Wake me up when September ends

Posted in Analisi on 11 settembre 2018 by Mat
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Credits: qctimes.com

Preparazione Pollo al curry – Fase 1

Tagliate il petto di pollo a cubetti non troppo piccoli e affettate lo scalogno. In una ciotola mescolate 40 g di farina con un cucchiaino di sale e 3 cucchiaini di curry, a questo punto passateci il pollo in modo che risulti ben infarinato.

Preparazione Pollo al curry – Fase 2

In una padella larga versate 4 cucchiai di olio evo, fate scaldare e versate il pollo. Lasciate rosolare sempre mescolando per 5 minuti poi trasferite il pollo in un piatto e tenete da parte in caldo. Nella stessa padella versate 2 cucchiai di olio evo e rosolate lo scalogno insieme a qualche pezzetto di peperoncino, unite il pollo e mescolate, sfumate con il brodo e fate cuocere con il coperchio per 15 minuti.

Preparazione Pollo al curry – Fase 3

Stemperate la farina e il curry (avanzati dopo aver infarinto il pollo) in mezzo bicchiere di acqua fredda. Utilizzatela per irrorare il pollo qualche minuto prima del termine della cottura, mescolando bene.

Preparazione Pollo al curry – Fase 4

Spegnete e coprite, lasciate riposare il vostro pollo al curry per una decina di minuti. Servite spolverizzando con prezzemolo tritato e pezzetti di peperoncino fresco.

(credits: cucchiaio.it)

Che dite, oggi il blog può esservi utile? Beh, sicuramente è un post che vi dà modo di avere un’idea per cucinare questa sera, magari per fare una bella figura agli occhi della fidanzata. È un piatto tutto sommato semplice, che si può fare senza occupare troppo tempo. E la donna della vostra vita apprezzerà sicuramente questo slancio di fantasia!

Come? Dovremmo parlare di baseball? Ma sicuri sicuri? No perché probabilmente non è il caso. Confesso, ieri avevo abbozzato qualcosa per commentare la serie contro Milwaukee ma poi non ce l’ho fatta, ho abbandonato a metà strada come vinto dalla tristetudine. Però per far vedere che ci siamo anche in tempi duri come questo, oggi andiamo a pubblicare. Perché, è vero, vincere è fantastico, siamo tutti entusiasti, tutti esaltati, tutti sulla carrozza dei vincitori. Perdere, soprattutto perdere tanto, soprattutto perdere per tanto tempo, è deleterio, si sprofonda in un loop di pessimismo e anche noi da questa parte dell’oceano siamo giù di corda. Ovviamente scendono anche le visualizzazioni sul blog. Già la vita è difficile, perché andare a leggere le storie di una squadra perennemente sconfitta quando si possono fare robe più piacevoli? E dunque si finisce così.

Siamo quindi vittime di un settembre nero, ad oggi, che ci ha visti perdere tutte e nove le partite fin qui giocate. Diciamo il vero: l’unica cosa a livello di baseball che in questi giorni ci motiva è leggere i risultati sperando di vedere i Dodgers sconfitti, com’è successo stamattina. Dodgers sconfitti e Rockies vincenti, una piccola gioia nel mare di infelicità. Non è il massimo puntare solo sulle disgrazie altrui ma in tempi come questi non resta da fare altro.

I nostri continuano a perdere, senza soluzioni. Sconfitte anche di misura, anche in alcuni casi con punteggio risicato, ma sempre con lo stesso esito. E francamente che noia, che pochezza. Si spera che tutto ciò possa servire a far capire che così le cose non funzionano minimamente, che siamo lontani dall’avere una squadra che punti in alto. Eppure, come sempre capita, a fine stagione il front office dice che si lavorerà per mettere assieme una squadra migliore, che basteranno pochi interventi per lottare per l’anello. E così via. Parole al vento.

La partita di stanotte, contro gli affamati Braves, è esemplificativa. Tre valide, tre singoli, in tutto il match. Uno su uno con corridori in posizione punto. Il solo Slater riesce a dare qualcosa (neanche tantissimo) e a mantenersi con una media battuta buona, di .278. Tutti gli altri annaspano sotto il .260, con il .242 di un ridicolo Longoria, con il .232 di un inutile Hundley, con il .211 dell’ex giocatore Pence, con il .214 del minor leaguer Tomlinson, con il .243 della fu promessa Panik, con il .241 del faccioquellocheposso Gorkys e con i .258 dei fantasmi Belt e Crawford. Fantasmi pure di loro stessi. Un pianto greco che sembra non avere fine e che quantomeno finirà con la fine del mese.

Si possono addurre tutte le motivazioni di questo mondo, gli infortunati, i pochi stimoli, la sfortuna malefica, l’oroscopo avverso, ma vedere una squadra in queste condizioni è oltremodo deprimente. L’unica via di fuga è, ripetiamo, la fine della stagione, ormai prossima.

In tutto ciò passa sotto silenzio la buona prestazione di Rodriguez, ancora una volta uno dei pochi a salvare la faccia, così come non possiamo non nominare Holland, autore di partenze più che rispettabili. Ma è chiaro che se stai navigando in un mare di fango non ci si fa troppo caso a delle piccole buone notizie.

Pertanto, il nostro/vostro blog tornerà quando la situazione lo richiederà, magari domani, o tra due giorni, tra una settimana, chissà. Nel frattempo, questa sera o nei prossimi giorni potete giocarvi la carta pollo al curry e, quando la vostra compagna vi chiederà dove avete imparato a farlo così bene, potrete rispondere “sul blog dei Giants, amore”.

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Giants at Rockies gara 3 (3-5): missione compiuta, al contrario, ma compiuta

Posted in Resoconti on 6 settembre 2018 by Mat
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Credits: usatoday.com

No, non è che siamo qui a tifare una squadra per poi sperare che perda in base ad un tornaconto personale, ovvero godere delle disgrazie dei nostri rivali. No, non è carino. Però, ecco, siamo fuori dal giro dei playoff, perdiamo, e non ci arrabbiamo. Dovremmo rimproverarci ciò? Direi di no, anzi, magari tutte le sconfitte fossero accolte con questa serenità.

Così, per tutti coloro che speravano di perdere o che quantomeno non disdegnavano qualche innocente sconfitta, ecco che la missione in quel di Coors Field si è compiuta come meglio non avrebbe potuto. Un 5-3 finale, per uno sweep che ci consegna la diciottesima sconfitta delle ultime 20 partite disputate in quello stadio che ci sta così poco simpatico, a pelle, fin dall’inizio. Si “vola” anche a -5 da quota .500, per una classifica di 68-73 e una distanza dalla boa di galleggiamento che probabilmente eguaglia la situazione peggiore dell’anno (perdonate se non vado a controllare). Ma insomma, a dirla tutta, chissenefrega.

