SF @ MIA gara 4 (3-2): The Melkman Show

Un uomo solo al comando e la sua maglia è arancionera; questa la versione riveduta e corretta della mitica citazione di Mario Ferretti riferita al grande Fausto Coppi. Ora, non vorremmo essere irriverenti nei confronti dell’inarrivabile Fausto però va detto che per noi Giants fans la stagione di Melky Cabrera sta realmente diventando importante. E voglio rimanere morigerato negli aggettivi perchè c’è il rischio che mi faccia trasportare e inizi a montarmi la testa, pensando di avere a che fare con un fuoriclasse assoluto.

Il buon Melky ha 28 anni ed è probabilmente all’apice della propria carriera, iniziata da poco più che ventenne in maglia New York Yankees. Dopo una prima stagione molto positiva si è progressivamente spento e non gli bastò un rimbalzo alla quarta stagione per entrare nei cuori dei tifosi dei bombers. Venne così ceduto ad Atlanta in una trade che portò il buon Javi Vazquez nella grande mela ma lì in Georgia fece anche peggio al punto da venire rilasciato dai Braves. Così se lo accalappiarono i Royals laddove disputò un’ottima stagione. Poi arrivò Sabean e, in quella che già oggi si può definire una trade azzeccata (rarità per Sabean, sulla quale millanterà il proprio credito per almeno altri 5 o 6 anni) lo portò da noi in cambio di BB-man Jonathan Sanchez che sembra essere perso più di quello che era qui da noi.

Beh, qui il buon Melky sta rendendo al di sopra delle aspettative, anzi, sta combinando cose esplosive. Medie surreali, valide una dietro l’altra e, soprattutto, parecchie line-drive, non groundballs che magari per colpi di fortuna trovano lo spiraglio giusto. No, valide vere e proprie, senza possibilità di cattura da parte dei difensori avversari. “E’ uno scherzo” dichiara Blanco, “è ridicolo” (accezione positiva in inglese) dice Cain, “è un mostro” ribatte Crawford, “mai visto nulla di simile” aggiunge Romo. Insomma, anche i compagni sono estasiati da queste performance che ieri ha visto un 4 su 4 con un home run, per cui più della metà delle valide di squadra (7). Ci vuol poco a concludere che senza un Melky così saremmo molto più indietro in classifica. Però Melky è dei nostri, per cui non andiamo avanti con i se, altrimenti anche senza i Blanco e i Pagan di maggio saremmo più indietro, come saremmo più avanti con un Lincecum che avesse fatto il Lincecum e con una maggiore concretezza con corridori in posizione punto.

Ad ogni modo, oltre a questo Melky da record (numeri a livello della leggenda Willie Mays, e ancora migliorabili visto che abbiamo 3 partite da disputare in questo mese), ieri abbiamo avuto modo di apprezzare anche Matt Cain, partente che garantisce quell’affidabilità che appartiene praticamente solo a lui, con tutto il rispetto per gli altri nostri starters, tutti più o meno dignitosi nel loro ruolo. Ma Cain offre maggiori garanzie e i numeri lo stanno lì a dimostrare. Solo singoli concessi ieri, oltre ai due punti, anche se sul secondo c’è la complicità di quello in panchina che l’ha tenuto per un battitore di troppo.

Vediamo un po’ la successione dei punti: primo inning e già 1-0 per noi con il già pluricitato Melky che sparava il suo secondo homer della serie, anche questo in right field ma più netto rispetto a quello vicino alla zona di foul di gara 2. Dopo una fase tranquilla e dominata da Cain da una parte e Nolasco dall’altra, arrivava il nostro raddoppio nel 4°, per merito di chi? beh, ovviamente di Melkman. Suo infatti il singolo da leadoff, al quale seguiva una rubata, il singolo di Buster che portava in terza lo stesso Melky, e la sac-fly di Pagan. Era il 2-0 e altri punti non arrivavano nella ripresa visto che Huff cadeva nella sua specialità: il doppio gioco.

Nel 5° i Marlins si rifacevano sotto dopo che un walk e un singolo avevano portato due uomini sulle basi senza out. La valida dell’1-2 veniva battuta di Coghlan ma l’inning si risolveva senza ulteriori danni per noi, che anzi andavamo sul 3-1 nella ripresa successiva con la marcatura messa a segno ancora una volta da Melky, spinto però dal gran doppio di Posey, non lontano dall’home run. In questa ripresa c’era anche da segnalare un groundout di Huff, che riusciva a farsi eliminare correndo fermo, nonostante la difficoltà nel recuperare la palla da parte di LoMo.

