Archive for the Analisi Category

Wake me up when September ends

Posted in Analisi on 11 settembre 2018 by Mat
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Credits: qctimes.com

Preparazione Pollo al curry – Fase 1

Tagliate il petto di pollo a cubetti non troppo piccoli e affettate lo scalogno. In una ciotola mescolate 40 g di farina con un cucchiaino di sale e 3 cucchiaini di curry, a questo punto passateci il pollo in modo che risulti ben infarinato.

Preparazione Pollo al curry – Fase 2

In una padella larga versate 4 cucchiai di olio evo, fate scaldare e versate il pollo. Lasciate rosolare sempre mescolando per 5 minuti poi trasferite il pollo in un piatto e tenete da parte in caldo. Nella stessa padella versate 2 cucchiai di olio evo e rosolate lo scalogno insieme a qualche pezzetto di peperoncino, unite il pollo e mescolate, sfumate con il brodo e fate cuocere con il coperchio per 15 minuti.

Preparazione Pollo al curry – Fase 3

Stemperate la farina e il curry (avanzati dopo aver infarinto il pollo) in mezzo bicchiere di acqua fredda. Utilizzatela per irrorare il pollo qualche minuto prima del termine della cottura, mescolando bene.

Preparazione Pollo al curry – Fase 4

Spegnete e coprite, lasciate riposare il vostro pollo al curry per una decina di minuti. Servite spolverizzando con prezzemolo tritato e pezzetti di peperoncino fresco.

(credits: cucchiaio.it)

Che dite, oggi il blog può esservi utile? Beh, sicuramente è un post che vi dà modo di avere un’idea per cucinare questa sera, magari per fare una bella figura agli occhi della fidanzata. È un piatto tutto sommato semplice, che si può fare senza occupare troppo tempo. E la donna della vostra vita apprezzerà sicuramente questo slancio di fantasia!

Come? Dovremmo parlare di baseball? Ma sicuri sicuri? No perché probabilmente non è il caso. Confesso, ieri avevo abbozzato qualcosa per commentare la serie contro Milwaukee ma poi non ce l’ho fatta, ho abbandonato a metà strada come vinto dalla tristetudine. Però per far vedere che ci siamo anche in tempi duri come questo, oggi andiamo a pubblicare. Perché, è vero, vincere è fantastico, siamo tutti entusiasti, tutti esaltati, tutti sulla carrozza dei vincitori. Perdere, soprattutto perdere tanto, soprattutto perdere per tanto tempo, è deleterio, si sprofonda in un loop di pessimismo e anche noi da questa parte dell’oceano siamo giù di corda. Ovviamente scendono anche le visualizzazioni sul blog. Già la vita è difficile, perché andare a leggere le storie di una squadra perennemente sconfitta quando si possono fare robe più piacevoli? E dunque si finisce così.

Siamo quindi vittime di un settembre nero, ad oggi, che ci ha visti perdere tutte e nove le partite fin qui giocate. Diciamo il vero: l’unica cosa a livello di baseball che in questi giorni ci motiva è leggere i risultati sperando di vedere i Dodgers sconfitti, com’è successo stamattina. Dodgers sconfitti e Rockies vincenti, una piccola gioia nel mare di infelicità. Non è il massimo puntare solo sulle disgrazie altrui ma in tempi come questi non resta da fare altro.

I nostri continuano a perdere, senza soluzioni. Sconfitte anche di misura, anche in alcuni casi con punteggio risicato, ma sempre con lo stesso esito. E francamente che noia, che pochezza. Si spera che tutto ciò possa servire a far capire che così le cose non funzionano minimamente, che siamo lontani dall’avere una squadra che punti in alto. Eppure, come sempre capita, a fine stagione il front office dice che si lavorerà per mettere assieme una squadra migliore, che basteranno pochi interventi per lottare per l’anello. E così via. Parole al vento.

La partita di stanotte, contro gli affamati Braves, è esemplificativa. Tre valide, tre singoli, in tutto il match. Uno su uno con corridori in posizione punto. Il solo Slater riesce a dare qualcosa (neanche tantissimo) e a mantenersi con una media battuta buona, di .278. Tutti gli altri annaspano sotto il .260, con il .242 di un ridicolo Longoria, con il .232 di un inutile Hundley, con il .211 dell’ex giocatore Pence, con il .214 del minor leaguer Tomlinson, con il .243 della fu promessa Panik, con il .241 del faccioquellocheposso Gorkys e con i .258 dei fantasmi Belt e Crawford. Fantasmi pure di loro stessi. Un pianto greco che sembra non avere fine e che quantomeno finirà con la fine del mese.

Si possono addurre tutte le motivazioni di questo mondo, gli infortunati, i pochi stimoli, la sfortuna malefica, l’oroscopo avverso, ma vedere una squadra in queste condizioni è oltremodo deprimente. L’unica via di fuga è, ripetiamo, la fine della stagione, ormai prossima.

In tutto ciò passa sotto silenzio la buona prestazione di Rodriguez, ancora una volta uno dei pochi a salvare la faccia, così come non possiamo non nominare Holland, autore di partenze più che rispettabili. Ma è chiaro che se stai navigando in un mare di fango non ci si fa troppo caso a delle piccole buone notizie.

Pertanto, il nostro/vostro blog tornerà quando la situazione lo richiederà, magari domani, o tra due giorni, tra una settimana, chissà. Nel frattempo, questa sera o nei prossimi giorni potete giocarvi la carta pollo al curry e, quando la vostra compagna vi chiederà dove avete imparato a farlo così bene, potrete rispondere “sul blog dei Giants, amore”.

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Pronti, partenza… Giants season 2018 al via!

Posted in Analisi on 29 marzo 2018 by Mat

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Buon Natale a tutti, amici del baseball, tifosi Giants ma non solo. No, non sono più fuso del solito, sto solo celebrando come si deve il vero Natale per noi che crediamo nella religione baseballistica. Quest’anno cade il 29 marzo e al primo lancio della prima partita stagionale tutto ci sembrerà più bello, perfino il mondo nel suo complesso ci sembrerà meno ingiusto e questa vita sembrerà meravigliosa. È la magia di questo sport che finalmente ricomincia, dopo la lunga sosta invernale. Ahhhhh, quanta soddisfazione.

