Archivio per luglio, 2018

Giants at Padres gara 1 (5-3): le dodici fatiche del Gigante

Posted in Resoconti on 31 luglio 2018 by Mat
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Credits: sfgate.com

Undicesimo inning, 1 out, uomini agli angoli e Dyson sul monte. Beh, c’è un modo diverso di dare la definizione di pericolo? Credo di no. Forse non c’è nemmeno un modo diverso di dire che non ci sono più speranze, invece il baseball sa essere stupefacente, a tratti miracoloso, a volte irreale. Così Hedges, invece di battere normalmente mettendo la palla in gioco, bunta senza senso ovvero senza nemmeno far avanzare a punto l’uomo in terza. La palla viene raccolta da Dyson che tira una schifezza inenarrabile e rimbalzante verso il prima base, in questo caso un certo Austin Slater, che si spende in una presa complicata (eufemismo) e salva capra e cavoli. Vista la mala parata, non c’è altra soluzione che buttare Dyson nell’umido e far entrare Smith che risolve brillantemente la situazione. Si va alla dodicesima fatica erculea dei Giants, dove tutto funziona, e così vissero felici e contenti.

Sfangato dunque questo primo match al Petco, nonostante tutto, nonostante sembrava finita, nonostante una squadra mezza rotta e l’altra mezza mentalmente in smobilitazione. Eppure s’è vinto, e non solo, hanno perso tutte le altre: Dodgers, D’Backs e Rockies. Sembra quasi tutto aggiustato, tutto pronto per una nuova rincorsa, se non fosse che è solo un match e che ci pare già di conoscere quello che verrà. Godiamoci dunque questo e stop. Siamo a 54-54. Toh, quota .500, ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più?

Ci portiamo dunque a casa una partita che era iniziata bene, con un 3-0 al secondo inning frutto di un fuoricampo da 3 punti di un d’Arnaud che tomo tomo cacchio cacchio si sa far sentire. Il vantaggio però viene eroso, anche perché noi non andremo più a segno per altri 8 inning, prima che un altro fuoricampo, stavolta del nostro slugger migliore (sembra ironico ma quasi non lo è) ovvero Gorkys Hernandez ci mandi sul 4-3. Una volta ri-sbloccatici, ne segniamo un altro, con il bloop single di Buster, per un 5-3 che non si schioda più, anche perché con Smith sul monte la musica è quella giusta, a differenza di quella di Dyson che pare un Titanic suonato col flauto da un ragazzino alle prime armi.

Da partente Holland, che si fa solo 5 inning nei quali concede 2 walk e 4 hit (2 punti) tra cui il fuoricampo che per contratto è costretto a lasciare all’attacco avversario. Nel 4° inning è quindi Renfroe ad ottemperare all’accordo, spedendola fuori, mentre nella ripresa successiva arriva il secondo punto Padres, con Gorkys che fa una magrissima figura su una facile flyball perdendo la palla (il punto sarebbe entrato comunque). Fortunatamente abbiam visto che ha avuto modo di rifarsi.

Fuori Holland, dentro Moronta, benissimo per due inning, prima di far entrare disgrazia-Melancon nell’ottavo. Abbiamo visto che non va bene come closer, ma non va bene nemmeno come set-up man, perché la sua presenza è garanzia di brividi quando ci va bene, di punti quando ci va male. In questo caso piove un punto tra le due hit che concede in un inning. Un punto che significa 3 a 3, tutto da rifare.

Extras dunque, con Black e Watson che fanno bene il loro, poi il finale già raccontato, con il nostro attacco che si sveglia appena in tempo prima di evitare qualche altra opportunità di walk-off che non sarebbe tardata ad arrivare. Ma per una volta esultiamo noi.

Oggi siamo in versione short (non parliamo nemmeno di Cueto, la cui TJ surgery è praticamente certa, sigh), per cui veniamo già al sodo: stasera alle 22.10 gara 2 (Pennellino vs. Richard), pochi minuti prima scade la possibilità di trade, con McCutchen in lista di partenza per una cessione, almeno a quanto si è letto ieri. Finalmente qualcuno degli sveglioni nelle alte sfere societarie si è reso conto del pacco preso e pertanto sta considerando la possibilità di liberarsi in fretta di lui, anche in ragione del fatto che: 1- in classifica siamo messi male, nonostante la mini-rimontina degli ultimi 2 giorni. 2- il giocatore sta rendendo la metà rispetto a quanto sperato e quanto speso. 3- il suo addio libererebbe spazio salariale per il futuro. 4- altri outfielder premono per inserirsi, non solo Slater, ma anche e soprattutto Slater (che stanotte ha giocato in 1B al posto di un Panda stirato e probabilmente destinato alla DL).

Quattro ragioni che ne giustificherebbero ampiamente la cessione. Succederà? Lo scopriremo entro le ore 22. Poi c’è gara 2, ultima della mini-serie. Poi, domani, probabilmente l’ultimo post su queste pagine prima della sosta agostana. Ma ci saremo lo stesso, presenti anche quando assenti.

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Serie: Giants vs. Brewers (1-3). Sul monte sventola bandiera bianca

Posted in Resoconti on 30 luglio 2018 by Mat
Giants versus Brewers

Credits: mercurynews.com

Ma rieccoci presenti e fedeli a queste pagine dopo la serie casalinga contro i Brewers che nelle intenzioni dei più ottimisti sarebbe dovuta essere quella del tanto atteso lancio verso l’alto. Ma proprio dei più ottimisti; proprio inconsciamente ottimisti. Troppo ottimisti. E invece noi che scriviamo così come certamente voi che leggete sarete pure ottimisti ma non credo così orbi da non aver capito già da prima che non c’era moltissimo su cui sperare. Così sono arrivati tre sonori schiaffoni prima di prenderci un brodino consolatorio nell’ultimo match. La soddisfazione finale è appunto relativa, ma comunque ce la teniamo, coi tempi che corrono.

È stata quindi un po’ la serie in cui possiamo dire di avere metaforicamente innalzato bandiera bianca per ciò che concerne le speranze e le illusioni di postseason. Non che non ci crederemo finché ci sarà ancora una palla da giocare e la matematica ci darà possibilità, ma oggettivamente le cose non sono mai cambiate da aprile per noi, mentre per gli altri sì, e ovviamente alla distanza i cambi di passo di chi li fa iniziano a notarsi. Così dopo aver perso la seconda delle due partite a Seattle, eccoci perdere le prime tre casalinghe contro Milwaukee, con la depressione di aver probabilmente perso Cueto fino a data da destinarsi, forse fino a per sempre. E insomma, there is no trip for cats.

Ciò non toglie che abbiamo e avremo ancora qualcosa da dire; due mesi di partite non saranno affatto pochi e i ragazzi di arancionero vestiti hanno il dovere quantomeno di mantenersi attorno a questa quota .500 che ci ha visti flirtare con lei da inizio anno. Per cui non sono ammessi cali di tensione troppo prolungati e va detto che una bella dimostrazione l’abbiamo avuta in game 4, quando un super pubblico ha trascinato una squadra che è sembrata vivissima, la quale ha a sua volta trascinato il super pubblico. Collegandosi ieri e non sapendo minimamente la nostra situazione pregressa, un estraneo alle nostre vicende avrebbe potuto pensare che fossimo in piena lotta per il titolo. E invece no, siamo il popolo Giants, passionale come nessuno e sempre pronto, pure inaspettatamente, a stare vicino alla squadra per cui tifa.

Dopo quindi questa breve incursione casalinga, andiamo a vedere com’è messa la classifica, con una premessa: la situazione attuale è migliore di quella che era al termine delle partite di sabato. Buono, no?

In realtà la classifica della NL West è ancora più compatta che mai, con i Dodgers che non prendono per il momento il largo e che vede solamente noi prendere il largo, ma dalla parte opposta a quella sperata. Tre squadre, LA, Arizona e Colorado, sono nello spazio di un solo match, rispettivamente 59-47, 59-48 e 57-47. Grandissima bagarre, che purtroppo non ci vede tra i protagonisti. 53-54 per noi, a -6.5 dai leader e con speranze davvero ridotte a un lumicino. Certo, c’è sempre il discorso che se ne vincessimo qualcuna di fila, neanche tante, tipo 7 o 8, molto cambierebbe, ma tutto fa pensare che ciò non potrà mai succedere in questo 2018.

Anche il discorso wild card è simile: siamo a -6, con cento squadre davanti ed è pertanto inutile, ad oggi, fare calcoli o sperare chissaché. Serve giocare, vincerne un po’, e poi vedere dove siamo. Ma ripeto, non c’è un solo indizio che faccia propendere per un cambio di passo verso l’alto. Ecco, forse proprio non avere nessun indizio può essere l’indizio giusto. Il baseball è strano, Beppe.

La bandiera bianca che oggi sventoliamo e che è più scaramantica che altro, è soprattutto riferita al monte, perché da lì sono cominciati i guai ed anche nel match vinto non si è fatto benissimo. Ma ovviamente non solo; pure l’attacco è stato al cloroformio in gara 2 e gara 3, non presentandosi in campo. Per fortuna è sempre l’ultima partita quella che dà più emozioni, per cui dopo il match domenicale ci siamo rinvigoriti un attimimo. Altrimenti, sai che requiem diventava il post di oggi.

Ah, notizie societarie in vista della deadline fissata per domani? Immaginatevi il deserto, il primo che vi viene in mente, e una balla di paglia che vi rotola davanti. Queste sono le ultime news dal mercato.

Ricapitoliamo in breve la situazione dei quattro match, va.

