LAD @ SF gara 1 (2-5): siamo belli, siamo clutch

E così il primo match di questa serie piuttosto importante ce lo siamo aggiudicati noi, raccogliendo quindi il minimo sindacale richiesto a questa tre giorni, ovvero evitare uno sweep che avrebbe riaperto ogni discoso e ci avrebbe messo spalle al muro e morale a terra. Ok, ora non è che vincendo la prima possiamo perdere con comodità le prossime due, no, non intendo questo. Quantomeno però sappiamo che se ci andrà di sfortuna oppure se i nostri avversari sapranno fare meglio di noi, arriveremo al termine del match di domenica con 3 partite e mezzo di vantaggio, che quindi rappresenterebbe ancora un minimo di margine da poter “gestire”. Ancora meglio sarebbe vincerne una delle prossime due, mantenendo pertanto il vantaggio ottenuto la scorsa notte, ovvero 5 partite e mezzo. Di sweep, beh, meglio non parlarne per non montarci la testa.

Interessante questa gara 1, con un AT&T prevedibilmente caloroso come nelle migliori occasioni e due squadre che inizialmente hanno fatto un po’ di fatica a mettersi in ritmo con l’attacco, probabilmente per un po’ di tensione (verificabile anche da qualche pasticcio difensivo) piuttosto che per bravura dei rispettivi partenti.

Esordiva in stagione Belt da left fielder, scelta parzialmente obbligata dalla scarsità di battitori produttivi in tal ruolo e dallo stato di forma di Belt stesso, capace di mettere la palla in gioco sempre più spesso nelle recenti occasioni. Inoltre, nota a margine, recuperavamo dalla DL Christian e aggiungevamo un pitcher all’immensa batteria dei rilievi, tale Yusmeiro Petit.

La partenza del match era molto soft da entrambe le parti con un Lincecum che metteva solo un baserunner per un walk nel 1° e Beckett che invece lanciava perfettamente i primi due. Lincecum sarebbe stato tra l’altro di precisione chirurgica in questo match, concedendo 7 walk in altrettanti inning di cui esattamente uno per ogni turno di lancio. Solido per quanto riguarda la hit concesse, ma davvero poco preciso. Eppure se l’è cavata concedendo solo due runs.

Nel 2° comunque abbinava il walk (con 2 outs) al singolo di AJ Ellis ma il groundout sul collega Beckett lo faceva uscire indenne dalla ripresa. Nel 3° però le cose non andavano così favorevolmente: Mark Ellis da leadoff batteva valido e subito dopo arriva la tassa del walk, verso Victorino, che metteva due uomini in base senza eliminati. Uscire senza punti sul groppone si rivelava difficoltoso e infatti non ci si riusciva, visto che Scutaro pasticciava sulla grounder di Gonzo non innescando il double-play e il Panda faceva altrettanto su quella di Kemp non tirando a casa base. L’RBI groundout dell’esterno Dodger valeva pertanto il punto del vantaggio per loro.

Ma i ragazzi non si facevano intimorire e reagivano subito, aspetto fondamentale per restare nel match senza perdersi d’animo. Crawford batteva il primo singolo del nostro match nella bassa del 3° e subito andava a realizzare il punto del pareggio, grazie prima al sacbunt di Lincecum, poi alla valida di Pagan, clutch più che mai. L’1-1 scaldava i cuori dei presenti, tanto che arrivava il terzo singolo dell’inning, messo a segno da Scutaro; peccato che poi il Panda si faceva cogliere al volo la linea da parte di Hanley.

Quarto e quinto inning vedevano solo un uomo in base per gli ospiti, entrambi messi sul cuscino grazie al solito walk; Tim però non concedeva altro e, dato che anche noi in attacco restavamo silenti, si entrava nel 6° inning in situazione di parità e con il match nella fase più calda e interessante. Dopo aver fatto fuori i primi due in grande stile grazie ad altrettanti strikeout (Hanley ed Ethier), il terzo battitore (Kennedy) giocava l’effetto sorpresa, sparando il secondo fuoricampo della sua stagione a sbattere contro il tetto metallico del McCovey Cove. Il rumore acuto era una specie di stilettata al cuore per noi, che ormai eravamo convinti di poter uscire senza danni da quell’inning.

