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Giants dopo le prime venti (8-12): male ma non malissimo

Posted in Analisi on 19 aprile 2019 by Mat
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Credits: sfchronicle.com

Ma rieccoci spuntati dalle fosche tenebre di un blog solo all’apparenza silenzioso. In realtà ci siamo anche quando non ci siamo, solo che per questa stagione ci dosiamo, onde evitare di essere troppo drastici nei nostri giudizi.

In realtà non è proprio così, ho passato le ultime settimane a prudermi le mani per trattenermi di fronte agli insulti che avrei voluto riservare a Longoria, poi capita che nelle ultime partite riesca persino a battere qualcosa, cosicché niente, non c’è più quel nervosismo che mi attanaglia quando lo vedo swingare le molecole d’ossigeno che gravitano nell’atmosfera.

Dunque, venti partite sono andate. Ne restano 142, mica pochissime. Venti partite che chiudiamo con un record di 8 vinte e 12 perse, un dato che alla vigilia stagionale avrei dato quasi per ottimistico. Beh, non c’è molto divertimento a perdere più di quanto si vinca, questo è pacifico, però non abbiamo tutto da buttare; si è visto qualcosa di buono, qualcosa addirittura di molto buono, qualcosa di incoraggiante, oltre ovviamente a qualcosa di frustrante, altrimenti non si spiegherebbero le 12 perse.

Eravamo 8-12 pure l’anno scorso (ora però dobbiamo vincerne 3 di fila per stare al passo) quando la prima parte di stagione fu positiva, ragion per cui dovendo tracciare un mini-mini-primissimo bilancio di questa si può affermare che sì, stiamo andando complessivamente maluccio e che la corsa alla postseason già si può dire che non ci riguarderà, però ecco, non va così male come temevamo, livello Marlins per intenderci. Sostanzialmente, la rotazione di partenza regge ed è di livello medio, il bullpen nel suo complesso è di livello buono/molto buono, la difesa è a tratti ottima, l’attacco è un mezzo sfacelo. Ed è fondamentalmente l’attacco a spezzare i sogni di gloria e a non dare il giusto merito che spetterebbe agli altri reparti. Attacco che è formato dagli stessi uomini che giocano in difesa. “Purtroppo” non siamo nel football con gente che fa solo una cosa specifica. Per esempio Solarte, lui di specifico potrebbe raccogliere i bicchieri di cartone gettati per terra, lì sì che sarebbe utile.

Va così, dunque, si ricerca la formula magica per battere il più possibile. Servirebbe appunto una magia, o un miracolo, o una serie di fattori fortunosi. A volte succede, spesso no, ma le nozze con i fichi secchi non è che possano riscuotere grandi successi, come già sapevamo.

In mezzo a questo valzer di outfielder che arrivano e che se ne vanno, non si è ancora capito di preciso quale sia la formazione titolare, almeno per ciò che concerne l’esterno sinistro. Abbiamo preso Tyler Austin che dopo un paio di partite si è dovuto fermare; ora ha ripreso ma ancora non era pronto per giocare in esterno, cosicché è stato piazzato Belt, che pur di farsi qualche inning in meno in quel settore che non sopporta si è fatto espellere dopo aver contestato uno strike chiamato. Aveva ragione a protestare giacché l’arbitro aveva una zona di strike larga quanto Washington sobborghi compresi, ma è chiaro che ha fatto tutto parte di un piano strategico macchinato da quel volpone di Belt.

Si scherza, ovviamente, però, tornando al discorso della formazione, sarei pronto a scommettere che tra due-tre mesi vedremo altri elementi a roster, vuoi per addii, vuoi per nuovi arrivi, vuoi per infortuni, vuoi per rimpasti della disperazione.

A proposito di rimpasti, a fine post daremo un occhio alle minors, che rappresenta sempre un po’ di conforto, solo a patto di cercare buoni numeri col lanternino. Ora andiamo a dare un breve giudizio per tutti gli uomini del roster, basandoci sul poco delle 20 partite giocate finora.

– Bumgarner: ERA 3.12, una partenza onesta senza crolli né prestazioni monumentali. Concede meno hit degli inning lanciati, che è sempre un dato piuttosto “rustico” ma indicativo per chi vuol dare un’occhiata veloce al rendimento. In attacco, già un home run per lui. L’anno scorso furono zero, dunque già meglio.

– Rodriguez: quando lo vedo, temo sempre che Pennellino diventi l’emulo perfetto di Pennellone, così mi irrigidisco e tendo a non essre troppo generoso di complimenti nei suoi confronti. In realtà, ha un rendimento superiore al Pennellone nazionale (certo, ora mi direte che per quest’anno no, touché) nel senso di affidabilità e di capacità di non sbroccare in situazioni difficili. ERA di 3.63, può far meglio e mi aspetto di meglio.

– Holland: il perché sia passato improvvisamente da giocatore finito a garanzia di affidabilità resta uno dei tanti quesiti irrisolti. Ma in realtà è presto spiegato: l’anno scorso fece una seconda parte molto positiva. ERA 4.09 quest’anno, con un controllo dei lanci in deficit (molte più BB). Insomma, predereste da quest’uomo un’auto usata? No, io non mi fido.

– Samardzija: Pennellone mio, Pennellone mio! Diciamo la verità, quando non farà più parte della nostra squadra un po’ ci mancherà. Già, ma quand’è che non farà più parte della nostra squadra? Curiosità: la benedizione delle vittorie negli anni pari si è infranta nel 2016, il primo anno di Pennellone ai Giants. Coincidenze? Io non credo. Sta di fatto che la sua ERA quest’anno è di 2.91, MIGLIOR PITCHER DELLA ROTAZIONE! LO SQUALO!!! Beh, che se la goda, una ERA sotto i 3 punti l’ha avuta nel 2014 come ultima volta. Una seconda giovinezza per i sogni dello squalo-triglia, ma occhio che a volte i risvegli possono essere traumatici.

– Pomeranz: ERA 3.86. Ha ‘sto sguardo perennemente triste che sembra sempre prossimo al suicidio. Invece stai allegro, Drew, la vita sa essere meravigliosa! Riciclato dai Giants dopo un’annata indecente a Boston, sta facendo un pochino meglio, ma non troppo meglio. Ma nemmeno tanto male. Insomma, è tra coloro che sono sospesi. A mio avviso, ha ancora qualcosa da dare, anche se non tornerà ai livelli di quando era forte.

– Smith: il nostro closer è la solita macchina incapace di provare emozioni. Quale dote migliore per un closer? 4 salvezze in ciabatte su 4 opportunità. Non sarà sempre così, ma finora senza difetti. ERA 1.35

– Vincent: ERA 2.38. Troppo poco per giudicarlo, anche perché mi pare che ad ora sia stato messo in situazioni di punteggio tranquille. Ma già il fatto che non sbrocchi come un Law qualsiasi è più che sufficiente.

– Gott: ERA 2.53. Peggio di Vincent, ma mi fido di più di lui. Anzi, lo vedo come un’arma di buona efficacia. Capace di produrre molti swing & miss, la sua giovane età (26) può rappresentare un ulteriore incoraggiamento a puntare sul suo operato.

– Dyson: ERA 2.89. Fidarsi di Dyson è come andare all’ippodromo e puntare 10mila euro sul primo cavallo che ti capita di leggere sul foglio gara. Un rischio che a volte paga, ma spesso no. Quest’anno per adesso non si è imbizzarrito troppo, cosicché è stato finora tenuto a bada con buoni sedativi. Ma resta sempre un cavallo che riserva sorprese. Non è Varenne, insomma.

– Melancon: è lui per davvero? Tutto avrei pensato, tranne che Malinconia-Melancon tornasse ad essere un lanciatore di baseball. Invece non ci azzecco neanche per sbaglio, non solo è tornato, ma sta mantenendo una ERA immacolata nei 9 match fin qui disputati. E sta lanciando pure benissimo, come ieri a Washington. Onore al merito a lui, anche se è troppo poco per alzarsi ed applaudire. Quello 0.00 sparirà, e lì vedremo la reazione psicologica.

– Moronta: ERA 3.12. Una volta bene in modo spumeggiante, un’altra volta disastroso come nessuno. In generale però ha la sua discreta affidabilità e completa un bullpen che, diciamolo pure, altre squadre con ambizioni ben superiori ci invidiano. Se affina un po’ le proprie capacità e non mette su altri 150 kg oltre a quelli che ha, diventa un portento.

– Bergen: ERA 7.11. Ok, la sua ERA è lì e non si può contestare, i numeri non mentono. Ma mi piace come lancia, è un buon mancino, è al primo anno di MLB e ha ancora 25 anni. Secondo me, se riesce a lavorarci un po’ su, può diventare, anche lui, un buon rilievo. Ora serve abbassare quel dato che forse non gli rende giustizia.

– Watson: ERA 1.50. Numeri forse troppo generosi per il buon Tony, che con il suo compare Smith forma una bella coppia per sigillare quel pochi match che si vincono. Nulla da eccepire, avanti così che ci piace.

Insomma, come detto il reparto lanciatori non è affatto male. Dirò di più, la rotazione + il bullpen secondo me è tra i migliori degli ultimi nostri anni, pur non avendo forse una superstar conclamata (ok, forse Bumgarner, ma i livelli stellari non li raggiunge da molto). Dite che sono stato troppo generoso? Forse sì, ma sappiamo che i nostri problemi sono quasi tutti quaggiù:

– Posey: avg .196. Fa male agli occhi leggere una media battuta così bassa per il nostro Buster. Ma è prestissimo per fargli il funerale; sono certo che si riprenderà e tornerà a battere come lui sa fare. L’operazione in offseason è stata delicata e lo ha privato di ritmo e condizione. Si tratta di attenderlo, tornerà. Magari non arriverà a battere .300, ma san Buster non si discute, almeno ancora per un po’.