Che stagione sarà? Chi vincerà l’anello? Che bellezza non saperlo e non averne idea. Sì, ci sono tre o quattro potenziali grosse candidate, ma ciò che caratterizza questa lega è la sua imprevedibilità. Capita molto raramente infatti che una squadra bissi il titolo dell’anno prima; capita raramente anche che vi siano squadre vincenti per un periodo. Ma ops, dimenticavo dei tri-campeones 2010, 2012 e 2014.

Insomma, il bello è che anche la squadra più scassata della lega (ecco, mi vengono in mente ancora i Giants) può giocarsela già l’anno dopo. Ok, forse non completamente, ma al primo giorno di MLB, all’opening day, tutto si può sognare. È pure questa la magia che circonda questo sport.

E quindi siccome da queste parti siamo rigorosamente Giantscentrici e il tempo per vedere 162 partite dei nostri ragazzi non è che abbondi, ci occuperemo solamente degli atleti che con la maglia arancionera ci fanno tanto sognar e molto più spesso disperar. D’altronde è il blog dei Giants, no? Non vorremo mica perdere tempo chiedendoci cosa faranno i Red Sox o quanti fuoricampo farà Stanton. Niet, qui siamo la Pravda del Gigantismo, parliamo dei nostri e al massimo degli avversari che ci troviamo di fronte volta per volta. Però, ecco, confesso che l’opening day lo guardo a tutto tondo con gli occhi a cuoricino per ogni partita in cui mi imbatto. Anche perché a noi tocca la notturna.

Peraltro, a differenza della Pravda originale, noi non parliamo solo bene dei nostri, anzi, è tutto un fiorire di critiche, suggerimenti, manifestazioni di scontentezza, velati insulti, minacce verbali. E insomma, siamo dei maledetti criticoni, pur consapevoli che nonostante ciò non riusciremmo a fare un centesimo delle cose che vediamo sul diamante.

Dunque eccoci. Spring training concluso, alleluia, e spazio alle partite vere. Spring training concluso e spring training maledetto, direi, visto che ci ha portato in dote un infortunio pesante come un macigno oltre a qualche altro dall’apparente lieve entità. Bochy farà le nozze coi fichi secchi, come d’abitudine di questi anni. Un pitching ridotto all’osso per ciò che concerne la rotazione, un bullpen solido come un panetto di burro, con gente raccattata a caso per strada, un closer che vede più il dottore che la moglie, ma hey, un attacco che promette di fare sfracelli. Almeno autoconvinciamoci di questo, per evitare di tirare testate al muro dopo la prima partita.

Si parte con una serie da 4 in casa Dodgers, la cui fogna dello stadio è saltata all’ultimo match di spring training riversandosi in campo. Non un buon modo per accoglierci, ragazzi, ma sapremo far finta di niente e rispondere sul campo. Così almeno ci auguriamo, con un match-up di gara 1 che vedrà opposti il fenomeno Kershaw al pulcino bagnato Ty Blach, per un pronostico discretamente chiuso. Ma chissà.

Più aperta la sfida di gara 2, con Cueto opposto a Wood. Holland contro il giapponese Maeda per gara 3, mentre la sfida numero 4 vedrà Stratton sfidare Rich Hill. Per noi l’affidabilità (relativa) si chiama Cueto, il resto è una sorta di lancio di dadi sperando esca il numero giusto. Voglio comunque sperare che in caso di sconfitta tre partite a una, o peggio ancora 4-0, non ci faremo contagiare dal pessimismo che sfocia nell’autolesionismo. La parola d’ordine da tenere a mente è “equilibrio”. Ci raccomandiamo.

Ah, ovviamente dovessimo vincere la serie, dell’equilibrio non ce ne fregherà niente. Fiumi di birra. Viva la coerenza.

Visto che è quasi ora di scendere in campo e visto che abbiamo il roster ufficiale di partenza, ecco che andiamo ad analizzare a modo nostro la situazione dei singoli giocatori, le cui prestazioni inficeranno il nostro umore per i prossimi sei mesi. Ragazzi, avete una bella responsabilità.

STARTING PITCHERS

Madison Bumgarner (DL): ecco, inizio con uno che è fuori dal roster visto l’infortunio che sappiamo. Ma non posso non nominarlo per primo, visto che è il migliore. Ci mancherà tra il tanto e il tantissimo, ma proveremo a non pensarci e a non sprofondare in classifica in attesa del suo ritorno, fissato per giugno (metà? fine? boh).

Jeff Samardzija (DL): altro fuori roster. Personalmente mi mancherà tra il poco e il pochissimo, ma avrei preferito criticarlo per le pessime prestazioni piuttosto che vederlo fermo per un infortunio. E poi in giro circola gente anche peggiore di lui. Comunque dovremmo rivedere Pennellone tra non troppo.

Ty Blach: ribattezzato pulcino bagnato per via della timidezza che traspare in ogni suo movimento, è chiamato ad essere lo starter dell’opening day. Però non è più un ragazzino ed è ora di far capire se davvero può essere inserito in pianta stabile nella rotazione. Questa è la sua stagione, o sarà un sì o sarà un no.

Johnny Cueto: sono curioso di vedere che combinerà quest’anno dopo le incertezze dello scorso. Un ritorno a buoni-ottimi standard (tipo 2016) sarebbe logicamente auspicabile visto che il talento non manca. Certamente è chiamato a fare qualcosa di più rispetto ad un 2017 opaco.

Derek Holland: chi l’avrebbe detto ad inizio spring training che sarebbe stato della rotazione? Forse manco lui. La cosa “allegra” è però che vi è entrato causa eliminazione fisica degli altri contendenti, visto che le sue prestazioni sono state quasi tutte mediocri, a star larghi. Parte quindi con un bersaglio appiccicato alla fronte ed uno alla schiena, con scritto “colpitemi qui”. Spetta a lui guadagnarsi il futuro con le prestazioni.

Chris Stratton: il buon Chris, un po’ schifato da tutti, ha messo assieme uno spring training positivo, senza far numeri da circo ma con solidità. Noi forse chiediamo qualcosa di diverso in regular season? Ma assolutamente no, caro Chris. Fai finta che sia ancora spring training e tutto andrà bene.

