Perfect game: il sapore di un’emozione

E’ dura trovare le giuste parole per descrivere l’emozione provata. Al momento del 27esimo out la gioia è stata così grande che difficilmente posso sperare di trovare le parole corrette; la cosa che mi fa più effetto è il fatto che questo sport è capace di farmi emozionare come nessun altro, per cui ogni parola non rende merito ai sentimenti.

Se l’è meritata Matt, e non lo scrivo perchè fa parte di questa straordinaria franchigia, speciale dal giocatore più forte all’ultimo dei tifosi, ma proprio perchè è un traguardo che resterà indelebile nella storia e che dà merito a colui che ha mostrato più volte il suo valore incredibile. Con tutto il rispetto per coloro che hanno realizzato un perfect game in tempi recenti, viene in mente Braden così come Humber o il depredato Galarraga, qui la storia è diversa. Qui siamo di fronte ad un fenomeno che ha la sua giusta consacrazione. Ed è pur vero che molti campionissimi non hanno mai avuto la gioia di lanciare un perfecto; ma in questo caso gli dèi del baseball ci hanno visto giusto.

Il perfect game è un concentrato di abilità sovrumane, abbinato ad una buona dose di fortuna e ad una difesa altrettanto perfetta. Difesa che ha dato il suo contributo in maniera eccelsa, esaltandosi nel 6° inning con la presa di Cabrera a pochi centimetri dal muro e soprattutto nel 7° con il volo d’angelo di Gregor Blanco, che avrà per sempre un posto speciale nei pensieri di Matt Cain quando racconterà ai nipotini della sua impresa. Nel perfecto, quando si sente che c’è qualcosa di speciale nell’aria, quando si sente che si può fare, la difesa dà quel qualcosa in più, ed è quello che è successo ieri notte. Siamo stati straordinari, dal primo all’ultimo, e il successo di Cain è il successo di tutta la squadra.

Quando mi sono messo davanti a mlb tv questa mattina per vedere il match, ero ignaro di tutto come sempre capita, anche se il perfect game era già cosa fatta. Ma nel mio spoiler free sentivo che già nel 1° inning poteva crearsi qualcosa di speciale, forse una sorta di sesto senso powered by Giants. Mano a mano che si andava avanti, oltre a lustrarmi gli occhi per l’attacco sfavillante, prendeva forma questa partita strepitosa di Matt. Per arrivare in fondo, all’ultimo out, con il cuore praticamente in mano. La palla battuta da Castro è arrivata ad Arias, per una giocata non facile; lì quell’assistenza è sembrata durare mezzora, con il terrore che la palla rimbalzasse davanti a Belt e che il nostro prima base non la prendesse. Invece era un tracciante che arrivando saldamente nel guantone di Brandon ha decretato la vittoria finale.

E devo dire che l’esultanza in cui Matt si è visto Buster piombargli addosso, mi ha dato l’emozione più grande, con quelle immagini che mi hanno ricordato le World Series del 2010. E’ stato speciale rivedere anche Buster così felice di nuovo, e dopo quello che ha passato se l’è meritato anche lui tantissimo.

Insomma, non si può fare altro che ringraziare questi ragazzi per un traguardo che per la prima volta avviene con i Giants a San Francisco. Questa emozione non ha prezzo e ripaga di tutte le volte che abbiamo imprecato per loro, vittime noi stessi di un’emozione che non vedevamo l’ora finalmente di provare. Grazie ragazzi, grazie Matt; è bello essere Giants.

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