– Belt: avg .231. Discontinuo come pochi altri al mondo, al momento batte meno del previsto, seppur mantenga discreta la sua OBP, vista la sua disciplina al piatto. Non serve aspettarsi chissà che cosa, semplicemente che alzi un po’ queste medie. Ne è perfettamente in grado e non è così vecchio per dire che sia in calo drammatico.

– Panik: avg .208. Lui è ancora meno vecchio, ma le sue medie stanno precipitando a terra come la mela di Newton. Noi in questo caso siamo Newton, ovvero la mela ci casca in testa. Difende ancora egregiamente, ma finché batte così le sue presenze si faranno via via sempre più diratate, fino a fargli ciao ciao con la manina. Col senno di poi, andava scambiato quando il suo valore era maggiore.

– Crawford: avg .203. Beh, non ha mai battuto granché in carriera, quindi cosa vogliamo chiedergli? Vogliamo chiedergli di iniziare a battere valido per esempio, perché .203 non si può vedere. Ma parliamo di uno che nella sua miglior stagione della vita (2016) ha battuto .275.

– Longoria: avg .219. Qui mi devo contenere perché l’insulto è facile. Quel Longoria di Tampa Bay è un lontano parente, nel senso che ci è arrivato il nonno imbolsito, arteriosclerotico e ipovedente. Qualche ottima giocata difensiva, e grazie al piffero, se gioca in MLB qualcosa dovrà saper fare. In battuta è un latrato di agonia, sono a tanto così dal non sopportarlo più. Dite che il problema è solo mio? Ecco, negli ultimi giorni ha fatto qualcosina, ma ancora siamo lontani anni luce da un rendimento minimamente sufficiente.

– Parra: avg .232. Meglio che un cazzotto in mezzo agli occhi, ma tutto fuorché determinante. Potrebbe e dovrebbe fare di più, ma per ora (non) ci accontentiamo.

– Pillar: avg .174. Come avere una media battuta sotto i duecento ed essere decisivo nel bene, firmato Kevin Pillar. Boh, è vero che è arrivato in arancionero con una media ancor peggiore, però pure lui non batte quasi mai, ad eccezione di quel “quasi”, fatto di doppi, home run, sacfly decisive, punti fondamentali. Insomma, chirurgico. In difesa la solita certezza. Beh, la media dovrà comunque salire, perché non è sempre festa.

– Duggar: avg .238. Inizialmente, forse di fretta, l’ho giudicato potenzialmente inadatto, invece devo dire che sta facendo meglio di quanto mi aspettassi, forse proprio perché avevo basse aspettative. Certo, la media battuta è ancora troppo bassa e lui swinga a vuoto mille volte, andando troppo spesso K. Ma ha del potenziale e deve imparare a fidarsi di più. Quest’anno ha la titolarità, al momento non è in discussione. Stia tranquillo e vedrà che potrà fare una stagione con buoni numeri.

– Austin: avg .294. Solo 7 partite per il nuovo arrivo dai Twins. La media infatti sembrerebbe troppo alta per essere verosimile. Preso un po’ come mossa disperata, un po’ come scommessa, un po’ come che Dio ce la mandi buona, è chiamato a dare un po’ di potenza a roster, visto che siamo fiacchi come mozzarelle rancide. 17 home run l’anno scorso in 69 partite. Ma magari replicasse.

– Sandoval: avg .259. Olè olè olè, Panda Panda. Se entra come pinch-hitter fa bene, se lo mettono titolare si adegua al resto dei compagni. Quindi va bene come pinch-hitter, seppure al posto di Longoria io ci vedrei bene pure il cartonato del Panda. Lo davamo per finito già due anni fa, invece eccolo sempre qui, immarcescibile.

– Solarte: avg .186. Impara a conoscere Solarte e mettilo da parte. Più o meno andrebbe pensato così il famoso detto. Devo ancora capire a cosa serve di preciso. visto che è mediocre un po’ dappertutto. Battesse qualche fuoricampo, come in teoria sa fare, andrebbe pure bene. Invece, per ora, manco quelli.

– Kratz: avg .136. Per uno che due anni fa ha chiuso la sua stagione con avg di 1.000 tutto può sembrare peggiore (già, ma andò a battere due volte in tutto l’anno). Certo che da nonno Kratz, per giunta vice-catcher, non si può pretendere granché, forse solo che gli si alzi quella media lì. Centotrentasei è davvero inaccettabile, ad oggi. Intanto mettiamoci in tasca il suo doppio con RBI di ieri, abbinato alla sua battuta da walk-off di qualche giorno addietro. Serve un filino di più, non tanto, un poco.

Sguardo alle minors, giusto per trovare qualche news positiva.

Sacramento River Cats (6W-8L):

Quaggiù c’è molta gente che ha già giocato al piano superiore e che resta in attesa di una chiamata. Per qualcuno probabilmente arriverà, per altri forse mai più. Da menzionare l’esterno Gerber (.350) e il solito Mac Williamson (.313). C’è anche Michael Reed che inizò la stagione da titolare ed è tornato all’ovile dopo essere stato messo DFA; ora batte .257, senza infamia e senza lode. Ehi, ma c’è anche Slater, ad un triste .219. Home run leader, Zach Green, 3, in 13 partite. Miglior pitcher, Venditte, ERA 1.80 in 10 inning. Miglior partente, Beede, ERA 2.84 per tre partenze. Occhio a Shaun Anderson (ERA quasi 5) che secondo me un giorno salirà. Male Blach e Black, giustamente, in coppia.

Richmond Flying Squirrels (7W-5L):

Ci sono due Arenado, uno gioca nei Rockies e l’altro è il fratello scarso, e ce l’abbiamo noi. Ieri notte però è andato 4 su 4 portando la sua media a .361 e facendo vedere che forse forse un giorno potrà salire di due piani, per trovare il fratellone (il nostro ha 24 anni). Per il resto, occhio a Heyward (esterno, .333) e Ryan Howard (.257) con quest’ultimo che avrei visto bene come post-Crawford. Ma finché non aumenta di rendimento, resta lì, e visto che ha 24 anni, se aspetta un altro po’ il post-Crawford sarà il figlio di Crawford piuttosto che lui. Miglior pitcher, Menez, ERA 0.61, che è anche un partente e ha 23 anni. Menzione per Brandon Beachy, vecchia quercia della MLB, che ha ottenuto la prima W dopo secoli di oblio.

San Jose Giants (6W-9L):

Praticamente qui abbiamo Joey Bart, tutto il resto è meno importante. Purtroppo il nostro gioiellino si è rotto una mano per una pallata, quindi resterà ai box per 4-6 settimane. Allora menzioniamo Heliot Ramos, prima scelta assoluta 2017, che ha ancora 19 anni. Batte .250 e sta dimostrando disciplina e maturità al piatto. Ancora presto per capire se potrà diventare qualcuno oppure no; noi incrociamo le dita. Tra i pitcher, nominiamo Raffi Vizcaino, 23 anni, 9 inning ed ERA di 0.00. Quasi un Melancon.

Augusta Greenjackets (7W-6L):

Un uomo solo al comando, Frankie Tostado, un nome che parrebbe quello di un narcos messicano, invece è (almeno anche) un prima base 21enne che batte .357 in 11 partite. Vai Frankie, trascinaci alla gloria. Abbiamo anche delle seconde scelte assolute, Jacob Gonzalez, ora 20enne, ma batte solo .216, e Sam Hjelle, uno spilungone assoluto che fu seconda scelta assoluta l’anno scorso (ho scritto poche volte “assoluto”, devo dire); pitcher con ERA di 3.95 per ora. Menzioniamo Seth Corry, due partenze, ERA Melancon, anni 20, sguardo da bulletto, da bulletto assoluto ovviamente. Forza Seth, pigliali tutti a pallate.

Dal fronte è assoluto, anzi, è tutto. Alla prossima.

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Giants at Padres gara 1 (0-2): chi male incomincia

Posted in Analisi on 29 marzo 2019 by Mat
sanfrancisco.cbslocal.com

Credits: sanfrancisco.cbslocal.com

Ma che bello il baseball! Finalmente è tornato lo show più bello del mondo, con la kermesse dell’opening day che, bisogna dirlo, è veramente una bellezza, una sorta di Natale per noi bimbi grandi che non abbiamo mai smesso di sognare ed emozionarci. Quindi è toccato pure a noi debuttare, nella prima di una serie da 4 contro i Padres della star Machado, che solo per la giornata di ieri in cui si è preso due strikeout ed è caduto in un doppio gioco, ha guadagnato ben più di quanto prendo io in due mesi di lavoro. Così è la vita.

Quest’anno che bloggheremo molto random e molto più sporadicamente dell’anno passato, non vogliamo accarnirci troppo su una croce rossa che sta viaggiando col motore fumante, con le ruote bucate e con un malato all’interno che è più di là che di qua. Noi amiamo i Giants e li seguiremmo anche se andassero 0-162, anche se da queste parti traspare forse un insano ottimismo che ci porta a pensare che forse una decina di match in tutto l’anno potremmo portarli a casa. Ma non vorrei sparare troppo in alto.

Probabilmente, ieri era l’unica occasione di vedere i nostri sopra .500 in tutto il 2019, e l’abbiamo sprecata con un classico match in stile Giants, ovvero con un attacco stitico e un buon pitching + difesa. Il buon pitching + difesa però non è servito, visto che se si fanno zero punti è molto dura vincere gli incontri, a meno che l’avversario non decida di ritirarsi. Ma ciò non è accaduto, pertanto parliamo della prima sconfitta del 2019. Pensate, l’anno è iniziato da tre mesi e la prima sconfitta ufficiale è arrivata solo a fine marzo. Siamo una corazzata, altroché.