GARA 1 (5-7): PENNELLINO E L’ATTACCO FANNO IL LORO, MELANCON E STRATTON NO

Il mini-titolo dedicato a questo match potrebbe già bastare per raccontare tutto in merito a questo match. Noi ci presentiamo con un Belt in meno (DL da 10 giorni) e con un magico Longo in più, dopo il lungo stop. Inoltre Bochy decide di rimpolpare il bullpen inserendo Stratton a scapito di Tomlinson, che dopo Slater diventa il più famoso pendolare dell’Interstate che collega San Francisco a Sacramento. Rimpolpare il bullpen inserendo però un giocatore che fa danni non è però esattamente la migliore idea di questo mondo. Così il povero Stratton, dopo un inizio stagione da partente e per giunta di buon livello, si è smarrito piano piano diventando un partente poco affidabile, poi non più un partente, poi un rilievo, infine un rilievo disastroso. Di questo passo per il 2020 diventerà magazziniere, con mansioni di svuotare i cestini degli uffici in società.

Il suo è un impiego per ciò che concerne l’ultimo out dell’8° inning e tutto il 9° inning: concede tre hit e altrettanti punti, tra cui un fuoricampo. Se teniamo conto che è finita 7-5, si può facilmente calcolare che con un rilievo più affidabile sarebbe potuta (teoricamente) finire 5-4 per noi. Per cui ecco qui il Sig. Malaussène (leggasi capro espiatorio) del match, anche se chiaramente non è tutta colpa sua. A fare il suo ci pensa pure Melancon, di cui ormai non mi fiderei nemmeno per portare a spasso il cane al parco; potrebbe far danni anche lì. Quattro hit e due punti concessi in meno di un inning, ormai si può certificare di come sia il pacco più grosso degli ultimi anni, ed è meglio non ricordare i soldi che sono volati via per assicurarci le sue prestazioni.

Al di là di queste due disgrazie umane, s’è visto anche qualcosa di buono, come un Pennellino in discreto ritmo e in grado di concedere solo 2 punti in 6 inning agli ospiti, con l’home run di Yelich nel 6° che è valso il provvisorio 2-2 e gli ha sporcato una prestazione che sarebbe stata di grande livello. Bravo anche Moronta, con 3 strikeout in un inning, così come bravo l’attacco a produrre una decina di valide, con Posey, il rientrante Longo, Crawford e Duggar a batterne un paio a testa. Tutto non bastante per vincere. Mancano le long ball, i fuoricampo, che avevamo battuto con discreta costanza a inizio stagione: 28 ad aprile, 27 a maggio, 28 a giugno…. 13 a luglio (comprendendo tutta questa serie, quindi mancano solo i due match contro i Padres). Il dato è decisamente esplicativo: ci stiamo sgonfiando come un materassino estivo punto da uno spillone.

GARA 2 (1-3): LA NORMALITA’ NON PAGA, OFFRIAMO DA BERE AI BIRRAI

Se esistesse il pareggio in questo sport, la partita giusta sarebbe proprio gara 2. Di fatto le squadre si equivalgono, battono lo stesso numero di valide (poche, 6) e sprecano in zona punto (1 su 8 noi, 1 su 9 loro). Ma il pari non è contemplato e basta una minima differenza per decidere il risultato. Sfortunatamente non è periodo in cui gira per noi, pertanto la minima differenza la fanno loro, anche grazie ad uno dei tanti, tantissimi (12) errori stagionali di Longoria, che ne fa arrivare uno gratis in base, e quell’uno poi segna il punto del pareggio nel 6° inning.

Dal 2° al 6° il vantaggio era infatti stato nostro con un RBI double di Crawford che aveva illuso che quel misero vantaggio sarebbe potuto bastare. Manco per sogno, perché per vincere 1-0 devi essere quasi infallibile e noi, pur con un Bumgarner di livello, infallibili non siamo, vedasi il magico Longo in mezzo a tutto il resto. Nel 7° è sufficiente un singolo a Perez per vincere: dopo infatti segue un bunt di sacrificio, una rubata e un groundout. Anche così si segnano punti, ma loro lo fanno e noi no. Nell’8° un RBI di Braun fa 3-1, poi Posey si trova a basi piene e con la chance di battere il colpo decisivo. Ma no, succederà in gara 4, non in gara 2. Bumgarner chiuderà con 8 inning, 6 hit e 2 punti incassati di sua responsabilità. Una prova sicura, ma non basta.

GARA 3 (1-7): CUETO NON NE HA PIU’, ATTACCO AGONIZZANTE

Il povero Johnny Glamour è agonizzante tanto quanto il nostro attacco in questo match. “Ho mentito a me stesso dicendomi che stavo bene, ma non è così”, dice il buon Johnny dopo il match. D’altronde il misuratore di velocità non mente e quando legge delle fastball a 86-87-massimo 88 miglia, è palese che siamo di fronte ad un problema. No, non è un problema di pile del misuratore di velocità, è un problema di Cueto. Visto che ciò era già noto, è altrettanto palese che il riposo sia servito fino ad un certo punto. Tommy John surgery che sembra così inevitabile, anche se l’ultima parola sarà (sarà stata) dei medici ascoltati ieri, ma sul cui parere non è trapelato nulla. Ma in qualsiasi caso non c’è da stare allegri: quasi certamente il 2018 agonistico di Cueto è finito un sabato sera di luglio. E speriamo sia solo il 2018.

Partita dunque segnata da questa notizia che si scopre man mano che Cueto lancia. Il nostro partente abbandona dopo soli 4 inning, nei quali concede 8 hit e 4 punti, mentre noi ancora non abbiamo battuto manco una valida. Entra Blach che è un po’ l’icona Giants della bandiera bianca e infatti arrivano altri punti sul groppone. La partita è finitissima quando noi ancora dobbiamo battere e cara grazia che lo facciamo nel 6° quando Hundley la manda addirittura fuori rompendo il no-hitter e lo shutout di Chacin. È l’unico squillo del nostro match e meno male che c’è quello, visto che per il resto registriamo due doppi (Panda e Longo) a buoi già scappati. Nel finale i birrai rimpolpano le loro spinatrici, con un walk a basi piene concesso da Black. Cambia poco, la L era già scritta.

GARA 4 (8-5): CARICAAAA, BUSTER SUONA LA TROMBA DELLA CAVALLERIA

Tutto ad un tratto la porta fa “slam”, il guercio entra di corsa con una novità. Dritta sicura si mormora che i cannoni hanno fatto “bang”!. E noi in questo match facciamo Bang svegliandoci come da un torpore latente mesi, invece era solo qualche partita. Lo 0-2 iniziale con fuoricampo di Braun stavolta illude gli ospiti, ma la musica a questo giro la suoniamo noi. Buster si presenta a basi cariche nel 3° e fa vedere che un’occasione la può sciupare come in gara 2, ma alla seconda è capace di castigare. Basi spazzolate e match che in un attimo va 3-2 per noi. È solo l’inizio però del caricone Giant: il magico Longo giustifica parzialmente la sua presenza e il suo contratto (ma dovrebbe farne ancora di cose…) battendo lungo per la sacfly del 4-2. Poi Gorkys registra il fuoricampo personale numero 12 ed è 5-2. Infine nel 5° il Pandone batte il triplone ed entrano due punti, prima che si stiri sulla successiva sacfly di Duggar. Sarà DL per Pablo? A giudicare da com’è uscito sembra di sì, ma non disperiamo perché potrebbe essere un modo per vedere Slater, sempre tenuto vergognosamente fuori se non in situazioni di pinch-hitter o infortuni dei compagni. Bah.

Esce anche McCutchen per una serie di foul ball auto inflittesi che gli causano contusioni ad un piede (nulla di grave). L’attacco si ferma coi punti nel 5°, ma è sufficiente, perché 8 non sono pochi e i Brewers non riescono a tornare sufficientemente sotto, pur battendo altri due fuoricampo, uno di Perez su un Suarez così e così, l’altro di Shaw su un Dyson non in palla, ma buttato dentro con un vantaggio rassicurante. Nel finale dentro Smith e leadoff single subito: ma non fa male perché arrivano tre out di fila e la salvezza numero 5 per il nostro principe di Bel Air.

Da segnalare le 4 hit totali per Posey, mentre il miglior battitore di tutto il roster (minimo 50 at-bat) è… è… quello che non gioca mai, Slater (.302).

PROSSIMA SERIE

Gita di due giorni a San Diego in southern California per fare un giro al quartiere Gaslamp, sicuramente il più prestigioso della downtown. Gaslamp chiamato così, come facilmente intuibile dal nome, per la tradizione di utilizzare le lampade a gas al tempo che fu. E così anche la sezione Lonely Planet del blog ha avuto la sua parte. Speriamo però che i nostri si concentrino sul baseball visto che ci sono due partite alla portata, pertanto da vincere, pur ben sapendo che definire per noi un match “alla portata” è come dire ad un bambino di 6 anni che ce la può fare in scioltezza ad arrampicare fino alla cima del K2.

Prima sfida comunque tra baffetto Holland e Eric Lauer, giovane 23enne al primo anno di MLB che già abbiamo affrontato un paio di volte con alterne fortune. La sua ERA comunque mette tutto tranne paura essendo di 5.29. Se si eccettua il fatto che nelle ultime 2 partite ha concesso complessivamente 11 punti in 6 inning, possiamo comunque dire che è da temere, non fosse altro perché il pericolo maggiore dei Giants sono proprio i Giants.

Secondo e ultimo match alle 22.10 di domani, martedì, con Pennellino Rodriguez che avrà Clayton Richard come sfidante. Già incontrato mille volte in carriera, quest’anno ci siamo imbattuti tre volte in lui. 5.05 la sua ERA stagionale, ben 8.28 se si considera il solo mese di luglio. Insomma, ci sarebbero tutte le premesse possibili e immaginabili per vincere entrambe ste due benedette partite, anche tenendo conto del fatto che loro sono 42-66 con cinque sconfitte di fila e 2-8 nelle ultime 10. Vediamo se riusciremo a resuscitarli: siamo capaci di questo e altro.