RELIEF PITCHERS

Cory Gearrin: duro il mestiere di rilievo se non sei un closer, praticamente vieni menzionato solo se sei oggetto di insulti, perché se fai il tuo hai fatto il tuo e vieni ignorato. Gearrin è uno di questi, ma il fatto che lo nominiamo generalmente poco vuol dire che è uno dei meno peggio nel ruolo. Se continuasse a restare mezzo anonimo ci accontenteremmo. Io non ti conosco, Cory.

Josh Osich: ho scoperto mio malgrado che ha 29 anni, perché il suo mese di marzo mi ha fatto erroneamente pensare che avessimo un ottimo rilievo anche per il medio-lungo periodo. Invece no, ma se il presente è questo io me lo tengo.

Mark Melancon (DL?): io non so più che fare con te, Mark, davvero. E un po’ fai schifo, ma sei infortunato, ma ti operi, ma ritorni, ma sembri andar meglio ma in realtà no, ma ti riprendi, ma torni a far schifo, ma non sei guarito del tutto. Come la mettiamo, maledizione? L’impressione è che il calvario non sia del tutto terminato. Mi piacerebbe vederlo sano, ma temo che pure st’anno lo vedrò sano l’anno prossimo.

Will Smith (DL): non è in roster ma ci arriverà, visto che il decorso post-operatorio è ormai giunto alla conclusione. Tempo un mese, forse qualcosa di più, lo rivedremo in campo. Non è il salvatore della patria, ma visto che la situazione del bullpen è quella che è, lo aspettiamo come una madre in attesa che il figlio torni dalla guerra.

Hunter Strickland: duro come la roccia il tenebroso Hunter. Non fatelo arrabbiare o vi scaglierà un missile a 100 miglia all’ora come accaduto a Bryce Harper. Secondo me (e sapete che mi sbaglio praticamente sempre) sarà lui il closer più utilizzato dell’anno. Non da subito, ma tra non molto.

Roberto Gomez: non fate quella faccia, vi ho visto perplessi. No, non è un post di ricordo del blog che fu, è l’attualità. Gomez ha pure giocato 4 partite nel 2017. Dov’eravate? Forse a far di meglio, come biasimarvi. Non so che dire su di lui, se non che probabilmente è uno messo lì per far finire le partite, sia già vinte che già perse. Qualcuno deve pur farlo.

Tony Watson: se dobbiamo giudicarlo per il suo spring training, si fa prima a dire che sarebbe meglio mettere sul monte il magazziniere piuttosto che lui. Ma lo spring training fa testo fino ad un certo punto. Lui è uno che se l’è sempre cavata discretamente, pertanto attenderei a far partire gli insulti e mi metterei prima a vedere cosa combina ora che conta veramente. Potrebbe, dico potrebbe, essere un’arma importante.

Pierce Johnson: chiii? Di lui si sa poco o nulla. Ai Cubs (minors) da qualche anno con numeri all’inizio discreti poi meno. Nessuna partita in vita sua in MLB, ma ecco che in spring training lancia 6 inning concedendo solo una valida, realizzando 7 strikeout, e Bochy se ne innamora perdutamente. Questi amori che nascono all’improvviso sono destinati a finire presto, c’est la vie. Pertanto non mi aspetto nulla di diverso da questo caso.

Sam Dyson: nel 2017 i Rangers si liberarono di lui dopo che aveva raggiunto una ERA di 10.80. Non riusciva ad eliminare al piatto nemmeno il nipotino di 4 anni. Poi i Giants provarono a crederci e lui mise assieme un finale di stagione medio-buono, con 14 salvezze. Insomma, il closer. Nello spring training era quello visto ai Rangers nell’ultimo anno, ma forse è stata la vicinanza dell’Arizona al Texas. Ufficialmente è ancora il closer, in attesa che Melancon guarisca e che venga promosso il caldeggiato (da me) Strickland. Si attende qualche salvezza bruciata per far partire i primi “io l’avevo detto”.

INFIELDERS:

Buster Posey: dopo tutti questi rimasugli del nostro sconclusionato bullpen, appare all’improvviso il Messia, colui che è, colui che cammina sulle acque. Come farsi una pinta di birra fresca in una giornata torrida. Lunga vita a Buster.

Brandon Belt: ridendo e scherzando, questo sarà l’ottavo anno di Belt in maglia arancionera. Poveraccio, lui ha una storia di commozioni cerebrali su cui potrebbe scrivere un trattato, se se le ricordasse tutte, forse. A meno due fuoricampo da quota 100 in carriera, per me rappresenta sempre una certa sicurezza, pur non essendo un fenomeno fantasmagorico. Si attende un altro anno positivo e, per favore, occhio alla testa.

Joe Panik: anno numero 5 invece per Joe, sempre super efficace in difesa e molto bravo al piatto. Uno di quelli che è sempre meglio averli nella tua squadra piuttosto che in quella avversaria. Il 2016 fu un anno abbastanza flop per lui, già meglio l’anno scorso, invece. Parola d’ordine, continuità.

Brandon Crawford: chi conosce il blog dagli albori sa che le critiche che gli ho riservato sono state parecchie e mai tenere. Ma visto che mi sbaglio quasi sempre, come già detto, lui si è ritagliato un posto da titolare che non gli scalfirebbe nemmeno Derek Jeter dei tempi d’oro. In realtà, a parte un buon 2016, le sue medie non sono mai state chissa che, ma obiettivamente ha imparato negli anni a difendere da superstar. Per cui chi sono io per dirgli qualcos’altro?

Kelby Tomlinson: con quell’aria perenne da scolaretto, nel frattempo è diventato un ometto, senza perdere quell’aspetto (e ho fatto pure la tripla rima). Parlando di baseball, si dimostra sempre essere un back-up affidabile, senza fare sfracelli, anche perché se no non sarebbe un back-up. Quest’anno è chiamato a fare lo stesso, difficile aspettarsi un’esplosione; non sembra il tipo. Anzi, il tipetto.