Dopo due match sul filo dell’equilibrio, anche la terza partita si è confermata in linea con le altre, ovvero con dei Giants tutto sommato presenti sul campo, vogliosi di lottare, ma perdenti nel finale. E, sarei pronto a scommetterci, non perdenti per volontà. No no, loro si impegnano, ma così stanno le cose. Trevor Story ha indirizzato il match dalla loro parte; non uno, non due, ma tre fuoricampo, tutti e tre contro uno Suarez che se lo sognerà per le prossime disturbate notti. Che dire, noi siamo già bravi a far diventare fenomeno chi non lo è e ad esaltare le caratteristiche di chi già è buono. Così stavolta è toccato a Story fare il Goldschmidt di turno, o l’Arenado di turno, visto che l’Arenado originale in questa serie se n’è stato piuttosto quieto. Ma qualcun altro deve sempre diventare l’eroe.

Suarez sul monte ha quindi disputato un match piuttosto negativo; ok che a Coors Field puoi subire un fuoricampo pure da uno spettatore, ma quando ne pigli tre non è certo segno di una prestazione spumeggiante. Dopo 2 match molto molto positivi, è tornato su livelli abbastanza standard per il suo valore, se non addirittura al di sotto. Ma d’altronde abbiamo visto che vince solo se disputa grandi partite, perché è chiaro che se aspetta una super giornata dell’attacco, allora campa cavallo. L’attacco ha battuto 9 hit, andando 1 su 9 con RISP; loro 1 su 4, con il bombardiere in giornata di grazia. La sconfitta è presto spiegata e la voglia di raccontarla nei dettagli viene decisamente meno.

Parliamo di chi ha fatto bene, che almeno scriviamo qualcosa di positivo. Aramis Garcia, al suo secondo fuoricampo in 7 at-bat, un ritmo interessante in questo debutto di MLB. Fuoricampo ovviamente agevolato dal campo e che non avrebbe certo fatto a San Francisco, ma va bene anche così. Austin Slater, 2 hit e 1 RBI per una media battuta di .286. Si sta confermando e ciò gli fa onore, dato che aveva la grossa responsabilità di essere il mio pupillo.

Male Gorkys, che era però reduce da 2 home run in due partite, e soprattutto Shaw, che sta soffrendo il debutto nelle Majors al contrario di Garcia. Altro 0 su 4 e media di .071. Praticamente ha battuto solo una valida, ed è stata un fuoricampo. Sarebbe curioso se non giocasse mai più in MLB solo per conservare questa folle statistica.

In nome della brevità del presente post, andiamo a parlare del futuro, anche perché nel presente non c’è troppo da rallegrarsi. Almeno il futuro è incerto, invece. Riposo oggi che è giovedì, serie del weekend in trasferta contro i Brewers, ai quali servono vittorie come il pane. Stavolta anche basta con i favori, anche se a dir la verità perdendo allontaneremmo le speranze dei Dodgers di passare per la wild card. Ma così non ce la si cava più e rischiamo di esagerare.

Gara di venerdì tra Holland ed il 30enne Chase Anderson, che ha una ERA di 3.96 stagionale, più alta di Holland stesso. Sabato toccherà a Stratton contro Gio Gonzalez, in discreta caduta libera nelle ultime uscite. Una partita che sulla carta promette molti punti, se solo avessimo un attacco. Ultimo match domenica sera alle 20.10 con Bumgarner a vedersela con Zach Davies, appena rientrato dopo essere stato assente da fine maggio. La sua ERA è di 4.88 e ciò certificherebbe che in teoria a livello di pitching duel partiremmo favoriti. Già, ma il punto è che serve battere e noi da questo punto di vista marchiamo visita da un bel pezzo.

Comunque sono sfacciatamente ottimista e confido che almeno una su tre si possa portare a casa. Sono partite inutili, è vero, ma ricordiamoci che a fine mese termina tutto per noi, dopodiché toccherà aspettare marzo per rivedere i nostri disgraziati in campo. Per cui, facciamo la scorta per l’inverno.

Forza noi, come al solito (o quasi).

Giants at Rockies gara 2 (2-6): bullpen in pappa, niente favori a LA

Posted in Resoconti on 5 settembre 2018 by Mat
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Credits: coverthespread365.com

Beh, dopo la partita di stanotte mi sono chiesto: “ma che lo faccio a fare il blog, oggi?”. In effetti non si trova molto da parlare in una situazione che ci vede completamente demotivati e, anzi, spinti quasi alla sconfitta per non favorire i bulletti blu. Perdere e perderemo, così dunque è stato fatto. Già, non è mai bello né etico giocare per perdere, ma sicuramente i ragazzi si sono impegnati per vincere. Per cui se noi vagamente ci consoliamo con la sconfitta, non finiremo all’inferno per tutto ciò.

C’è anche da dire che almeno a giudicare dal comportamento in campo, siamo irreprensibili. Non è che sbrocchiamo subito andando sotto 12-0 per poi trascinarci stancamente fino al termine. No, siamo intrattenitori, mica gente poco seria. In gara 1 abbiamo rimontato da 2-7 a 8-7, in questa gara 2 siamo passati subito in vantaggio e poi, dopo aver subito il pari, siamo tornati avanti nel 7° inning, nel terzo finale di gara. Quindi insomma, ben presenti sul campo. E che ci importa se alla fine va male? In fondo non è finita nemmeno in walk-off e, per giunta, abbiamo fatto fare a Pennellino Rodriguez pur un’ottima figura, dato che la sconfitta non è in alcun modo imputabile a lui.

Prima del match, la notizia di due call-up: sappiamo che settembre è il mese in cui si può espandere il roster, così Bochy può approfittarne per buttare tutti nella mischia, posto che è una cosa che a prescindere lui cerca di fare, quasi compulsivamente. Però, ecco, data la situazione, questo mese diventa una sorta di spring training autunnale pre-spring training reale: i ragazzi si giocano delle carte che poi dovranno confermare la prossima primavera. Così ecco richiamato Ryder Jones e soprattutto a sorpresa Abiatal Avelino, recentissimo arrivo nella trade che ha portato Cutch a New York. Una chiamata che probabilmente nessuno si aspettava ma a questo punto tanto vale correre il rischio e fargli fare un po’ di at-bat in queste ultime partite; male non gli fa, così prende un po’ di confidenza con l’ambiente e sai mai (c’è sempre questo intimo desiderio) che esploda e diventi il nuovo Barry Bonds. Noi saremo qui, inflessibili, e pronti a bollarlo subito come fenomeno o pacco dopo un turno di battuta. D’altronde la nostra è una virtù: ci piace essere morigerati e riflessivi.