Giants at Mariners gara 2 (2-3): niente di nuovo sul fronte occidentale

Posted in Resoconti on 26 luglio 2018 by Mat
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Credits: komonews.com

Eh sì, cari amici lettori di queste pagine virtuali, il nostro blog si avvia verso la sosta agostana nella quale i nostri Giants continueranno a giocare e oltretutto saranno nella fase forse più importante della stagione. E chissà che lasciandoli soli dopo averli accompagnati per mesi in questo andirivieni di vittorie e sconfitte quasi regolare come un orologio, non si possa dare uno scossone verso l’alto. Magari il peso delle nostre parole così crude e sfacciate arriva fino all’anima dei giocatori, così che evitando di scrivere per un po’ improvvisamente si sentiranno liberi e senza pressioni.

Ovviamente li lasceremo soli solamente per ciò che concerne queste pagine, perché ovunque saremo e sarete nel mondo, non appena ci sarà uno spazio di connessione web andremo a vedere come stanno le cose, non perdendoci nemmeno la statistica più inutile possibile, ma pur sempre utile per conoscere lo stato di salute dei nostri ragazzi. Insomma, andremo in vacanza solamente per provare a dare una scossa alla squadra, che eroi. E speriamo davvero che funzioni, perché ormai questo andamento sembra quello dei temporizzatori musicali: un sincronismo perfetto e quasi ipnotico tra vittorie e sconfitte. Siamo sempre lì, senza essere in grado di piazzare una striscia vincente. Ad una vittoria, massimo due di fila, segue una sconfitta o due di fila. Raramente succede di più.

Niente di nuovo sul fronte West, quindi, nemmeno per questa serie nello stato di Washington, nell’estremo nord-ovest statunitense, in cui abbiamo dunque pareggiato uno a uno questa mini-serie di interlega. Tre punti subiti in gara uno, tre punti subiti in gara 2. Un monte onesto, ma un attacco non altrettanto. Poca produzione offensiva significa alta probabilità di perdere, e così è successo per questo secondo match. Beh, Slater è stato tenuto fuori. Coincidenze? Io non credo. In effetti non sia mai che venga fatto giocare troppo, eh.

Sul monte toccava ad Holland tornare in rotazione, dopo un’assenza di un paio di settimane dovuta ad un quasi inaspettato quanto temporaneo esubero di partenti. Poi Pennellone s’è fatto male di nuovo ed ecco baffetto tornare alla carica. L’inizio è di quelli belli per noi: Holland colpisce il primo battitore (Gordon) che poi rubando la seconda arriva in terza per una tiro sbagliato di Hundley. Basta una sacfly a Segura per un 1-0 che nemmeno loro sanno come sia successo.

Noi battiamo un singolo con Muhammad Ali Hanson nel 1°, che così rompe il gentleman agreement che i Giants hanno sottoscritto con la MLB, ovvero di non battere mai valido prima del 4° inning. In virtù di questa aperta violazione dell’accordo, compensiamo la scorrettezza non mandando mai nessuno in base fino al 6°, quando Pence ci arriva per un omaggio della difesa locale. Si è sul 2-0 visto che Healy aveva battuto un fuoricampo nel 2° e in questa ripresa abbiamo l’occasione di segnare con due uomini in posizione punto e 1 out. Ma sia Hanson che McCutchen finiscono K.

Nel 7° quasi dal nulla rimontiamo, con cinismo. Belt batte un singolo e viene mandato in seconda grazie ad un errore di Gordon (l’infielder avversario che vorrei in ogni partita della mia squadra) ma è costretto ad uscire per un problema al ginocchio (iperestensione, nulla di serio all’apparenza, stop di qualche giorno). Entra d’Arnaud, che un paio di giorni fa l’avevamo pronosticato al capolinea della sua stagione in maglia Giants e da quel momento è chiaro che le giocherà tutte fino a fine settembre. Crawford batte una specie di velenosa che Span non raccoglie: 1-2 col punto di d’Arnaud. Poi ancora Pence, nel suo periodo hot: altra validuccia beffarda e 2-2. Tutto da rifare per loro e tutto da sperare per noi.

Nella bassa del 7° Black tocca le 99.5 miglia orarie e fa 1-2-3. Per vincere però bisogna segnarne un altro e noi ci limitiamo ad un singoletto con Duggar. A loro basta uno sforzo minimo, così come nel 1° inning, per vincere. Un walk preso su Watson con conseguente bunt rivisto al replay che manda out il bunter ma che consente loro di avere un uomo in posizione punto, e un singolo rimbalzante up the middle di Segura su Dyson. Una valida banale ma dolorosa, che vale il 3-2.

Nel 9° finiamo kapponeggiati senza pietà da Diaz: tre strikeout su tre. Finisce in bruttezza.

Note negative del match:

– McCutchen: 0 su 4 e, al di là del dato del singolo match, vale la pena dare una riflessione generale sul suo acquisto. Per me assolutamente non all’altezza della situazione e lontanissimo parente del giocatore decisivo di anni fa. Una media di .257, OBP di .348, quasi totalmente in linea con il negativo 2016 (l’anno scorso rimbalzò) con la differenza di aver guadagnato un pizzico di disciplina al piatto e di averci rimesso in potenza (anche a causa del ballpark, ovviamente). Ma insomma, un impatto in maglia Giants troppo soft e che non ne giustifica l’acquisto. Probabilmente un altro (un nome a caso lo farei) avrebbe garantito numeri migliori, oltre ad avercelo già in casa, senza appensantire un payroll che ora consente pochissima libertà di movimento.

– Posey: .236 nelle ultime 30 partite, .224 nelle ultime 15, .179 nelle ultime 7. Se ha qualcosa che va oltre un semplice problemuccio all’anca, è tempo di farcelo sapere.

– Sandoval: il Pandone quest’anno è stato tremendamente clutch ma va pure ricordato che batte .252. Giusto per non perdere di vista una realtà fatta di numeri assolutamente normali e nemmeno lontanissimi da quelli visti al primo anno in maglia Red Sox. Gli vogliamo bene, ma andrebbe dosato un attimo di più (beh, ora rientra Longo dall’alto dello 0 su 4 di ieri a Sacramento, con 1 errore).

Note positive:

– Holland: onestamente un fattore importante di questi Giants 2018, e non ci avrei scommesso un copeco bucato. Il fatto che arrivi la sconfitta in questo caso è una coincidenza, pur concedendo il solito fuoricampo. Ma quando un pitcher concede 1 punto per sua responsabilità in 6 inning non puoi dirgli proprio nulla. In generale ha mostrato un’affidabilità notevole, anche se prima di fargli firmare un contratto per l’anno prossimo ci penserei più volte.

– Black: non mi fido moltissimo, ma intanto lancia un inning che gli dà fiducia. Se alterna la sua poderosa fastball con qualche altro lancio magari ha più chances di far bene. Al primo che incontra, Healy, lancia fastball fastball fastball fastball fastball fastball. Gli va bene, ma non è sempre festa. Anzi, festball.

TRADE DEADLINE

Sì, perché il 31 luglio è il termine ultimo per gli scambi di mercato, per cui in questi giorni fervono le trade. E noi? Siamo buyers o sellers? Nell’attesa di sciogliere questo nodo la scadenza si avvicina, e il nostro front office pare che debba ancora prendere una decisione se vendere o comprare. Ragion per cui si opterà per applicare il consiglio della nonna: se sei indeciso su come agire, non agire. Non so se sia nemmeno mai esistito un consiglio/proverbio simile, ma se non l’avesse detto nessuno, ecco che potrebbe fare al caso del mercato dei Giants in vista di questa deadline. Sembra infatti che non faremo nulla in nome dell’immobilismo totale, anche se non è da escludere qualche mossa dell’ultimo minuto giusto per dimostrare di avere una società. Piccolissimi rumor riguardano Whit Merrifield, seconda base e outfielder dei Royals (che ruppe, logicamente senza volontà, la mano a Bumgarner in spring training) e Francisco Liriano, veteranissimo pitcher dei Tigers. Ma vi prego, evitiamo pure. In uscita, tempo fa pareva che Bumgarner potesse essere messo sul mercato, ma è una cosa che al giorno d’oggi non trova riscontri e che, a meno di clamorosi colpi di scena, non dovrebbe accadere.

Però insomma, antenne dritte per questi ultimi giorni, e vediamo se in casa nostra succede qualcosa di interessante mentre il front office scioglie la margherita tra l’essere buyers o sellers.

PROSSIMA SERIE

La nostra schedule prevede di fare un salto a casa a salutare gli amici, prima di tornare on the road. Tocca affrontare i birrai di Milwaukee, e quale momento migliore dell’anno per un po’ di birra se non questo, oltre al fatto che gli avversari che incontreremo non stanno attraversando un momento caldissimo anche se sono in piena corsa per giocarsi la torta finale in autunno.

Quattro partite contro di loro, la prima questa notte con Pennellino che sfiderà Wade Miley, unico mancino dei 4 che affronteremo, con una ERA di 1.56 dovuta però ad uno sample size decisamente small (starò usando troppi inglesismi oggi?), ovvero frutto di sole 4 partenze, due ad inizio maggio e due ora a fine luglio. Tutte e 4 comunque, come suggerisce la sua ERA, molto buone, seppur con una discreta quantità di walks allowed. Ok, questa è volutamente inglesizzata, perdonate la cretineria.