Pablo Sandoval: Panda mio, Panda mio, ti amo e poi ti odio, ti odio e poi ti amo, e così via. Sempre così dal 2008, per una carriera mai banale. Apatico nel 2010 (ma Giants campioni), fenomenale nel 2011 (neanche ai playoff), così così nel 2012 (ma Giants campioni con tre fuoricampo suoi nello stesso match alle WS), per arrivare al tradimento (soprattutto verbale) a Boston, al rientro a SF, ad un ridicolo record senza valide consecutive, e ora ancora qui, con uno spring training che avercene. Non so cosa aspettarmi, il tutto o il niente. Peraltro, almeno sulla carta parte dalla panca (Bochy però lo ama quindi giocherà molto in ogni caso).

Evan Longoria: un volto nuovo, forse IL volto nuovo, anche se non è più lo stesso Longoria che faceva spellare le mani ai tifosi di Tampa Bay. Secondo me comunque è ancora discretamente in palla, può mettere insieme buoni numeri. E poi in difesa ci sa fare. Speriamo che il suo posto non sia mai messo in discussione dal Panda, ovviamente per suoi meriti.

Nick Hundley: il catcher di riserva. Visto che dietro al piatto abbiamo il Messia, giocherà solo nei suoi riposi, perché al settimo giorno Dio si deve pur riposare. Ha una facilità disarmante di andare K, ma quando la prende fa male. E’ comunque abbastanza affidabile ed è chiamato a far bene per confermare che il rinnovo è stata una buona idea.

OUTFIELDERS:

Hunter Pence: arrivò nella parte finale del 2012 giocando un pessimo finale di stagione, ma da leader dello spogliatoio trascinò i Giants al titolo. Negli anni successivi però si è reso conto che serviva anche battere e lo ha fatto piuttosto bene. Ora probabilmente siamo nella fase terminale della sua carriera ma il fisico sembra ancora solido. La concorrenza però laggiù nell’outfield inizia a farsi interessante per cui per stare tra i titolari dovrà fare una grande stagione.

Austin Jackson: altro nuovo arrivo con prospettive di una stagione di buon livello, lui che negli anni ha tenuto medie un po’ ballerine. Qui però abbiamo bisogno di certezze e non è che se ne abbia da vendere. Voglio però essere ottimista e pensare che possa fare davvero bene. Non aspettiamoci però numeri clamorosi da lui, che fenomeno non è.

Andrew McCutchen: l’avessimo preso 5 anni fa, sarei sceso in piazza con i bandieroni ad esultare. Ora la questione è un po’ diversa. Nel 2016 la sua carriera pareva in serio declino, ma in realtà è rimbalzato bene l’anno scorso. E ora? speriamo che il rimbalzo sia lungo, perché secondo me c’è il rischio di un bel pacco. Ma a dirla tutta c’è anche la possibilità che davvero il rimbalzo sia lungo e che metta assieme numeri molto interessanti. Da questi molto dipenderà della nostra stagione.

Gregor Blanco: se esiste nella letteratura mondiale un’ode allo spring training, potete star certi che l’ha scritta lui. Gregor vede il mese preparatorio come una World Series continua e si impegna alla morte per guadagnarsi il posto. Bravo, perché già nel 2012 arrivò a marzo come elemento per far numero e si scoprì uomo decisivo. Quest’anno uguale; preso quasi per sbaglio confondendosi con l’altro Blanco (tant’è vero che poi sono stati presi entrambi), ha fatto così bene che ora è nel roster di partenza. L’anagrafe dice 34 ma la sua voglia di combattere va molto oltre questa età. Rischio di taglio molto elevato ma per lui sarà un ulteriore stimolo a restare con i ritmi alti, finché dura.

Gorkys Hernandez: lui è uno che tenderei a mal sopportare, perché l’impressione è che non batta mai. Poi vado a vedere le medie e noto che i miei sono quasi più pregiudizi che altro, perché in effetti se la cavicchia con onore. E’ pur sempre una riserva e vederlo titolare fisso mi provocherebbe un’orticaria costante, però per il ruolo che gli compete finora ha quasi sempre risposto presente. Il suo 2018 sarà una dura lotta tra il ruolo di back-up e il rischio di taglio o retrocessione in triplo A. Dovrà sudare.

E quindi questo è il roster completo, con l’aggiunta dell’infermeria. Uno sguardo sarà dato logicamente alle minors, soprattutto a Sacramento, sperando venga fuori qualche sorpresa positiva. I primi due esclusi di questo roster e di conseguenza i primi due candidati a salire sono Duggar per l’outfield e Rutledge per l’infield. La stagione è così lunga che verosimilmente per una ragione o per l’altra saliranno entrambi. Duggar può essere definito un buon prospetto, anche se all’età di 24 anni non ci sarebbe da perdere molto più tempo. Ma pare comunque destinato a vedere la MLB.

Sul monte, già stiamo schierando le riserve delle riserve, se vogliamo scavare ulteriormente troviamo Beede e Suarez, due pseudo-prospetti che allo spring training hanno dimostrato che devono ancora mangiare molta pastasciutta se vogliono arrivare a livelli importanti. Se verranno chiamati già in questa stagione, speriamo comunque che sia per loro meriti e non per altre ragioni. Come già detto in altre occasioni, durante i 6 mesi stagionali sono molte le cose che mutano.

E ora, non resta che giocare. Per noi, non resta che spalmarci sul divano e goderci lo show, sperando di esultare per i nostri colori. Che la stagione 2018 abbia inizio, forza Giants!

Spring training quasi alla fine: come stanno i Giants?

Posted in Analisi on 20 marzo 2018 by Mat

SAN FRANCISCO GIANTS SPRING TRAINING

Finalmente un post che parla di cose concrete ed attuali, dopo qualche re-introduzione al nuovo corso del blog (che sarà più incostante che mai, come già detto). Dunque, siamo alla fase finale dello spring training ed esattamente nel punto in cui, almeno io, non vedo l’ora che finiscano questi match per passare alla regular season. Tra una decina di giorni si azzera tutto il bene e il male fatto in questo mese e si parte davvero, con la prima serie da giocare al Dodger Stadium. Già immagino, perdiamo la prima e diremo che le cose non vanno, non ci siamo, non siamo in ritmo, replicheremo l’anno scorso, anzi, c’è il rischio di far peggio, questi Giants sono una delusione totale, prepariamoci ad un altro anno infame. Ma immagino anche che la prima la vinciamo e diremo che quest’anno la musica è diversa, è un anno pari, l’atteggiamento è quello giusto, st’anno si batte, si corre, si lotta, l’anno scorso è un capitolo chiuso, andiamo a giocarci il titolo. Questo per la prima di 162 partite.