Il lineup del giorno vedeva uno Slater retrocesso da leadoff a panchinaro, con Blanco primo nell’ordine e Shaw tra i titolari, mentre l’infield era il classico con Longoria, Crawford, Panik e Belt da sinistra a destra. Chiuderanno con 3 su 15 complessivo (2 per Panik, 1 per Belt).

Pronti via e pam-pam, singolo di Blanco con rubata e singolo di Panik per lo 0-1. Caspita, che voglia. Peccato che da lì in poi bisogna attendere il 3° inning per un’altra validuccia (ancora di Panik) e il 6° per quella successiva. Insomma, il solito attacco sfavillante che ben conosciamo.

Loro pareggiano nel 2°, con l’unica macchia della prestazione di Pennellino (nota a margine, il suo compare Pennellone è stato messo nella 60-day DL; ci rivediamo forse mai) che corrisponde al fuoricampo solo-shot di David Dahl. È 1-1 e la situazione non cambierà fino ai fuochi artificiali del 7°, anche se saranno quasi esclusivamente tutti di marca Rockies.

Inizialmente ci facciamo sentire con il fuoricampo di Gorkys, numero 15 dopo aver realizzato quello numero 14 in gara 1. Vale un punto solo perché Hundley dopo il suo singolo si fa eliminare tra le basi. Cambierà poco alla fine, perché i Rockies nella bassa del 7° inning fanno bisboccia nei confronti di un nostro bullpen in versione scolapasta.

Pennellino infatti lascia la contesa a fine 6° e noi proseguiamo con Moronta sul monte. Moronta uguale rimonta, degli avversari: il primo battitore va out ma è l’unico. Arriva infatti il fuoricampo di McMahon per il 2-2, poi un singolo, un walk, un walk intenzionale (come se ce ne fosse stato bisogno) e l’ingresso di Blach al quale segue un mega triplone di Carlos Gonzalez che spazzola le basi per il 5-2 Colorado. Non è finita, perché grandinano ancora walk, sia intenzionali sia no, anche da parte di Dyson. L’ultimo di questi vale il 6-2. Per pietà, basta così, davvero.

Il match infatti finisce così, noi battiamo un singolo con Slater nel 9° ma non succede assolutamente nulla. Spiace, dodgersiani, spiace.

Note negative del match:

– Moronta: disastro sul monte. Potrebbe pure essere un titolo di un film, invece ci limitiamo alla dura realtà. Annata affidabile per lui, ma ogni tanto si imbizzarisce come un cavallo fuori controllo.

– Blach: non voglio essere cattivo, non voglio essere cattivo, non voglio essere cattivo.

– Dyson: aspira walk quasi come la polvere.

– Shaw: ci capisce poco, resta una sola valida ad oggi, anche se comunque con pochissimi at-bat. L’idea è che voglia battere solo per il fuoricampo, ma così non si va lontano. Ad ogni modo, gli va dato spazio per tutto il mese, assolutamente.

Note positive:

– Panik: due hit tra cui un RBI. Ovviamente non gli basta per salvare una stagione fin qui molto sottotono al box di battuta. Di lui si ricordano game 1 e 2 di inizio stagione. Poi, il buio.

– Gorkys: 15 home run in 357 at-bat. Prima di quest’anno, 5 home run in 681 at-bat. Quando la matematica sbarella.

– Jones: 1 su 1 dopo il nuovo call-up. È tempo di far vedere che può dire la sua in MLB.

Gara 3 ancora in nottura, tra Suarez e Senzatela; quest’ultimo con un ERA di 4.88 stagionale. Ne abbiam perse 17 delle ultime 19 a Coors Field, che dite, facciamo 18 su 20?

Giants at Rockies gara 1 (8-9): rimonta, ma col buco

Posted in Resoconti on 4 settembre 2018 by Mat
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Credits: nbcbayarea.com

Eh sì, cari amici bulletti dodgersiani, credevate che vi avremmo fermato i Rockies, vero? Vi abbiamo anche illuso di farcela, con una rimonta spettacolare da 2-7 a 8-7. E invece no, perché siamo cinici, perché vi vogliamo così bene che pensiamo che la pagnotta dovrete sudarvela con le vostre forze. Così nulla, abbiamo perso, quanto ci dispiace.

Beh, in realtà un po’ ci spiace davvero, perché sarebbe stata proprio una vittoria piacevole, visto l’andamento del match. Un inizio tremendo che ha probablmente invitato tutti i tifosi italici a passare la serata su Netflix piuttosto che su MLB.tv, un prosieguo sulla stessa falsa riga dell’inizio, ma una parte centrale di match che ha visto il riscatto arancionero. Già, ma il finale non è stato di quelli divertenti, anche se quantomeno si è evitata una sconfitta in walk-off. Di questi tempi ci si aggrappa a tutto pur di accontentarsi di qualcosa.

Tornavamo nel simpaticissimo Coors Field, per una volta la ricetta giusta per il nostro attacco brillante come i lumini del cimitero. Il punto è che Coors Field dà, ma Coors Field toglie; così quando un apparente innocuo poppone di Story diventa un fuoricampo, si capisce che pure stavolta non ci sarà granché da festeggiare. Bumgarner si piglia due home run da 2 punti senza riuscire a fare un singolo out. E il pomeriggio denveriano si mette male per i nostri colori.

Un lineup naïf proposto da Mister Bochy vede Slater da leadoff, d’Arnaud in prima, Hundley dietro al piatto e Tomlinson in seconda, oltre a Pence in esterno. Carte mischiate dunque, o più probabilmente carte buttate a caso sul tavolo sperando esca la combinazione vincente. Visto l’inizio disastroso, si può fare solo meglio, ed ecco infatti che Gorkys nel 3° inning butta fuori la palla per il punto del 4-1, che corrisponde al 14° fuoricampo personale della sua stagione sicuramente stupefacente dal punto di vista delle long ball.

Nel 4° accorciamo ulteriormente, con d’Arnaud che batte un leadoff double e ruba la terza, e con Longoria che intimidito dalle parole scritte su queste pagine vuol farsi perdonare e batte molto lungo, per una sacfly che vale il 4-2. Non abbiamo ancora finito di incassare però, visto che nel 5° ne vanno due in base con un HBP e un errore di Tomlinson; così Story punisce con il suo secondo fuoricampo di giornata e il terzo complessivo (il primo era stato realizzato da LeMahieu). 7-2 Rockies.