Venerdì arancione con Madisone Bumgarnieri che affronterà Insegui Figliodiandrea, al netto di scempiaggini Chase Anderson, che ha una ERA di 3.81 nelle 20 partenze fin qui effettuate. Buon pitcher, senza picchi di onnipotenza, ma con un’ottima costanza; concede poco anche se quasi sempre si riesce a mettere qualche punto a tabellone nei 5-6 inning che mediamente riesce a fare.

Sabato, notte pure stavolta, con Johnny Glamour Cueto che se la vedrà con Chacin, 30enne pitcher venezuelano ex Rockies. Stagione con 22 partenze ed ERA di 3.58 per lui. Come il precedente partente, anche lui è discretamente affidabile, con qualche picco in più sia in meglio che in peggio. Nelle ultime due partenze ha fatto particolarmente bene, contro Pirates e Nats, con un punto concesso entrambe le volte in 5 inning e spiccioli.

Si conclude domenica sera alle 22.05, con Suarez contro Junior Guerra, altro venezuelano, lui 33enne, arrivato in MLB solo 3 anni or sono. Stagione con 19 partenze ed ERA di 3.13. Buon braccio da strikeout, anche lui generalmente affidabile, anche lui però in grado di lasciar per strada anche molti punti se imbrocca la giornata storta. Insomma, la classifica dei Brewers è spiegata anche con una rotazione partenti solida, senza mostri di bravura ma nemmeno voragini che ne compromettono le partite. Ci sarà da fare inoltre molta attenzione al lineup, composto da giocatori tosti, quali la rivelazione dell’anno Aguilar e i nuovi innesti di questa stagione Lorenzo Cain e Christian Yelich, che indubbiamente hanno permesso loro di fare il salto di qualità; non a caso le medie di questi due citati sono le migliori di tutto il roster (ovviamente comprendendo un numero minimo di at-bat).

Serie dura, come tante, come tutte. E se il gioco si fa duro sapete chi comincia a giocare. Saremo all’altezza? Non resta che scoprirlo nei prossimi giorni.

Giants at Mariners (4-3): la quarta volta è quella buona

Posted in Resoconti on 25 luglio 2018 by Mat
San Francisco Giants  v Seattle Mariners

Credits: mercurynews.com

“Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti”, oggi scomodiamo Trilussa per la citazione ad hoc che riguarda il match giocato contro i Mariners al Safeco Field. Dei Giants oltremodo gagliardi e desiderosi di dimenticare i due walk-off consecutivi incassati dai cugini. Cugini che peraltro in questo match facevano un tifo sfegatato per noi, visto che hanno i Mariners come diretto rivale per ciò che concerne i playoff che vedremo (e ci parteciperemo? chissà) da ottobre.

Comunque, tre volte in vantaggio e tre volte raggiunti, sempre nello stesso inning, per non poterci godere troppo l’ebbrezza di stare davanti. Ma al quarto tentativo ecco che non ci riprendono più e così possiamo festeggiare una preziosa vittoria esterna che ci lancia verso la rimonta. Sì, perché questo è l’inizio della rimonta. No, in realtà non ci credo un granché, ma basta una vittoria per tornare ottimisti.

Innanzitutto ecco le bollenti dichiarazioni di papà Bochy prima del match, evidentemente stimolato dalle righe di fuoco lette su queste pagine, ma soprattutto perché non si può più nascondere di fronte all’evidenza più evidente di sempre: “Slater ora avrà molto più spazio, giocherà molto di più…”, oooohhhh finalmente!, “…contro i pitcher mancini”, ma maledizione, era proprio necessario aggiungere l’ultimo pezzo? Vabbè, accontentiamoci, Slater avrà più spazio ed è anche capitato che venisse messo titolare per due match consecutivi, tipo stavolta. 1 su 4 al piatto per lui, onesto, non è Goldrake, ricordiamo (però è Jeeg Robot, come l’abbiamo soprannominato), ma soprattutto un’eliminazione con un assist a casa base degno proprio di Jeeg Robot, con un siluro tirato a 99.6 miglia orarie. Novantanove punto sei. No, scusate, ripeto, novantanove punto sei. Stiamo scherzando? È il tiro più forte mai misurato da un position player secondo Statcast, che ok, c’è dal 2015, ma almeno da quell’anno nessun giocatore dei Giants (che non fosse un pitcher, chiaro) aveva mai tirato un siluro simile. Beh, a pensarci bene bisognerebbe provarlo pure come lanciatore. Evviva Austin Jeeg Robot.

Detto questo, ecco un altro nome piuttosto caldo in questi giorni, ovvero quello di Hunter Pence, che dopo qualcosina come 140 at-bat ha finalmente deciso di spararla fuori. E se avessi fatto passare io 140 at-bat tra un home run e un altro non ci sarebbe stato nulla da stupirsi, ma che l’abbia fatto uno che quanto a potenza non è certo sprovveduto come Anterpèns, allora un po’ di stupore lo crea. Anche perché il suo fuoricampo di stavolta è andato a 445 piedi, lunghissimo. Comunque, finalmente è arrivata anche la sua firma (per il terzo provvisorio vantaggio) e speriamo che possa proseguire su questa strada che ultimamente lo vede un po’ più produttivo al piatto.

Detto ciò, andiamo a raccontare l’incontro, pur senza il ritorno del magico Longo. Ma non dovrebbe farsi desiderare ancora per molto.

Sul monte Suarez per noi ed Elias, alla sua prima partenza in stagione, per loro, al posto di Paxton. Alla fine il nostro partente metterà assieme una prova non memorabile, con quasi 6 inning lanciati, 8 hit concesse e tutti i 3 punti incassati, oltre a 2 walk e a solo un strikeout. Si è visto di meglio, insomma, anche da lui, che comunque in questo primo anno da pro ha avuto un buon impatto.

A secco di valide a Oakland prima del quarto inning, stavolta anticipiamo di uno, ovvero al terzo, quando Tomlinson batte un bel triplone e d’Arnaud lo manda a casa con uno swing che definire fortunoso è eufemistico; ma chissene. 1-0 per noi. La prima risposta dei marinai è con Heredia che la sbatte fuori nella parte bassa dello stesso inning.

Quarto inning e 2-1 Giants, con i singoli di Crawford, di Slater e poi di Tomlinson che manda a casa il nostro shortstop. Seconda risposta dei locali con una sacfly di Span, quello Span che l’anno scorso era dalle nostre parti, per il 2-2. Nel 6° Anterpèns ci regala il 3-2, ma arriva ancora il pari Mariners, concesso da Moronta ma imputabile a Suarez; il singolo di Gamel vale il 3-3.

Nel 7° non succede nulla di rilevante: per noi Dyson fa l’aspirapolvere di strikeout, con 2 su 3 affrontati. Nell’8° l’ottimo lavoro è di Watson, mentre nel 9° il singolo di Duggar apre la strada alla vittoria: tocca al Pandone la battuta del match, ancorché fortunata e omaggiata da una difesa Mariners che shifta e si mette profonda, così la smorzata di Pablone non è così facilmente raccoglibile da Gordon che si ricorda di essere un disastro difensivo (quante perle che ci regalò in maglia Dodgers) e sbaglia l’assistenza. Duggar segna, 4-3.

Tocca a Smith, che dopo aver fatto ultimamente un po’ di danni, sa che in situazioni di risicato vantaggio difficilmente tradisce. E non tradisce nemmeno stavolta: 1-2-3 inning and everybody at home.

Note positive:

– Tomlinson: il nostro nerd preferito deve tirar su un bel po’ le medie per tornare a farsi apprezzare seriamente e in questo match svolge bene l’opera, prima con un bel triplone che poi diventa punto, poi con un singolo discretamente clutch. Media ancora da innalzare parecchio, ma intanto c’è la sua impronta su questa W.

– Duggar: retrocesso ad ottavo nel lineup, batte due singoli, alleggerito forse dalla pressione. La sua media è ancora buona, a patto che non attraversi slump prolungati. Il mio giudizio su di lui è quello di qualche giorno or sono, ma spero sempre di essere nel torto.

– Dyson, Watson, Smith: un giorno di riposo favorisce un bullpen fresco e il nostro bullpen fresco è bello da vedersi. Più partenti efficaci, più bullpen freschi, più vittorie. Sembra facile.

– Slater: 99.6. Vola tra i lampi di blu.

Note negative:

– Belt: 0 su 5 con 4 strikeout, golden sombrero per lui. Serata storta e, più generale, calo di rendimento nelle ultime settimane. Ci serve come il pane se vogliamo coltivare qualche speranza di postseason.

Gara 2 con baffetto Holland che affronterà l’ex Leake. Baffetto-non-baffetto è in loop di strikeout per cui speriamo si mantenga on fire. C’è fiducia, non scriteriata, ma obiettiva. Si-può-fare. Parola al campo, ore 22.10 italiche.

Serie: Giants at Athletics (1-2). Extra-inning di dolore

Posted in Resoconti on 23 luglio 2018 by Mat
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Credits: sfbay.ca

Ed eccoci qui ad una settimana di distanza dall’ultimo post a commentare una serie persa 2-1 contro gli Athletics… esattamente come l’ultimo post. La differenza sostanziale è che l’abbiamo persa in trasferta, perché anche in questo caso abbiamo vinto la prima e perso le altre due. Ma perderla in trasferta significa rischiare di perdere partite in walk-off, e così è stato, in entrambe le occasioni, ed in entrambe le occasioni agli extra-inning. Me misero, me tapino, come potrebbe esclamare zio Paperone.

