomma, ben presenti sul campo. E che ci importa se alla fine va male? In fondo non è finita nemmeno in walk-off e, per giunta, abbiamo fatto fare a Pennellino Rodriguez pur un’ottima figura, dato che la sconfitta non è in alcun modo imputabile a lui.

Prima del match, la notizia di due call-up: sappiamo che settembre è il mese in cui si può espandere il roster, così Bochy può approfittarne per buttare tutti nella mischia, posto che è una cosa che a prescindere lui cerca di fare, quasi compulsivamente. Però, ecco, data la situazione, questo mese diventa una sorta di spring training autunnale pre-spring training reale: i ragazzi si giocano delle carte che poi dovranno confermare la prossima primavera. Così ecco richiamato Ryder Jones e soprattutto a sorpresa Abiatal Avelino, recentissimo arrivo nella trade che ha portato Cutch a New York. Una chiamata che probabilmente nessuno si aspettava ma a questo punto tanto vale correre il rischio e fargli fare un po’ di at-bat in queste ultime partite; male non gli fa, così prende un po’ di confidenza con l’ambiente e sai mai (c’è sempre questo intimo desiderio) che esploda e diventi il nuovo Barry Bonds. Noi saremo qui, inflessibili, e pronti a bollarlo subito come fenomeno o pacco dopo un turno di battuta. D’altronde la nostra è una virtù: ci piace essere morigerati e riflessivi.

Il lineup del giorno vedeva uno Slater retrocesso da leadoff a panchinaro, con Blanco primo nell’ordine e Shaw tra i titolari, mentre l’infield era il classico con Longoria, Crawford, Panik e Belt da sinistra a destra. Chiuderanno con 3 su 15 complessivo (2 per Panik, 1 per Belt).

Pronti via e pam-pam, singolo di Blanco con rubata e singolo di Panik per lo 0-1. Caspita, che voglia. Peccato che da lì in poi bisogna attendere il 3° inning per un’altra validuccia (ancora di Panik) e il 6° per quella successiva. Insomma, il solito attacco sfavillante che ben conosciamo.

Loro pareggiano nel 2°, con l’unica macchia della prestazione di Pennellino (nota a margine, il suo compare Pennellone è stato messo nella 60-day DL; ci rivediamo forse mai) che corrisponde al fuoricampo solo-shot di David Dahl. È 1-1 e la situazione non cambierà fino ai fuochi artificiali del 7°, anche se saranno quasi esclusivamente tutti di marca Rockies.

Inizialmente ci facciamo sentire con il fuoricampo di Gorkys, numero 15 dopo aver realizzato quello numero 14 in gara 1. Vale un punto solo perché Hundley dopo il suo singolo si fa eliminare tra le basi. Cambierà poco alla fine, perché i Rockies nella bassa del 7° inning fanno bisboccia nei confronti di un nostro bullpen in versione scolapasta.

Pennellino infatti lascia la contesa a fine 6° e noi proseguiamo con Moronta sul monte. Moronta uguale rimonta, degli avversari: il primo battitore va out ma è l’unico. Arriva infatti il fuoricampo di McMahon per il 2-2, poi un singolo, un walk, un walk intenzionale (come se ce ne fosse stato bisogno) e l’ingresso di Blach al quale segue un mega triplone di Carlos Gonzalez che spazzola le basi per il 5-2 Colorado. Non è finita, perché grandinano ancora walk, sia intenzionali sia no, anche da parte di Dyson. L’ultimo di questi vale il 6-2. Per pietà, basta così, davvero.

Il match infatti finisce così, noi battiamo un singolo con Slater nel 9° ma non succede assolutamente nulla. Spiace, dodgersiani, spiace.

Note negative del match:

– Moronta: disastro sul monte. Potrebbe pure essere un titolo di un film, invece ci limitiamo alla dura realtà. Annata affidabile per lui, ma ogni tanto si imbizzarisce come un cavallo fuori controllo.

– Blach: non voglio essere cattivo, non voglio essere cattivo, non voglio essere cattivo.

– Dyson: aspira walk quasi come la polvere.

– Shaw: ci capisce poco, resta una sola valida ad oggi, anche se comunque con pochissimi at-bat. L’idea è che voglia battere solo per il fuoricampo, ma così non si va lontano. Ad ogni modo, gli va dato spazio per tutto il mese, assolutamente.

Note positive:

– Panik: due hit tra cui un RBI. Ovviamente non gli basta per salvare una stagione fin qui molto sottotono al box di battuta. Di lui si ricordano game 1 e 2 di inizio stagione. Poi, il buio.

– Gorkys: 15 home run in 357 at-bat. Prima di quest’anno, 5 home run in 681 at-bat. Quando la matematica sbarella.

– Jones: 1 su 1 dopo il nuovo call-up. È tempo di far vedere che può dire la sua in MLB.

Gara 3 ancora in nottura, tra Suarez e Senzatela; quest’ultimo con un ERA di 4.88 stagionale. Ne abbiam perse 17 delle ultime 19 a Coors Field, che dite, facciamo 18 su 20?

Giants at Rockies gara 1 (8-9): rimonta, ma col buco

Posted in Resoconti on 4 settembre 2018 by Mat
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Credits: nbcbayarea.com

Eh sì, cari amici bulletti dodgersiani, credevate che vi avremmo fermato i Rockies, vero? Vi abbiamo anche illuso di farcela, con una rimonta spettacolare da 2-7 a 8-7. E invece no, perché siamo cinici, perché vi vogliamo così bene che pensiamo che la pagnotta dovrete sudarvela con le vostre forze. Così nulla, abbiamo perso, quanto ci dispiace.

