SF @ COL gara 2 (11-6): Coors Field, vitamina per l’attacco

C’era un tempo, non troppo in là con gli anni, nel quale arrivare a Coors Field era sinonimo di sconfitta e di prestazione negativa da parte nostra. Ora, quel tempo pare essere lontanissimo, visto che la musica è cambiata e al giorno d’oggi siamo di fronte alla nostra squadra corsara con autorità e senza problemi, mentre di contro abbiamo degli avversari che sembrano già pensare alle vacanze, pur con due mesi d’anticipo.

Già, ma qual è il segreto di tutto ciò? non certamente le motivazioni, visto che sono del pensiero che influiscano ben poco nel momento in cui un lancio arriva in zona battitore; piuttosto, la differenza tecnica tra le due squadre. La nostra squadra è superiore a Colorado probabilmente in ogni elemento ad eccezione di Carlos Gonzalez (e di Tulowitzki, però lungodegente), pertanto in una normale partita, pur con tutte le variabili impazzite che ci possono stare, solitamente se c’è grande differenza viene fuori la squadra più forte. E, per questi primi due incontri, si è visto chi ha un record decisamente migliore, visto che i poveri Rockies sono probabilmente nel punto più basso degli ultimi anni, risultando arrendevoli e soprattutto molto molto scarsi.

Beh, teniamo presente che lo sweep non è ancora arrivato, essendo previsto per la serata, ma non è così scontato che avverrà. Come detto, vi sono una serie di variabili che in una singola partita non è possibile controllare, pertanto bisognerà stare ad antenne dritte e con concentrazione massima. Perchè se è vero che difensivamente i Rockies sono realmente imbarazzanti, è altresì vero che in attacco non sono malvagissimi, con alcune mazze interessanti e una serie di rookies molto vogliosi di mettersi in mostra. Già ieri il dato di 14 hits è un segnale in tal senso, oltre a confermare il fatto che il nostro bullpen non è che goda di ottima salute. Inoltre abbiamo la variabile Lincecum, che potrebbe fare un partitone così come una partitaccia; lo sappiamo? no, su questo non c’è certezza, lo scopriremo stasera.

Che dire di questo match; abbiamo gestito dall’inizio alla fine un vantaggio sempre più netto, per poi soffrire a metà partita ma ripartire di slancio nel finale, per un match che ha ricalcato in lungo e in largo quello di 24 ore prima. L’attacco è risultato ancora esplosivo, dimostrando di avere decisamente alle spalle il pessimo periodo casalingo. Certo, ci vuole un po’ per autodichiararci fuori dal tunnel, anche perchè far bene a Coors Field può essere fuorviante, però ecco i buoni segnali ci sono per l’attacco, pertanto continuiamo a guardare al futuro con ottimismo.

Vediamo l’evolversi dei punti: partenza sul 2-0, come in gara 1, nel primo inning, con l’home run da 2 punti di Posey. Nella bassa del 1° Bumgarner usciva da un leadoff single con rubata da parte di Young, grazie ad uno dei più curiosi pick-off della stagione. Madison si accorgeva infatti del tentativo di rubare la terza e tirava verso Scutaro, da qui però iniziava una corsa avanti-indietro del velocissimo Young senza che i nostri riuscissero a taggarlo prima di svariati secondi. Il passaggio Bumgarner-Scutaro-Arias-Theriot-Scutaro-Pill-Bumgarner alla fine completava il pick-off, con addirittura Melky e Posey che arrivavano ad aiutarli. Ma pareva stessero per entrare in campo anche Bochy e Flannery per dare una mano.

Pericolo scampato, e punto del 3-0 del 3° inning. Era il numero 53, al secolo Melky Cabrera, a sparare il solo-shot che rimpinguava il nostro bottino. Nel 4° fioccavano altri punti: si cominciava con l’RBI single di Arias che trovava lo spazio giusto per arrivare salvo in base e consentire la marcatura a Scutaro. Seguiva un altro vincente di Pagan e il walk a basi piene con Melky al piatto, con il punteggio che si stabiliva sul 6-0. Posey sciupava l’occasione di aumentare il divario, andando flyout a basi piene, ma a Buster ovviamente glielo perdonavamo senza problemi.