Il 6° era un inning interessante per la nostra difesa: prima Pagan andava a recuperare una palla senza averne capito la traiettoria (e non era la prima volta che capitava in questo ballpark al chiuso) andando prima indietro, poi avanti, poi ad effettuare un basket-catch. Per l’ultimo out, con un uomo in seconda e uno in terza, arrivava invece una gran giocata di Theriot in Jeter-mode. Nel 7° invece Pagan rimediava al non-errore precedente commettendo una sciocchezza, ovvero facendosi passare una palla a due all’ora in mezzo alle gambe. In questo modo Petersen arrivava in seconda e poteva realizzare il punto del 2-3 con il singolo vincente di Reyes, arrivato dopo un walk conesso da Cain, sul quale Bochy avrebbe dovuto alzarsi. Invece il coach si alzava un battitore dopo. Vabbè.

Per fortuna nel computo totale del match non andavamo a pescarci la beffa da parte dei pesci della Florida. Romo chiudeva bene il 7°, poi sistemava in comproprietà con Lopez l’ottavo fino al secondo out, mentre il terzo lo faceva fuori Casilla, chiamato ad una 4-out save. Prima della bassa del nono andavamo però a sprecare un’opportunità preziosa dopo il leadoff triple di Pagan. Uno squeeze bunt che avevano capito pure gli spettatori, coglieva Pagan tra la terza e casa base, causandone l’eliminazione. Fosse arrivata la beffa, ci saremmo mangiati il cappello, come diceva Rockerduck, ma il buon Casilla completava il lavoro concedendo sì un singolo con due out, ma eliminando Reyes via grounder e sigillando così la vittoria.

Note positive del match:

– Ted Williams… ops, volevo dire Melky Cabrera: già detto tutto. Per quanto continuerà così? mettiamoci in testa che così è irreale, deve scendere per forza. Ma per ora godiamocelo finchè dura.

– Cain: come detto, garanzia di sicura affidabilità. Basta un run support ancorchè minimo e la vittoria è sicura nel 90% dei casi (ok, sono percentuali a spanne). Molto bene, as usual.

– Posey: oscurato dal factotum Melky, lui dà un’ottima mano da cleanup hitter, spingendolo a casa base per il punto del 3-1. Ridendo e scherzando, le sue medie sono molto buone, ma potrebbe anche far meglio, per esempio restando più tranquillo quando è indietro nel conto, visto che tende a swingare anche palle molto fuori dalla zona di strike. Sì, so che non è facile, ma lui ha i mezzi.

Note negative:

– Huff: che dire? come non ho esagerato nei superlativi con Melky, ora non voglio accanirmi con lui che, poveraccio, vede la carriera volgere al termine. Certo è che quando batte mi chiedo sempre perchè lui e non Belt, poi batte Belt e mi chiedo perchè lui e non Pill, poi batte Pill e mi chiedo perchè lui e non un altro. Che forse abbiamo dei problemucci in prima base? già, anche la seconda non se la passa benissimo, visto che tra Burriss e Theriot è dura sperare in grandi cose.

– Pagan: sa battere e sa far male, questo è un punto a suo favore. Ma non è un ottimo difensore (ieri un errore marchiano e una presa che non sa nemmeno lui come) ed è un pessimo baserunner, questo è assodato. Una mina vagante quando si trova a correre tra le basi, anni e anni di MLB e commette ancora delle ingenuità che ci si potrebbe aspettare da un ragazzino. Non c’è speranza in tal senso. Ad ogni modo, finchè produce qualcosa, va ancora bene.

Visto il Memorial Day Weekend, oggi si fa festa e si gioca di giorno. Che per noi saranno le 23 italiane per gara 1, in casa contro i maledetti D’Backs. Non che abbia voglia di insultarli, ma hanno questo viziaccio di avercela con noi anche quando passano dei brutti momenti in classifica. Ora sono indietro, ma occhio a darli per morti, nel modo più assoluto. La serie è da vincere anche se il match-up di gara 1 non è dei migliori (Zito-Cahill). Sarà dura, soprattutto pensando a quello che potrà dare Zito.

Ottimismo, suvvia.

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