Cosa resta dunque di noi Giants post break per l’all star game? Una classifica di 51-50, sempre immarcescibilmente attorno a quota .500. I treni continuano a passare e noi continuiamo a non prenderli. Verrebbe da rassegnarsi, ma non è nello spirito di noi tifosi, noi dobbiamo crederci sempre, altrimenti verrebbe meno l’essenza del tifoso stesso. Crederci con realismo, visto che l’andamento di tutta la stagione è sempre rimasto questo e alla squadra servirebbe della nitro nel motore, tipo quegli acceleratori-turbo che si vedono nei videogame, per dare una spinta verso l’alto che ad oggi purtroppo manca. Servirebbe questo, inoltre servirebbe far giocare Austin Slater. Su questo tasto si batte da mesi e pure oggi parleremo di ciò, ovvero di quello che si può definire il più grosso scandalo nella storia dello sport di tutti i tempi passati e futuri. Affronteremo quindi la situazione con la nostra consueta morigeratezza.

Iniziamo dunque a guardare la classifica, esercizio tipico del lunedì. E visto che il lunedì è per definizione il giorno della tristezza lavorativa, perché non acuirla un altro po’ leggendo la situazione della NL West? Innanzitutto una notizia, che forse notizia non è: i Dodgers vinceranno la division. Dopo un lungo inseguimento, ora comandano la situazione già da circa una settimana ed è chiaro che non molleranno più la testa, beninteso che questa certezza è pure una sorta di gufata che però ha ben poche probabilità di dare i suoi effetti. Il loro record è di 55-44 e l’acquisizione anche di un ottimo giocatore quale Machado darà loro un’ulteriore spinta verso il sogno World Series. Eh sì, pur continuando a spendere e spandere, una volta ai playoff devono incastrarsi diversi fattori per arrivare all’anello, e non è detto che questa sia la volta buona. Comunque, fatti loro.

I D’backs sono a -1.5 da LA, una distanza assolutamente minima anche se tendenzialmente superiore a quella che effettivamente è. Segue Colorado in gran forma a quota 53-46, a mezza partita da Arizona che ha una vittoria in più. Per cui sulla carta pure i Rockies potrebbero giocarsela, visto che la vetta dista solo 2 partite. Noi siamo a -5, sempre troppo lontano per puntarci davvero, ma sempre troppo vicino per alzare bandiera bianca. Inutile dire dove saremmo se qualche sfortunato match fosse finito diversamente; siamo in questa situazione e ce la dobbiamo tenere. I Padres a 41-61 però sono messi peggio. Consola? Mi sa di no.

Bene, ora bisogna guardare alla Wild Card con maggiore serietà, proprio perché temo che i puffi di qui a poco prendano il volo definitivamente. La buona notizia è che la distanza che ci separa dal raggiungimento di questa WC è minore rispetto alla classifica divisionale, seppur di un nulla, ovvero 4 partite e mezza. La cattiva è che ci sono un po’ troppe squadre che se la giocano. Oltre ad Arizona e Colorado che dobbiamo sperare di raggiungere e superare, ci sono in ballo pure Pittsburgh, St. Louis e Washington. Insomma, torniamo al discorso iniziale: se nel nostro motore non mettiamo la nitro e iniziamo una serie di 20 partite con circa 15 vittorie, non vedremo la luce ad ottobre. Non servono calcoli matematici, ad oggi, per comprenderlo.

Una volta capito come siamo messi, bisogna entrare nel dettaglio di questa Bay-Bridge Series, un derby che sarà sì forse poco sentito, ma che stavolta ha dato l’impressione di essere giocato da due squadre con discreta rivalità. Va sottolineata la cornice di pubblico del Coliseum: nel match di sabato si è stabilito il record MLB di quest’anno oltre che la maggiore capienza della storia dello stadio dei locali per un match di baseball, con 56mila presenze. Un clima non dico come quello delle World Series 1989 nel quale con un terremoto di mezzo gli A’s ci pettinarono, ma insomma, di grande livello ed entusiasmo. Posto ovviamente il fatto che se non fosse stato per l’invasione arancionera a Oakland, i padroni di casa mai si sarebbero sognati di fare così tanto pubblico.

Andiamo dunque a vedere che è successo nelle tre sfide giocate.

GIANTS AT A’S GARA 1 (5-1): RYDER “INDIANA” JONES E IL CALL-UP MALEDETTO

Fortuna e gloria, ragazzo… fortuna e gloria”. Finalmente è stato chiamato nei Giants quel Ryder Jones che mi dà modo di poter citare tutta la filmografia di Harrison Ford nel suo personaggio più fortunato. Ryder Indiana Jones vede nuovamente la luce della prima squadra dopo la pessima esperienza dell’anno scorso quando per battere la prima valida affrontò una lunga via crucis. Stavolta però gli va meglio e al secondo at-bat la butta fuori regalandosi e regalandoci il vantaggio che sarà quello definitivo. Fa nulla che per il resto si becca tre strikeout; la cosa più “grave” è che la sua sarà una chiamata lampo, dato che prende il posto di Belt in permesso paternità ma solo per un match, per cui già per gara 2 se ne torna a Sacramento, dove comunque sta facendo bene da inizio stagione. Indiana inoltre è il più giovane Giants di quelli visti quest’anno, compresi Duggar, Slater, Hanson, Pennellino o qualsiasi altro che vi venga in mente, per cui probabilmente avrà altre occasioni.

Proprio Pennellino è uno dei protagonisti del match in questione, nel senso che tiene a bada l’attacco degli atletici concedendo solo 3 hit e un punto (sacfly di Canha nel 2°) in 6.1 inning, per una ERA notevole di 2.72. Bella sorpresa Pennellino quest’anno, bella sorpresa il già citato Jones per questo match, il cui HR del 2-1 precede un altro fuoricampo, stavolta del Pandone, e gli RBI di Cutch (sacfly) e Crawford, il cui singolo dà il 5-1 ma sarà il suo unico di tutta la serie (1 su 12, sigh). Da non dimenticare Buster, che nel 4° batte la valida che ci dà il pareggio, prima di tutto quello raccontato.

Sul monte il reparto rilievi non fa danni, né con Moronta, né con Melancon e Watson, ma ahinoi sarà l’unico dei tre match in cui il bullpen se la caverà. Troppo utilizzo porta inevitabilmente al deragliamento.

GIANTS AT A’S GARA 2 (3-4): EPIC PENCE NON BASTA, EXTRA INNING AMARO PARTE UNO

Bumgarner sul monte e Belt nel lineup dopo aver assistito la compagna alla nascita dell’erede. Dal primo ci si aspetta una prestazione decisamente superiore rispetto a quella che mette in piedi: se è vero infatti che nei primi 4 inning non entrano punti (per loro, mentre noi passiamo avanti con un fuoricampo di Belt nel 4°) pur con un paio di walk concessi, nel 5° Madison perde la misura e lancia 4 walk per arrivare a ben 6 in totale. Non dei lanci totalmente fuori asse, ma quel che basta per concedere due punti a basi piene e nessun out. Sul 2-1 entra Dyson, il cui doppio gioco che concede non evita il terzo punto ai padroni di casa.

Sotto di due in una partita in cui battiamo tra il poco e il nulla, diventa dura per l’armata arancionera rimontare. Eppure ce la si fa, con Anterpèns, che nel 7° trova lo spiraglio che dà il 3-2. Avremmo anche un’occasione successiva con corridori agli angoli e 1 out, ma sia Gorkys che Duggar non pungono. Pungiamo quando invece sembra finita, anzi, quando di fatto è finita. Hanson con 2 out va strikeout, dunque finita. No, perché la palla rotola via e il nostro Muhammad riesce ad arrivare comodo in prima. Tocca ad Anterpèns e ancora lui, ‘ccezionale, la mette a filo riga destra facendo volare Ali verso il punto dell’insperatissimo pareggio.

Bassa del 9°, dunque, con brividone galattico che, visto quanto successo poco prima, fa pensare che il destino di questo match sia dalla nostra parte. Watson concede due singoli, entra così Moronta che con 1 out riempie intenzionalmente le basi. Ad un passo dalla capitolazione serve solo un doppio gioco, e doppio gioco avviene, con l’asse Crawford-Hanson-Belt a far esaltare la valanga di supporters arancioneri.

Bisogna segnare per vincere però, ma né nel 10° né nell’11° ci avviciniamo minimamente. Proprio nell’11° Crawford regala il secondo miracolo difensivo della serata, con una superba presa nella terra di nessuno. Con Smith sul monte, è il secondo out senza uomini in base; la situazione pare tranquilla per questo inning. Invece no, due groundball single mettono altrettanti uomini in base: Lucroy batte quindi una line drive che ha l’effetto della vittoria per loro. Amarezza.

GIANTS AT A’S GARA 3 (5-6): RIMONTONA PARTE DUE, EXTRA INNING AMARO PARTE DUE

Il secondo grande mistero dell’universo: le donne”, così dice Doc Brown in Ritorno al Futuro. Beh, il terzo l’abbiamo svelato e ne parleremo a breve, ovvero perché Slater giochi così poco. Ma abbiamo anche il quarto, ovvero perché nelle gare 3 delle serie, Bochy debba far riposare gente a caso. In realtà avendo il DH in questo match, Buster può cimentarsi solo in battuta, e ci sta, ma in linea generale la costante di papà Bochy è quella di andare col lineup soft nell’ultimo match di una serie. Anche in questo caso, la spiegazione resta sconosciuta a noi mortali.

Parte così d’Arnaud in terza base per quella che forse sarà l’ultima apparizione stagionale per lui (non voglio gufargliela ma, squillino le trombe, il magico è pronto per regalarci nuovi insulti a partire dalla prossima serie) e parte Cueto sul monte. Noi però non partiamo affatto, visto che per vedere un uomo in base serve attendere il 5° inning quando già sul 3-0 Hundley batte valido. Anche nelle altre due partite della serie si è iniziato col motore diesel di un ventennale furgoncino esposto al gelo invernale, visto che mai abbiamo battuto prima del 4° inning.

