ARI @ SF gara 1 (8-9): Scutaro eroe nel Labor Day

Che partita questa prima contro i D’Backs! Intensa, emozionante, vivace, e soprattutto vinta da noi all’ultimo respiro, condizione imprescindibile per dare tutte accezioni positive agli aggettivi appena elencati. Questi Giants mi stanno stupendo per grinta e cuore, ma se queste due caratteristiche sono parte del nostro DNA, bisogna dire che ultimamente ne stiamo tirando fuori di extra, visto che è la quarta partita delle ultime sei nella quale rimontiamo da una situazione di svantaggio.

Eroe nella giornata del Labor Day è Marco Scutaro, acquisto di metà stagione che si sta rivelando azzeccato che più non si può. Marco batte tantissimo e soprattutto batte quando serve, da vero clutch-hitter. Che sia un caso o meno non importa, quello che conta è che le sue prestazioni sono di assoluto livello. Una bella sorpresa, sicuramente, per quello che all’arrivo si poteva rivelare niente più di un discreto acquisto che poteva eventualmente darci una piccola mano. Invece si sta rivelando decisivo in moltissime occasioni.

L’eroe è lui visto il singolo che ha deciso il match nel 10° inning ma va aggiunto che la vittoria è da suddividere equamente tra tutti i compagni, perchè battere 16 valide è sicuramente tanta roba. Quante parole dobbiamo spendere ancora verso Posey, giocatore dal fisico normale ma dal rendimento extraterrestre; ormai non so più trovare gli aggettivi, sicuramente possiamo notare la differenza spaventosa tra l’averlo e il non averlo (vedasi l’anno scorso). Sì, lo sapevamo, ma oggi giorno non finiamo di stupirci. Non solo lui ovviamente, ne parleremo più avanti tra le note del match; tutti hanno dato il loro e questa volta ci voleva proprio una prestazione monstre visto che il monte ha latitato parecchio. Ma i ragazzi sono stati bravi a rendere più del dovuto.

La cronaca è parecchio ricca, ma cercherò di riassumerla il più possibile per non essere troppo noioso verso chi ha già avuto modo di vedere l’incontro. La nostra partenza è stata sprint, come spesso accade ultimamente. Subito 4-0 nel primo inning, grazie a 5 battute valide, rispettivamente di Scutaro (singolo), Sandoval (singolo), Posey (doppio), Pence (triplo) ed Hector (singolo). Partita in ghiaccio dunque? così sembrava, ma in realtà le danze erano appena iniziate.

Zito partiva bene, non c’è che dire, non mettendo nessun uomo in base nel 1°, concedendo un doppio nel 2°, un singolo nel 3° e nessuna valida nel 4°. Inoltre il controllo era buono visto che nessun corridore sarebbe andato in base in tutta la sua partita per una base per ball. Nel 5° però si rivedeva lo Zito dei bei tempi, e il singolo di Montero era seguito dal 2-run home run di Johnson, che dimezzava il nostro vantaggio a due lunghezze, 4-2. Nell’inning c’era tempo ancora per un doppio di Young il quale però non veniva poi mandato a casa dal compagno successivo.

Mentre il nostro attacco continuava a mancare dopo l’esplosione del 1° inning, il sesto inning di Arizona si rivelava una pugnalata per noi. Zito concedeva due singoli ai primi due battitori così Bochy optava per la sostituzione del nostro starter a beneficio di Mota, non esattamente un’assicurazione vitalizia. Infatti il nonno su 5 battitori concedeva un doppio, un singolo, una sac-fly ed un walk, per un punteggio che balzava da 4-2 Giants a 5-4 Arizona. I disastri del bullpen però erano solo a metà, visto che Kontos, in sostituzione del nonno, faceva altrettanto se non peggio: due singoli ai primi due battitori e punteggio che schizzava sul 7-4 Arizona. La situazione si faceva tremendamente grigia per noi.