Ecco però la potenza di fuoco Giants, che abbiamo tenuta nascosta volontariamente in queste ultime settimane per non scoprire le carte in vista di un poderoso 2019. A volte però non resistiamo e la mostriamo tutta, nella sua imponenza e maestosità. Nel 6° l’RBI di Crawford fa entrare un punto; nel 7° con due in base, ancora il magico Longo colpisce duro, per un triplo che accorcia sul 7-5. Paura eh? Sì, perché facciamo tremendamente sul serio. Nell’ottavo completiamo il rimontone con arroganza: Hanson sente l’odore del sangue e da Muhammad Ali che si rispetti la sbatte fuori da 2 punti per il pari. Ma mica è finita: Chris Shaw entra da pinch-hitter e batte la sua prima valida nella vita in MLB. È un altro fuoricampo per noi, è l’8-7. Giganti.

Bene, abbiamo visto che si può rimontare, pure con i giovani (singolo anche per Garcia da PH), ora non resta che fare lo scherzetto ai Dodgers, ovvero perderla. E lo facciamo con stile, senza soffrire troppo. Siamo ancora nell’ottavo quando entra Watson che concede singolo, doppio e ancora singolo. L’ultimo di questi, di Cuevas, fa entrare i due punti di pareggio e sorpasso.

C’è ancora un nono inning, ma stavolta mettiamo le idee bene in chiaro: non bisogna far nulla. Così ci becchiamo tre strikeout su tre; finisce lì, a tarallucci e vino.

Note negative del match:

– Bumgarner: una stagione complessivamente positiva la sua, finora, ancorché giocata solo in parte. Premessa doverosa. Ma Coors Field è capace di tutto ed il suo contrario, pure di far fare un complete game shutout a Barry Zito, un evento che ancora oggi al solo pensiero mi fa accapponare la pelle dall’emozione. Così mette assieme una prestazione bruttarella, partendo male e tirandosi su non a sufficienza, perché poi incassa ancora. L’attenuante del campo però gli va concessa.

– Watson: altro di cui complessivamente non ci possiamo lamentare troppo, data la sua ERA stagionale di 2.91. Un po’ di sabbia nel motore però negli ultimi tempi, con questo match abbastanza esplicativo in tal senso. Ci sarà anche l’anno prossimo.

– Slater: giusto per non usare sempre la carota. Va 1 su 5 da leadoff, e quell’uno è anche piuttosto fortunello. Da lui mi aspetto di più, anche se nel singolo match chiaramente può succedere di tutto. Negli ultimi tempi sta giocando assiduamente, resto convinto di dover investire su di lui per la stagione che verrà.

Note positive:

– Shaw: benvenuto nel baseball che conta. Fuoricampo come prima hit in carriera e buon promettente potenziale, di cui si è visto nelle Minors. Probabilmente lo si vedrà nel prossimo spring training per giocarsi una maglia.

– Longoria: sacfly e triplo per 3 RBI. Sarà bene fare un buon settembre caro Evan, ché altrimenti siamo qui a chiederti spiegazioni. E non siamo tipi simpatici.

Gara 2 in notturna, con Pennellino Rodriguez a sfidare il giovane German Marquez, ERA di 4.11 stagionale ma di 2.17 nelle ultime 7. Molto in palla, dunque.

Noi, a meno 3 da quota .500, dovremo decidere se iniziare a ritornare a quota di galleggiamento o fare un altro scherzetto agli spendaccioni in blu. Ovviamente, tutto dipenderà da cosa sceglieremo di fare.

Fine vacanze, come stanno i Giants? Guarda, mamma, senza attacco

Posted in Resoconti on 3 settembre 2018 by Mat
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Credits: zimbio.com

Ma bentornati cari amici lettori! Bentornati voi o bentornato il vostro blogger di fiducia? Bentornati entrambi, direi. Sì, mi dico bentornato da solo, partiamo subito forte. Ma dunque, era proprio necessario tornare? Forse no, data la situazione dei nostri. Devo dire la verità: per quest’ultima serie speravo davvero di vincere gara 2 perché, sapendo che avremmo sicuramente perso la terza, avremmo ripreso a scrivere con una classifica ancora perfettamente a quota .500. Invece no, disdetta, siamo 68-70, a -2 dalla fatidica quota, per una stagione che nonostante tutti i cambiamenti che inevitabilmente avvengono in essa, è stata incredibilmente costante quanto a classifica. Certo, stiamo palesemente arrancando, ma la stella polare del 50% di vittorie è rimasta lì, sempre in zona o quasi. Per cui che ne sarà di questo settembre?

Ci restano otto serie da giocare, tre per otto uguale ventiquattro, che sono le partite che ci mancano da qui alla fine. Nell’ordine, Colorado e Milwaukee in trasferta, Atlanta e Colorado in casa, San Diego e St. Louis in trasferta, San Diego e Dodgers in casa. La classifica? Come detto non abbiamo più nulla da dire quanto a lotta per la postseason. Sì, sarebbe bastato un pochino di più per lottare davvero fino alla fine, ma a quel pochino di più non ci si arriva come dirlo. Evidentemente ci è mancato ed è giusto stare a guardare.

In testa alla division, con una classifica davvero interessante, ci sono i puffi, che dovrebbero ringraziarci ogni giorno per aver fermato Arizona due volte su tre recentemente. Hanno mezza partita di vantaggio proprio su Arizona e una su Colorado. La volata settembrina si preannuncia dunque infuocata, con noi che purtroppo saremo solo arbitri della contesa. La rivalità contro i Dodgers ci suggerirebbe di dare semaforo verde nelle sei partite contro Colorado e di sputare sangue nell’ultima casalinga contro LA, ma non è che tifando pro o contro cambierà ciò che succede. I giocatori comunque daranno quello che avranno e probabilmente non servirà nemmeno tifare troppo contro, perché è più probabile perdere piuttosto che vincere. Ma vedremo. Per non sbagliare, noi tiferemo comunque Giants, poi il resto si farà da sé.

Comunque, in questo mese d’assenza e di allegra bisboccia vacanziera, devo dire che almeno personalmente ho scelto di non rovinarmi troppo le giornate, ovvero evitavo di scendere eccessivamente nei dettagli delle partite, visto il loro andamento. Guardavo il risultato, un’occhiata al box score, qualche veloce highlights, e stop. Avevo lasciato i Giants a fine luglio con un record di 55-54 e li ritrovo a settembre con un record piuttosto simile, è vero, ma con il cuore centrale di agosto che di fatto ci ha tagliati fuori definitivamente. Le partite giocate tra ferragosto e il 22 sono quelle che ci hanno segnato, con 6 sconfitte su 7, nell’ultima contro i Dodgers e soprattutto nelle tre di Cincinnati e in un paio contro i Mets. Lì abbiamo chiuso baracca. Poi, è vero, ci siamo ripresi ancora una volta grazie ad un super pitching, ma è emersa una carenza offensiva colossale. E come si fa a giocare senza più attacco?

