SF @ SD gara 1 (3-1): salti tripli

Prima sfida in quel di Petco Park vinta con la serenità di chi ha ormai poco da chiedere alla restante parte di stagione, per fortuna in chiave positiva, visto che l’anno scorso giocavamo gli ultimi match con la stessa spensieratezza ma per i motivi opposti. L’obiettivo di questa trasferta a San Diego era ed è quello di restare caldi con le mazze e di evitare infortuni di qualsiasi genere, visto che c’è bisogno del miglior roster possibile per affrontare i playoffs.

Qualche guaio a dire il vero c’è stato, ma per fortuna di poco conto. Un cuoco, che probabilmente tirerebbe fuori tutto l’arsenale di imprecazioni di Gordon Ramsay, deve aver combinato qualche disastro nell’immediata vigilia del match, visto che Posey si è sentito poco bene ed ha passato un brutto quarto d’ora a vomitare, mentre Scutaro è stato costretto ad abbandonare a fine 4° inning praticamente per gli stessi motivi, con mal di testa lancinante e stomaco in disordine. Al di là dei problemi della cucina, il resto si è comunque andato discretamente liscio, anche se il povero Posey, colpito alla gola da un lancio rimbalzante di Vogelsong, è risultato completamente senza voce a fine match ed impossibilitato a rispondere a qualunque intervista. Ma tutto è bene quello che è finito bene.

Abbiamo anzi assistito a qualcosa di inconsueto in questo incontro, ovvero un paio di tripli completamente inaspettati: il primo di Posey nel 2° inning e il secondo di Nady nel 4°. Anche se conosciamo bene Posey per la sua enorme produttività offensiva, sappiamo altrettanto bene che quanto a velocità non dico che siamo ai livelli di Bengie Molina ma quasi. Il suo triplo è talmente raro che è solamente il primo della stagione e il terzo in carriera, raro praticamente quanto uno di Nady, al 7° in carriera (sul oltre 3 mila apparizioni al piatto) e al primo da 4 anni addirittura. Due rarità nel giro di 2 inning, anche questo è stato Padres-Giants.

Un altro salto triplo lo abbiamo fatto dalla sedia quando sono trascorse le immagini dei nostri rookies (tra cui Hector, Pill, Machi, Peguero, Otero) vestiti con abbigliamento improbabile oltre che aderente in modo orrendo (vedasi foto). Con tutto il bene che vogliamo ai ragazzi, vederli conciati così (come da tradizione settembrina) fa sempre un effetto che può portare a crisi di ilarità o ad incubi notturni.

Il salto triplo più importante è stato però quello di Ryan Vogelsong, al secondo match consecutivo con un bel “+” davanti alla sua prestazione. “Più” che indica una bella partita, una quality start, una solidità finalmente ritrovata. Forse è presto per pensare di averlo ritrovato al top, ma certo due indizi sono più forti di uno.

Il match si sbloccava già nel secondo quando al leadoff triple di Posey seguiva una fortunosa hit di Pence, che mandava Posey a casa per il 99esimo RBI del nostro esterno destro. Come sia arrivato a 99 resta piuttosto misterioso (40 con la nostra maglia) ma ce li teniamo, così come mi tengo il giudizio negativo sulla sua acquisizione.

Nel 3° potevamo allungare: merito iniziale proprio di Vogey che apriva la  ripresa con un singolo. Il pur debilitato Scutaro lo seguiva subito dopo e la ciliegina su un buon inning la metteva il Panda, il cui doppio portava due RBI ad egli stesso ed un risultato che si assestava sul 3-0 per noi.

Nel 4° il triplo, anch’esso di leadoff, di Nady, non portava punti mentre nella parte bassa dello stesso inning Crawford si mostrava inefficace come ad inizio stagione, con un errore banale su una facile assistenza in prima. Denorfia non poteva quasi credere di essere arrivato salvo in prima così decideva di restituire il favore facendosi pickoffare con il movimento più fesso possibile. Gentilmente ringraziavamo.

Nella bassa del 6° arrivavano le ultime vere emozioni del match, “merito” della nostra fase difensiva, ancora un po’ distratta. Dopo il leadoff single di Venable, i nostri decidevano di complicare un po’ le cose a Vogey: la battuta di Headley veniva raccolta infatti da Belt, vicino al cuscino di prima, ma Brandon inspiegabilmente provava il force out in seconda senza prima pensare all’out sicuro in prima, che era a facile portata di piede. Risultato: tiro in seconda fuori giri e fuori asse e palla in outfield dalle parti di Nady, il quale dava il proprio contributo sparando un airball ben oltre la terza. Un mezzo disastro insomma, e il singolo di Alonso subito dopo dava il punto ai Padres. Fortunatamente però ne uscivamo addirittura in bellezza, visto che la battuta di Maybin, potenzialmente quella del pareggio, diventava un doppio gioco sull’asse Theriot-Crawford-Belt.

I pericoli maggiori terminavano lì, perchè Mijares ed Affeldt lanciavano perfettamente 7° e 8° inning, e anzi i rimpianti maggiori erano nostri, visto che sciupavamo qualche occasione di troppo (in totale un poco onorevole 2 su 14 con RISP). Nel 9° perciò arrivava qualche brivido, con Lopez che eliminava il primo battitore e lasciava il posto a Casilla. Santiagone concedeva subito due singoli, dando pertanto la possibilità prima a Guzman poi a Quentin di battere il punto del pareggio o addirittura della vittoria in caso di un fuoricampo. I due battitori dei Padres però restavano al palo, con rispettivamente un popout e un groundout, che chiudevano l’incontro. Win.

Tra le note del match, spazio ai “cattivi”, visto che dei buoni abbiamo già parlato ad inizio post. Cattivi è certo una parola grossa, comunque segnaliamo le due partite hitless di Pagan e Belt, per un complessivo 0 su 9. Nulla di preoccupante in alcun modo proprio perchè entrambi arrivano da un buon periodo; certo è bene, e vale per tutti, tenersi su ritmi alti fino alla fine, perchè solitamente risulta difficile stare fermi per un po’ e poi riprendere a battere. Qui la postseason è dietro l’angolo, tempo una settimana e ci siamo.

Per gara 2 il match-up è tra Bumgarner e Stults; anche qui vale la stessa regola, ovvero restare in ritmo ed evitare qualunque tipo di guaio fisico. La classifica di fatto non ci interessa più.

 

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