Sì, è il baseball, e la cosa più difficile al mondo per chi lo guarda come noi è cercare di mantenere un equilibrio nei giudizi.

Ma che volete farci? siamo umani, proviamo emozioni e, nonostante la pluriennale esperienza, caschiamo sempre nell’errore di basarci sull’ultimo match giocato. E continueremo a far così, anche se personalmente mi impongo di non essere troppo tranchant nei giudizi.

Beh, ma che stagione sarà questa che sta per iniziare? Purtroppo non sono un indovino, per cui non lo so, ma mi sento piuttosto ottimista, forse perché sono abbastanza certo che replicare lo scempio del 2017 sia veramente difficile. D’altronde avere nel lineup gente come McCutchen, Longoria e Jackson, anche se nella parabola discendente della loro carriera, ci rende sicuramente più sereni rispetto a come eravamo l’anno scorso. Ma il titolo dice anche “come stanno”, ovvero si riferisce a questo momento. Nel corso dei sei mesi stagionali infatti cambiano talmente tante cose che ciò che è buono ad aprile può essere pessimo a giugno ed essere splendido a settembre, ci sono troppe variabili nel mezzo.

Pertanto andiamo a vedere l’oggi. Il nostro spring training ci vede, al netto dell’inutile rapporto vittorie/sconfitte, dire essenzialmente che siamo molto poco simili ai Giants che abbiamo conosciuto in questi anni, ovvero ottimo pitching ed essenziale attacco. No, al momento siamo la seconda squadra nella lega per punti realizzati e la terza per punti subiti, ovvero realizziamo e subiamo una valanga di punti. Posto che la prima parte dello spring training è molto poco indicativo, ora la situazione si è pian piano normalizzata ma stiamo continuando a battere ed incassare molto.

Buon segno? forse sì. Ovvero preferisco avere tanti punti nelle mazze e concedere qualcosa, piuttosto che concedere poco e strapparmi i capelli ogni qualvolta si va a battere. Lo so, non è nello standard dei Giants, ma credo che sul pitching siamo migliorabili. Insomma, sono ottimista, che volete farci, e nonostante questo, se dovessimo iniziare con un record di, che so, 3 vinte e 5 perse, sarei il primo ad essere contagiato dal morbo del disfattismo cosmico.

Ieri c’è stata la prima sforbiciata di giocatori, alcuni retrocessi in triplo A ed altri riassegnati al minor league camp (che non ho mai capito davvero cosa sia, ma non si può saper tutto). Tagliato subito il mio cavallo, quell’Austin Slater su cui ho puntato forte fin da subito, ma vedrete che tornerà su. Tagliati anche Mac Williamson, Calixte, Shaw, d’Arnaud nonostante abbia provato la carta di fare l’intrattenitore musicale, Brown, Hector Sanchez, e i pitcher Beede, Suarez e Law. Posso dire che in questo spring training ho visto sì e no mezz’ora live di una partita? sì, lo dico, anche perché le dirette sono molto poche. Ma questo per dire che per dare un giudizio su questi tagli mi baso solo sulle medie e su pochi altri dati statistici, piuttosto che sul video.

Quindi notiamo che è stato salvato Jarrett Parker che ha una media di .243 e segato Mac che ha battuto .318, giusto per dirne uno. La spiegazione? il ruolo è sostanzialmente il medesimo per cui l’unica verità che nessuno vi dirà è che Parker è cugino di secondo grado di Bochy. Ovviamente non è così, ma insomma, non tutto è razionalmente spiegabile. Stiamo abbondando di outfielder pertanto bisogna fare delle scelte che non sempre corrispondono a delle banali medie battuta da spring training.

Ricapitolando, in esterno abbiamo Jackson, McCutchen e Pence come titolari, con Parker, Blanco, Gorkys e Duggar come alternative. Logico quindi tagliare qualcuno, come Williamson, Slater e Shaw. Inutile, assolutamente inutile dire che io avrei tenuto i tre retrocessi per retrocedere i primi tre che hanno invece tenuto. Ma che lo dico a fa’. Ad ogni modo qui la lotta sarà serrata e divertente.

Nell’infield abbiamo delle certezze in più ma pure delle alternative in meno. Il catcher non ve lo dico neanche (Hundley sarà il back-up, anche se io meno lo vedo e meglio sto). In prima il posto è occupato da Belt sperando non si faccia più male alla zucca; in seconda c’è Panik, in interbase Crawford ed in terza ecco Pablone! Paura eh? No, c’è Longoria. Ma devo ammettere che il Panda di questo spring training somiglia molto più a quello efficace visto nei suoi anni d’oro rispetto all’ectoplasma ammirato dai bostoniani. E potete star certi che ciò non sarà sfuggito a Bochy, che lo ama più di sua moglie.

Comunque, volendo proprio dare del riposo ai ragazzi dell’infield, oltre al Panda si può contare su pochino, ovvero fondamentalmente Tomlinson, Andres Blanco (sì, abbiamo un Andres Blanco, lo sapevate?) e Rutledge, sempre che quest’ultimo non venga tagliato prima dell’opening day. Siamo un po’ carenti.

E veniamo alle note dolenti, il monte, che si apre però con la più lieta delle note, ovvero quel Madison Bumgarner per il quale se esistesse una pozione che mantiene giovani in un’unica dose, la darei a lui piuttosto che a me. La rotazione è sicura nei primi tre elementi: oltre al già citato Madison, abbiamo Cueto e Samardzija. Non mi fate parlare male subito al primo post di analisi, no, voglio riservare i giudizi su Pennellone per quando la regular season sarà iniziata. Dico solo che, ecco, non mi sento sicurissimo quando lancia Samar. Ma pure su Cueto non garantirei.