Inoltre, la squadra si è modificata molto negli ultimi giorni, praticamente si è rivoltata come un calzino. Abbiamo salutato McCutchen, che si è presentato come da diktat in maglia Yankees con la barba rasata a zero. Abbiamo salutato Posey, anche se per fortuna non perché si è accasato altrove, bensì per una delicata operazione all’anca che dovrebbe rimetterlo in forze per il 2019 (forse non per l’inizio). Abbiamo salutato Duggar, che si è lussato una spalla e pure lui è stato messo off fino alla fine dell’anno. Senza dimenticare che abbiamo fuori fino a fine anno pure il Pandone, abbiamo fuori Pennellone (non proprio una pessima notizia) fino a chissà quando, abbiamo fuori Cueto fino al Tremila, e negli ultimi giorni si è fatto male pure Crawford, che ha saltato l’ultima serie e che comunque in attacco faceva meno male di un moscerino ad un alligatore.

Insomma, grossi cambiamenti, e va pure detto che con tutto ciò è già quasi un miracolo essere dove siamo a livello di classifica. Il nostro pitching agostano è stato di grande livello in alcune fasi, degno di lotta per il titolo, e questo è un merito dei vari Bumgarner, Rodriguez, Holland e pure di un rinvigorito Stratton. Oltre che del bullpen, da menzionare, pur con qualche falla. Il problema è stato ed è tuttora un attacco inesistente, ma nel vero senso della parola. Non si batte mai, abbiamo messo assieme una valanga di partite dove si sono battute 6 o 7 hit quando erano veramente tante; è chiaro che in questo modo vincere diventa una missione ai limiti dell’impossibile.

I vari Belt, Panik, Longoria, Crawford, Hundley, Pence, d’Arnaud stanno rendendo a livelli infimi. Il magico Longo ogni tanto la butta fuori ma sono più le volte che ci fa arrabbiare, e per fortuna che ultimamente non ho visto partite; mi basta leggere la media battuta. Belt dopo una prima fase di stagione notevolissima, ha smesso totalmente di giocare. Tra luglio e agosto ha battuto la bellezza di UN fuoricampo. Si può? Evidentemente sì.

Panik sta precipitando nell’abisso dei signori nessuno e diventano alte le probabilità di fargli ciao ciao con la manina a fine stagione. Crawford ha pagato la sua BABIP alta tornando ai suoi bassi livelli al piatto; la matematica non si sbaglia mai. Pence e d’Arnaud rappresentano due soluzioni impraticabili e pertanto dannose sul lungo periodo. Uno perché ha già dato il suo meglio e comunque lo possiamo ringraziare di tutto, l’altro perché è evidente che non può rendere come un grande giocatore. Questo per dire solo alcuni. Che dire invece del mio pupillo Slater? Che, pur non su livelli eccelsi, è l’unico a trascinare la baracca, visto che numeri alla mano, con .278 ha la media più alta dei giocatori attivi in questo momento. Chi risponde sul fatto di non averlo impiegato per mesi? Mister Bochy, ovviamente; ma temo che questa domanda non gli sia mai stata posta.

Un altro che salverei è Alen Hanson, che con i suoi limiti tecnici sta lottando sempre, e bene o male riesce a dare il suo contributo mantenendosi su medie accettabili. In mezzo al nulla, lui comunque si fa notare, e non è poco. Sono convinto che se avesse dei compagni più produttivi e una squadra in piena lotta per il titolo, lui darebbe ancora di più, perché vive di questo entusiasmo, è la sua energia. Per cui mi auguro possa avere altre chances l’anno prossimo.

C’è da menzionare qualche novità: intanto il ritorno dei pendolari, ovvero Kelby Tomlinson e Gregor Blanco, soprattutto il primo grande specialista dell’andirivieni. E poi i due debuttanti: Chris Shaw, outfielder promosso al posto di McCutchen, e Aramis Garcia, vice del vice-catcher, per cui ora vice e basta, data l’assenza di Posey. I due non promettono sfracelli, ma un po’ di sana MLB a babbo morto può far loro solo bene. Shaw, che ha 24 anni, ha giocato tre partite rimanendo ancora senza valide, ma ha battuto il primo RBI della sua vita nelle Majors (una sacfly) in gara 1 contro i Mets venerdì scorso. Garcia, 25 enne, ha giocato solo un match ad oggi, e la sua prima hit in MLB è stata un fuoricampo; poi è arrivata un’altra valida con RBI. Buon inizio per lui, e speriamo possa avere più spazio in questo mese finale, al posto di un Hundley che sta arrancando come quasi tutti gli altri.

Un’ultima nota in questo post-minestrone di fine vacanze. Al posto di McCutchen sono arrivati due ragazzotti che non promettono faville, ma la nostra farm è talmente ridotta all’osso che valgono comunque più di quelli che abbiamo (escludendo ovviamente Joey Bart, che ci aspettiamo in MLB tra un annetto di questo periodo). Abiatal Avelino, un 22enne infielder irpino in calo di rendimento ma comunque ancora discreto in prospettiva (scherzavo sull’irpino), e Juan De Paula, un pitcher 20enne classificato come un biglietto della lotteria, che quindi può uscire vincente come anche no. E solitamente le lotterie è più probabile perderle.

Sta di fatto che abbiamo rinunciato ad un giocatore che per settembre non ci sarebbe servito, risparmiando denaro, facendo giocare dei ragazzi al suo posto e acquisendo due ragazzi. Inoltre Cutch sarà comunque free agent a fine stagione, e corre voce che i Giants siano intenzionati a ripigliarselo. Farebbero bene? Probabilmente no, ma se il mercato non offre altro si potrebbe anche fare, low cost. In fondo il buon McCutchen, per quanto clamorosamente sotto rendimento rispetto agli anni d’oro, ha fatto comunque meglio di praticamente tutto il resto del roster in questo ultimo periodo.

Oggi si riparte da Denver, si gioca in diurna perché negli USA è il Labor Day. Bumgarner sfiderà Anderson, alle 21.10. Vediamo di tornare anche noi con l’appuntamento quotidiano durante la settimana, per quest’ultimo mese. Chissà che pure l’attacco non si dia una sveglia, visto che altrimenti ricominciamo con le minacce e le intimidazioni. Forza noi, sempre, comunque e nonostante i nostri fegati ormai consumati.

