Giants vs D’Backs (2-2): Yusmeiro e il poliziotto quasi perfetto….

[Articolo scritto da Giorgio Sigon]

Chissà che cosa passa nella testa di un pitcher che si ritrova nella parte bassa del nono inning con 3 ball e 2 strike sul conto e nessun giocatore avversario mai arrivato in base nei precedenti 8.2 inning. Insomma siete a uno strike dal PERFECT GAME, a cosa pensate?

Me lo sono chiesto lo scorso anno appena prima del generoso strike concesso a Humber e me lo sono domandato di nuovo l’altra sera.

Pensi a dove piazzare la palla? O al boato della folla dopo l’ultimo out? Rifletti sul fatto che entrerai nella storia o per distrarti ti concentri sull’immortalità dell’anima?

Perdonatemi se per una volta metto da parte il recap della serie contro Arizona, scusate se la foto notizia la metto in fondo anziché all’inizio del post ma il novantatreesimo lancio di Yusmeiro Petit mi ha aperto un mondo.

L’anno scorso abbiamo festeggiato il perfect game di Cain, quest’anno il no-hitter di Lincecum…. oggi invece ci imbattiamo in un qualcosa di veramente raro che si inserisce un un contesto già di per sé raro.

A inizio anno Yu Darvish perse un perfect game a causa di una valida del 27° battitore di Houston che girò il primo lancio del fenomenale giapponese (insomma il conto era 0-0). In gara due della serie contro Arizona, Petit aveva uno score immacolato: 26 battitori affrontati, zero valide concesse, zero basi ball, zero colpiti e 7 strikeout. L’ultimo ostacolo che si frapponeva tra il venezuelano (ex Arizona tra l’altro) e la storia era Eric Chavez. Come in un film si arriva al lancio decisivo. E tu, a casa o allo stadio, pensi “come la lancerà? io chiuderei gli occhi e sparerei una high fastball. Oddio che tensione. Chissà sto Petit che starà passando”.

Già perchè sul conto 3-2 tutti sanno tutto. E’ una guerra di nervi che eleva all’ennesima potenza il concetto del io-so-che-lui-sa-che-io-so.

Tu pitcher, che fai? Lanci sul filo interno o sei sicuro che lui girerà e allora ti affidi a una curva?

E tu battitore che fai? Sul conto pieno non puoi non girare a meno che tu non sia stra-sicuro che il tuo occhio di falco, in meno di mezzo secondo, abbia captato un sicuro ball.

Il bello è che sul conto pieno del 27esimo battitore di un possibile perfect game, i nostri interrogativi sono gli stessi di tutti coloro che stanno guardando la partita. Forse è uno dei pochi momenti del baseball in cui non c’è asimmetria informativa.

Yusmeiro lancia, Chavez gira e colpisce la pallina che vola in alto. Pence le corre in contro e in quei momenti non ti chiedi a cosa stia pensando Petit. Lo sai… perché è la stessa cosa che stai pensando tu. Hunter corre e si sta per tuffare…nel mentre pensi che ogni perfect game deve avere una giocata spettacolare come il volo d’angelo di Blanco quando toccò a Matt Cain entrare nella storia. Solo che la giocata da Ti-Salvo-Io-Il-Perfect-Game era già arrivata. Ruzzolone in avanti di Perez con annessa presa al volo, con i ringraziamenti della casa.

Pence ci prova ma la palla gli rimbalza a 5, forse 6, centimetri di distanza….

Yusmeiro Petit si è fermato a 5 (forse 6) centimetri da un perfect game con l’ultimo lancio che aveva a disposizione. Pazzesco! Sportivamente drammatico ma incredibilmente empatico.

In quel momento Petit è il tuo migliore amico e gli vorresti dare una pacca sulla spalla dicendogli “Amico mio, vieni che ti offro una birra”

Un perfect game perso così è difficile da spiegare a chi non mastica baseball e quindi ti chiedi se esista qualcosa di simile in altri sport. Rifletti a lungo, passando in rassegna calcio, basket, volley, tennis fino ad arrivare al tamburello e al tiro alla fune.

