SF Giants: oltre il 2014 (prima parte)

SONY DSCEccoci qui per il nuovo anno! Con l’occasione di fare di nuovo gli auguri a tutti voi lettori per uno splendido 2014, ecco il primo di due pezzi scritti sempre dal nostro sapiente Roberto Rota. Questi articoli trattano del futuro della nostra franchigia oltre la stagione che andremo a vivere tra qualche mese. La prima parte, che viene qui pubblicata, offre però una visione a 360 gradi del mondo baseballistico statunitense, in modo da poter capire come avvengono le dinamiche che portano ai movimenti di mercato che riguardano anche i nostri ragazzi.

Si tratta di tematiche forse un po’ tecniche, che probabilmente soddisferanno chi è interessato al dietro le quinte di questo sport, ovvero chi vuole approfondire tutto il meccanismo che gira intorno alle sessioni di mercato. Per parlare di cose di campo, tipo basi rubate, tuffi difensivi e pickoff sbagliati, abbiamo ancora tempo (sempre meno, per fortuna).

Buona lettura e…. nei prossimi giorni arriverà la seconda parte, che riguarda da vicino la nostra squadra.

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Per cercare di comprendere e prevedere quale sarà il futuro dei nostri San Francisco Giants è quasi inevitabile doversi soffermare sulla situazione attuale della MLB e sui meccanismi che la regolano, che hanno poi una diretta influenza sulle dinamiche della parte sportiva e competitiva del gioco. L’intento è di occuparsi degli aspetti che riguardano questa parte dell’anno, l’offseason, ovvero il periodo durante il quale i tifosi concentrano le proprie attenzioni e speranze sull’opera di costruzione dei roster da parte dei front office e in particolare la scelta dei 25 giocatori parteciperanno all’opening day.
Premetto che l’argomento è molto vasto e a volte complesso, ma vedremo di analizzarlo nei vari aspetti generali, per poi concentrarci sugli effetti che hanno concretamente sui futuri San Francisco Giants e conseguentemente azzardare qualche previsione su cosa ci aspetta oltre il 2014. Si tratta chiaramente di ragionamenti del tutto teorici, basati sulla situazione attuale, poi lo sviluppo e il risultato della prossima stagione sarà l’ulteriore e principale elemento che andrà a influenzare le scelte del nostro general manager Brian Sabean.

La premessa è che il baseball della MLB è uno sport professionistico e come tale è basato su un accordo, potremmo dire un contratto, della durata di 5 anni sottoscritto dai 30 proprietari e dalla associazione dei giocatori. Per chi volesse dilettarsi, qui può trovare il testo completo, che regola tutti gli aspetti del baseball: http://mlb.mlb.com/pa/pdf/cba_english.pdf .

L’altro punto fondamentale è che il baseball, come ripetono spesso gli americani, è un business, e quindi l’intento per entrambe le parti è, prima di tutto, fare i propri interessi economici. Ovviamente questo non vuol dire mettere in secondo piano l’aspetto sportivo che interessa al tifoso, vincere le partite fino a conquistare le World Series, ma semplicemente capire che le squadre vengono costruite in conseguenza di una situazione generale che determina le risorse a disposizione delle varie dirigenze per formare i roster. Quanto tipicamente accade nel calcio italiano, dove il proprietario perde soldi pur di cercare di vincere, nelle MLB, se succede, è un’eccezione e sicuramente solo per un periodo molto limitato.

Attualmente la MLB attraversa un ottimo periodo e il “prodotto” baseball non è mai andato così bene come negli ultimi anni. Qui potrete trovare riassunti i dati su valore delle franchigie e incassi annuali, con dati aggiornati a Marzo 2013: http://www.forbes.com/mlb-valuations/list/ . Le franchigie con problemi, in particolare di stadio, sono praticamente solo, come ben sappiamo, i nostri cugini di Oakland e in parte Tampa Bay. Atlanta ha appena annunciato la costruzione di un nuovo ballpark.