Con una partita che iniziamo dunque perennemente in ritardo, diventa probabile essere sotto, così Johnny Glamour incassa i fuoricampo da Davis (da 2) nel 1° e da Olson nel 4°. La valida di cui sopra di Hundley sortisce comunque un punto, visto che cara grazia che c’è Slater, la cui prima delle sue tre hit di giornata (guarda un po’) dà il 3-1.

Olson non ha finito di far male a Cueto, così nel 6° ecco la sua seconda bomba. 4-1 atletici e match che pare chiuso, salvo nostra seconda rimonta in due giorni. E purtroppo arriva la seconda rimonta; il “purtroppo” è facilmente spiegabile. Nel 7° Hundley-Slater battono ancora un singolo a testa, così serve qualcuno che li mandi a casa. Quel qualcuno è il Pandone, che con uno swing porta due punti alla causa per il 4-3. La rimonta si completa con la beffarda valida di Muhammad Hanson, per il 4-4 in un amen. Addirittura andiamo a condurla nell’8° quando McCutchen la butta fuori. Pare davvero il delitto perfetto, se non fosse che il bullpen tradisce. Melancon incassa il fuoricampo di Davis, così fanno 2 pure per lui (mannaggiattè, Melancon). Nella bassa del 9° Black se la cava, nel 10° il quasi omonimo Blach no. Un walk non intenzionale ne precede uno intenzionale per non far battere il terzo fuoricampo di giornata a Davis (che fiducia in Blach…), poi tocca a Chapman, la cui rimbalzante non è difficile per uno come Crawford, ma gli dèi del baseball ci sono nemici in questo weekend ed il nostro shortstop buca la presa. Morale, vittoria loro, ancora in walk-off. Rosichiamo allegramente; con onore, perché almeno ce la siamo giocata. Ma rosichiamo lo stesso, e mica poco.

AUSTIN SLATER

Ma andiamo a parlare della vergogna più clamorosa della storia che si sta perpetrando ai danni del povero Austin, che probabilmente non potrà mai credere nella sua vita ad un mondo meritocratico, soprattutto poi vivendo in quella nazione che si vanta di essere quella della meritocrazia per eccellenza. Per qualche oscuro meccanismo che noi non possiamo sapere, il ragazzo deve scontare un ostracismo che sta danneggiando tutto l’ambiente Giants. Non dico che tutte le volte che è stato impiegato ha fatto bene; no, è impossibile. Né che possa vincere le partite da solo, sì, è anche successo a ben vedere, ma non può andare così troppo spesso. Ma è oggettivamente il caso di chiedersi perché caspita non lo si faccia giocare stabilmente. E visto che mi rifiuto di pensare che sia Bochy che compagnia cantante siano così orbi da non notarlo, mi viene da pensare che vi sia un altro tipo di spiegazione, di cui ignoro totalmente la natura, se personale, se fisica, se sportiva (ma non può essere questa), se contrattuale, se societaria, se chennesò. Resta il fatto che numeri alla mano è una roba TOTALMENTE PRIVA DI SENSO non farlo giocare per 162 partite su 162. Totalmente-priva-di-senso. Non stiamo parlando né di Trout né di Willie Mays, ok, ma di un giocatore che sa battere. Semplice, numeri alla mano. Ora magari giocherà è batterà .041, va bene, ma quanto visto finora dalle minors alle majors, in tutti i laghi in tutti i luoghi, suggerisce tutto il contrario. Per cui firma anche tu la petizione, fate giocare Austin Slater! Che diamine.

PROSSIMA SERIE

Riposo oggi che è lunedì, mini-serie da 2 al Safeco Field di Seattle martedì e mercoledì, rivincita del nostro home opener di aprile. I Mariners quest’anno non sono quell’accozzaglia di scarsoni che negli anni ci hanno abituati a non vedere mai i playoff manco col binocolo. Quest’anno viaggiano bene ed hanno per la prima volta dopo anni concrete possibilità di vedere com’è fatto il mese di ottobre. Al momento sono 60-40 a -5 dalla vetta (hey, come noi) ma in vantaggio di +3 proprio sugli A’s per quel che concerne il discorso Wild Card, che oggi si giocherebbero contro gli Yankees.

Il primo match, martedì notte, vedrà il nostro Suarez opposto a James Paxton, 29enne che rientrerà dopo la 10-day DL. Potrebbe essere dunque una buona occasione per noi avendo un pitcher avversario non in completo ritmo. Paxton ha una ERA stagionale di 3.70, con una buona costanza di rendimento, salvo rare eccezioni. In ben 7 occasioni ha messo a segno strikeout in doppia cifra, con un record di 16 (addirittura) in maggio contro Oakland. Inutile dunque dire che servirà occhio e molta efficacia per noi.

Gara 2, mercoledì alle 22.10, con Mike Leake per loro, quel Leake che nel 2015 fece 9 partenze con la nostra maglia con una ERA di 4.07 (sì, l’avevo totalmente rimosso). Il 30enne pitcher nativo di San Diego quest’anno è a quota 4.22 e al contrario del collega che affronteremo il giorno prima, non ha un’eccellente costanza di rendimento. Nelle ultime 5 uscite infatti ha infilato un match con 8 inning, 3 hit e zero punti subiti all’attacco di Boston, ma pure un match con 4 inning, 12 hit e 5 punti all’attacco degli Angels, per cui sembra che possa capitare realmente di tutto. Il nostro partente invece non è ancora stato annunciato; probabilmente Bochy sta cercando qualche nuovo motivo per tener fuori Slater e non ha ancora affrontato il tema Seattle. Potrebbe partire Pennellino in teoria, ma pure Holland potrebbe rientrare in rotazione. Vedremo. Noi intanto speriamo di ritrovare dei Giants vincenti, sarebbe già un’importante soddisfazione.

Serie: Giants vs. Athletics (1-2). Dentro la comfort-zone, neanche troppo comfort

Posted in Resoconti on 16 luglio 2018 by Mat
Oakland Athletics vs San Francisco Giants

Credits: sfbay.ca

“Life begins at the end of your comfort zone”, è uno dei detti che ogni tanto si leggono qua e là, così come “Insanity: doing the same thing over and over again and expecting different results”, quest’ultima detta da uno che due o tre cose le sapeva, tale Albert Einstein. Ebbene, traslitterando queste celebri citazioni al contesto in cui sono i nostri Giants, si può dire che il concetto regge, visto che gira e rigira siamo sempre là, nella nostra comfort zone e nella nostra regolarità ormai irrinunciabile. Insanity, infatti: combinando le stesse cose si ottengono gli stessi risultati e non possiamo aspettarci nulla di diverso da ciò che abbiamo ottenuto finora.

È vero, siamo nettamente migliori dell’anno scorso e in generale i ragazzi stanno facendo il possibile, riuscendoci, per disputare una stagione più che dignitosa. Inutile dire che noi tifosi vorremmo qualcosa di più a questo punto, ingolositi anche da una classifica divisionale che lascia spazio a speranze. Ma pare proprio che manchi quella possibilità di fare un salto verso l’alto e quelle 3-4-5 partite che ci staccano dalla vetta sembrano sempre di più, anche se di fatto sono circa le stesse da inizio stagione. Non è un dramma, nel senso che se dovessimo terminare così o su questa linea non avremmo da fare processi. Ma rimarrebbe qualche piccolo rimpianto, che ci farebbe dire “ah, se ne avessimo vinte solo 6 o 7 in più ora saremmo a giocarci addirittura l’anello”. Pazienza comunque, la nostra stagione terminerà il 30 settembre e cerchiamo di giocarci al massimo i restanti due mesi e mezzo. Volendo, tutto si può ancora decidere.

Ah, e Joey Bart è a quota 7 home run in 10 partite (bonus track).

Poco confortevole dunque la nostra comfort zone del weekend, semplicemente perché la serie è stata appannaggio dei cugini Athletics, che non sono affatto scarsi, pur avendo a roster alcuni nostri ex elementi, che scartammo come ferrivecchi già qualche anno or sono. Santiago Casilla è uno, peraltro silurato (ovvero messo DFA) con arroganza dopo gara 1, un altro è Yusmeirone Petit, il cui indimenticato quasi perfect game del 2013 lo ha messo di diritto tra i miei storici pitcher preferiti (ricordiamo che andò a solo uno strike dalla partita perfetta).

Per cui nulla, s’è vinta la prima e s’è perso le altre due, per una serie che quindi si chiude con un po’ di amarezza, soprattutto per una gara 2 che abbiamo perso per un nonnulla. Una chiave di lettura sono i punti realizzati: il nostro numero magico dev’essere il 3. Quando in stagione abbiamo realizzato almeno 3 punti, siamo a 43 vittorie e 29 sconfitte. Quando ne abbiamo segnati di meno, siamo a 7 vinte e 19 perse. Ecco, in gara 2 fare tre punti non è bastato (di poco), ma l’obiettivo minimo dev’essere quello.

Andiamo a visualizzare la classifica nel dettaglio, come facciamo solitamente il lunedì. Stavolta i Dodgers ce l’hanno fatta e si sono presi la prima posizione, anche grazie ai tentennamenti dei D’Backs. 53-43 la classifica dei puffi, a mezza partita di vantaggio sui D’Backs, per una seconda parte di stagione che sulla carta promette un margine più ampio, frutto probabilmente anche di trade che potrebbero rinforzare il roster già ottimo degli spendaccioni californiani. Dopo i D’Backs, ecco i Rockies, la squadra più in forma della settimana; 51-45 il loro record, ad appena 2 match di distanza dalla vetta e con rinnovate ambizioni di giocarsela. Ce la faranno? Solitamente viene dato loro poco credito, ma non si sa mai che potrebbe essere sorprendentemente l’anno giusto per loro, in termini di approdo alla postseason (sebbene non sia probabilissimo che dalla NL West esca una wild card).

