10 motivi per essere un tifoso dei Giants

Traduciamo fedelmente un pezzo ripreso da MLB yahoo sports proveniente dal blog Big League Stew, sulle 10 cose più belle per un tifoso Giants (la traduzione è a cura di Angelo Cappa)

1. Tim Lincecum
C’era qualche dubbio?
Ogni volta che lancia sembra spezzarsi in due. La sua piccola statura nasconde, in realtà, una
ferocia nel lancio che deriva da una torsione che lui stesso chiama “windup”. Tim è uno spettacolo da
vedere, la sua meccanica è piena contraddizione: un misto di caos totale che porta ad una precisione
assoluta.
Non c’è nessuno come lui, nel baseball.
Godere dei suoi lanci sul monte è una cosa che ogni appassionato di baseball deve fare, e per il
momento siamo noi, fortunati tifosi Giants, ad averlo per almeno altri due anni.

2. AT&T Park
L’AT&T Park è il miglior ballpark nel mondo del baseball.
Solo noi Giants possiamo apprezzarne la bellezza per tutta la stagione.
Solo noi abbiamo un ballpark che si affaccia all’Oceano, alla baia di San Francisco.
Solo noi abbiamo gli home runs che finiscono in acqua.

3. La storia
Andando ad una partita dei Giants, si è completamente immersi nel ricco passato della franchigia.
All’ingresso dello stadio le statue di Willie Mays, Willie McCovey, Juan Marichal e Orlando
Cepeda sono lì per darvi il benvenuto.
Ci sono delle placche che rivestono il muro
nell’esterno destro che celebrano i grandi
eventi accaduti all’AT&T Park, dal 71° home
run di Barry Bonds, alla partita con 16
strikeout del 2006 di Jason Schmidt. C’è una
grossa collezione di cimeli storici, tra le quali
il trofeo delle World Series del 2010.
C’è anche un omaggio ai San Francisco Seals
della vecchia Pacific Coast League, in cui
giocò anche Joe Di Maggio.
La cosa più bella è che la storia non è
mai “ferma”. Mays e McCovey sono spesso
presenti allo stadio, a volte prendendo parte
anche alle cerimonie pre-partita. Ci sono
poche squadre di baseball che abbracciano il
loro passato come i Giants. C’è quasi
un’ossessione, ovviamente tutto a benefico dei tifosi. A ricordarci della storia della nostra
franchigia non ci sono solo statue, ma anche i giocatori stessi che l’hanno fatta!

4. La “Croix de Candlestick”

Candlestick Park era un brutto posto per guardare una partita di baseball, la sera, soprattutto
quando scendeva la nebbia. Talmente brutto che i Giants decisero di dare un riconoscimento ai
pochi coraggiosi che si fossero trattenuti allo stadio fino alla fine di una partita agli extra innings.
E’ così che è nata la “Croix de Candlestick”, una spilla con il logo congelato dei Giants e la
scritta “Veni, vidi, vici” in latino nella parte bassa (nel significato di: sono venuto, ho visto, sono
sopravvissuto alla partita)
E’ un segno d’onore, è qualcosa che mostra che tu eri lì a soffrire, in una fredda serata, magari
contro i Montreal Expos con altri 5000 fans.

5. Kruk e Kuip
I Giants hanno avuto alcuni dei migliori telecronisti di baseball nel corso degli anni, da Russ
Hodges, Lon Simmons e Jon Miller ad eroi locali come Hank Greenwald.
Ma chiedete ai fans chi sono le vere voci dei Giants, la risposta sarà una: Kruk e Kuip.

Mike Krukow and Duane Kuiper, due ex Giants, sono una delle migliori coppie di commentatori
nel baseball.
Da un lato Kuiper, mai troppo pesante nei suoi
commenti, dall’altro, Krukow con intuizioni che
solo un ex lanciatore può avere, a commentare
una squadra come i Giants, costruita attorno ai
lanciatori.
Insieme hanno costruito un rapporto che altre
coppie di commentatori si sognano.
Ascoltarli è come sentir chiacchierare due
giocatori nel dogout, durante una partita.

6. Le uniformi

Classiche e pulite, senza colori sgargianti e disegni troppo vistosi. Le divise dei Giants sono senza
tempo. I Giants hanno quella combinazione di arancio e nero che combaciano alla perfezione. I
cappelli sono tra i migliori nel baseball, e non sono cambiati molto dal trasferimento della squadra a
San Francisco nel 1958. Le maglie casalinghe non hanno nomi nel retro, il che significa che si deve
prestare attenzione al roster per sapere chi è in campo. In aggiunta, i Giants, quest’anno riportano in
voga la tanto amata maglia in trasferta del 1980, che va ad arricchire il set delle uniformi.