Veniamo al prequel. Per Bochy era l’ultimo Opening Day della sua vita da allenatore, per i Giants era il primo Opening Day da qualche anno a questa parte nel quale si percepiva nell’aria un pessimismo di fondo in vista di un’annata di mazzate prese, in senso sia metaforico che letterale. Il roster era stato annunciato poche ore prima, con alcune mosse che meh. I nuovi arrivi, Connor Joe (il prediletto di Zaidi) e Michael Reed subito dentro e subito titolari, con il resto del lineup in linea con le previsioni. Spiccava l’assenza di Mac Williamson, che infatti veniva disgraziatamente tagliato (ovvero messo DFA) per scelta tecnica. Zaidi nel prematch spiegava che “sarebbe buona cosa se tornasse da noi” (infatti il meccanismo del DFA prevede che ogni squadra, secondo un certo ordine, possa decidere di prenderlo, prima di poter tornare alla squadra originaria) ma “per lui sarebbe positivo se avesse fortuna con un altro team”. Praticamente faceva prima a dire “vattene Mac, che ci fai schifo”. Un peccato una fine del genere per il buon Mac, che non è stato chiamato a roster l’anno scorso nel suo momento migliore in triplo A, poi è stato chiamato in ritardo, poi si è infortunato facendo un brutto volo in outfield, poi è rientrato dopo un po’ ma non era più lo stesso; infine, ha fatto maluccio in spring training.

Stessa sorte per Muhammad Ali Alen Hanson, il cui carattere ci aveva fatto esaltare a tratti l’anno scorso, e che ha pagato uno spring training abbastanza scadente. Torneranno all’ovile i nostri? Possibile, ma non tanto probabile. In particolare, credo che ci possa essere più di un team disposto ad investire su Mac. Vediamo cosa succederà.

Beh, al posto loro non abbiamo l’erede di Bonds, ma una squadra imbastita secondo un criterio che, ammetto, faccio fatica a comprendere. Un mix di veterani e scommesse che può portare solamente in una direzione, ovvero uno sfacelo totale. Ma non vorrei farmi condizionare troppo da un solo match.

Beninteso, evviva le facce nuove, pertanto guardo con fiducia alle scommesse Joe e Reed, ma se li butti dentro devi lasciarli tranquilli di giocare le loro partite. Ieri, nel 7° inning abbiamo avuto una piccola chance di segnatura, avendo un uomo in base da leadoff. Dopo il primo out, Bochy ha scelto di far battere Parra e Solarte al posto dei due debuttanti, col risultato di due comodissime eliminazioni. Ecco l’errore del giorno: se decidi di buttare nella mischia i nuovi, falli battere quando serve, quando sei sotto di 2 al settimo inning con un uomo in base. È lì che si può intravedere se c’è qualcosa, è lì che si può dar fiducia al giovane, è lì che ti giochi la tua scommessa. Se ti affidi ai veterani, significa che puntare sui giovani è una scelta di facciata, perché nei momenti delicati vai a giocartela con chi credi più esperto e di conseguenza più capace. Ma non va così, posto che probabilmente pure Joe e Reed sarebbero andati out. Ma non è questo il punto.

Certo, noi parliamo di una chance di segnatura avendo un uomo in prima base. Ieri i Dodgers hanno battuto 8 fuoricampo. Giusto per dare un metro di valutazione. Capite come siamo ridotti?

Ma, è bene dirlo e ribadirlo, un match non conta nulla, è solo il primo di sei mesi di partite in cui succederà tutto ed il suo contrario. Partire con aspettative bassissime non farà che aumentare l’intensità delle soddisfazioni, pur poche che siano. Personalmente, ritengo che l’obiettivo sia restare sotto le 100 sconfitte, poi se sapremo stupire in positivo resterò sul carro. Già, resterò, non ci salirò, perché sul carro dei Giants ci sono comunque, come ci siete tutti voi che leggete, da molto tempo.

Orbene, il match è presto raccontato. Bumgarner incassa il fuoricampo di Myers nel 3° inning, poi nel 6° è sempre Myers a spingere Kinsler a casa dopo che questi aveva battuto un doppio. Noi ci avviciniamo alla seconda base quando Longoria batte lungo ma si fa eliminare di un pelo (serve anche la review). Per il resto, non combiniamo un’acca. Nulla di cui stupirci.

Via con la rubrica più temuta del West, le note del giorno, iniziando da quelle positive (ottimismo, ottimismo!):

– Bumgarner: bella “sorpresa” vederlo così. Sorpresa va logicamente tra virgolette, perché MadBum non è l’ultimo dei fessi e sappiamo che lui ne ha già molte da raccontare ai nipotini in un futuro lontano. Lancia 92 volte, concede 5 hit (un fuoricampo) e un walk, a fronte di 9 strikeout e di una valida in attacco, poi vanificata facendosi cogliere come un fesso (ma non l’ultimo dei fessi) in pick-off. Tra le varie cose che dovremo accettare quest’anno, c’è quella di pensarlo in un’altra squadra, nel momento in cui la nostra stagione sarà andata a sud. Sarà molto difficile per noi vederlo altrove, se e quando accadrà, ma dobbiamo iniziare ad accettare l’idea. Per il momento godiamocelo e speriamo che faccia sempre bene, almeno eventualmente lo si vende a peso d’oro (tradotto: prospetti di livello).

– Longoria: chi l’avrebbe detto che il Magico trovasse posto qui, tra i positivi, subito al primo match? Forse nemmeno sua madre. Arrivava da 17 at-bat senza valide (2018) e ricordiamo bene come l’anno scorso l’inizio della sua stagione fu un pianto greco, con decine di televisori frantumati dalle parti della Bay Area, per mano di tifosi spazientiti. Ora inizia con 2 valide, la seconda delle quali è vanificata di un centimetro. Resta l’impatto positivo, speriamo che non sia solo un impatto.

– Joe: vi presento Connor Joe, non è il titolo di un film? Forse no, però un po’ di simpatia a pelle mi viene di darla a questo ragazzo che debutta in MLB grazie alla “raccomandazione” del boss Zaidi. C’è da non tradire la fiducia del capo, e al primo at-bat si prende un walk, segno della sua disciplina al piatto. “Ricordati questa parola: disciplina.”, “Lo farò, papà”. Più o meno il dialogo tra Zaidi e Joe dev’essere stato così (e questa sì che è una citazione di un noto film). Quando conta, Bochy lo sostituisce con Parra. Avrà altre chances.

Note negative (tremate, o Giants):

– Duggar: il center fielder titolare ad occhio mi sembra scarico come una pila comprata alla Lidl un decennio addietro. Non ha gli occhi della tigre, ma ciò è un dettaglio irrilevante. Si trova male contro i mancini, non fa meglio dopo. In difesa rischia un crash con Parra, ma il boss all’esterno centro dovrebbe essere lui. Da rivedere, speriamo in meglio.

– Belt: se batti come un fabbro in spring training, farai schifo ad inizio di stagione. È questa la legge universale che governa il mondo, e Belt non si sottrae. Ha tutto un weekend per smentirmi.

– Panik: l’anno scorso iniziò con due fuoricampo decisivi nei primi due match, per poi fare una stagione molto triste. Quest’anno inizia senza valide, chissà che non abbia l’effetto contrario, ovvero un’ottima stagione. Per il momento, dietro alla lavagna per questo match.

Nella notte, Holland-Lucchesi, sabato notte Rodriguez-Margevicius, domenica alle 22.10 Pennellone-Paddack, poi andremo a trovare i caschi blu. Proviamo a vincerne qualcuna intanto. Noi torneremo prossimamente, in un giorno a caso. Dai arancioneri, mettete un po’ di huevos.

Giants 2019: tra pessimismo e sogni di gloria

Posted in Analisi on 28 febbraio 2019 by Mat
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Credits: mercurynews.com

Ma rieccoci come per magia riapparire su queste pagine del blog, che a volte è bello trafficato come una via del centro all’ora di punta, mentre altre è più deserto del deserto stesso. Invece ci siamo! Passato il lungo e tenebroso inverno (ancorché il global warming lo renda sempre meno freddo) vi avevamo lasciato con una squadra che doveva ancora terminare la propria stagione, ma che stava dando inequivocabili segnali di una recessione che al confronto il nostro italico paese sembra sprintare verso l’alto a tutta manetta.

Puntualmente la stagione si è conclusa con uno sfacelo dopo l’altro, con una squadra che quasi per miracolo ha saputo reggere per qualche mese, salvo poi crollare nel finale, come a far capire che nemmeno prima eravamo forti, ma che in qualche modo, grazie a delle congiunzioni astrali avevamo dignitosamente onorato la stagione. Il finale invece è stato un chilometro lanciato giù nel precipizio, lasciando crescere il desiderio che finisse in fretta la stagione. In effetti è un buon metodo: facendo pessime partite nell’ultimo mese, non vediamo l’ora che il supplizio finisca, così l’inverno non lo soffriamo neanche poi troppo. Funzionata anche l’anno scorso la gufata nei confronti dei nostri amici blu, ancora una volta a secco di anelli, rieccoci quasi ai nastri di partenza per l’edizione del campionato dell’anno del Signore 2019.

Innanzitutto un commosso grazie a chi ha continuato a calcare le pagine del qui presente blog in tutto questo tempo, nonostante non si vedesse l’ombra di un post. Come fate? Perché lo fate? Ma soprattutto grazie ancora, non me l’aspettavo.

Nel frattempo abbiamo sì, sempre aggiornato la nostra paginetta FB, ma gli aficionados del solo blog sono rimasti a secco delle nostre ficcanti valutazioni, sempre con una parola buona nei confronti dei nostri eroi che tanto ci fanno sognare. Pensate a cosa sono state queste pagine dove per 6 mesi non si è letto nemmeno un insulto a Holland, una minaccia a Crawford, un’invettiva a Pennellone: già, è profondamente ingiusto. Mi sono sentito sporco dentro a non dire nulla di cattivo per 6 mesi a Longoria, lo ammetto, ma grazie al cielo il ballo sta per ricominciare ed il magico Longo sarà sempre lì, nel mio mirino.