Un buon Bumgarner incassava il punto di Colorado nel 6° inning, quando Rutledge sparava il siluro fuoricampo dell’1-6. Discreto al piatto questo Rutledge, peccato che in difesa messo shortstop sia una sciagura terrificante, robe che al confronto il nostro Crawford è un Golden Glove di primissima categoria. Nel 7° con giù Bumgarner e su Penny, i Rockies provavano la rimonta, realizzando altri due punti, frutto di due doppi (il secondo del rookie McBride) e di un singolo vincente di Herrera. Il risultato di 6-3 ci faceva stare un po’ meno tranquilli ma nella ripresa successiva inserivamo la quinta e allungavamo di nuovo.

Era infatti Belt da neo entrato a sparare un leadoff double, che diventava punto grazie al singolo successivo di Pagan. Subito dopo una grounder di Theriot superava gli infielders andando in esterno sinistro e poteva diventare un comodo punto per Pagan, 8-3. L’inning però continuava a sorriderci e potevano entrare altri due punti grazie al singolo del solito Posey e alla sacfly battuta da Gregor Blanco. 10-3 e situazione senza dubbio più serena.

Nella bassa dell’8° altri guai per noi, seppur con punteggio tranquillo. La combo Hensley-Romo però non funzionava a dovere e ne uscivano 2 punti per Colorado, il primo grazie ad un wild pitch di Sergio e il secondo per un doppio di Hernandez. Il parizale di 10-5 veniva modificato nel 9° con il fuoricampo di Pagan, mentre il nostro bullpen concedeva un’altra segnatura agli avversari nella bassa dell’ultima ripresa, grazie all’RBI single del giovane LeMahieu, con Lopez sul monte. L’ultimo battitore era per Casilla, che chiudeva il discorso mandando groundout Hernandez.

Note positive del match:

– Pagan: in una parola, trasformato. Differenza clamorosa tra il Pagan visto recentemente e quello delle prime due sfide a Denver; vero che Coors Field resuscita anche i battitori più scadenti (e lui comunque non è scarso, di norma) però diamo del merito anche a lui che giustifica la scelta di piazzarlo leadoff con due prestazioni davvero notevoli.

– Scutaro: a differenza di Pence, il suo impatto in maglia Giants è stato davvero ottimale, visto che in 7 partite su 8 è riuscito ad arrivare in base. Stavolta altre 3 hits, non c’è male davvero. Per il ritorno del Panda c’è da prevedere che continuerà a vedere il campo, venendo spostato probabilmente da shortstop.

– Rosario: sì, il catcher di Colorado viene messo da terza base nel finale. E i risultati si vedono, praticamente è come se ci fosse un fantasma in quella posizione visto che anche le più innocenti grounder vengono bucate clamorosamente. Molto divertente, per noi soprattutto.

Note negative:

– il bullpen: momento piuttosto buio per i nostri rilievi visto che anche le più grandi certezze (Romo) vengono meno. Non si salva nessuno al momento pertanto speriamo che l’attacco continui a tener botta come in queste due partite. Ci appelliamo al ritorno di nonno Mota (ah beh…).

– Pence: un po’ con sadismo mi diverto a metterlo tra i negativi per il semplice fatto che non ho apprezzato la trade che ce l’ha portato, però in effetti è il peggiore dell’attacco. Va 1 su 5 per il solo motivo che Rutledge buca in maniera imbarazzante il suo mega poppone, altrimenti sarebbe stata un’altra partita hitless. Urge una sveglia, e penso che prima o poi comunque arriverà.

Nota a margine, Sabean finalmente ha realizzato il sogno della vita, ovvero acquisire le prestazioni di Xavier Nady, 33 enne prima base (o outfileder). Minor League deal per lui, vediamo se sarà indirizzato a Fresno oppure andrà direttamente nel roster principale (e chi vorremmo mandare giù? di grazia). Non un acquisto di gran livello, ma le voci su di lui c’erano già dallo spring training.

Si va per lo sweep con Lincecum contro nonsisachi visto che i Rockies ancora non l’hanno comunicato, alle prese con qualche infortunio di troppo. Ad ogni modo, si può fare, coraggio!

Una Risposta to “SF @ COL gara 2 (11-6): Coors Field, vitamina per l’attacco”

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