7. La “Crazy Crab”

Prima di soccombere alla tendenza di avere mascotte “dolci e
tenere” (vedi Lou Seal), i Giants hanno avuto senza ombra di
dubbio la più grande mascotte della storia dello sport, la Crazy
Crab (letteralmente “il granchio pazzo”). La Crab era l’anti-
mascotte, concepita come una parodia ai personaggi da cartoni
animati presenti negli altri ballparks d’America. Il suo scopo era
quello di far infuriare i tifosi al Candlestick, tanto che la
mascotte veniva bersagliata con spazzatura ogni volta che appariva in campo. Il tutto era così
pericoloso che il costume veniva rinforzato con fibra di vetro, e il “Granchio” è stato infine
mandato in pensione dopo una sola gloriosa stagione.
La mascotte appare, di tanto in tanto, nel campo da baseball. Memorabile la sua apparizione nel
1999 quando ha preso il microfono, a San Francisco, confessando il suo amore eterno per i
Dodgers. E’ ancora odiato dai tifosi. La nozione di anti-mascotte è
intrinseca in San Francisco, è qualcosa che gli altri tifosi di altre
squadre non possono capire. Possiamo sopportare Lou Seal, ma
segretamente speriamo tutti di vedere la Crazy Crab apparire
all’improvviso per picchiarlo.

8. Siamo ancora in grado di apprezzare Barry Bonds
Può essere visto come un reietto ovunque, ma Barry Bonds appartiene a San Francisco. Per
quelli come me che non sono stati in grado di vedere giocare Willie Mays, Bonds è il giocatore
più completo che abbia mai indossato una maglia dei Giants. E’ facile dimenticare quanto sia
stato grande anche prima della squalifica per doping. Non ho mai visto un giocatore con la sua
combinazione di potenza, velocità ed intelligenza che poteva battere una squadra in cento modi
diversi, e dubito che ci sarà mai in futuro.
I tifosi di altre squadre ricordano Bonds come un imbroglione, ma sono loro a perderci. I tifosi dei
Giants ricordano Bonds per quello che ha fatto sul campo, e sono alcuni dei ricordi più belli sul
baseball che si possono avere. C’è una ragione se riceve una standing ovation anche solo per andarsi
a sedere per vedere la partita all’AT&T Park. Sappiamo tutti cosa ha fatto per i Giants, e sappiamo
che senza di lui il nostro ballpark non sarebbe stato costruito. Bonds come persona può aver fatto
tanti errori, ma Bonds come giocatore è stato uno dei più grandi. Solo un tifoso dei Giants può
apprezzare tutto questo.

9. La community dei tifosi

C’è qualcosa che lega tutti i tifosi dei Giants, sia nella sconfitta (come nel 2002), che nella gloria
(ah, le World Series del 2010).
Ci si può sedere accanto ad un completo sconosciuto, in una partita, e trovare subito qualcosa in
comune, iniziare a parlare di quanto abbia giocato male Huff la scorsa stagione. Si può accedere a
Twitter e trovare un enorme contingente di tifosi che parlano di tutto ciò che riguarda i Giants. Ci
sono tanti modi per sentirsi legati all’interno della grande comunità dei tifosi.
Si può dire lo stesso degli altri fans? Probabilmente, ma ci si sente diversi ad essere un tifoso dei
Giants. Può essere a causa delle sconfitte passate, o di quella sorta di mancanza di rispetto da parte
dei media. Ma, proprio per questo, siamo anche ferocemente protettivi nei confronti della nostra
squadra.
Essere un fan dei Giants è come far parte di qualcosa di molto, molto più grande.
E questa è una delle più belle sensazioni che un tifoso può provare.

10. Non siamo tifosi dei Dodgers
Questa è semplicemente la cosa più bella.

Traduzione a cura di: Angelo Cappa

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Una Risposta to “10 motivi per essere un tifoso dei Giants”

  1. Roberto Says:

    Non saprei scegliere un motivo in particolare… ma data la mia fortissima antipatia per le mascotte…
    Certo che quando si sente parlare di Mays McCovey Marichal e Cepeda… semplicemente giù il cappello!

I commenti sono chiusi.

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