I ricavi delle società sono legati principalmente alle seguenti fonti: proventi dalle partite, sponsorizzazioni, contratti TV, merchandising. In particolare i contratti TV siglati più di recente hanno contribuito in larga parte al recente e considerevole aumento dei ricavi.
La chiave individuata dai 30 proprietari per avere un baseball che interessi sempre più persone, e come tale generi incassi sempre maggiori, è stata quella di avere una competitività dal punto di vista sportivo quanto più distribuita tra le 30 franchigie, nonostante le grandi differenze di introiti che abbiamo visto. Quindi in primo luogo si è cercato di distribuire parte degli incassi delle franchigie più “ricche” alle franchigie più “povere”, con il meccanismo della revenue sharing, i cui dettagli non sono resi pubblici ma che si stima, a fronte di ricavi totali di tutte le squadre MLB per circa 7,5 miliardi di dollari, possa aver determinato un trasferimento di circa 400 milioni alle franchigie minori. L’altro meccanismo è la luxury tax, che va a penalizzare con una tassazione aggiuntiva le franchigie che superato un determinato tetto salariale, comunque abbastanza elevato, essendo per il 2014 di 189 milioni di dollari, secondo il meccanismo qui spiegato: http://www.sportingcharts.com/articles/mlb/explaining-the-luxury-tax-in-major-league-baseball.aspx

Quindi nota la stima dei ricavi della franchigia, il proprietario o i proprietari traducono il tutto nel budget a disposizione del general manager per i salari dei giocatori e più in generale per la gestione della parte sportiva, incluse ad esempio le spese legate al draft dei giocatori.

Questo è un riassuntivo per il 2013 dei monte salari di ogni squadra, http://deadspin.com/2013-payrolls-and-salaries-for-every-mlb-team-462765594 anche se la “bibbia” in materia è il sito: http://www.baseballprospectus.com/compensation/cots/ , che mostra anche anni passati e prossimi.

Appare evidente che, nonostante la situazione sia migliorata rispetto all’inizio degli anni 2000, rimangano differenze tra i budget a disposizione delle varie squadre. Quindi il passo successivo, concretizzatosi in particolare nell’ultimo e già menzionato contratto collettivo, è stato quello introdurre delle regole che facilitino le squadre minori attraverso i vari processi con i quali vengono acquisiti i giocatori di baseball a livello delle Majors: free agency, il classico draft per i giocatori provenienti da high schools e college americani, il sistema di ingaggio dei giocatori internazionali sotto i 23 anni e ora anche il posting system con il quale i giocatori giapponesi possono raggiungere le MLB. L’intento rimane sempre quello di limitare le spese, aspetto che non può che far piacere ai proprietari, e aumentare conseguentemente le risorse a disposizione che i general manager spenderanno poi per i salari dei giocatori, nell’ovvio interesse dell’associazione giocatori. Questi sono gli aspetti che più concretamente ci interessano quando guardiamo ai San Francisco Giants dei prossimi anni, perché sono la chiave per comprendere come potrà muoversi Sabean, in un contesto di sempre maggiore concorrenza.

Il nuovo contratto collettivo ha in primo luogo riformato il draft: prima i giocatori scelti venivano ingaggiati con la possibilità di ricevere un signing bonus che non aveva limitazione. Ora invece per ogni franchigia viene assegnato un budget complessivo per tutti i giocatori scelti nel draft, che se superato comporta perdite di scelte negli anni successivi. Il budget è decrescente a partire dalla squadra che sceglie per prima, ovvero la peggiore della stagione precedente, fino alla trentesima a scegliere. L’effetto dal punto di vista economico è il controllo dei costi, quello dal punto di vista sportivo è che diventa più difficile convincere giovani talenti, magari delle high school, a passare direttamente alla MLB dopo averli scelti non nei primi giri del draft, in quanto i soldi che riceverebbero sarebbero pochi rispetto a quanto potrebbero ottenere se scelti più in alto. Il caso più eclatante è stato Mark Appel, che scelto ottavo al primo giro dai Pirates nel 2012, ha preferito non firmare, per poi essere scelto come primo assoluto dagli Astros nel 2013. Quindi diventa sempre più importante la qualità dei giocatori presi nei primi giri del draft: le scelte sbagliate si pagano pesantemente negli anni successivi, quando viene a mancare il contributo di questi giocatori. E sempre più franchigie sono riluttanti a rinunciare a prime scelte per mettere sotto contratto quei free agents che hanno rifiutato le offerte di arbitrato delle loro precedenti società.