Giants at Padres gara 2 (3-2): vacanze d’agosto con il sogno rimonta

Posted in Resoconti on 1 agosto 2018 by Mat
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Credits: santamariatimes.com

Ebbene sì, siamo arrivati all’ultimo post del nostro blog che accompagna le peripezie dei nostri Giants sin dal loro esordio stagionale, qualche mese fa, quando il clima era meno crudele di questi calienti giorni. Per ultimo post si intende chiaramente non per l’eternità (si spera) ma solo per la pausa agostana, che consentirà al nostro pluri-impegnato staff di Sfgiantsitalia di godere delle meritate vacanze. Che poi chi scrive in queste pagine al momento è uno solo, ma la pagina Facebook è pluri-gestita e siamo talmente nazional-popolari da andare tutti in vacanza in agosto.

Pertanto, il qui presente blog non verrà aggiornato per un po’, indicativamente dovremmo tornare tra l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre, ma visto il margine di incertezza potrei consigliare ogni tanto di dare un occhio per vedere se c’è qualche novità giusto per dare un po’ di click gratis, ché tanto non ci guadagneremo comunque nessun soldo, ma il click fa statistica, e noi amiamo le statistiche, nevvero?

Quanto alla pagina Facebook, nelle date comprese tra il 5 e il 20 potrebbe non essere sempre aggiornata, o andare in forma ridotta, un po’ come quando i telegiornali fanno/facevano sciopero; tutto ciò solamente per non sovraccaricare i nostri ragazzi di una pressione psicologica che potrebbe compromettere le loro prestazioni. Pensate un po’ a Longoria quanto si sentirà alleggerito al piatto senza che le scomode pagine del blog italico gli scrivano ogni due giorni “se non inizia a battere seriamente bisogna mandarlo via a pedate, ‘sta disgrazia”. Oggettivamente siamo pressanti e i giocatori si sentono in difficoltà. Per cui li lasciamo liberi di sbagliare per qualche settimana, e chissà che non funzioni.

Oh, se dovessimo infilare una striscia di vittorie eccezionale potremmo pure non rientrare fino a fine stagione. Che qui con la scaramanzia non si scherza.

Però, come già detto nei giorni scorsi, non scrivere non vuol dire lasciar soli i nostri, a maggior ragione dopo tre vittorie consecutive che hanno riportato un po’ di fiducia e qualche speranziella per il futuro. Per cui il tifoso Giants, sia che si trovi nell’affollatissima spiaggia di Jesolo, che stia percorrendo la pericolosa Carretera della Muerte in Bolivia, sia che stia facendo trekking tra i fiordi norvegesi o sia in safari al Kruger Park sudafricano, avrà sempre un occhio al suo fedele dispositivo per verificare la situazione dei suoi ragazzi, connessione web permettendo. No, il tifoso Giants non abbandona la nave in agosto, nemmeno in vacanza. Che poi nemmeno tutti vanno in vacanza, per cui va anche riconosciuta e onorata la fedeltà di chi passerà il ferragosto a casa a fibrillare per l’arancionero.

E dunque dicevamo delle tre vinte di fila, che restituiscono un po’ di fiducia per il mese che va a cominciare e che danno modo di avere ancora un senso per giocare i restanti due mesi di partite. Siamo ovviamente sempre attorno a quota .500, stavolta un match sopra, per una stagione che ormai senza dubbi si chiuderà 81-81, ma nonostante questa certezza è doveroso provare a far di meglio. Dei tre match vinti, l’ultimo contro Milwaukee è quello in cui si è fatto meglio, anche se è arrivato per una sorta di legge dei grandi numeri dopo che i Brewers avevano pasteggiato su di noi nei tre match precedenti. Le due vittorie a San Diego sono preziose in quanto ottenute su un campo che negli ultimi anni ci ha dato pochissime soddisfazioni, però sono state due sfaticate contro una squadra che è andata in vacanza ben prima di noi.

Insomma, fiducia sì ma come vedete nemmeno troppa, conoscendo i nostri polli è lecito pensare che poco sia cambiato rispetto a una settimana fa, a due settimane fa, a un mese fa, a due mesi fa, eccetera. Però oh, intanto queste ultime le abbiamo vinte e chissà mai che non siano le partite del rilancio; la speranza bisogna avercela sempre e oltretutto è alimentata da una classifica che improvvisamente ci vede nuovamente “in corsa”, appena qualche giorno dopo aver sentenziato che era finita. Forse è il solito karma, basta dire una cosa che succede l’opposto. La stagione del baseball è un karma continuo, sempre, da aprile a settembre. Che fatica però che deve fare ‘sto karma, non perdendosi mai nemmeno una cosa che diciamo/scriviamo.

Prima di parlare di questo ultimo incontro, c’è da aprire il capitolo sulla trade deadline, che era fissata per ieri alle 22 italiane. Beh, un mercato molto attivo il nostro, va detto, dei Giants realmente scatenati. Acquisti, cessioni, scambi, grandi movimenti di denaro, rumors che si rincorrevano, giocatori presi come piovesse, via finalmente i ferrivecchi, tifosi impazziti in aeroporto ad accogliere i nuovi beniamini. Sì, un tripudio di emozioni davvero.

Il totale sommato tra arrivi e partenze è a quota .500, giusto per non perdere di vista mai la stella polare del 2018: 0 acquisti e 0 cessioni. Questa quota .500 che torna in ogni dove, è talmente entrata nel midollo che anch’io quando faccio la spesa incosciamente mi trovo a comprare 8 albicocche, 8 pesche e 8 mele. E se per caso prendo 7 carote poi compenso con 9 zucchine. Tutto per restare sempre a quota .500, così come questo mercato.

In questo caso si è scelto di seguire il consiglio della nonna: per evitare di fare stupidate, meglio non fare nulla. Che dire, l’approviamo? Non avrei voglia di essere ipercritico con la società, ma è inevitabile dire qualcosina. La perenne indecisione tra l’essere buyers e sellers ha portato all’immobilismo, un po’ come l’asino di Buridano che avendo di fianco due cumuli di fieno uguali non sapeva quale mangiare per primo e nell’incertezza morì di fame. Così siamo noi: “nella mediocrità che facciamo, vendiamo o compriamo? Mah, non saprei. Beh ragazzi, se ci chiedono McCutchen magari possiamo cederlo, che dite? Ci costa quanto un affitto di un trilocale a Portofino, liberiamocene, sì dai. Come dire, mancano 24 ore alla fine del mercato? Vabbè, diciamo che siamo disposti ad ascoltare eventuali offerte. Ah, non arriva nessuna offerta. Ok. Allora compriamo! Sì dai, compriamo, ne abbiamo vinte due di fila e stiamo tornando in corsa per vincere! Compriamo! Chi compriamo, ragazzi? Boh, non ho nessuna idea. Avevi in mente qualcuno, tu? No, neanche uno. Beh, possiamo comprare un rilievo, no? Quelli fanno sempre comodo e almeno i tifosi vedono che ci siamo mossi. Ma ragazzi, mancano poche ore, non abbiamo nessun piano. Ok, diciamo che non compreremo nessuno perché non vogliamo dare giocatori della nostra farm in cambio. Ma la nostra farm è la peggiore di tutta la MLB, chi vuoi che ci creda? Ma sì, noi tiriamo in ballo la farm, tanto le Minors non sono seguitissime e chisseneimporta di chi avremmo potuto mandar via. Ok, a posto ragazzi, ci vediamo a ottobre in offseason”