E siamo solo ai primi tre. I numeri 4 e 5 saranno rispettivamente Blach e Stratton, oppure Stratton e Blach, insomma, sono relativamente giovani (nemmeno troppo) e non offrono troppe garanzie. Ma se non li carichiamo di pressioni e non pretendiamo che diventino tutti Cy Young possono mettere in piedi una stagione decente, che tanto dovrebbe pensarci poi l’attacco a sistemare le cose. Questa la versione ottimistica, per quella pessimistica ripassare più avanti.

E il bullpen? Note tra le dolenti e le incerte. Ero convinto che avremmo rivisto Will Smith già da inizio stagione, invece tocca recuperare le puntate del principe di Bel Air per avere sue tracce, solo che non è lui e non gioca a baseball. Per vedere lui sul campo c’è da attendere ancora un po’. Francamente qui navighiamo a vista e le garanzie sono poche. Poche per essere speranzosi, perché per definire Melancon una garanzia bisogna essere allegri per non dire un po’ brilli. C’è Strickland, c’è il nuovo arrivo Watson (che sta facendo uno ST scadente), c’è Gearrin, c’è Osich. E poi? forse nient’altro di buono, ma l’idea è che Bochy si farà convincere a seconda delle prestazioni del momento, ora dell’uno e ora dell’altro, sempre tenendo un occhio anche a ciò che succede a Sacramento, in triplo A.

Poca qualità quindi sul fattore lanciatori, ma come detto confido nelle soluzioni in corsa, confido nell’attacco, confido sul fatto che almeno ad inzio stagione fatemi essere ottimista.

Inutile dire che la division dovrebbe essere vinta in carrozza dai caschi blu. Noi almeno teoricamente partiamo in seconda fila, ma ho l’impressione che questa NL West potrebbe riservare più sorprese del previsto.

Nel prossimo post, se ci sarà (incertezza e incostanza è il mantra), saremo ormai ad un millimetro dall’inizio, per cui avremo il roster definito e il cuore pronto alle prime fibrillazioni dell’anno.

Prima di ripartire, rimembriamo il sottobosco del passato

Posted in Analisi on 15 marzo 2018 by Mat

Bene, quindi rieccoci. Dopo il post introduttivo di qualche giorno fa, ho fatto una cosa un po’ da nerd, ovvero sono andato a risfogliarmi questo blog, post per post. Ce n’era bisogno, almeno personalmente, per andare a ripescare tutto ciò che è stato detto scritto e fatto. Sapete quanti post abbiamo scritto in totale? 441, quattrocentoquarantuno, che è un numerone davvero. Di fatto abbiamo coperto tutta la stagione 2011 con un post per ogni partita, tutta la trionfale stagione 2012 con lo stesso lavorone, e tutto il 2013 con un post per ogni serie giocata.

Poi, il letargo. Ah, avremmo vinto un campionato nel 2014, ma l’abbiamo seguito (sempre con dedizione, ricorderete) solo su facebook. Già, FB è il nostro bar, si entra, si beve un caffè, si fa un commentino e si esce. Il blog invece è un po’ la nostra biblioteca, si entra per approfondimenti e ci si resta magari un po’ di più. Questo per dire che forse una rinfrescata alla biblioteca sarebbe doverosa, anche se siamo sempre alle prese con la cosa più preziosa nella vita di ogni essere umano: il tempo. Ma al di là della filosofia da quattro soldi, m’è venuta voglia di tornare a dare più spazio a queste pagine, tanto scanzonate quanto rigorose nell’esprimere pensieri e valutazioni che riguardano i nostri ragazzi in arancionero vestiti.

Prendete l’anno scorso per esempio, 2017. Una stagione da mani nei capelli, una sconfitta dopo l’altra, una squadra che non voleva saperne di fare un partita dignitosa. Ma su facebook siamo stati, nonostante tutto, abbastanza indulgenti, proprio per mantenere un’aura istituzionale (che non ci teniamo ad avere ma vabbè). Quanto mi sarebbe piaciuto essere più severo nei confronti di quella disgrazia umana di Matt Moore o di quello squalo-topo di Samardzija, per dirne due. Beh, su FB non si può esagerare, qui invece mi sento più libero di dare sfogo a critiche più lunghe e possibilmente argomentate.

E insomma, non starò facendo un altro post introduttivo? No, che diamine. O forse sì? Ma ci tengo a nominare alcuni dei soggetti che in anni recenti hanno vestito la nostra maglia, per sottoporvi ad una specie di quiz, ovvero chi ricordate tra questi? vi confesso una cosa, la mia memoria è sì, oltremodo deficitaria, ma veramente ho rimosso la gran parte di questi elementi. E chi li andava più a ritrovare su facebook? Forse hanno ricoperto un ruolo talmente marginale che nemmeno se ne è parlato. Invece c’è il blog, che ci permette di conservare le gesta di questi giocatori. Basta scorrere sui post del 2012 o 2013 ed ecco che li ritroviamo.

Per esempio, vi ricordate di un certo Guillermo Quiroz? ma come no? Quiroz! no, non sto parlando dei Giants del 1970, ma di quelli del 2013. Quiroz non è che vestì mezza partita con la nostra casacca come pinch-runner, no, battè un walk-off home run contro i Dodgers, mica pizza e fichi. Ma, almeno io, l’avevo totalmente rimosso. Totalmente.

E Mijares? il rilievo Mijares? con lui a roster vincemmo il titolo nel 2012. E se vi parlo di Moscoso? no, il suffisso “-coso” non è perché si chiamasse Mos-qualcos’altro, ma proprio si chiamava Moscoso.

Ne ho un altro, Kensuke Tanaka. Ken-su-ke-ta-na-ka. Ma come non vi dice nulla? giocò nel 2013, mica tre ere geologiche fa. Ma secondo voi io me lo ricordavo?

E Abreu? sempre nei Giants del 2013. Peguero? Il talentuoso Peguero. Potremmo chiedere a Chi l’ha visto.

Ok, ne ho uno più facile, che probabilmente qualcuno si ricorderà perché pure a me suona famigliare dati gli insulti che ha ricevuto. Emmanuel Burriss. Discreto, forse buon difensore, ma una condanna al patibolo quando si presentava al piatto.