Noi siamo sempre in comfort-zone a quota 50-48, non perdendo mai di vista quota .500. Quattro partite ci separano da lassù, ma anche tre squadre, e anche noi stessi, visto che a volte sembriamo dover sconfiggere prima le nostre incertezze e il nostro bipolarismo. Ma insomma, la distanza resta, sulla carta, colmabile senza fare miracoli ultraterreni.

Chiude San Diego a 40-59; loro hanno staccato sì la spina, entrando in concorrenza per una buona scelta al prossimo draft. Ovviamente basterà incrociare noi per rivitalizzarli.

Discorso wild card del tutto similare a quello della lotta divisionale: 4 partite ci separano da un potenziale game 163, con Arizona e Colorado che ovviamente ci sono davanti pure lì. Se negli altri anni a volte capitava di abbandonare le speranze del primo posto per concentrarci sulla wild card, quest’anno va diversamente. I due discorsi vanno praticamente di pari passo e al punto in cui siamo è chiaro che se bisogna guardare in alto lo facciamo guardando il primo posto divisionale. Che poi è tutta teoria, probabilmente non vedremo la postseason, ma è fondamentale continuare a crederci e darcela come obiettivo da raggiungere.

Ma ora andiamo a guardare come si sono svolti questi tre derby, seppur senza rivalità (o quantomeno, molto soft).

GIANTS VS. A’S GARA 1 (7-1): MONTE SENZA PIETA’, DUGGAR SI FA SENTIRE

Il karma è sempre lì, pronto a smentire qualsiasi tipo di affermazione. Così basta dire che Duggar non mi pare un gioiello troppo brillante in ottica futura, che subito mi piazza una signora partita con 2 doppi, 2 RBI, un walk e tre punti. Beh, non cambierò la mia sensazione per una o due o qualche match di livello, anche se sarò felicissimo di poter dire di non averci capito una mazza di lui quando sarà un giocatore di livello importante con costanza.

In questo incontro battiamo un discreto numero di valide (8) ma soprattutto le battiamo quando serve, e sul monte siamo solidi come non mai. Bumgarner si prende la W sul filo di lana, nel senso che i punti decisivi arrivano nella parte finale del match e lui nel 7° lascia il monte in situazione di basi piene e nessun out. Moronta gli salva capra e cavoli non facendo entrare nemmeno un punto, mentre nella bassa della stessa ripresa ci scateniamo con 5 marcature.

Un balk di Jackson aveva aperto le danze, un home run di Pinder aveva pareggiato i conti nel 5°. Poi il vantaggio Giants con un singolo di Posey prima del 7° inning di qualità, con Duggar, McCutchen e ancora Posey a firmare la vittoria. Per le note (positive), impossibile non nominare sia Bumgarner che Moronta, così come i già citati Duggar e Posey. Ma pure Muhammad Ali, con 2 hit, dice la sua. Negativo invece Belt, che completerà una serie da incubo, senza mai valide (0 su 10) e con un’espulsione per proteste da fesso durante gara 2, per aver contestato ripetutamente uno strike.

Oh, scherzando avevo detto che Belt avrebbe pagato psicologicamente l’esclusione dall’All star Game, e anche in questo caso il karma sembra leggere queste pagine.

GARA 2 (3-4): BRAVI MA NON BRAVISSIMI, VINCONO GLI ALTRI

La partita con più rimpianti, nel senso che la giochiamo alla pari, forse pure meglio, ma la vincono loro con un home run di Canha da 2 su Watson, nel 7°. Peccato, perché potevamo veramente portarcela a casa e la serie avrebbe avuto tutto un altro senso.

Sul monte tocca a Pennellone ed ogni volta che c’è lui è una via crucis sia per noi che lo vediamo che per lui che gioca. Dura 4 inning, poi lo levano per un’infiammazione alla spalla, ragion per cui andrà poi in DL breve per la terza volta in stagione. Non so, è rotto? Non è rotto? Gioca ma si fa male, poi rientra, poi gioca e sente dolore, poi fa schifo. Mamma che caos con sto Pennellone. Fatelo riposare per due mesi e mezzo e poi torna guarito. Come dite, che fra due mesi e mezzo è finita la stagione? Ecco, appunto, meglio ancora.

Battute a parte, mi pare un tentativo mal riuscito di farlo giocare con lo scotch, perché mi rifiuto di credere che bastino due partite per farlo precipitare nuovamente in DL con infiammazioni varie. Anche perché si parla di un possibile ritorno al termine dei 10 giorni previsti. Mah. O è rotto, e allora ciao, oppure è tutta una specie di farsa per far credere che stia giocando debilitato, quando in realtà è proprio così di suo.

Comunque. Come detto, lancia 4 inning e lascia il match sul 3-2 Giants, frutto di una sacfly per lo 0-1, di un RBI single di Hanson per l’1-1, di un’altra sacfly per l’1-2 e degli RBI dei nuovi, Duggar e Slater nel 4°, per il 3-2. Poi entra Holland che ultimamente è in loop di strikeout; loop che probabilmente gli farà riprendere il posto in rotazione. Ne piazza 5 consecutivi, on fire come nessuno il buon baffetto. Nel 7° però Canha rovina la festa e noi non recuperiamo, anche se nel 9° Crawford si presenta con 2 in base. Clutch-hit possibile. No, clutch strikeout su palla rimbalzante.

Tra i positivi ovviamente Holland, ma anche Ray Black da rilievo, mentre tra i position players citiamo Buster con 2 hit, così come d’Arnaud e Duggar. Slater con un at-bat in tre partite, RBI single. Schifato da Bochy sempre inspiegabilmente; vergogna. Tra i negativi, putroppo Watson, che ci tradisce quando serve, stavolta.

GARA 3 (2-6): ATTACCO CHE RONFA, SUAREZ CHE NON BRILLA

Una combo di due cose che fanno in modo che questo match non lo vinci e nemmeno ti avvicini a farlo, nonostante si passi avanti con un RBI di Gorkys nel 2°. Nel 4° inning Suarez si dimentica come si lancia e concede nell’ordine walk-singolo-singolo-singolo-singolo-sacfly. 4 punti che valgono l’1-4 che non riprendi più, con una sliding door rappresentata da un tuffo del rientrante Tomlinson (in cambio della DL di Pennellone) che avrebbe potuto limitare i danni. Ma il nerd occhialuto non riesce nell’eliminazione e il match se ne va.

Il resto dell’incontro stesso dà pochi sussulti: un home run a testa (Piscotty su Moronta per loro e d’Arnaud per noi), prima di uno Smith che concede ben 4 hit e un punto in un solo inning. A differenza di Dyson, Smith concede quando il match è già compromesso. Lo vedo come un notevole upgrade.

Tra i positivi, solo Ray Black sul monte e Crawford tra i PP (2 hit). Negativo tutto l’attacco, specie Belt di cui si era già detto. Riposati giraffone, che ci servi in forma e non nervoso come un grillo.

PROSSIMA SERIE

Via alla kermesse dell’All Star Game, che come ho già scritto è una cosa che non desta la mia minima attenzione, con Crawford che sarà il nostro partecipante del match che si giocherà nella notte tra martedì e mercoledì. Dopo tutto ciò, venerdì in notturna torneremo sul diamante per affrontare ancora gli Athletics, stavolta nella cornice del Coliseum, sempre poco suggestiva se paragonata al nostro stadio. Ma poco importa, i Giants fans saranno la maggioranza e noi dovremo cercare di far finta di essere in casa, magari ribaltando l’esito dell’ultima serie a nostro favore.

Non essendo stati ancora decisi i partenti degli Athletics a parte Jackson per gara 1 (affrontato anche in questa gara 1, buona la sua prova), diciamo i nostri, che saranno nell’ordine Pennellino Rodriguez, Bumgarner e Johnny Glamour Cueto (solo il match di domenica è ad orario umano per gli europei). Starting pitcher di livello dunque per noi, con Pennellone che teoricamente dovrebbe essere già pronto per la serie successiva che sarà di sole due partite contro i Mariners in trasferta. Teoricamente, appunto, perché come abbiamo detto non si capisce più quale sia il suo reale problema.

Noi intanto pensiamo a chi gioca, anzi, prima facciamoci qualche giorno di riposo. Il blog dovrebbe tornare esattamente tra una settimana per il recap della serie contro gli Athletics, sperando di non dover fare copia-incolla del post odierno. Buona settimana!

Giants vs. Cubs gara 3 (5-4): Buster vincila per noi

Posted in Resoconti on 12 luglio 2018 by Mat
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Credits: sfgate.com

Altro giro, altro regalo, altra serie vinta. Oddio, ultimamente non è che se ne vincano troppe, ma quantomeno la dura legge dell’AT&T Park è valsa anche per i Chicago Cubs, forti della loro classe e di una postseason che probabilmente per loro arriverà, anche se non è detto che vinceranno la loro division, essendo i Brewers ad ora in posizione migliore. Ma insomma, restano sempre una squadra coi fiocchi perciò la nostra vittoria vale molto e ci conferma che non abbiamo nulla da temere da nessuno. Siamo sempre lì, tra coloro che son sospesi, ma sempre in grado di pungere e rompere le scatole a chiunque. Per contro, possiamo pure perderne dodici di fila se affrontiamo i Marlins; beh, del bipolarismo se n’era già parlato.