Orbene, l’anno scorso eravamo partiti forte, coprendo gran parte dei match disputati. Quest’anno faccio del maniavantismo spinto: non sarà così, vi dovrete accontentare (capirai che sacrificio) di poca roba. Potrei giustificarmi dicendo che il mio tempo libero si è ridotto, che tengo famiglia, che non riesco ad essere super aggiornato in ogni singolo momento. Ma non è questo il motivo: in realtà è che st’anno faremo così schifo che non ho tutta sta voglia di farmi del male commentando una disfatta dopo l’altra. Ciò, si badi bene, non significa che non seguirò le partite. Giammai, i Giants si amano e si seguono a prescindere da ogni risultato, però perché mai dovrei spappolarmi il fegato scrivendo ingiurie ad ogni pié sospinto (o strike subìto)? Non ne vale la pena, anche se le critiche e gli sfoghi hanno sempre un certo che di terapeutico.

Insomma, al di là della copertura del qui presente blog (che poi, nel caso facessimo bene, siamo tutti sul carro alè), c’è da parlare in maniera più concreta, ovvero di cosa realmente ci aspettiamo dalla stagione Giants 2019, che segna l’arrivo di un nuovo GM (o capo delle baseball operations come dicono loro), cioè Zaidi, e l’ultimo di mister Bochy, che ha portato la barca a coronare il sogno più grande non una, non due, bensì tre volte. Onore eterno a te, grande coach, bersagliato dalle mie mille critiche, ma che comunque resta tra i migliori rispetto agli incartapecoriti altri manager della lega. Per il 2020 ne arriverà un altro, dopo 13 anni di Bochy. Mourinho ad ora è libero, proviamo a sentire se gli va?

Che Giants vedremo quest’anno? Prima di parlare di noi, parliamo degli altri della NL West. I simpatici puffetti milionari vinceranno la division in carrozza, come loro solito, e poi vediamo cosa combineranno ad ottobre (prima gufata dell’anno). Colorado ed Arizona sono sempre lì, a rompere le scatole, anche se a dirla tutta non sono informatissimo su cosa abbiano combinato in offseason sebbene mi pare di capire che non vi siano stati grossi scossoni (sì, c’è stato recentemente un rinnovo colossale ad Arenado, ma non cambia nulla). Occhio invece ai Padres, che hanno coperto d’oro il nuovo arrivo Machado e promettono di potersela giocare da qui in futuro, non solo per Machado, ma soprattutto per un farm system di grande livello che aspetta solo di esplodere.

E noi? Parafrasando Billy Beane-Brad Pitt nel famoso Moneyball, potremmo dire che ci sono squadre forti, ci sono squadre meno forti (l’originale diceva “ricche” e “povere”), poi ci sono 20 metri di guano, e sotto ci siamo noi. È l’anno zero per noi, ma forse sarebbe più corretto dire che è l’anno meno uno, dato che il lavoro di Zaidi dev’essere a trecentosessanta gradi e ancora non pare di vedere la soluzione che questa franchigia meriterebbe, ovvero una tabula rasa e le basi di una ripartenza per un progetto a lungo termine.

Dopo un’iniziale offseason completamente silente, si è passati alla strategia di andare a firmare veterani oppure mancati buoni giocatori in giro per le minors, con la speranza di pescare il jolly che imbrocchi l’annata giusta. Quasi tutti gli altri sono rimasti, appesantiti da contrattoni che richiedono tempo affinché vadano a scadenza. I Pence e gli Hundley, per dirne due, hanno salutato, ma gli altri bene o male sono rimasti, così i vari Belt, Crawford, Panik, Samardzija, Sandoval, Posey (sempre sia lodato) e Bumgarner sono ancora in rosa e saranno gli uomini di punta della stagione. Specie per quest’ultimo, Bumgarner, si paventava una cessione, ma al momento così non è. Staremo a vedere a stagione in corso.

L’ossatura dunque è rimasta, anche se si tratta per la maggior parte di ossatura con osteoporosi galoppante. A ciò abbiamo aggiunto alcuni uomini, come Solarte, Parra, Maybin, oppure Pomeranz tra i pitcher, che spostano circa lo 0,1% quando non peggiorano le cose. Morale della favola: sarà l’anno meno uno, tristemente l’ultimo di Bochy, e con ancora il grosso del lavoro che è da farsi.

In tutto questo cosa può andare storto? Infortuni, giocate sfortunate, partite perse di un punto, ricambi inadeguati. Ma abbiamo anche dei difetti, sì.

C’è da dire che in tutto ciò possiamo cogliere degli aspetti positivi: se ci attendiamo una stagione tra il brutto e il disastroso, male che vada accadrà quello che ci aspettavamo. Quindi tutto ciò che arriva in più sarà tanto di guadagnato. E poi partire a fari non spenti, di più, proprio rotti e con l’auto in contromano, ci farà molto probabilmente schiantare contro quelle che arrivano dalla direzione opposta, ma con comunque una piccola probabilità di cavarcela e di ottenere più del preventivato.

Pertanto la politica di noi tifosi dev’essere questa. Stringiamo i denti, rassegniamoci, e questo deve valere purtroppo non solo per la stagione che sta per partire ma almeno per le altre prossime due. Dopodiché vedremo a che punto siamo. A mio soggettivissimo parere, il fondo lo dobbiamo ancora ben tastare, ragion per cui mi riferisco all’anno meno uno. C’è ancora da scavare un po’ prima di iniziare una graduale risalita. Sono troppo pessimista? Può essere, ma come detto prima, tutto quello che arriverà di positivo lo accoglierò piacevolmente.

La politica di Zaidi e, in generale, della società, quale deve essere? Innanzitutto ora Zaidi si trova in mano un roster derelitto, pertanto non possono esserci sue colpe almeno per questa stagione. Forse bisognerebbe essere più coraggiosi e azzardare un rimpasto di quelli seri, e non è detto che non arrivi a stagione in corso oppure che in maniera più soft stia già avvenendo. Di certo, l’arrivo del nuovo GM e il prossimo cambio di coach sono il segnale che qualcosa lassù si muove (seppur Bochy lasci per ragioni indipendenti da ciò, credo), che non c’è la volontà di lasciare questa gloriosa franchigia nel fango per lungo tempo; e questo è sicuramente un fattore positivo. Però, per poter organizzare una rosa ultra competitiva, oltre ai soldi (ma non ne mancano certamente), serve competenza e capacità di organizzazione molto elevata, altrimenti ci trasformiamo nel Fyre Festival.

Tutto questo letto finora andrebbe totalmente cancellato se solo un certo Bryce Harper firmasse per gli arancioneri. Anche se di fatto le nostre aspettative non passerebbero da squadra che cercherà di evitare le 100 sconfitte a squadra che si gioca l’anello, è inevitabile dire che l’arrivo di una tale superstar avrebbe l’effetto sulla baia di un Big-One che ovviamente speriamo non sia letterale. L’entusiasmo sarebbe totale, le aspettative sicuramente crescerebbero e forse pure Longoria, più motivato, batterebbe due valide in più. Per non parlare dell’impatto su tifosi e stadio, un abbinamento che negli ultimi anni si sta decisamente affievolendo.

Va anche detto che probabilmente Harper andrà altrove (Phila, forse, ma occhio ai gradassi in blu), pertanto potremo riporre i nostri sogni di gloria per epoche più fortunate di queste. Finché c’è la speranza però, è giusto sognare un po’.

Nel frattempo, siamo alle prime battute di spring training, quando tutto conta zero salvo quando perdiamo, che ci deprimiamo, e quando vinciamo, che ci elettrizziamo come anguille. Ma insomma, conta comunque zero. Non ci sono grosse segnalazioni da fare per quest’inizio salvo forse accennare al fatto che potremmo pentirci di non aver dato via Bumgarner quando ancora era vendibile. Sono curioso di capire che stagione potrà fare. Poi beh, l’attacco (mandato in campo senza ancora delle reali gerarchie) ha dato buoni segnali, ma è ancora presto per gongolare. Posto che anche una sola vittoria a me fa gongolare, giusto per coerenza.

Ad oggi, che rotazione avremmo per l’inizio ufficiale? Azzarderei la seguente: Bumgarner, Rodriguez, Pomeranz, Suarez, Holland. Pronto ad entrare c’è Pennellone, oppure Stratton. Quante ne diremo a Pennellone st’anno? Tante, come al solito, perché ci piace infierire. Però potrebbe smentirci! Spoiler: non succederà.

Per quanto riguarda i position player, ecco i papabili titolari: C Posey, 1B Belt, 2B Panik, SS Crawford, 3B Longoria, LF Shaw, CF Duggar, RF Slater. Tra i rincalzi abbiamo Solarte, Hanson, il Pandone, Avelino, Slater stesso tra gli infielder, Garcia o Vogt come vice-catcher (ma occhio a Joey Bart, che potrebbe salire prima del tempo), Maybin, Parra, Williamson, Gerber e il “giovane” 26enne Drew Ferguson tra gli esterni. Insomma, un po’ leggerini là in fondo, direi, sperando che venga data la titolarità fissa al mio pupillo Slater.

E i rilievi? Abbiamo bene o male sempre gli stessi, con l’aggiunta di Pat “Antonello” Venditte a compensare l’addio di Stricklandone (quanto non ci mancherai, Hunter). Quindi Smith da closer, con gli altri, i soliti Watson, Moronta, Dyson, Black, Blach, Blackh (no, quest’ultimo è inventato), per finire con Melancon, che ancora non ha imparato a chiudere la macchina quando scende, pertanto non gli si darà da chiudere le partite. Bene comunque aver tenuto Watson e Smith, in procinto ad un certo punto di andarsene durante l’offseason. Bene se non vogliamo rifondare; vedremo a stagione in corso se vi sarà un fuggi fuggi generale nel caso la stagione vada in vacca. Vien quasi da sperarlo, ma NON lo faremo.