Nel 7° un altro rilievo affidabilissimo come Penny se la cavava per il rotto della cuffia, dando la spinta per provare a tornare in scia dei nostri avversari. Lo svantaggio veniva infatti limato di un punto grazie al singolo vincente del Panda che spingeva Pagan a casa, dopo il leadoff single di Huff, evento ormai più raro dell’allineamento di tutti i pianeti del sistema solare.

Il 7-5 durava poco, lo spazio di un cambio di attacco, dato che nell’ottavo inning i D’backs si portavano a quota 8, grazie al singolo di Upton con Loux sul monte, un altro di quei rilievi che è meglio perdere che trovare. Ma nella bassa dell’ottavo si registravano le prove tecniche di resurrezione; con 2 out, come da tradizione, ci si svegliava, con due doppi consecutivi, prima di Hector poi di Crawford per un risultato che andava sul 6-8. Poi Belt, dentro da pinch-hitter, entrava e timbrava il singolo giusto, quello del 7-8. C’era vita, c’era speranza, e l’AT&T ribolliva come un catino infuocato.

Nono inning, debutto di Jean Machi in MLB, con la nostra maglia. Il Josè Mijares destro, con qualche chiletto in più (e ce ne vuole) lanciava alla perfezione concedendo due popponi in fotocopia e un groundout, così era tutto pronto per provare l’aggancio agli avversari nella parte bassa della ripresa. J.J. Putz, 24 ore dopo aver bruciato la salvezza in casa Dodgers, decideva di applicare la par condicio e faceva altrettanto con noi. Scutaro partiva con un leadoff double che inizialmente dava l’impressione di poter andare fuori; poi il groundout del Panda spingeva Marco in terza e con 1 out ci pensava Gerald Dempsey Posey, al secolo Buster, a spedire a casa il compagno per il pari, sull’8-8. L’occasione era ghiotta per attaccare alla giugulare il match e chiuderlo immediatamente. Con Posey in seconda veniva data una intentional ball a Pence, quindi con due corridori in base e un out c’era un appuntamento importante prima per Nady poi per Hector. Entrambi però finivano strikeout così si andava tutti agli extras.

Decimo, Romo sul monte era ingiocabile per gli avversari, così in attacco per noi arrivava il momento della vittoria. Subito leadoff single di Crawford, poi primo bunt in carriera di Pill e groundout produttivo di Pagan con Crawford che quindi poteva arrivare in terza con due out. Il momento giusto capitava a Scutaro e il nostro uomo non tradiva, battendo valido a filo cuscino di terza, per una vittoria in walk-off che faceva saltare in aria il ballpark. Party!

Tra le note del match, come detto un elogio va a tutto l’attacco in massa, capace di tirar fuori le unghie per recuperare un match molto complicato, con degli avversari sempre ostici, in qualsiasi situazione di classifica siano. La palma di migliore va ovviamente a Scutaro, uomo del walk-off, ma sottolinerei la grande prestazione di Crawford (avete letto bene, “grande”), quella del Panda (anche in difesa), del solito incommensurabile Posey e di Hector, sempre, ma dico sempre in grado di dire la sua al piatto. Quando gira abbiamo un bel lineup e pare di non avvertito nemmeno lo zero su 10 complessivo da parte di Pagan-Nady, il primo per una giornata negativa, il secondo per una sua giornata tipo. Ma lui potrebbe essere l’uomo del destino, ad ogni modo è un plus non richiesto.

Sul monte, abbiamo trovato the dark side of the pen, ovvero la parte peggiore. Bochy, dopo Zito partente che comunque non ha lanciato malissimo, ha messo Mota, Kontos, Penny e Loux, un messaggio in codice come a dire “se vinciamo pure questa allora siamo proprio in forma”. E l’attacco ha risposto sul campo andandosi a prendere anche questo match. Una nota di merito particolare va però a Machi, all’esordio in MLB, direi perfetto come il suo inning. E a Romo, già, Romo, ma lui è sempre così efficace.

Si va per gara 2, Vogelsong contro Kennedy. Stavolta si gioca in notturna, e se Arizona in classifica non fa più troppa paura (meno 11,5), c’è da continuare a far bene visto che i Dodgers restano a meno 4,5, vantaggio sempre troppo misero per poter mollare le redini.

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