SF @ CIN gara 3 (6-5): l’Angelo della vittoria

Correva il 9° inning e già erano volati parecchi improperi, parecchie imprecazioni, parecchi sbuffi e brontolii di disapprovazione per una trasferta che non ne voleva sapere di andare dritta. Per il secondo anno consecutivo stavamo subendo una spazzata a Cincinnati, al Great American Ballpark, e confesso che già iniziavo a pensare a come titolare il post del giorno, che facesse rendere l’idea di quanto fossi stufo di vedere i ragazzi perdere in questo stadio.

Poi, quasi per magia, ecco accadere l’imprevisto, il dolce imprevisto. Angel Pagan, da Rio Piedras, Portorico, mette la mano sul match e lo cappotta con un semplice swing. Siluro terra-aria da 3 punti, vantaggio Giants e partita improvvisamente a nostro favore.

Questa è la sottile differenza tra un’annata no e un’annata sì, senza che questa debba per forza esserla. Ma un segnale dall’alto (ed mischiando sfacciatamente sacro e profano è stato proprio uno dal nome di battesimo Angel) ha permesso un’inversione di tendenza, ci ha regalato un sussulto di emozione che solo questi ragazzi ci sanno offrire. Insomma, forse è solo una semplice W, ma ottenuta in questo modo sembra valere di più di quello che realmente conta.

Dicevo della trasferta a Cincinnati, che fino al pepitone di Pagan aveva sostituito quella di Coors Field quanto a disgusto personale. D’altronde arrivavamo da 5 perse consecutive (3 l’anno scorso, 2 quest’anno), da 12 perse delle ultime 16 e ci si accingeva a perderne un’altra dopo un match tutto sommato accettabile, anche se forse su un livello più basso degli altri due precedenti. Ma i match precedenti li avevamo persi, pertanto in questo caso sarebbe servita anche una vittoria ignorante, purchè vittoria.

Poi proprio lui, che tanto aveva fatto male nello spring training al punto da pensare ad un clamoroso taglio o almeno ad un rapido panchinamento, sparava il missile del sorpasso e il mondo mi è sembrato migliore tutto d’un colpo. Angelo con questo colpo è entrato nel cuore di noi fans, e ha maggior valore il fatto che non è stato un colpo estemporaneo, ma conseguenza di un periodo al piatto fortunatissimo, che gli sta propiziando la migliore hitting streak in carriera. Preferisco precisare dato che pure l’anno scorso dopo un colpo da walk-off di Miguel Tejada (contro i Cardinals) scrissi che Miguel stesso era entrato nel mio cuore con quel colpo; il problema è che rimase l’unico suo lampo di un anno disastroso per lui. Ma d’altronde qui si vive di emozioni, oggi sei un fenomeno, domani sei un brocco, dopodomani un campione e così via. Per cui mi tocca chiedere scusa in anticipo a Pagan per la prossima imprecazione nei suoi confronti quando andrà K lasciando le basi piene.

Veniamo al lineup: Bochy si giocava la carta Arias come shortstop lasciando per la prima volta Crawford fuori dai titolari. Belt partiva in prima base con Huff ancora fuori per problemi personali (ufficialmente per ansia anche se si parla di depressione); ad ogni modo il rientro del buon Aubrey, che tanto ho criticato per le sue prestazioni sul campo ma a cui non augurerei mai del male, pare fissato già per sabato. Volendo fare una battuta, Huff potrebbe denunciare Bochy visto che dopo averlo messo in seconda base ha iniziato a soffrire di ansia. E ti credo.

Sul monte toccava a Vogelsong opposto a Bailey. L’inizio era piuttosto soft per entrambi ma già nel 2° iniziava a muoversi il punteggio, e non era il nostro. Dopo due singoli di leadoff timbrati Phillips e Bruce, Vogey riempiva le basi con un walk preceduto da un pop-out. A quel punto arrivava la sac-fly del catcher Mesoraco e addirittura la valida del suo collega Bailey, che valeva il 2-0 con il quale si chiudeva il 2° inning.

Nel 4° arrivava il nostro pareggio: singolo del Panda che allungava la sua striscia di valide a 19 partite e walk preso da Posey. Poi, dopo il K su Nate, arrivava il singolo vincente del redivivo Belt, che poteva spingere il Panda a casa per l’1-2. Seguiva Arias che batteva una palla passibile di double-play ma che si trasformava in un tutti salvi, con l’errore di Cozart in seconda (dubbio) e l’assistenza in ritardo in prima. Theriot pertanto si presentava a basi piene e gli era sufficiente battere una sac-fly per garantire il pari ai nostri.

Quinto e sesto inning erano completamente silenti per noi mentre nella bassa proprio del 6° ci toccava nuovamente inseguire. Colpa dell’home run di Bruce che valeva due punti essendoci Phillips in base dopo il suo singolo; insomma partita prima in salita, poi ripresa e ora nuovamente in salita. Gli attacchi rimasti però erano solo 3 e le speranze iniziavano a scendere. Nuovo vigore però arrivava per noi subito dopo: nel 7° infatti si partiva con il doppio di Arias e il singolo di Theriot, così con corridori agli angoli senza eliminati si presentava Blanco. The White Shark si rendeva utile come al solito battendo una flyball in esterno destro che pur colta al volo valeva il punto del 3-4. Seguiva il singolo di Pagan che costava il monte a Bailey; Ondrusek lo sostituiva e zittiva le nostre speranze di rimonta mandando out sia Melky che Sandoval.