Godiamoci quindi questa mesata di partite utili a scaldare le braccia. Dal 28 marzo inizia il Gran Ballo, che ci vede ospiti, anche se siamo vestiti male, anche se abbiamo il raffreddore e anche se siamo pure asociali, pertanto molto difficilmente attireremo l’attenzione della ragazza più bella della sala. Ma a volte i miracoli accadono sia in termini di nuovi arrivi (Harper, ci leggi?) che in termini di risultati sorprendenti, e poi è impossibile non essere romantici col baseball.

Wake me up when September ends

Posted in Analisi on 11 settembre 2018 by Mat
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Credits: qctimes.com

Preparazione Pollo al curry – Fase 1

Tagliate il petto di pollo a cubetti non troppo piccoli e affettate lo scalogno. In una ciotola mescolate 40 g di farina con un cucchiaino di sale e 3 cucchiaini di curry, a questo punto passateci il pollo in modo che risulti ben infarinato.

Preparazione Pollo al curry – Fase 2

In una padella larga versate 4 cucchiai di olio evo, fate scaldare e versate il pollo. Lasciate rosolare sempre mescolando per 5 minuti poi trasferite il pollo in un piatto e tenete da parte in caldo. Nella stessa padella versate 2 cucchiai di olio evo e rosolate lo scalogno insieme a qualche pezzetto di peperoncino, unite il pollo e mescolate, sfumate con il brodo e fate cuocere con il coperchio per 15 minuti.

Preparazione Pollo al curry – Fase 3

Stemperate la farina e il curry (avanzati dopo aver infarinto il pollo) in mezzo bicchiere di acqua fredda. Utilizzatela per irrorare il pollo qualche minuto prima del termine della cottura, mescolando bene.

Preparazione Pollo al curry – Fase 4

Spegnete e coprite, lasciate riposare il vostro pollo al curry per una decina di minuti. Servite spolverizzando con prezzemolo tritato e pezzetti di peperoncino fresco.

(credits: cucchiaio.it)

Che dite, oggi il blog può esservi utile? Beh, sicuramente è un post che vi dà modo di avere un’idea per cucinare questa sera, magari per fare una bella figura agli occhi della fidanzata. È un piatto tutto sommato semplice, che si può fare senza occupare troppo tempo. E la donna della vostra vita apprezzerà sicuramente questo slancio di fantasia!

Come? Dovremmo parlare di baseball? Ma sicuri sicuri? No perché probabilmente non è il caso. Confesso, ieri avevo abbozzato qualcosa per commentare la serie contro Milwaukee ma poi non ce l’ho fatta, ho abbandonato a metà strada come vinto dalla tristetudine. Però per far vedere che ci siamo anche in tempi duri come questo, oggi andiamo a pubblicare. Perché, è vero, vincere è fantastico, siamo tutti entusiasti, tutti esaltati, tutti sulla carrozza dei vincitori. Perdere, soprattutto perdere tanto, soprattutto perdere per tanto tempo, è deleterio, si sprofonda in un loop di pessimismo e anche noi da questa parte dell’oceano siamo giù di corda. Ovviamente scendono anche le visualizzazioni sul blog. Già la vita è difficile, perché andare a leggere le storie di una squadra perennemente sconfitta quando si possono fare robe più piacevoli? E dunque si finisce così.

Siamo quindi vittime di un settembre nero, ad oggi, che ci ha visti perdere tutte e nove le partite fin qui giocate. Diciamo il vero: l’unica cosa a livello di baseball che in questi giorni ci motiva è leggere i risultati sperando di vedere i Dodgers sconfitti, com’è successo stamattina. Dodgers sconfitti e Rockies vincenti, una piccola gioia nel mare di infelicità. Non è il massimo puntare solo sulle disgrazie altrui ma in tempi come questi non resta da fare altro.

I nostri continuano a perdere, senza soluzioni. Sconfitte anche di misura, anche in alcuni casi con punteggio risicato, ma sempre con lo stesso esito. E francamente che noia, che pochezza. Si spera che tutto ciò possa servire a far capire che così le cose non funzionano minimamente, che siamo lontani dall’avere una squadra che punti in alto. Eppure, come sempre capita, a fine stagione il front office dice che si lavorerà per mettere assieme una squadra migliore, che basteranno pochi interventi per lottare per l’anello. E così via. Parole al vento.

La partita di stanotte, contro gli affamati Braves, è esemplificativa. Tre valide, tre singoli, in tutto il match. Uno su uno con corridori in posizione punto. Il solo Slater riesce a dare qualcosa (neanche tantissimo) e a mantenersi con una media battuta buona, di .278. Tutti gli altri annaspano sotto il .260, con il .242 di un ridicolo Longoria, con il .232 di un inutile Hundley, con il .211 dell’ex giocatore Pence, con il .214 del minor leaguer Tomlinson, con il .243 della fu promessa Panik, con il .241 del faccioquellocheposso Gorkys e con i .258 dei fantasmi Belt e Crawford. Fantasmi pure di loro stessi. Un pianto greco che sembra non avere fine e che quantomeno finirà con la fine del mese.

Si possono addurre tutte le motivazioni di questo mondo, gli infortunati, i pochi stimoli, la sfortuna malefica, l’oroscopo avverso, ma vedere una squadra in queste condizioni è oltremodo deprimente. L’unica via di fuga è, ripetiamo, la fine della stagione, ormai prossima.

In tutto ciò passa sotto silenzio la buona prestazione di Rodriguez, ancora una volta uno dei pochi a salvare la faccia, così come non possiamo non nominare Holland, autore di partenze più che rispettabili. Ma è chiaro che se stai navigando in un mare di fango non ci si fa troppo caso a delle piccole buone notizie.

Pertanto, il nostro/vostro blog tornerà quando la situazione lo richiederà, magari domani, o tra due giorni, tra una settimana, chissà. Nel frattempo, questa sera o nei prossimi giorni potete giocarvi la carta pollo al curry e, quando la vostra compagna vi chiederà dove avete imparato a farlo così bene, potrete rispondere “sul blog dei Giants, amore”.

Pronti, partenza… Giants season 2018 al via!

Posted in Analisi on 29 marzo 2018 by Mat

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Buon Natale a tutti, amici del baseball, tifosi Giants ma non solo. No, non sono più fuso del solito, sto solo celebrando come si deve il vero Natale per noi che crediamo nella religione baseballistica. Quest’anno cade il 29 marzo e al primo lancio della prima partita stagionale tutto ci sembrerà più bello, perfino il mondo nel suo complesso ci sembrerà meno ingiusto e questa vita sembrerà meravigliosa. È la magia di questo sport che finalmente ricomincia, dopo la lunga sosta invernale. Ahhhhh, quanta soddisfazione.

Che stagione sarà? Chi vincerà l’anello? Che bellezza non saperlo e non averne idea. Sì, ci sono tre o quattro potenziali grosse candidate, ma ciò che caratterizza questa lega è la sua imprevedibilità. Capita molto raramente infatti che una squadra bissi il titolo dell’anno prima; capita raramente anche che vi siano squadre vincenti per un periodo. Ma ops, dimenticavo dei tri-campeones 2010, 2012 e 2014.

Insomma, il bello è che anche la squadra più scassata della lega (ecco, mi vengono in mente ancora i Giants) può giocarsela già l’anno dopo. Ok, forse non completamente, ma al primo giorno di MLB, all’opening day, tutto si può sognare. È pure questa la magia che circonda questo sport.

E quindi siccome da queste parti siamo rigorosamente Giantscentrici e il tempo per vedere 162 partite dei nostri ragazzi non è che abbondi, ci occuperemo solamente degli atleti che con la maglia arancionera ci fanno tanto sognar e molto più spesso disperar. D’altronde è il blog dei Giants, no? Non vorremo mica perdere tempo chiedendoci cosa faranno i Red Sox o quanti fuoricampo farà Stanton. Niet, qui siamo la Pravda del Gigantismo, parliamo dei nostri e al massimo degli avversari che ci troviamo di fronte volta per volta. Però, ecco, confesso che l’opening day lo guardo a tutto tondo con gli occhi a cuoricino per ogni partita in cui mi imbatto. Anche perché a noi tocca la notturna.

Peraltro, a differenza della Pravda originale, noi non parliamo solo bene dei nostri, anzi, è tutto un fiorire di critiche, suggerimenti, manifestazioni di scontentezza, velati insulti, minacce verbali. E insomma, siamo dei maledetti criticoni, pur consapevoli che nonostante ciò non riusciremmo a fare un centesimo delle cose che vediamo sul diamante.

Dunque eccoci. Spring training concluso, alleluia, e spazio alle partite vere. Spring training concluso e spring training maledetto, direi, visto che ci ha portato in dote un infortunio pesante come un macigno oltre a qualche altro dall’apparente lieve entità. Bochy farà le nozze coi fichi secchi, come d’abitudine di questi anni. Un pitching ridotto all’osso per ciò che concerne la rotazione, un bullpen solido come un panetto di burro, con gente raccattata a caso per strada, un closer che vede più il dottore che la moglie, ma hey, un attacco che promette di fare sfracelli. Almeno autoconvinciamoci di questo, per evitare di tirare testate al muro dopo la prima partita.

Si parte con una serie da 4 in casa Dodgers, la cui fogna dello stadio è saltata all’ultimo match di spring training riversandosi in campo. Non un buon modo per accoglierci, ragazzi, ma sapremo far finta di niente e rispondere sul campo. Così almeno ci auguriamo, con un match-up di gara 1 che vedrà opposti il fenomeno Kershaw al pulcino bagnato Ty Blach, per un pronostico discretamente chiuso. Ma chissà.

Più aperta la sfida di gara 2, con Cueto opposto a Wood. Holland contro il giapponese Maeda per gara 3, mentre la sfida numero 4 vedrà Stratton sfidare Rich Hill. Per noi l’affidabilità (relativa) si chiama Cueto, il resto è una sorta di lancio di dadi sperando esca il numero giusto. Voglio comunque sperare che in caso di sconfitta tre partite a una, o peggio ancora 4-0, non ci faremo contagiare dal pessimismo che sfocia nell’autolesionismo. La parola d’ordine da tenere a mente è “equilibrio”. Ci raccomandiamo.