Alla fine ti rendi conto che un evento così è praticamente unico: qui non si tratta di stabilire un record visto che non sei il primo e non sarai l’ultimo a realizzare un’impresa del genere. Non si tratta di vincere o perdere un titolo all’ultimo lancio perchè Petit e i Giants hanno vinto una partita come un’altra, importante (o inutile) come 1000 altre nella vita sportiva di un giocatore o di una squadra. Allo stesso tempo però stiamo parlando di un qualcosa di codificato e di chiuso. Un qualcosa che finisce sul tuo curriculum sportivo sotto una voce ben precisa.

Prendiamo i 100 punti di Wilt Chamberlain: fare 100 punti in una partita di basket non è un “achievement”. Certo, è una performance mostruosa ma non stiamo parlando di un traguardo codificato. Un golfista può fare 18 hole in one in un singolo giro, ma nel golf non esiste la voce: giri conclusi con tutte buche in un colpo solo.

Un altro fatto che rende non comparabile il perfect game con altre imprese sportive è la dinamica che si instaura tra lanciatore e squadra.

Il baseball è un gioco di squadra, come il calcio, la pallavolo etc ma l’eterna lotta tra battitore e lanciatore è una sfida tra uomini, non tra squadre. Sul conto pieno del 27esimo battitore di un possibile perfect game ci sono due fasci di luce: uno illumina Petit, l’altro Chavez, tutto il resto (compagni, basi, arbitri etc) scompare. Come quando sull’immenso campo da calcio rimanevano solo Holly Hutton e Mark Lenders con gli altri che andavano in dissolvenza. Petit contro Chavez. Non Giants contro D’Backs. In più c’è da aggiungere che quando un perfect game si sta materializzando, la squadra che lo sta subendo ci mette il 120%. In alcune discipline, quando qualcuno si sta per raggiungere un traguardo importante, è (quasi) prassi dei rivali non sforzarsi troppo per impedirglielo. Qui no. Qui i complimenti arrivano anche dagli avversari ma solo dopo che ti sei guadagnato la gloria. Nessuno te la regala. Fosse anche l’ultimo at bat in carriera…..

Queste differenze aumentano la portata dell’impresa che si compie portando a termine un perfect game, cosa riuscita a una ventina di cristiani in oltre 100 anni di storia MLB. Forse però, a pensarci bene, c’è qualcosa in un altro sport che si avvicina alla gara perfetta del baseball. E’ simile solo dal punto di vista sportivo e non per quel che concerne gloria, immortalità e cassa di risonanza…. ma non vi dico di cosa si tratta.

Bravo Yusmeiro, non ce l’hai fatta ma sei arrivato a farci vivere il lancio dell’ “O si fa l’Italia o si muore”. Quel lancio magari non resterà nella storia ma rimarrà nella memoria di chi l’ha vissuta. E l’immagine della tua gara non sta nel disappunto di Belt, o nello sguardo da cane bastonato di Pence (che poverino, ci ha provato a prenderla).

La mia immagine simbolo è quella di un signore in tribuna che forse, nel momento della valida di Chavez, sarebbe dovuto essere “meno coinvolto” (per il lavoro che fa) ma….. ve l’ho detto…. c’è un’empatia pazzesca.

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2 Risposte to “Giants vs D’Backs (2-2): Yusmeiro e il poliziotto quasi perfetto….”

  1. Peccato che tu non ci dica a cosa, secondo te, sia simile dal punto di vista sportivo. Io ho pensato a snooker (147 break) o freccette (3-darts-finish), eventi rari che generano sempre standing ovations. In nessun sport “tradizionale” riesco però a trovare qualcosa che si avvicini, anche a livello emozionale, a un complete game.

    P.S.: è un piacere leggere qualcuno che scriva di baseball con passione e competenza. E questo nonostante tifi per la squadra sbagliata :)

  2. Ciao sono Giorgio (anche se con l’account di Math ehehe). Grazie mille per i complimenti.

    Il 147 e il 3-darts-finish sono prestazioni incredibili ma non comparabili dal punto di vista sportivo perchè…. non c’è l’avversario. Nel momento in cui parte il break del 147 è tutta “farina del tuo sacco” e così pure per le freccette. Qui hai un avversario che in QUALSIASI momento può rovinarti il perfect game.

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