Beh, in realtà un po’ ci spiace davvero, perché sarebbe stata proprio una vittoria piacevole, visto l’andamento del match. Un inizio tremendo che ha probablmente invitato tutti i tifosi italici a passare la serata su Netflix piuttosto che su MLB.tv, un prosieguo sulla stessa falsa riga dell’inizio, ma una parte centrale di match che ha visto il riscatto arancionero. Già, ma il finale non è stato di quelli divertenti, anche se quantomeno si è evitata una sconfitta in walk-off. Di questi tempi ci si aggrappa a tutto pur di accontentarsi di qualcosa.

Tornavamo nel simpaticissimo Coors Field, per una volta la ricetta giusta per il nostro attacco brillante come i lumini del cimitero. Il punto è che Coors Field dà, ma Coors Field toglie; così quando un apparente innocuo poppone di Story diventa un fuoricampo, si capisce che pure stavolta non ci sarà granché da festeggiare. Bumgarner si piglia due home run da 2 punti senza riuscire a fare un singolo out. E il pomeriggio denveriano si mette male per i nostri colori.

Un lineup naïf proposto da Mister Bochy vede Slater da leadoff, d’Arnaud in prima, Hundley dietro al piatto e Tomlinson in seconda, oltre a Pence in esterno. Carte mischiate dunque, o più probabilmente carte buttate a caso sul tavolo sperando esca la combinazione vincente. Visto l’inizio disastroso, si può fare solo meglio, ed ecco infatti che Gorkys nel 3° inning butta fuori la palla per il punto del 4-1, che corrisponde al 14° fuoricampo personale della sua stagione sicuramente stupefacente dal punto di vista delle long ball.

Nel 4° accorciamo ulteriormente, con d’Arnaud che batte un leadoff double e ruba la terza, e con Longoria che intimidito dalle parole scritte su queste pagine vuol farsi perdonare e batte molto lungo, per una sacfly che vale il 4-2. Non abbiamo ancora finito di incassare però, visto che nel 5° ne vanno due in base con un HBP e un errore di Tomlinson; così Story punisce con il suo secondo fuoricampo di giornata e il terzo complessivo (il primo era stato realizzato da LeMahieu). 7-2 Rockies.

Ecco però la potenza di fuoco Giants, che abbiamo tenuta nascosta volontariamente in queste ultime settimane per non scoprire le carte in vista di un poderoso 2019. A volte però non resistiamo e la mostriamo tutta, nella sua imponenza e maestosità. Nel 6° l’RBI di Crawford fa entrare un punto; nel 7° con due in base, ancora il magico Longo colpisce duro, per un triplo che accorcia sul 7-5. Paura eh? Sì, perché facciamo tremendamente sul serio. Nell’ottavo completiamo il rimontone con arroganza: Hanson sente l’odore del sangue e da Muhammad Ali che si rispetti la sbatte fuori da 2 punti per il pari. Ma mica è finita: Chris Shaw entra da pinch-hitter e batte la sua prima valida nella vita in MLB. È un altro fuoricampo per noi, è l’8-7. Giganti.

Bene, abbiamo visto che si può rimontare, pure con i giovani (singolo anche per Garcia da PH), ora non resta che fare lo scherzetto ai Dodgers, ovvero perderla. E lo facciamo con stile, senza soffrire troppo. Siamo ancora nell’ottavo quando entra Watson che concede singolo, doppio e ancora singolo. L’ultimo di questi, di Cuevas, fa entrare i due punti di pareggio e sorpasso.

C’è ancora un nono inning, ma stavolta mettiamo le idee bene in chiaro: non bisogna far nulla. Così ci becchiamo tre strikeout su tre; finisce lì, a tarallucci e vino.

Note negative del match:

– Bumgarner: una stagione complessivamente positiva la sua, finora, ancorché giocata solo in parte. Premessa doverosa. Ma Coors Field è capace di tutto ed il suo contrario, pure di far fare un complete game shutout a Barry Zito, un evento che ancora oggi al solo pensiero mi fa accapponare la pelle dall’emozione. Così mette assieme una prestazione bruttarella, partendo male e tirandosi su non a sufficienza, perché poi incassa ancora. L’attenuante del campo però gli va concessa.

– Watson: altro di cui complessivamente non ci possiamo lamentare troppo, data la sua ERA stagionale di 2.91. Un po’ di sabbia nel motore però negli ultimi tempi, con questo match abbastanza esplicativo in tal senso. Ci sarà anche l’anno prossimo.

– Slater: giusto per non usare sempre la carota. Va 1 su 5 da leadoff, e quell’uno è anche piuttosto fortunello. Da lui mi aspetto di più, anche se nel singolo match chiaramente può succedere di tutto. Negli ultimi tempi sta giocando assiduamente, resto convinto di dover investire su di lui per la stagione che verrà.

Note positive:

– Shaw: benvenuto nel baseball che conta. Fuoricampo come prima hit in carriera e buon promettente potenziale, di cui si è visto nelle Minors. Probabilmente lo si vedrà nel prossimo spring training per giocarsi una maglia.

– Longoria: sacfly e triplo per 3 RBI. Sarà bene fare un buon settembre caro Evan, ché altrimenti siamo qui a chiederti spiegazioni. E non siamo tipi simpatici.

Gara 2 in notturna, con Pennellino Rodriguez a sfidare il giovane German Marquez, ERA di 4.11 stagionale ma di 2.17 nelle ultime 7. Molto in palla, dunque.

Noi, a meno 3 da quota .500, dovremo decidere se iniziare a ritornare a quota di galleggiamento o fare un altro scherzetto agli spendaccioni in blu. Ovviamente, tutto dipenderà da cosa sceglieremo di fare.