A proposito di insulti facili, Orlando Cabrera? prese il posto di quell’essere baseballisticamente insignificante di Miguel Tejada e riuscì nell’impresa di farlo rimpiangere. Insomma, quanta gente è passata sotto le nostre grinfie. Immaginate un numero e posso garantirvi che sarà superiore. Questa è solo la punta dell’iceberg. Ma erano bei tempi, era il 2011 quando feci un post intero titolandolo “Volti nuovi: Jeff Suppan”. Un post dedicato ad uno che sarà stato impiegato sì e no in cinque partite di spring training. Un post solo per lui. Che imbarazzo.

Ma nel frattempo me ne vengono altri. Nick Noonan? era l’interbase del futuro, perse le tracce pure di lui, ma confesso che il nome mi suggeriva qualcosa. Occhio a questo, Mike Kickham, nientedimeno che “il sostituto di Vogelsong”, vi dice qualcosa? leggendo i post vecchi e imbattendomi nel suo nome è come se l’avessi letto per la prima volta nella vita. Dite che sono io ad avere pessima memoria? forse è così.

Chad Gaudin? si ritagliò un post stabile nella rotazione e non fece nemmeno così male. Sì, pure questo l’avevo dimenticato.

Sarà che mi sono affezionato alle figure storiche, a San Buster Posey, a Belt, a Crawford (quanto l’ho criticato per le sue medie battuta), a Bumgarner, a Pablone anche, sì, perché se ci ha tradito qualche anno fa, è bene o male sempre esistito fin dalla nascita delle nostre pagine. E poi è tornato, non ci starà proprio simpaticissimo ma è pur sempre quel Pablone, che sparò tre fuoricampo in un match di World Series. E quindi passano mille giocatori, giochiamo mille partite e molto di ciò giocoforza entra nel dimenticatoio. Ma questo blog esiste anche per rimembrare ciò che fu ed è anche per questo che voglio riportarlo un po’ in auge.

Ma prometto, basta con le introduzioni. Dalla prossima volta parleremo dell’attualità spiccia, di medie, di classifiche, di partite. Tra pochissimo parte la regular season, che ci vede chiamati a far meglio dell’anno scorso, anche perché far peggio sarebbe ai limiti dell’impossibile.

Ovviamente non verrà coperto ogni match, né ogni serie, il motto è “si naviga a vista”, per cui sarò completamente incostante. Se volete commentare sapete come farlo, e anzi vi invito a farlo. Che blog sarebbe senza un’interazione?

Anzi, se vi viene qualche nome di un giocatore (negli anni dal 2010 in poi) durato con la maglia dei Giants quanto un gatto in tangenziale fatelo pure, vediamo che ricordi abbiamo.

Il blog vive e lotta insieme a noi

Posted in Analisi on 28 febbraio 2018 by Mat

San Francisco Giants v Arizona Diamondbacks

Il blog, sì, il blog! Prese il via nel 2010 conseguentemente alla nostra paginetta Facebook con l’obiettivo di approfondire un po’ tutte le questioni legate al mondo Giants. E per un periodo questo blog scoppiò di salute; in una stagione si arrivò a fare un articolo per ognuna delle 162 partite stagionali. Ma è pazzescotuttociò!! Cioè, pensandoci adesso non so come sia stato possibile. Certo, non ero da solo, per cui senza il contributo di alcuni dei ragazzi che amministrano la pagina FB sarebbe stato impossibile, ma è comunque stata un’impresa eccezionale.

Poi, come già detto, i social hanno preso il sopravvento per cui abbiamo aggiornato la pagina FB lasciando perdere il resto. Ma vedo che queste pagine ormai scolpite nella pietra hanno ancora il suo charme, nel senso che le visite sono pressoché quotidiane. Per cui mi son detto: perché non scriverci ancora due righe, che magari qualcuno le legge pure volentieri? ed ecco fatto. Una sorpresa per voi tifosi che non aspettavate altro che leggere (e dare) qualche parere in merito alla nostra squadra che mai e poi mai abbiamo lasciato da sola, nemmeno nella disgraziatissima stagione scorsa. No, non credo che non aspettavate altro, ma insomma, questo è quanto.

E quindi vogliamo dare qualche analisi tecnica in merito a come sarà o come ci aspettiamo questo 2018 arancionero oppure vogliamo essere superficiali e dare pareri da bar? Io propenderei più per la seconda ipotesi, sebbene qualche discorso serio ce lo possiamo comunque infilar dentro.

Tra l’altro vi inviterei a leggere l’ultimo articolo del presente blog, prima di questo (l’ultimo articolo elaborato, datato gennaio 2014). Sembra si stia parlando di un’altra epoca, di un baseball mai visto. Come giocatori parti integranti del prossimo ciclo (ovvero in soldoni quello attuale) vengono menzionati Kyle Crick (che sta facendo una carriera mediocre), Chris Stratton (sì insomma, poca roba) e Martin Agosta. Ma chi è Martin Agosta??? (senza nulla togliere al mio “collega” Robertone che scrisse un pezzo masterpiece). Ammetto che ho dovuto googlare perché non me lo ricordavo assolutamente. E insomma, ha lanciato per l’ultima volta nelle minors nel 2016 poi se ne sono perse le tracce, probabilmente ha avuto problemi al gomito, Tommy John surgery e così via. Per dire. Quante sono le promesse mancate in questo sport? a dozzine, a centinaia. In pochi le mantengono e molto spesso vengono fuori degli ottimi giocatori che fino a poco prima non si era filato nessuno.

Ok, fatta la doverosa premessa. Ah, era una premessa? No perché l’idea è che questa doveva essere la reintroduzione a questo blog bello riverniciato e tirato a lucido per un 2018 spumeggiante.

Potrei decidere di mettermi di impegno e provare a mantenere una certa continuità per commentare le epiche gesta dei nostri. Che ne dite? si fa? sono gradite solo risposte affermative se no mi sgonfio come un Sandoval qualunque punto da uno spillone.

Bene, in attesa di qualche feedback da parte vostra, per il momento potrei smetterla qui. Prossimamente andremo a parlare di questa roba tremendamente affascinante ma allo stesso tempo inutile come nient’altro al mondo che risponde al nome di spring training. Quanta fifa abbiamo di perderle tutte proseguendo la tradizione del 2017? Tanta, ma al momento in cui scrivo siamo a 2 vinte e 3 perse. Non ce ne può fregar di meno, vogliamo la regular season, vogliamo asfaltare quei boriosi dei Dodgers che non vincono mai ma arrivano sempre a vincere sta division. A ridicoli! Ecco il commento da bar tanto atteso.