Ecco, in soldoni il vertice del mercato del front office dev’essere andato all’incirca così; si naviga a vista, per non dire completamente al buio, e quello che pare risaltare fino a questa parte dell’oceano è l’assoluta mancanza di un progetto che possa essere a medio o a lungo termine. In preda all’indecisione totale, non si sa se effettuare un rebuild duro e puro oppure se restare nel limbo tra l’avere un’ottima squadra e una squadra scarsa, inserendo ogni tanto qualche elemento o sperando che qualcuno improvvisamente sbocci dalla farm, vedasi quest’anno il caso di Pennellino o di Suarez, ma sostanzialmente negandoci la possibilità di avere una squadra che lotti per il titolo a breve termine e tantomeno per un arco di tempo più lungo.

Ciò che emerge è dunque un tentativo di spacciare quelli che sono tappabuchi o nomi di (ex) grosso calibro per pedine decisive per una ricostruzione già in corso e che non parte dalle fondamenta, bensì è già ad un livello superiore, di una squadra che non ha alcuna necessità di un rebuild toutcourt. Ma non è così che si fa. O si aggiungono una o più pedine ad una squadra già formata e competitiva (spiace nominare proprio loro, ma Machado e Dozier sono due nomi nuovi di una squadra che conosciamo), oppure si tira giù il castello e si riparte, com’era già doveroso fare a metà della stagione scorsa, con una squadra in stato comatoso. Così invece si rimane in un confuso mix in cui nessuno ha ben chiaro ciò che è e ciò che sarà, e soprattutto chi ha il potere di decidere non trasmette alcuna fiducia.

Cosa aggiungere? Che se il karma legge proprio tutto, quest’anno andiamo a rimontare e a vincere il campionato, pur di smentire le nostre critiche.

Andiamo dunque a ricapitolare in breve la nostra gara 2 a San Diego, nella quale il nostro Pennellino Rodriguez si è confermato su livelli molto buoni, mantenendo sempre affidabilità per tutto il match (carrier high con 112 lanci) e in generale per tutta la stagione. Si parla di Rookie of the Year per lui e, visto che non conosco di preciso la situazione delle altre squadre, non ho la minima idea se lo meriti o no, ma: 1- non mi interessa più di tanto, per non dire per nulla, 2- che lo vinca o meno e che mi interessi o meno, la sua stagione è comunque molto positiva, 3- mancano ancora due mesi. Come qualche tempo fa si parlava di MVP per Crawford (eresia notevole, pur con tutta la stima per lui) ora si parla di ROY per Pennellino ma ciò deve servire soltanto come ulteriore apprezzamento per un giocatore che ha fatto davvero bene, probabilmente meglio delle aspettative dei più ottimisti.

Un punto concesso nel 1° con l’RBI di Hosmer non ne ha compromesso il resto, che ha chiuso a 7 inning, 3 hit, 3 walk e 7 strikeout. Ha abbandonato la contesa a fine settimo, con i nostri avanti per 2-1, visto che una sacfly di Mister Muscolo Gorkys prima e un fuoricampo di quello che doveva andar via McCutchen poi avevano ribaltato il match. E voi volevate cedere Cutch? Guardate cosa vi sareste persi, eretici. Ottavo inning in banca con Moronta, uno dei nostri migliori rilievi, ma solo in teoria, perché i Padres pareggiano pur su un doppio gioco girato dalla nostra difesa, visto che walk e singolo in precedenza ne avevano messi due sulle basi. Prima del pari però avevamo sprecato l’impossibile, riuscendo a non segnare con le basi piene e nessun out, con tra l’altro un wild pitch del rilievo locale che va a rimbalzare sui tabelloni alle spalle senza che Longoria si schiodi dalla terza base. Genio.

Così extra-inning, again. Il magico Longo facce sognà tripleggia ad inizio ripresa redimendosi della dormita galattica di pochi inning prima. Con 2 out è Crawford a stampare l’RBI vincente. Basta ciò, perché poi Smith va a prendersi la salvezza con nonchalance.

Note del match, non le facevamo da un po’, iniziamo da quelle positive:

– Rodriguez: caspita, ne abbiamo già parlato, ma vale la pena rimenzionarlo, non fosse altro per certificare che Pennellino >>>>>>>> Pennellone

– Smith: ma quanto gli si vuol bene? Vero acquisto dei Giants 2018. Closer per caso, ma miglior closer degli ultimi anni. Attenzione però, sono ancora troppo poche le salvezze per fare i salti di gioia. L’affidabilità avuta finora però, anche da rilievo, è indiscutibile.

– McCutchen: lo metto in questa rubrichetta perché ha battuto un fuoricampo in fin dei conti decisivo e perché il fatto che con la nostra maglia abbia fatto complessivamente pena non è colpa sua. Lui si impegna, ma questo è il suo valore. Gli abbiamo dato dell’orbo, del finito, del pacco, dell’inutile, e lui non ci ha mai querelato. Ovvio, non l’ha mai saputo. Evviva il Cutch.

Note negative:

– Nessuno: esatto, nessuno. Indulgenza plenaria oggi, per l’ultimo post pre-vacanziero, con compiti per tutti: non deludeteci in questo agosto, ché vi teniamo d’occhio.

PROSSIME SERIE(S)

Vista l’assenza futura, andiamo a guardare il calendario da una prospettiva più grande, ovvero ciò che succederà per tutto il mese di agosto. Innanzitutto oggi ci si riposa e ci si trasferisce nella fresca Arizona, per affrontare i D’Backs, inaspettatamente neo-leader della division (seppur di un’incollatura), in una lunga serie da 4. Inutile parlare dell’importanza di tali partite; riuscissimo a vincerne 3, sarebbe una spinta notevole, proprio quella che stiamo attendendo da un pezzo.