Ah, ovviamente dovessimo vincere la serie, dell’equilibrio non ce ne fregherà niente. Fiumi di birra. Viva la coerenza.

Visto che è quasi ora di scendere in campo e visto che abbiamo il roster ufficiale di partenza, ecco che andiamo ad analizzare a modo nostro la situazione dei singoli giocatori, le cui prestazioni inficeranno il nostro umore per i prossimi sei mesi. Ragazzi, avete una bella responsabilità.

STARTING PITCHERS

Madison Bumgarner (DL): ecco, inizio con uno che è fuori dal roster visto l’infortunio che sappiamo. Ma non posso non nominarlo per primo, visto che è il migliore. Ci mancherà tra il tanto e il tantissimo, ma proveremo a non pensarci e a non sprofondare in classifica in attesa del suo ritorno, fissato per giugno (metà? fine? boh).

Jeff Samardzija (DL): altro fuori roster. Personalmente mi mancherà tra il poco e il pochissimo, ma avrei preferito criticarlo per le pessime prestazioni piuttosto che vederlo fermo per un infortunio. E poi in giro circola gente anche peggiore di lui. Comunque dovremmo rivedere Pennellone tra non troppo.

Ty Blach: ribattezzato pulcino bagnato per via della timidezza che traspare in ogni suo movimento, è chiamato ad essere lo starter dell’opening day. Però non è più un ragazzino ed è ora di far capire se davvero può essere inserito in pianta stabile nella rotazione. Questa è la sua stagione, o sarà un sì o sarà un no.

Johnny Cueto: sono curioso di vedere che combinerà quest’anno dopo le incertezze dello scorso. Un ritorno a buoni-ottimi standard (tipo 2016) sarebbe logicamente auspicabile visto che il talento non manca. Certamente è chiamato a fare qualcosa di più rispetto ad un 2017 opaco.

Derek Holland: chi l’avrebbe detto ad inizio spring training che sarebbe stato della rotazione? Forse manco lui. La cosa “allegra” è però che vi è entrato causa eliminazione fisica degli altri contendenti, visto che le sue prestazioni sono state quasi tutte mediocri, a star larghi. Parte quindi con un bersaglio appiccicato alla fronte ed uno alla schiena, con scritto “colpitemi qui”. Spetta a lui guadagnarsi il futuro con le prestazioni.

Chris Stratton: il buon Chris, un po’ schifato da tutti, ha messo assieme uno spring training positivo, senza far numeri da circo ma con solidità. Noi forse chiediamo qualcosa di diverso in regular season? Ma assolutamente no, caro Chris. Fai finta che sia ancora spring training e tutto andrà bene.

RELIEF PITCHERS

Cory Gearrin: duro il mestiere di rilievo se non sei un closer, praticamente vieni menzionato solo se sei oggetto di insulti, perché se fai il tuo hai fatto il tuo e vieni ignorato. Gearrin è uno di questi, ma il fatto che lo nominiamo generalmente poco vuol dire che è uno dei meno peggio nel ruolo. Se continuasse a restare mezzo anonimo ci accontenteremmo. Io non ti conosco, Cory.

Josh Osich: ho scoperto mio malgrado che ha 29 anni, perché il suo mese di marzo mi ha fatto erroneamente pensare che avessimo un ottimo rilievo anche per il medio-lungo periodo. Invece no, ma se il presente è questo io me lo tengo.

Mark Melancon (DL?): io non so più che fare con te, Mark, davvero. E un po’ fai schifo, ma sei infortunato, ma ti operi, ma ritorni, ma sembri andar meglio ma in realtà no, ma ti riprendi, ma torni a far schifo, ma non sei guarito del tutto. Come la mettiamo, maledizione? L’impressione è che il calvario non sia del tutto terminato. Mi piacerebbe vederlo sano, ma temo che pure st’anno lo vedrò sano l’anno prossimo.

Will Smith (DL): non è in roster ma ci arriverà, visto che il decorso post-operatorio è ormai giunto alla conclusione. Tempo un mese, forse qualcosa di più, lo rivedremo in campo. Non è il salvatore della patria, ma visto che la situazione del bullpen è quella che è, lo aspettiamo come una madre in attesa che il figlio torni dalla guerra.

Hunter Strickland: duro come la roccia il tenebroso Hunter. Non fatelo arrabbiare o vi scaglierà un missile a 100 miglia all’ora come accaduto a Bryce Harper. Secondo me (e sapete che mi sbaglio praticamente sempre) sarà lui il closer più utilizzato dell’anno. Non da subito, ma tra non molto.

Roberto Gomez: non fate quella faccia, vi ho visto perplessi. No, non è un post di ricordo del blog che fu, è l’attualità. Gomez ha pure giocato 4 partite nel 2017. Dov’eravate? Forse a far di meglio, come biasimarvi. Non so che dire su di lui, se non che probabilmente è uno messo lì per far finire le partite, sia già vinte che già perse. Qualcuno deve pur farlo.

Tony Watson: se dobbiamo giudicarlo per il suo spring training, si fa prima a dire che sarebbe meglio mettere sul monte il magazziniere piuttosto che lui. Ma lo spring training fa testo fino ad un certo punto. Lui è uno che se l’è sempre cavata discretamente, pertanto attenderei a far partire gli insulti e mi metterei prima a vedere cosa combina ora che conta veramente. Potrebbe, dico potrebbe, essere un’arma importante.

Pierce Johnson: chiii? Di lui si sa poco o nulla. Ai Cubs (minors) da qualche anno con numeri all’inizio discreti poi meno. Nessuna partita in vita sua in MLB, ma ecco che in spring training lancia 6 inning concedendo solo una valida, realizzando 7 strikeout, e Bochy se ne innamora perdutamente. Questi amori che nascono all’improvviso sono destinati a finire presto, c’est la vie. Pertanto non mi aspetto nulla di diverso da questo caso.

Sam Dyson: nel 2017 i Rangers si liberarono di lui dopo che aveva raggiunto una ERA di 10.80. Non riusciva ad eliminare al piatto nemmeno il nipotino di 4 anni. Poi i Giants provarono a crederci e lui mise assieme un finale di stagione medio-buono, con 14 salvezze. Insomma, il closer. Nello spring training era quello visto ai Rangers nell’ultimo anno, ma forse è stata la vicinanza dell’Arizona al Texas. Ufficialmente è ancora il closer, in attesa che Melancon guarisca e che venga promosso il caldeggiato (da me) Strickland. Si attende qualche salvezza bruciata per far partire i primi “io l’avevo detto”.

INFIELDERS:

Buster Posey: dopo tutti questi rimasugli del nostro sconclusionato bullpen, appare all’improvviso il Messia, colui che è, colui che cammina sulle acque. Come farsi una pinta di birra fresca in una giornata torrida. Lunga vita a Buster.

Brandon Belt: ridendo e scherzando, questo sarà l’ottavo anno di Belt in maglia arancionera. Poveraccio, lui ha una storia di commozioni cerebrali su cui potrebbe scrivere un trattato, se se le ricordasse tutte, forse. A meno due fuoricampo da quota 100 in carriera, per me rappresenta sempre una certa sicurezza, pur non essendo un fenomeno fantasmagorico. Si attende un altro anno positivo e, per favore, occhio alla testa.

Joe Panik: anno numero 5 invece per Joe, sempre super efficace in difesa e molto bravo al piatto. Uno di quelli che è sempre meglio averli nella tua squadra piuttosto che in quella avversaria. Il 2016 fu un anno abbastanza flop per lui, già meglio l’anno scorso, invece. Parola d’ordine, continuità.

Brandon Crawford: chi conosce il blog dagli albori sa che le critiche che gli ho riservato sono state parecchie e mai tenere. Ma visto che mi sbaglio quasi sempre, come già detto, lui si è ritagliato un posto da titolare che non gli scalfirebbe nemmeno Derek Jeter dei tempi d’oro. In realtà, a parte un buon 2016, le sue medie non sono mai state chissa che, ma obiettivamente ha imparato negli anni a difendere da superstar. Per cui chi sono io per dirgli qualcos’altro?

Kelby Tomlinson: con quell’aria perenne da scolaretto, nel frattempo è diventato un ometto, senza perdere quell’aspetto (e ho fatto pure la tripla rima). Parlando di baseball, si dimostra sempre essere un back-up affidabile, senza fare sfracelli, anche perché se no non sarebbe un back-up. Quest’anno è chiamato a fare lo stesso, difficile aspettarsi un’esplosione; non sembra il tipo. Anzi, il tipetto.

Pablo Sandoval: Panda mio, Panda mio, ti amo e poi ti odio, ti odio e poi ti amo, e così via. Sempre così dal 2008, per una carriera mai banale. Apatico nel 2010 (ma Giants campioni), fenomenale nel 2011 (neanche ai playoff), così così nel 2012 (ma Giants campioni con tre fuoricampo suoi nello stesso match alle WS), per arrivare al tradimento (soprattutto verbale) a Boston, al rientro a SF, ad un ridicolo record senza valide consecutive, e ora ancora qui, con uno spring training che avercene. Non so cosa aspettarmi, il tutto o il niente. Peraltro, almeno sulla carta parte dalla panca (Bochy però lo ama quindi giocherà molto in ogni caso).

Evan Longoria: un volto nuovo, forse IL volto nuovo, anche se non è più lo stesso Longoria che faceva spellare le mani ai tifosi di Tampa Bay. Secondo me comunque è ancora discretamente in palla, può mettere insieme buoni numeri. E poi in difesa ci sa fare. Speriamo che il suo posto non sia mai messo in discussione dal Panda, ovviamente per suoi meriti.