Ma, anche in questo caso, il vantaggio Dodgers durava lo spazio di una sosta alla toilette da parte di qualche spettatore; Pagan batteva un leadoff single e andava a rubarsi la seconda base. Arrivava fino in terza grazie all’out produttivo del Panda; seppur con due out, le nostre speranze vertevano su Posey, il quale però si pigliava un walk. Ecco Pence, quasi garanzia di insuccesso, ma la sua battuta infield diventava beffarda proprio per l’autore del fuoricampo, Kennedy, che la bucava clamorosamente infortunandosi pure, e consentendo un facile approdo in prima a Pence e in casa base a Pagan. 2-2 e palla al centro.

Nel 7° dopo il leadoff single di Mark Ellis e il K su Victorino ecco arrivare il settimo walk di Tim, che questa volta costringeva Bochy al cambio. Dentro Casilla che chiudeva la ripresa con autorità e senza rischi, visto che con 2 corridori in zona scoring position, Hanley si prendeva un bel K looking. Esaltante.

Eccoli qui i piranha della Baia pronti a sentire l’odore della preda. Occasione sprecata, occasione subita, ma stavolta sfruttata. Hector si iscriveva a questo match battendo un leadoff single e lasciava il posto a Blanco, il quale entrava per rubare la seconda. Missione compiuta da Gregorio nostro, alla quale faceva seguito il walk preso da Crawford. Dentro anche Burriss da PH, stavolta per buntare allo scopo di far avanzare i corridori in base. Anche Manny faceva quanto chiesto, così ci trovavamo due RISP con 1 out, e Pagan in battuta.

Mattingly dava una base intenzionale a Pagan per cercare il doppio gioco ma non aveva fatto i conti con Scutaro, il quale batteva la validona che portava 2 punti ai nostri e faceva sobbalzare il nostro ballpark. 4-2 che rimaneva tale in quanto sia Posey che Pence non riuscivano a mettere la palla in gioco; ma, come si suol dire, the damage was done.

Nell’ottavo entrava Affeldt, il quale faceva fuori agevolmente i primi due salvo concedere poi il singolo ad AJ Ellis. Entrava così Romo che si rivelava facente parte della categoria degli esseri umani facendo battere valido a Rivera. Tornava poi nell’extra-spazio mettendo strikeout Mark Ellis e facendo fuori uno dopo l’altro tutti e tre i battitori del nono inning. Ops, ho spoilerato il finale, di già.

Prima della fine, c’era stato tempo per il punto del 5-2, costruito da Belt col suo leadoff single, agevolato dal sacbunt di Blanco e dal groundout di Crawford, e portato a termine dalla decisiva valida da Arias, entrato per l’occasione. Il party poteva pertanto iniziare dopo il 9°, al termine del lavoro portato a termine perfettamente da Sergione. Uno due tre e partita finita. Ci si rivede stasera.

Ho tanti complimenti da fare ai ragazzi, per quel che riguarda le note di stasera. Abbiamo dimostrato lucidità e carattere nei momenti decisivi, cosa esattamente mancata ai nostri avversari (0 su 10 con RISP). Benissimo, ancora una volta, l’asse Pagan-Scutaro, il duo di leadoff più temuto del West a questo punto. Nemmeno il più scettico dei tifosi a questo punto potrebbe avere ancora dubbi su Scutaro, che ci ha portato tanti di quei punti che ora pesano come macigni. Bene però tutti, da Belt (mai testato in difesa, per fortuna), ad Arias, che entra e mette un singolo importantissimo, da Crawford ad Hector, che resta uno dei giocatori più sottovalutati del roster, ma che mette sempre, dico sempre, la propria impronta.

Sul monte, pare assurdo, ma mi sento di poter applaudire Lincecum, che ha trovato un modo per non far pesare i mille walk concessi, visto che li ha distribuiti equamente uno per inning. Ha infatti concesso davvero poco ad un attacco spento, ok, ma che sa far davvero paura. L’homer di Kennedy è inoltre parso come il coniglio dal cilindro, tirato fuori da loro. Ma per fortuna quel coniglio è stato rimesso nel posto dal quale era arrivato. Bene anche i rilievi, Casilla-Affeldt-Romo sono probabilmente la miglior batteria a nostra disposizione, per cui applausi anche in questo senso.

Detto questo, prepariamoci ad altre due battaglie. La prima, stasera alle 22, vedrà una sfida tra Cain e Capuano, alla portata dei nostri per quanto non facile. Importante non mollare di un millimetro, illudendoci di aver fatto il più del lavoro. Niente affatto, il ballo è appena iniziato e una grande squadra si vede quando c’è da dare le conferme ed assestare le mazzate decisive. Per continuare ad essere clutch.

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