Match-up previsti: Bumgarner-Greinke per gara 1 giovedì notte, Undecided-Corbin per gara 2 (oddio, chi è Undecided, un pitcher nuovo?), Suarez-Buchholz sabato notte, Holland-Ray domenica ore 22. Davvero, chi sarà il nostro pitcher per gara 2? Forse Blach? Oggesù.

La settimana successiva la giocheremo tutta in casa, prima una mini-serie (per fortuna) contro gli Astros, poi da giovedì a domenica contro Pittsburgh. Per chi sarà col fuso orario italiano e vorrà vedersi qualche match ad orario umano, gara 2 contro Houston la giocheremo martedì 7 alle 21.45, mentre domenica 12 alle 22 avremo gara 4 contro i Pirates.

Settimana di ferragosto tutta in trasferta, prima in casa di quelli là, da lunedì 13 a mercoledì 15, tutte in notturna, poi a Cincy da venerdì a domenica, con l’ultima sfida il giorno 19 alle ore 19.10.

Si resterà poi in trasferta per andare a trovare i caldissimi Mets in 4 partite (giovedì 23 agosto gara 4 alle 19.10) e si chiuderà la settimana in casa con l’interlega contro Texas. Due match serali, sabato 25 e domenica 26 alle 22.05. L’ultima di agosto sarà ancora casalinga contro Arizona e contro, ancora, i bollenti Mets. Ma poi sarà settembre, e noi torneremo, con le nostre critiche, i nostri velati insulti, le nostre minacce, ma anche i nostri gratuiti complimenti. Soprattutto con le nostre cretinate, che non mancano mai.

Sempre forza Giants e auguri di buone vacanze a chi le fa (e per chi non le fa, tenete duro e restate in trincea)!

Giants at Padres gara 1 (5-3): le dodici fatiche del Gigante

Posted in Resoconti on 31 luglio 2018 by Mat
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Credits: sfgate.com

Undicesimo inning, 1 out, uomini agli angoli e Dyson sul monte. Beh, c’è un modo diverso di dare la definizione di pericolo? Credo di no. Forse non c’è nemmeno un modo diverso di dire che non ci sono più speranze, invece il baseball sa essere stupefacente, a tratti miracoloso, a volte irreale. Così Hedges, invece di battere normalmente mettendo la palla in gioco, bunta senza senso ovvero senza nemmeno far avanzare a punto l’uomo in terza. La palla viene raccolta da Dyson che tira una schifezza inenarrabile e rimbalzante verso il prima base, in questo caso un certo Austin Slater, che si spende in una presa complicata (eufemismo) e salva capra e cavoli. Vista la mala parata, non c’è altra soluzione che buttare Dyson nell’umido e far entrare Smith che risolve brillantemente la situazione. Si va alla dodicesima fatica erculea dei Giants, dove tutto funziona, e così vissero felici e contenti.

Sfangato dunque questo primo match al Petco, nonostante tutto, nonostante sembrava finita, nonostante una squadra mezza rotta e l’altra mezza mentalmente in smobilitazione. Eppure s’è vinto, e non solo, hanno perso tutte le altre: Dodgers, D’Backs e Rockies. Sembra quasi tutto aggiustato, tutto pronto per una nuova rincorsa, se non fosse che è solo un match e che ci pare già di conoscere quello che verrà. Godiamoci dunque questo e stop. Siamo a 54-54. Toh, quota .500, ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più?

Ci portiamo dunque a casa una partita che era iniziata bene, con un 3-0 al secondo inning frutto di un fuoricampo da 3 punti di un d’Arnaud che tomo tomo cacchio cacchio si sa far sentire. Il vantaggio però viene eroso, anche perché noi non andremo più a segno per altri 8 inning, prima che un altro fuoricampo, stavolta del nostro slugger migliore (sembra ironico ma quasi non lo è) ovvero Gorkys Hernandez ci mandi sul 4-3. Una volta ri-sbloccatici, ne segniamo un altro, con il bloop single di Buster, per un 5-3 che non si schioda più, anche perché con Smith sul monte la musica è quella giusta, a differenza di quella di Dyson che pare un Titanic suonato col flauto da un ragazzino alle prime armi.

Da partente Holland, che si fa solo 5 inning nei quali concede 2 walk e 4 hit (2 punti) tra cui il fuoricampo che per contratto è costretto a lasciare all’attacco avversario. Nel 4° inning è quindi Renfroe ad ottemperare all’accordo, spedendola fuori, mentre nella ripresa successiva arriva il secondo punto Padres, con Gorkys che fa una magrissima figura su una facile flyball perdendo la palla (il punto sarebbe entrato comunque). Fortunatamente abbiam visto che ha avuto modo di rifarsi.

Fuori Holland, dentro Moronta, benissimo per due inning, prima di far entrare disgrazia-Melancon nell’ottavo. Abbiamo visto che non va bene come closer, ma non va bene nemmeno come set-up man, perché la sua presenza è garanzia di brividi quando ci va bene, di punti quando ci va male. In questo caso piove un punto tra le due hit che concede in un inning. Un punto che significa 3 a 3, tutto da rifare.

Extras dunque, con Black e Watson che fanno bene il loro, poi il finale già raccontato, con il nostro attacco che si sveglia appena in tempo prima di evitare qualche altra opportunità di walk-off che non sarebbe tardata ad arrivare. Ma per una volta esultiamo noi.

Oggi siamo in versione short (non parliamo nemmeno di Cueto, la cui TJ surgery è praticamente certa, sigh), per cui veniamo già al sodo: stasera alle 22.10 gara 2 (Pennellino vs. Richard), pochi minuti prima scade la possibilità di trade, con McCutchen in lista di partenza per una cessione, almeno a quanto si è letto ieri. Finalmente qualcuno degli sveglioni nelle alte sfere societarie si è reso conto del pacco preso e pertanto sta considerando la possibilità di liberarsi in fretta di lui, anche in ragione del fatto che: 1- in classifica siamo messi male, nonostante la mini-rimontina degli ultimi 2 giorni. 2- il giocatore sta rendendo la metà rispetto a quanto sperato e quanto speso. 3- il suo addio libererebbe spazio salariale per il futuro. 4- altri outfielder premono per inserirsi, non solo Slater, ma anche e soprattutto Slater (che stanotte ha giocato in 1B al posto di un Panda stirato e probabilmente destinato alla DL).

Quattro ragioni che ne giustificherebbero ampiamente la cessione. Succederà? Lo scopriremo entro le ore 22. Poi c’è gara 2, ultima della mini-serie. Poi, domani, probabilmente l’ultimo post su queste pagine prima della sosta agostana. Ma ci saremo lo stesso, presenti anche quando assenti.