Nick Hundley: il catcher di riserva. Visto che dietro al piatto abbiamo il Messia, giocherà solo nei suoi riposi, perché al settimo giorno Dio si deve pur riposare. Ha una facilità disarmante di andare K, ma quando la prende fa male. E’ comunque abbastanza affidabile ed è chiamato a far bene per confermare che il rinnovo è stata una buona idea.

OUTFIELDERS:

Hunter Pence: arrivò nella parte finale del 2012 giocando un pessimo finale di stagione, ma da leader dello spogliatoio trascinò i Giants al titolo. Negli anni successivi però si è reso conto che serviva anche battere e lo ha fatto piuttosto bene. Ora probabilmente siamo nella fase terminale della sua carriera ma il fisico sembra ancora solido. La concorrenza però laggiù nell’outfield inizia a farsi interessante per cui per stare tra i titolari dovrà fare una grande stagione.

Austin Jackson: altro nuovo arrivo con prospettive di una stagione di buon livello, lui che negli anni ha tenuto medie un po’ ballerine. Qui però abbiamo bisogno di certezze e non è che se ne abbia da vendere. Voglio però essere ottimista e pensare che possa fare davvero bene. Non aspettiamoci però numeri clamorosi da lui, che fenomeno non è.

Andrew McCutchen: l’avessimo preso 5 anni fa, sarei sceso in piazza con i bandieroni ad esultare. Ora la questione è un po’ diversa. Nel 2016 la sua carriera pareva in serio declino, ma in realtà è rimbalzato bene l’anno scorso. E ora? speriamo che il rimbalzo sia lungo, perché secondo me c’è il rischio di un bel pacco. Ma a dirla tutta c’è anche la possibilità che davvero il rimbalzo sia lungo e che metta assieme numeri molto interessanti. Da questi molto dipenderà della nostra stagione.

Gregor Blanco: se esiste nella letteratura mondiale un’ode allo spring training, potete star certi che l’ha scritta lui. Gregor vede il mese preparatorio come una World Series continua e si impegna alla morte per guadagnarsi il posto. Bravo, perché già nel 2012 arrivò a marzo come elemento per far numero e si scoprì uomo decisivo. Quest’anno uguale; preso quasi per sbaglio confondendosi con l’altro Blanco (tant’è vero che poi sono stati presi entrambi), ha fatto così bene che ora è nel roster di partenza. L’anagrafe dice 34 ma la sua voglia di combattere va molto oltre questa età. Rischio di taglio molto elevato ma per lui sarà un ulteriore stimolo a restare con i ritmi alti, finché dura.

Gorkys Hernandez: lui è uno che tenderei a mal sopportare, perché l’impressione è che non batta mai. Poi vado a vedere le medie e noto che i miei sono quasi più pregiudizi che altro, perché in effetti se la cavicchia con onore. E’ pur sempre una riserva e vederlo titolare fisso mi provocherebbe un’orticaria costante, però per il ruolo che gli compete finora ha quasi sempre risposto presente. Il suo 2018 sarà una dura lotta tra il ruolo di back-up e il rischio di taglio o retrocessione in triplo A. Dovrà sudare.

E quindi questo è il roster completo, con l’aggiunta dell’infermeria. Uno sguardo sarà dato logicamente alle minors, soprattutto a Sacramento, sperando venga fuori qualche sorpresa positiva. I primi due esclusi di questo roster e di conseguenza i primi due candidati a salire sono Duggar per l’outfield e Rutledge per l’infield. La stagione è così lunga che verosimilmente per una ragione o per l’altra saliranno entrambi. Duggar può essere definito un buon prospetto, anche se all’età di 24 anni non ci sarebbe da perdere molto più tempo. Ma pare comunque destinato a vedere la MLB.

Sul monte, già stiamo schierando le riserve delle riserve, se vogliamo scavare ulteriormente troviamo Beede e Suarez, due pseudo-prospetti che allo spring training hanno dimostrato che devono ancora mangiare molta pastasciutta se vogliono arrivare a livelli importanti. Se verranno chiamati già in questa stagione, speriamo comunque che sia per loro meriti e non per altre ragioni. Come già detto in altre occasioni, durante i 6 mesi stagionali sono molte le cose che mutano.

E ora, non resta che giocare. Per noi, non resta che spalmarci sul divano e goderci lo show, sperando di esultare per i nostri colori. Che la stagione 2018 abbia inizio, forza Giants!

Spring training quasi alla fine: come stanno i Giants?

Posted in Analisi on 20 marzo 2018 by Mat

SAN FRANCISCO GIANTS SPRING TRAINING

Finalmente un post che parla di cose concrete ed attuali, dopo qualche re-introduzione al nuovo corso del blog (che sarà più incostante che mai, come già detto). Dunque, siamo alla fase finale dello spring training ed esattamente nel punto in cui, almeno io, non vedo l’ora che finiscano questi match per passare alla regular season. Tra una decina di giorni si azzera tutto il bene e il male fatto in questo mese e si parte davvero, con la prima serie da giocare al Dodger Stadium. Già immagino, perdiamo la prima e diremo che le cose non vanno, non ci siamo, non siamo in ritmo, replicheremo l’anno scorso, anzi, c’è il rischio di far peggio, questi Giants sono una delusione totale, prepariamoci ad un altro anno infame. Ma immagino anche che la prima la vinciamo e diremo che quest’anno la musica è diversa, è un anno pari, l’atteggiamento è quello giusto, st’anno si batte, si corre, si lotta, l’anno scorso è un capitolo chiuso, andiamo a giocarci il titolo. Questo per la prima di 162 partite.

Sì, è il baseball, e la cosa più difficile al mondo per chi lo guarda come noi è cercare di mantenere un equilibrio nei giudizi.

Ma che volete farci? siamo umani, proviamo emozioni e, nonostante la pluriennale esperienza, caschiamo sempre nell’errore di basarci sull’ultimo match giocato. E continueremo a far così, anche se personalmente mi impongo di non essere troppo tranchant nei giudizi.

Beh, ma che stagione sarà questa che sta per iniziare? Purtroppo non sono un indovino, per cui non lo so, ma mi sento piuttosto ottimista, forse perché sono abbastanza certo che replicare lo scempio del 2017 sia veramente difficile. D’altronde avere nel lineup gente come McCutchen, Longoria e Jackson, anche se nella parabola discendente della loro carriera, ci rende sicuramente più sereni rispetto a come eravamo l’anno scorso. Ma il titolo dice anche “come stanno”, ovvero si riferisce a questo momento. Nel corso dei sei mesi stagionali infatti cambiano talmente tante cose che ciò che è buono ad aprile può essere pessimo a giugno ed essere splendido a settembre, ci sono troppe variabili nel mezzo.

Pertanto andiamo a vedere l’oggi. Il nostro spring training ci vede, al netto dell’inutile rapporto vittorie/sconfitte, dire essenzialmente che siamo molto poco simili ai Giants che abbiamo conosciuto in questi anni, ovvero ottimo pitching ed essenziale attacco. No, al momento siamo la seconda squadra nella lega per punti realizzati e la terza per punti subiti, ovvero realizziamo e subiamo una valanga di punti. Posto che la prima parte dello spring training è molto poco indicativo, ora la situazione si è pian piano normalizzata ma stiamo continuando a battere ed incassare molto.

Buon segno? forse sì. Ovvero preferisco avere tanti punti nelle mazze e concedere qualcosa, piuttosto che concedere poco e strapparmi i capelli ogni qualvolta si va a battere. Lo so, non è nello standard dei Giants, ma credo che sul pitching siamo migliorabili. Insomma, sono ottimista, che volete farci, e nonostante questo, se dovessimo iniziare con un record di, che so, 3 vinte e 5 perse, sarei il primo ad essere contagiato dal morbo del disfattismo cosmico.

Ieri c’è stata la prima sforbiciata di giocatori, alcuni retrocessi in triplo A ed altri riassegnati al minor league camp (che non ho mai capito davvero cosa sia, ma non si può saper tutto). Tagliato subito il mio cavallo, quell’Austin Slater su cui ho puntato forte fin da subito, ma vedrete che tornerà su. Tagliati anche Mac Williamson, Calixte, Shaw, d’Arnaud nonostante abbia provato la carta di fare l’intrattenitore musicale, Brown, Hector Sanchez, e i pitcher Beede, Suarez e Law. Posso dire che in questo spring training ho visto sì e no mezz’ora live di una partita? sì, lo dico, anche perché le dirette sono molto poche. Ma questo per dire che per dare un giudizio su questi tagli mi baso solo sulle medie e su pochi altri dati statistici, piuttosto che sul video.

Quindi notiamo che è stato salvato Jarrett Parker che ha una media di .243 e segato Mac che ha battuto .318, giusto per dirne uno. La spiegazione? il ruolo è sostanzialmente il medesimo per cui l’unica verità che nessuno vi dirà è che Parker è cugino di secondo grado di Bochy. Ovviamente non è così, ma insomma, non tutto è razionalmente spiegabile. Stiamo abbondando di outfielder pertanto bisogna fare delle scelte che non sempre corrispondono a delle banali medie battuta da spring training.

Ricapitolando, in esterno abbiamo Jackson, McCutchen e Pence come titolari, con Parker, Blanco, Gorkys e Duggar come alternative. Logico quindi tagliare qualcuno, come Williamson, Slater e Shaw. Inutile, assolutamente inutile dire che io avrei tenuto i tre retrocessi per retrocedere i primi tre che hanno invece tenuto. Ma che lo dico a fa’. Ad ogni modo qui la lotta sarà serrata e divertente.

Nell’infield abbiamo delle certezze in più ma pure delle alternative in meno. Il catcher non ve lo dico neanche (Hundley sarà il back-up, anche se io meno lo vedo e meglio sto). In prima il posto è occupato da Belt sperando non si faccia più male alla zucca; in seconda c’è Panik, in interbase Crawford ed in terza ecco Pablone! Paura eh? No, c’è Longoria. Ma devo ammettere che il Panda di questo spring training somiglia molto più a quello efficace visto nei suoi anni d’oro rispetto all’ectoplasma ammirato dai bostoniani. E potete star certi che ciò non sarà sfuggito a Bochy, che lo ama più di sua moglie.