Altra botta morale dovevamo sopportare nella bassa del 7°: nonno Mota veniva subito battezzato con un home run di Rolen che riportava a due i punti di vantaggio dei Reds. Dopodichè subivamo altre due extra basi ma nella prima di queste l’azzardato tentativo di Stubbs di correre in terza veniva spezzato dalla bella difesa di Melky.

Il nostro ottavo attacco veniva cancellato dall’abilità di Ondrusek mentre ci si presentava al 9° con la parte bassa del lineup e con la testa già a voler dimenticare questa maledetta serie. Arrivava però subito un walk preso dal buon Arias e un singolo di Theriot, il che voleva dire due in base e zero out. Ci si poteva credere un po’ anche perchè arrivava al piatto Brett Pill, dotato di potenza sufficiente per far male. Strikeout per Pill.

Poi, con 1 out andava Angel, e la partita svoltava. E’ sembrato un gol decisivo al 94esimo o un tennista che sotto 6-1 5-1 riesce a tirarsi su improvvisamente e a ribaltare la partita, ma con un’emozione che solo il baseball sa dare. E meglio ancora se uno strikeout looking per l’arbitro era un ball; arrivava una sorta di compensazione divina per il mancato K su Phillips in gara 1. Tre punti e 6-5 per noi.

Il finale toccava a Casilla che castigava i 3 battitori Reds di giustezza. Tre strikeout e tutti a casa. Cincinnati sbancata, proprio nel finale.

Note positive del match:

– Pagan: è lui l’uomo del match, l’angelo della vittoria. Prosegue il suo ottimo periodo al piatto con il carrier high di valide consecutive e suggella il tutto con il colpo decisivo del match. Più di così non c’è altro da desiderare.

– Arias: benvenuto in Major League! non è un ragazzino (a settembre ne farà 28) ma è comunque un debuttante a questi livelli e dimostra di non temere la tensione del piatto. Arriva da una media notevolissima in questi primi match con i Grizzlies e conferma il suo momento caldo battendo singolo e doppio in questa gara 3. Già qualcuno parla di tenerlo in pianta stabile al posto di Crawford. Beh, è prestissimo per dirlo, e in ogni modo è sicuramente un downgrade rispetto alla difesa di Brandon. Certo, se va avanti a battere e nel contempo Crawford si dimostra sterile al piatto… non è detto. Keep going.

– Casilla: Wilson who? battute a parte, nono inning d’autore da parte di Santiago, nella giornata delle blown save in MLB lui non mostra alcun segno di debolezza, anzi, 3 up 3 down, tutti capponeggiati. Da notare che Wilson delle 171 salvezze in carriera ha messo K tutti e 3 i battitori solo in 4 occasioni. Santiago ha molte meno salvezze di Brian (14). Bravissimo. A proposito di Wilson, si è dichiarato molto soddisfatto della sua operazione al gomito; non ci dimentichiamo di lui, lo aspettiamo per lo spring training dell’anno venturo.

Menzione positiva anche per Belt e Theriot (2 singoli a testa). Ecco invece le note negative:

– Mota: brutto il suo inning che costa un punto e rischia di costarne altri se non fosse che Stubbs decide di cercare il triplo invece che accontentarsi del doppio. Le prestazioni di quest’anno sembrano in peggioramento, l’età è quella che è, lo sappiamo. Menzione anche per Lopez che si prende la W ma non convince a pieno, ancora una volta. Bravo però ad uscire da un inning che si stava mettendo male.

– Schierholtz: come detto già dopo gara 1, ha esaurito la sua riserva-valide a New York. Completamente hitless a Cincinnati, ha bisogno di una sveglia per uscire da un mini-slump. Non dimentichiamo che alle spalle c’è Gregorio, ormai pinch-hitter per definizione di Bochy, ma sempre scalpitante. Senza prevedere chissà quali rivoluzioni ad ogni modo, un day-off per Nate ora ci starebbe.

Si torna a casa dove ci attende la serie contro i Padres, che hanno iniziato la stagione come peggio non avrebbero potuto. Per cui non c’è motivo migliore per temerli, tanto più che negli ultimi anni ci hanno bastonato più e più volte. Per la partita di venerdì notte non è ancora ufficiale il partente, ma al 99%  sarà Eric Hacker, 29 enne destro che milita a Fresno, laddove in 4 partenze ha raccolto buoni numeri (specie nelle ultime 2). In totale ha disputato appena 5 match in MLB, 3 con Pittsburgh nel 2009 e 2 con Minnesota l’anno scorso, tutti da rilievo. Insomma sarà interessante vedere di cosa sarà capace, soprattutto ci sarà da tener bello sveglio il bullpen perchè potrebbe essere la volta di una lunga staffetta, speriamo proficua. Avanti Giants!

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