ARI @ SF gara 1 (5-2): vita complicata

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Al termine del primo match contro i D’Backs proviamo un miscuglio di sensazioni, non esattamente positive, ma che spaziano dal disappunto, allo sconforto, per arrivare fino a quella parola “allarme” che però vuol essere tenuta ancora ben lontana, perchè non è il caso di attivare il codice rosso.

Abbiam perso la quarta consecutiva, la prima contro Arizona, e i nostri avversari si sono avvicinati ad una sola partita di distanza; in effetti pareva troppo strano, troppo semplice comandare senza problemi la division con un vantaggio rassicurante e, nell’anno in cui Dodgers e Rockies sono implose, ci voleva un altro avversario degno di tal nome, giusto per rendere complicato il nostro cammino, il qual cammino siamo molto esperti a complicarcelo da soli, come sta avvenendo.

A questo punto c’è da tirare la cinghia per prepararci ad una bella volata finale, che con ogni probabilità ci vedrà coinvolti anche a settembre, a meno di crolli clamorosi di una delle due contendenti (speriamo non noi). Il nostro roster indubbiamente si è rinforzato da una settimana a questa parte, sarebbe ipocrita dire che si è indebolito, ma paradossalmente i risultati non arrivano, forse è un caso, probabilmente è un caso, anche perchè se andiamo ad analizzare in profondità la questione possiamo notare che il vero calo è avvenuto sul monte, e non in attacco.

Le ultime prestazioni dei nostri partenti sono state in ribasso rispetto agli splendidi standard a cui ci avevano abituato; nella prima contro Cincinnati abbiam subito 4 punti con Vogelsong partente che però è crollato già nel 1° inning. Nella seconda con Bumgarner dall’inizio abbiam subito 7 punti totali; nella terza con Zito (ora saggiamente messo in DL a favore del rientro di J.Sanchez) ne abbiam subiti 9. La scorsa notte con Cain sono stati 5 i punti, tutti peraltro racchiusi in un 6° inning sportivamente drammatico, con un Bochy che ha insistito colpevolmente a lasciare sul monte il nostro starter. Di certo abbiam subito più punti del solito, ecco spiegato il “problema”. Pertanto dobbiamo rimanere ottimisti, almeno finchè la classifica resta in equilibrio.

Ora abbiamo di fronte altri due match contro Arizona; entrambi sono un must-win pur sapendo che anche con due sconfitte non possiamo fare tragedie. Ma la serie di 4 gare in programma nel fine settimana contro i Phillies impone di fare bene in queste due gare rimanenti, onde evitare di fare gli inseguitori, ruolo che ci piace un po’ meno rispetto a quello di lepri. Calma e sangue freddo, quindi.

La successione dei punti di gara 1: innanzitutto il lineup dei nostri si presentava modificato rispetto al solito; Bochy, non premiato da Sabean con il leadoff hitter richiesto, si arrangiava con quello che aveva, piazzando a sorpresa nientemeno che Cody Ross primo battitore, scelta quantomeno bizzarra. Ross lo ripagava con un home run al primo at-bat, punendo Bochy per non averlo fatto battere cleanup (che sarebbe stata una scelta ancor più sconsiderata, dato le sue medie, perlatro).

Peccato che dall’home run di Ross al successivo segnale di vita dei nostri passava un’eternità; infatti si doveva attendere il 4° inning per avere un uomo in base (singolo di Beltran) con un Kennedy che macinava inning tenendo un pitch count bassissimo a causa dell’inspiegabile fretta da parte dei nostri di girare ogni palla che transitava. Nel frattempo, Cain lavorava come un dannato e, dopo essersela cavata nel primi inning, prevedibilmente implodeva nel 6°. La successione infatti era simile ai famosi primi inning di Bumgarner: singolo, walk in 4 lanci, singolo per l’1-1, singolo per il 2-1, strikeout, singolo per il 3-1, bunt groundout, singolo per i due punti del 5-1. Dopo tutto ciò, al lancio numero 105, Bochy rimpiazzava Cain; a buoi scappati, la stalla poteva essere chiusa. Ottimo lavoro.

Da lì in avanti, ovvero bassa del 6°, anche noi iniziavamo a farci sentire in attacco, dato che nei primi 5 inning avevamo racimolato qualcosa come 2 misere hits (tra cui l’homer di Ross). Beltran batteva un triplo con 2 out poi non sfruttato da Sandoval mentre nel 7° era Huff a battere il fuoricampo del 2-5; era la speranza di poter rimontare ma rimaneva l’unico punto. Nell’8° infatti Beltran cascava in un sanguinoso doppio gioco con 2 uomini in base mentre nel 9° dopo la prima valida in maglia Giants di Cabrera, era il pinch-hitter Rowand a far spegnere sul guanto di Upton la palla del possibile pareggio.

Note negative del match:

– Cain: male, male, non malissimo, ma male. Se la cava nei primi 5 inning con fortuna e bravura ma nel 6° si fa infilzare dappertutto, anche con un pizzico di sfortuna dato che qualche groundball trova gli spiragli giusti. Metà della colpa è anche di Bochy che si fida talmente tanto di lui da tenerlo in campo nonostante fosse visibile che la situazione stesse precipitando; a volte è successo che ne uscisse indenne, questa volta no. Non è sempre festa.

– Whiteside: a parte l’errore nel tentativo di cogliere rubando un baserunner (da dividere a metà con Cabrera) è al piatto che resta anonimo. Anonimo e dannoso; due strikeout e un poppone sparato al primo lancio dell’at-bat. Non possiamo pretendere da lui quello che non può dare, se Sabean è convinto che vada benissimo così… pace e amen.

Note positive:

– Ross e Huff: il risveglio dei morti viventi? no dai, non voglio essere così cattivo con due giocatori determinanti per il titolo 2010, però obiettivamente erano reduci da un periodo abulico al piatto. Che questi home run possano rappresentare un segnale positivo per il resto della stagione, non possiamo fare a meno di due hitters come loro che hanno la potenza necessaria per essere decisivi.

– Beltran: benvenuto all’AT&T Park, Carlos. Finalmente si mostra propositivo al piatto con un singolo e una bella battuta in zona triple’s alley che lo fa correre per la sua valida numero 2. Un enorme peccato quel double-play nell’ottavo, avrebbe potuto timbrare davvero alla grande il suo esordio in casa.

– Affeldt: sempre preciso, sempre puntuale, sempre affidabile. Questo basta per un giocatore da me pluricriticato per lungo tempo, che però (Romo escluso) è il nostro miglior rilievo.

Gara 2 tra Lincecum e Hudson; abbiam già detto tutto, parola al campo.

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