Comunque, volendo proprio dare del riposo ai ragazzi dell’infield, oltre al Panda si può contare su pochino, ovvero fondamentalmente Tomlinson, Andres Blanco (sì, abbiamo un Andres Blanco, lo sapevate?) e Rutledge, sempre che quest’ultimo non venga tagliato prima dell’opening day. Siamo un po’ carenti.

E veniamo alle note dolenti, il monte, che si apre però con la più lieta delle note, ovvero quel Madison Bumgarner per il quale se esistesse una pozione che mantiene giovani in un’unica dose, la darei a lui piuttosto che a me. La rotazione è sicura nei primi tre elementi: oltre al già citato Madison, abbiamo Cueto e Samardzija. Non mi fate parlare male subito al primo post di analisi, no, voglio riservare i giudizi su Pennellone per quando la regular season sarà iniziata. Dico solo che, ecco, non mi sento sicurissimo quando lancia Samar. Ma pure su Cueto non garantirei.

E siamo solo ai primi tre. I numeri 4 e 5 saranno rispettivamente Blach e Stratton, oppure Stratton e Blach, insomma, sono relativamente giovani (nemmeno troppo) e non offrono troppe garanzie. Ma se non li carichiamo di pressioni e non pretendiamo che diventino tutti Cy Young possono mettere in piedi una stagione decente, che tanto dovrebbe pensarci poi l’attacco a sistemare le cose. Questa la versione ottimistica, per quella pessimistica ripassare più avanti.

E il bullpen? Note tra le dolenti e le incerte. Ero convinto che avremmo rivisto Will Smith già da inizio stagione, invece tocca recuperare le puntate del principe di Bel Air per avere sue tracce, solo che non è lui e non gioca a baseball. Per vedere lui sul campo c’è da attendere ancora un po’. Francamente qui navighiamo a vista e le garanzie sono poche. Poche per essere speranzosi, perché per definire Melancon una garanzia bisogna essere allegri per non dire un po’ brilli. C’è Strickland, c’è il nuovo arrivo Watson (che sta facendo uno ST scadente), c’è Gearrin, c’è Osich. E poi? forse nient’altro di buono, ma l’idea è che Bochy si farà convincere a seconda delle prestazioni del momento, ora dell’uno e ora dell’altro, sempre tenendo un occhio anche a ciò che succede a Sacramento, in triplo A.

Poca qualità quindi sul fattore lanciatori, ma come detto confido nelle soluzioni in corsa, confido nell’attacco, confido sul fatto che almeno ad inzio stagione fatemi essere ottimista.

Inutile dire che la division dovrebbe essere vinta in carrozza dai caschi blu. Noi almeno teoricamente partiamo in seconda fila, ma ho l’impressione che questa NL West potrebbe riservare più sorprese del previsto.

Nel prossimo post, se ci sarà (incertezza e incostanza è il mantra), saremo ormai ad un millimetro dall’inizio, per cui avremo il roster definito e il cuore pronto alle prime fibrillazioni dell’anno.

Prima di ripartire, rimembriamo il sottobosco del passato

Posted in Analisi on 15 marzo 2018 by Mat

Bene, quindi rieccoci. Dopo il post introduttivo di qualche giorno fa, ho fatto una cosa un po’ da nerd, ovvero sono andato a risfogliarmi questo blog, post per post. Ce n’era bisogno, almeno personalmente, per andare a ripescare tutto ciò che è stato detto scritto e fatto. Sapete quanti post abbiamo scritto in totale? 441, quattrocentoquarantuno, che è un numerone davvero. Di fatto abbiamo coperto tutta la stagione 2011 con un post per ogni partita, tutta la trionfale stagione 2012 con lo stesso lavorone, e tutto il 2013 con un post per ogni serie giocata.

Poi, il letargo. Ah, avremmo vinto un campionato nel 2014, ma l’abbiamo seguito (sempre con dedizione, ricorderete) solo su facebook. Già, FB è il nostro bar, si entra, si beve un caffè, si fa un commentino e si esce. Il blog invece è un po’ la nostra biblioteca, si entra per approfondimenti e ci si resta magari un po’ di più. Questo per dire che forse una rinfrescata alla biblioteca sarebbe doverosa, anche se siamo sempre alle prese con la cosa più preziosa nella vita di ogni essere umano: il tempo. Ma al di là della filosofia da quattro soldi, m’è venuta voglia di tornare a dare più spazio a queste pagine, tanto scanzonate quanto rigorose nell’esprimere pensieri e valutazioni che riguardano i nostri ragazzi in arancionero vestiti.

Prendete l’anno scorso per esempio, 2017. Una stagione da mani nei capelli, una sconfitta dopo l’altra, una squadra che non voleva saperne di fare un partita dignitosa. Ma su facebook siamo stati, nonostante tutto, abbastanza indulgenti, proprio per mantenere un’aura istituzionale (che non ci teniamo ad avere ma vabbè). Quanto mi sarebbe piaciuto essere più severo nei confronti di quella disgrazia umana di Matt Moore o di quello squalo-topo di Samardzija, per dirne due. Beh, su FB non si può esagerare, qui invece mi sento più libero di dare sfogo a critiche più lunghe e possibilmente argomentate.

E insomma, non starò facendo un altro post introduttivo? No, che diamine. O forse sì? Ma ci tengo a nominare alcuni dei soggetti che in anni recenti hanno vestito la nostra maglia, per sottoporvi ad una specie di quiz, ovvero chi ricordate tra questi? vi confesso una cosa, la mia memoria è sì, oltremodo deficitaria, ma veramente ho rimosso la gran parte di questi elementi. E chi li andava più a ritrovare su facebook? Forse hanno ricoperto un ruolo talmente marginale che nemmeno se ne è parlato. Invece c’è il blog, che ci permette di conservare le gesta di questi giocatori. Basta scorrere sui post del 2012 o 2013 ed ecco che li ritroviamo.

Per esempio, vi ricordate di un certo Guillermo Quiroz? ma come no? Quiroz! no, non sto parlando dei Giants del 1970, ma di quelli del 2013. Quiroz non è che vestì mezza partita con la nostra casacca come pinch-runner, no, battè un walk-off home run contro i Dodgers, mica pizza e fichi. Ma, almeno io, l’avevo totalmente rimosso. Totalmente.

E Mijares? il rilievo Mijares? con lui a roster vincemmo il titolo nel 2012. E se vi parlo di Moscoso? no, il suffisso “-coso” non è perché si chiamasse Mos-qualcos’altro, ma proprio si chiamava Moscoso.

Ne ho un altro, Kensuke Tanaka. Ken-su-ke-ta-na-ka. Ma come non vi dice nulla? giocò nel 2013, mica tre ere geologiche fa. Ma secondo voi io me lo ricordavo?

E Abreu? sempre nei Giants del 2013. Peguero? Il talentuoso Peguero. Potremmo chiedere a Chi l’ha visto.

Ok, ne ho uno più facile, che probabilmente qualcuno si ricorderà perché pure a me suona famigliare dati gli insulti che ha ricevuto. Emmanuel Burriss. Discreto, forse buon difensore, ma una condanna al patibolo quando si presentava al piatto.

A proposito di insulti facili, Orlando Cabrera? prese il posto di quell’essere baseballisticamente insignificante di Miguel Tejada e riuscì nell’impresa di farlo rimpiangere. Insomma, quanta gente è passata sotto le nostre grinfie. Immaginate un numero e posso garantirvi che sarà superiore. Questa è solo la punta dell’iceberg. Ma erano bei tempi, era il 2011 quando feci un post intero titolandolo “Volti nuovi: Jeff Suppan”. Un post dedicato ad uno che sarà stato impiegato sì e no in cinque partite di spring training. Un post solo per lui. Che imbarazzo.

Ma nel frattempo me ne vengono altri. Nick Noonan? era l’interbase del futuro, perse le tracce pure di lui, ma confesso che il nome mi suggeriva qualcosa. Occhio a questo, Mike Kickham, nientedimeno che “il sostituto di Vogelsong”, vi dice qualcosa? leggendo i post vecchi e imbattendomi nel suo nome è come se l’avessi letto per la prima volta nella vita. Dite che sono io ad avere pessima memoria? forse è così.

Chad Gaudin? si ritagliò un post stabile nella rotazione e non fece nemmeno così male. Sì, pure questo l’avevo dimenticato.

Sarà che mi sono affezionato alle figure storiche, a San Buster Posey, a Belt, a Crawford (quanto l’ho criticato per le sue medie battuta), a Bumgarner, a Pablone anche, sì, perché se ci ha tradito qualche anno fa, è bene o male sempre esistito fin dalla nascita delle nostre pagine. E poi è tornato, non ci starà proprio simpaticissimo ma è pur sempre quel Pablone, che sparò tre fuoricampo in un match di World Series. E quindi passano mille giocatori, giochiamo mille partite e molto di ciò giocoforza entra nel dimenticatoio. Ma questo blog esiste anche per rimembrare ciò che fu ed è anche per questo che voglio riportarlo un po’ in auge.

Ma prometto, basta con le introduzioni. Dalla prossima volta parleremo dell’attualità spiccia, di medie, di classifiche, di partite. Tra pochissimo parte la regular season, che ci vede chiamati a far meglio dell’anno scorso, anche perché far peggio sarebbe ai limiti dell’impossibile.

Ovviamente non verrà coperto ogni match, né ogni serie, il motto è “si naviga a vista”, per cui sarò completamente incostante. Se volete commentare sapete come farlo, e anzi vi invito a farlo. Che blog sarebbe senza un’interazione?

Anzi, se vi viene qualche nome di un giocatore (negli anni dal 2010 in poi) durato con la maglia dei Giants quanto un gatto in tangenziale fatelo pure, vediamo che ricordi abbiamo.