Per i giocatori non americani sotto i 23 anni si è introdotto un sistema di scelta con, anche in questo caso, un budget maggiore per le squadre che peggio si sono classificate la stagione precedente e meccanismi di penalizzazione negli anni successivi per le squadre che eccedono il budget loro attribuito. Un vero e proprio draft è stato posticipato al prossimo contratto collettivo che dovrà essere firmato nel 2016, ma, comunque, anche con la regolamentazione attuale si sono favorite le squadre più povere, introducendo di fatto un limite alle spese valido per tutti.

Novità degli ultimi giorni è anche l’accordo con la lega giapponese per il nuovo sistema di posting dei giocatori del sol levante: sostanzialmente l’importo da pagare alla squadra giapponese di provenienza è al massimo di 20 milioni di dollari, e il giocatore è libero di negoziare con tutte le squadre della MLB che siano disposte a pagare al cifra richiesta. Prima invece vi era una asta a busta chiusa, e la franchigia che aveva indicato la cifra più alta aveva i diritti esclusivi di negoziazione con il giocatore. Si era arrivati a cifre superiori ai 50 milioni di dollari, ad esempio per Yu Darvish ai Texas Rangers, che di fatto tagliavano fuori le squadre minori.

La maggior disponibilità di soldi e il controllo dei costi, per le ragioni sopra descritte, sta permettendo anche alle franchigie minori di tenersi i propri giocatori più forti, con due effetti immediati: il primo è quello che sempre meno squadre si vedono costrette a scambiare i propri giocatori per evitare di sforare il monte salari previsto , specialmente durante i 6 anni nei quali i giocatori sono sotto controllo delle società e l’aumento del salario è prima stabilito dalla società stessa e poi diventa progressivo e controllato dal processo dell’arbitrato, per 3 o 4 anni. L’eccezione che conferma la regola sono i Rays, che quasi ogni anno scambiano un lanciatore per giovani prospetti, ma sono comunque capaci di allestire una squadra competitiva. Il secondo effetto è che sempre più squadre cercano di far firmare estensioni di contratto ai propri campioni prima che raggiungano la free agency, ad esempio Votto con i Reds per 10 anni e 225 milioni o i nostri stessi Giants con Buster Posey, Matt Cain o Madison Bumgarner. Il risultato finale è che ogni anno il numero di giocatori forti che diventato free agent è sempre minore. Diminuendo il numero e la qualità dei giocatori disponibili nella offseason e aumentando il numero di squadre che possono competere per i loro servigi, si ha come inevitabile conseguenza ogni anno l’aumento dei salari medi che i giocatori free agent riescono a ottenere e anche un allungamento della durata dei contratti. Non solo per i campioni riconosciuti quali Pujols e Cano che hanno addirittura firmato contratti decennali per più di 200 milioni di dollari, ma anche per giocatori non di primo livello che riescono a ottenere contratti pluriennali a 8 cifre prima insperati.

Il successo di queste regole volte a assicurare un elevato livello di competitività sportiva a tutte le 30 squadre è dimostrato dal fatto che franchigie di mercati minori e provenienti da anni di insuccessi sono finalmente tornate a essere protagoniste nel 2013: gli Indians e i Pirates accedendo ai playoff, i Royals lottando fino alla fine. Senza dimenticare che, tenendo in considerazione solo gli ultimi 5 anni, ben 21 squadre su trenta hanno raggiunto i playoff almeno una volta, pur essendo ogni anno ammesse alla postseason solo un terzo delle squadre MLB. Se allarghiamo agli ultimi 10 anni, solo Royals, Mariners e Marlins non sono hanno mai giocato a Ottobre.

Questo è il contesto di aumentata concorrenza nel quale si trova a muoversi Sabean durante l’offseason 2013 e che verosimilmente sarà anche lo scenario dei prossimi anni.

Nella seconda parte di questo post vedremo, come anticipato, di mettere in relazione il contesto della MLB con il possibile futuro dei San Francisco Giants.

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