Perchè sono tifoso dei Giants? un racconto

Bene, dopo aver dedicato qualche post agli approfondimenti, è finalmente giunto il tanto atteso momento delle pagell….. ehm, no, non ancora. Sono in pigrizia da offseason, ve lo confesso, ma d’altronde dopo aver dedicato ore quotidiane per 7 mesi ai Giants, è normale in questo periodo prendersela un po’ comoda. Non c’è nessuno che mi corre dietro, dopotutto. :-)

Così, per spezzare un po’ il ritmo tra un pezzo di approfondimento e l’altro del nostro Roberto (vi anticipo che ho già qualcosa da pubblicare sul roster 2013 e come al solito è molto interessante), vi lascio ad un pezzo scritto da un nostro lettore, sia del blog che della nostra pagina facebook, che resta sempre un bel punto di riferimento per noi fans.

Il nostro lettore Francesco ci racconta il motivo per il quale è diventato un tifoso dei nostri ragazzi; questo può essere da spunto per fare altrettanto per voi che leggete. In effetti noi qui dall’altra parte dell’oceano siamo accomunati dalla stessa fede ma ognuno ha un motivo diverso e difficilmente è perchè è nato e cresciuto a San Francisco. Pertanto se anche voi avete voglia di raccontare com’è nata la vostra fede siete liberi di farlo come ha fatto Francesco. Nel caso, scriveteci un messaggio privato sulla pagina facebook oppure mandateci una mail a sfgiantsitalia@gmail.com. Avrete così il grande onore (insomma, qui esageriamo di brutto) di vedere pubblicato su queste pagine il vostro pezzo.

Insomma, nella offseason c’è spazio per tutti e per tutto!

[Articolo scritto da Francesco Svevo]

Era il 1982, avevo undici anni ed ero a San Francisco dai miei zii per imparare l’inglese.
Ero già stato altre volte a vedere una partita dei Giants al Candlestick Park, ma quel giorno è stato speciale.
Domenica 3 ottobre 1982 si gioca la terza ed ultima sfida con i Los Angeles Dodgers; è l’ultima partita della stagione dei Giants.
I Giants non erano sicuramente quelli che ci stiamo godendo in questo decennio, era una squadra di media classifica che arriverà terza proprio dietro i Dodgers.
Per la prima volta vado allo stadio da solo con mio zio Ray e mi posso godere a pieno questo momento tra “uomini”; appena giunti mi viene regalato un caschetto protettivo per bambini dei Giants. Poi rispettiamo tutti i riti da vero tifoso americano: hot dog, coca e milioni di pop-corn.
Come detto non era la prima partita dei Giants che vedevo, ma ad essere onesti non ero rimasto colpito dal clima dello stadio anzi, paragonato con gli stadi italiani, lo avevo trovato piuttosto freddino: niente cori, striscioni, fumogeni…..
La partita scorre tranquilla, senza particolari emozioni; ad un certo punto oltre all’immancabile “GO!!!!” gridato dopo la musichetta dell’organo, comincio a sentire in lontananza un coro che non comprendo.
Gli inning passano senza troppi brividi ed il coro adesso è sempre più forte… la mia curiosità aumenta, ma il mio scarso inglese ancora non riesce a cogliere a pieno il significato.
Adesso il coro è totale, e la mia curiosità di bambino esplode: chiedo a mio zio cosa stanno urlando tutti e lui, utilizzando uno splendido dialetto slang ligure me lo spiega….
Passano pochi secondi, salto in piedi sul seggiolino, braccia al cielo e mi unisco al coro: “BEAT L.A. – BEAT L.A.!!!!”
Da allora sono passati trent’anni esatti ma la passione è sempre la stessa: LET’S GO GIANTS!
Ciao zio Ray!
PS: Per la cronaca abbiamo vinto 5 a 3 con un HR al settimo inning.

2 Risposte to “Perchè sono tifoso dei Giants? un racconto”

  1. bello! davvero piacevole leggere questi pezzi fatti da tifosi per tifosi, il baseball è davvero qualcosa che ti prende in modo inspiegabile.

  2. Ci sta uno scambio tra due persone, scena tratta da un telefilm non serve sapere quale, uno dei due fan del baseball (ed anche giovane giocatore nelle leghe giovanili che ha smesso per un infortunio, non saprò mai se è storia vera dell’attore o meno, e nemmno mi interessa a dire il vero) l’altro per niente.
    Sono in museo che raccoglie i cimeli della squadra cittadina(non serve sapere quale squadra conta cosa si dicono) e quello a ciu non piace il baseball se ne esce, guardando una mazza, con la seguente frase:
    “Certo che tutto questo per un pezzo di legno!”
    L’altro lo fulmina con un occhiata e gli domanda se invece un po’ di pittura su una tela invece sia logico costi dei milioni.
    (L’altro è amante dell’arte quanto il primo adora il baseball quindi non ha toccato un tasto a caso)
    “Ma un dipinto coglie un momento, un luogo, un emozione! Non puoi dirmi che ci sta questo in una mazza da baseball!”

    Glielo dice invece.

    Ma non mi ricordo le parole esatte, ma ho la sensazione di averle ritrovate spiegate benissimo nel racconto che avete pubblicato.
    Grazie Francesco.

I commenti sono chiusi.

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