Due vinte su tre e due vinte su tre in walk-off, il top della soddisfazione. Stavolta sono serviti 13 inning, 4 ore e mezzo, ma l’ultima parola è stata la nostra. È Buster Posey l’eroe del pomeriggio californiano, quel Buster che in questa stagione sta un po’ soffrendo ma che si conferma comunque su alti livelli, numeri alla mano. E poi il suo swing è quanto di più pulito e stilisticamente perfetto esista sulla faccia del pianeta Terra. Una gioia meritata per lui in questo periodo piuttosto avaro di soddisfazioni. Nel 13°, con 2 out e nessuno in base, abbiamo provveduto a mettere due corridori, con il walk preso da Belt e con il singolo di Cutch. Poi è toccato a Buster deliverare e venire gavettonato come è accaduto al Pandone due giorni prima.

In questo incontro abbiamo saputo battere, 14 hit di squadra e 8 al partente ospite, Montgomery, mancino. Segno che più che i pitcher mancini dobbiamo temere noi stessi e i nostri alti e bassi, come peraltro accade da inizio stagione. Bochy nel suo mischione quotidiano (non so i dati, ma credo che in 95 partite si siano visti almeno 50 lineup diversi) ha piazzato Chase d’Arnaud da leadoff, sesto Gorkys, settimo Duggar e ottavo Hanson, così, un po’ come lanciare i dadi sperando che esca il numero giusto. Questa volta è uscito; d’Arnaud, che non è un fesso, ha piazzato il primo home run in divisa Giants già nel primo inning. Per chi non lo conosce, c’è da sapere che non è certo un prospetto; ha 31 anni ed è in MLB dal 2011 sebbene il suo anno con più presenze sia stato il 2016 con “appena” 84 match giocati. Ma nelle minors si è sempre dato da fare e dall’anno scorso pare essere maturato un po’, facendo impennare le proprie medie. Che impatto potrà avere? Limitato, senza dubbio, ma nel breve termine può regalarsi e regalarci soddisfazioni come in questo caso.

La nostra prima hit del giorno, che è coincisa appunto con il fuoricampo dell’1-0, è stata solo l’inizio di un primo inning sprint, nel quale abbiamo messo prezioso fieno in cascina ben sapendo che ci sarebbe servito tutto, visto che prevedibilmente poi i Cubs sono rientrati nel match. Così, Gorkys ha battuto la valida che ha concesso l’ingresso di altre due marcature, anche grazie ad un pasticcio di Zobrist, poi è arrivato il primo RBI della carriera di Duggar per il 4-0 per noi. Un ottimo inizio. A margine voglio dire che Duggar non mi entusiasma e dubito possa diventare un everyday player di livello, ma spero con tutto il cuore di sbagliarmi e che mi smentisca nettamente.

Sul 4-0 dopo il 1° inning, un’altra squadra potrebbe stare tranquilla, ma non noi. Infatti Cueto non è nella sua miglior versione e pare pure sofferente dopo uno swing in battuta. Incassa un solo-shot nel 3° da Heyward, e fin lì vabbè, ma nel 5° va in palese crisi e Bochy rischia tantissimo tenendolo sul monte pur con segnali parecchio negativi, tra cui il fuoricampo da 2 punti di Bryant, che porta il risultato sul 4-3. In situazione complicata, Johnny Glamour si sforza per finire l’inning e vi riesce, ma con una fatica evidente e con una linea appena accettabile di 5 inning, 6 hit, 3 walk e quantomeno 7 K, con i Cubs che hanno comunque il vizio di swingare qualsiasi cosa, peggio di noi (andranno strikeout 16 volte).

Entra così Blach nel 6° e dopo aver eliminato i primi due, concede due singoli che chiamano Bochy ad un altro cambio pitcher. Ne cambierà 7 in totale, peraltro come il suo collega Maddon. Moronta concede un walk ma chiude la ripresa; il guaio però arriva nell’inning successivo, il 7°, nel quale tocca a Watson che subisce il fuoricampo del pari da Baez, primo battitore affrontato. 4-4 e tutto da rifare; fino a quel momento noi eravamo stati comunque operativi in attacco, pur non riuscendo mai a segnare. Di fatto, solo nel 2° e nell’11° inning non abbiamo mandato nessuno in base.

Il nostro bullpen dall’ottava ripresa in poi si chiude a serramanico. Melancon lavora bene nell’8° inning. Smith fa altrettanto nel 9° e nel 10°, concedendo solamente una valida frutto di un bunt a sorpresa di Schwarber. Poi, altrettanto a sorpresa, si vede Pennellino Rodriguez, chiamato da Bochy resosi conto improvvisamente di aver praticamente terminato i pitcher disponibili. Così, in attesa di rivedere il Panda sul monte, ci pensa Pennellino e va via come un treno. Tre inning per 42 lanci nei quali lascia per strada solo due walk, ma per il resto nessuna valida, ponendo così le basi per la nostra vittoria. L’occasione migliore l’avevamo avuta a dire il vero nel 9° con due uomini in base, ma Gorkys non era riuscito a portare a casa il punto. Tocca quindi al Busterone nazionale nel 4° inning supplementare, nel modo che abbiamo già raccontato.

Note positive del match:

  • Posey: MOTM, Man Of The Match. La risolve lui con una valida delle sue. È solo la quinta walk-off hit in carriera (l’ultima è stata l’anno scorso con un HR nel 17° inning contro i Reds) per il nostro uomo top. Come detto, è un anno duro per lui; anche se mantiene delle medie di livello, è evidente che abbia qualche noia fisica. Il suo dato WAR (Wins above replacements, date un occhio a Wiki nel caso vogliate informazioni dettagliate) è di 1.7, il peggiore dal 2011, quando si infortunò. È chiaro che dal suo contributo non si può assolutamente prescindere.
  • d’Arnaud: home run e doppio per mettere il suo nome, anche se per ora molto in piccolo, nella storia dei Giants. Meno famoso del fratello Travis (catcher dei Mets, lungodegente) vuole ritagliarsi il suo spazio e ha dichiarato di essere salito da Sacramento per fare qualcosa di buono. Questo è già un inizio.
  • Melancon + Smith + Rodriguez: il trittico dei 6 ultimi inning è quello che di fatto ci conduce alla vittoria, lasciando le briciole all’attacco Cubs. Ridendo e scherzando, è in gran parte grazie al bullpen che abbiamo un record positivo. E poi Pennellino che salta da partente a rilievo senza problemi; applausi.

Note negative:

  • Belt: unico dei position player hitless, si piglia comunque 2 walk, il secondo dei quali è decisivo per la vittoria. Personalmente adoro la sua disciplina al piatto. È tra i negativi per il vero dramma di aver perso nella votazione del prossimo All Star Game a favore di Aguilar dei Brewers, una botta che probabilmente lo segnerà per mesi. Nel post match ha dichiarato “credo che la Russia abbia interferito in queste elezioni” (l’ha detto davvero, ma ovviamente in chiave ironica) e tra l’inutile can-can scatenatosi per farlo vincere, va sottolineata la performance di Pence e Holland, che si sono improvvisati wrestler. Una scenetta che potete reperire sui social e che forse vi pentirete di vedere, ma vi strapperà più di un sorriso e vi darà modo di assaporare il bel clima della nostra clubhouse (ndr, Holland è veramente un simpatico giullare).

PROSSIMA SERIE

Oggi riposo dopo una valanga di match consecutivi, ottima notizia per i nostri rilievi che hanno bisogno di immergere le loro braccia nell’acqua ghiacciata. Da domani notte ci ritroviamo davanti i cugini Athletics, nell’ultima serie prima della breve sosta.

La prima sfida di venerdì notte vedrà opposti il nostro Bumgarner a Edwin Jackson, uno che si può definire una bandiera. Già una bandiera che sventola a seconda di dove tira il vento, dato che nella sua carriera che in MLB dura da 15 anni, ha vestito le maglie di Angels, Dodgers, Rays, Tigers, D’Backs, White Sox, Cardinals, Nationals, Cubs, Braves, Padres, Orioles, ancora Nationals, e ora A’s. Praticamente facevo prima a scrivere per chi non ha giocato e noi siamo tra i pochi. Quest’anno ha finora solo tre partite all’attivo in Major League e si è comportato sempre bene. Per cui sarà un osso duro lui come tutta la squadra, a quota 52-41 e in uno stato di forma molto buono nell’ultimo periodo, anche se con non elevate probabilità di accedere alla postseason.

Sabato notte game 2, con THE SHARK!!!! (sigh) opposto a Brett Anderson, pitcher 30enne e in MLB da quasi un decennio. Anno però difficile per lui, 4 partenze disastrose in maggio e retrocessione nelle minors, poi la richiamata per una prima uscita pochi giorni or sono, ma positiva con 3 hit e nessun punto concesso in 5 inning agli Indians. Partita da 1X2 (ecco, forse X no) sia per l’incertezza nei suoi confronti sia, nemmeno a dirlo, per l’affidabilità nostro capellone col numero 29.

Domenica sera alle 17 c’è Francia-Croazia, ma alle 22 c’è Giants-Athletics, ben più importante. Suarez vs. Manaea la sfida. Il 26enne pitcher degli ospiti ha una ERA stagionale di 3.44, non male, ma in ogni incontro lascia per strada qualcosa. È accaduto infatti solo una volta nelle ultime 13 uscite che concedesse meno di 2 punti, pertanto le occasioni non mancheranno, se ce le sapremo creare. Dall’altra parte, Suarez sta veleggiando abbastanza sicuro, ma non vorrei esagerare con le certezze.

Bonus track nel finale: Joey Bart l’ha fatto di nuovo. Cosa? Il fuoricampo, siamo a 5 in 6 partite. Chiamatelo subito a San Francisco, che questo è un alieno.

Noi torniamo (forse) lunedì per ricapitolare il derbissimo contro i cugini simpatici. Simpatici sì, ma soprattutto quando contro di noi perdono.