In fondo vogliamo bene ai Dodgers, senza di loro sai che noia con i Dbacks, i Rockies e i Padres? Nulla è più inutile di loro, forse riescono ad essere più inutili dello spring training stesso. Ma visto che è appunto spring training, che dobbiamo parlare se non di quello? Forza, scaldiamo i motori, che col prossimo post (se ci sarà) entreremo più nel dettaglio e limiteremo le considerazioni da bar dello sport.

Una bonus track per chiudere: Austin Slater. Se quest’anno non si rompe, farà una stagione coi controfiocchi. State all’erta.

Non ci siamo, ma ci siamo

Posted in Analisi on 2 ottobre 2016 by Mat

E’ vero, da queste parti non ci si fa sentire da una vita. La pigrizia la fa da padrona, o meglio, il poco tempo fa da padrone. Ma non solo, anche il fatto che i maledetti/benedetti social networks comandano su tutto.

E quindi abbiamo optato per restare là, per la precisione su Facebook, laddove la community dei Giants fans segue sempre con grande partecipazione e passione le avventure dei nostri.

La pagina è attiva da giugno 2010 e mai l’abbiamo abbandonata o non aggiornata, manco per un giorno (ok, forse in inverno, ma non si gioca).

Quindi invitiamo tu lettore, che capiti da queste parti, a raggiungerci di là ed a condividere la passione arancionera. Questo il link: SF Giants Italia

LET’S GO GIANTS!

SF Giants: oltre il 2014 (seconda parte)

Posted in Analisi on 11 gennaio 2014 by Mat

Cincinnati Reds v San Francisco GiantsEcco, cari amici, la seconda parte dell’articolo del nostro Roberto Rota. Il pezzo, che nel suo primo capitolo parlava a 360 gradi del mondo del baseball statunitense, ora invece va ad analizzare quale potrebbe essere il futuro della nostra franchigia oltre la stagione che va ad iniziare tra un paio di mesetti. Buona lettura e a presto!

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I San Francisco Giants si trovano attualmente in uno dei migliori periodi della loro storia: fa sempre piacere ricordare come si siano vinte due delle ultime quattro World Series. Dal punto di vista economico è altrettanto un momento positivo, che rispecchia quello dell’intera MLB: San Francisco è il quinto mercato più grande tra le città che ospitano squadre di baseball MLB, l’AT&T è uno dei ballpark più belli e registra una striscia ininterrotta di tutto esaurito iniziata dal 01/10/2010. Buster Posey è il volto della franchigia probabilmente fino del 2021 ed è costantemente tra le prime 20 magliette vendute della lega. Nel 2017 i Giants termineranno di pagare i 20 milioni annui relativi al finanziamento per la costruzione dello stadio. Non abbiamo un vero e proprio proprietario unico, ma un azionariato abbastanza composito che, sebbene fino ad ora non si sia mai mostrato troppo incline a spendere, da quest’anno, probabilmente sia per l’avvento della nuova proprietà dei Dodgers che per necessità legate alla struttura salariale già in essere, sembra essere più disposto ad allargare i cordoni della borsa, pur di allestire una squadra quanto più competitiva possibile.

L’unica incognita che incombe sul futuro dei Giants riguarda la situazione dei cugini Oakland Athletics, che da anni stanno cercando di trasferirsi a San Josè, una delle città più ricche d’America e attualmente parte del territorio dei Giants. I quali stanno facendo di tutto per impedire che ciò accada. Al momento la situazione rimane di stallo, con gli A’s che per i prossimi due anni giocheranno a Oakland nel vecchio Coliseum. Negli ultimi anni i contratti televisivi sono diventati la fonte principale di reddito di tutte le franchigie: in questo articolo http://blog.sfgate.com/giants/2012/03/29/how-the-sf-giants-tv-deal-works/ trovate i dettagli di quello che riguarda San Francisco. In sintesi possiamo dire che i Giants non hanno un accordo che rende un cifra annuale fissa per tutti gli anni della durata del contratto, come ad esempio i Dodgers, ma sono in pratica soci e azionisti della televisione che detiene e vende i diritti, con un accordo che scade nel non vicinissimo 2032. Questo è un punto che ritengo importante e sul quale ritorneremo in seguito.

Dal punto di vista sportivo, i Giants dopo l’era Bonds e i successivi anni difficili, hanno iniziato un ciclo di successi che potremmo dire ha preso il via dalla stagione 2009, che, tra alti e bassi, ci ha portato fino a oggi con due partecipazioni vittoriose alle World Series. Premettiamo subito che, almeno in linea teorica, nonostante il non positivo 2012, il ciclo non è ancora chiuso. O per lo meno questo è quanto possiamo presumere creda il nostro front office, a giudicare dagli attuali contratti in essere e dalle scelte fatte durante questa offseason. Andando ad analizzare le date di scadenza dei contratti a livello Major League dei nostri giocatori ci accorgiamo che Posey, Cain, Bumgarner e Pence hanno accordi che scadono dal 2018 in poi, Lopez e Pagan al termine del 2016, Lincecum, Hudson, Affeldt, Casilla e Scutaro al termine del 2015, Romo, Sandoval, Morse e Vogelsong al termine della prossima stagione. Si può quindi dire che la finestra che questo gruppo ha per vincere, prima di essere probabilmente sciolto, è di ancora due anni. Infatti buona parte dei giocatori che andranno in scadenza alla fine del 2015 saranno a fine carriera o quasi.

Un altro elemento ad avvalorare questa tesi è che di prospetti pronti per la fine del 2014 non se ne vedono molti, anzi probabilmente non se ne vedono proprio, purtroppo. Invece per la fine del 2015 gli esperti prevedono che saranno pronti per le Majors almeno un paio di elementi della prossima infornata di lanciatori partenti proveniente dal nostro farm system. Date le caratteristiche del nostro ballpark, decisamente “pitcher friendly”, il ciclo attuale è stato basato sulla forza e consistenza del gruppo dei partenti, e i tre elementi più importanti sono stati scelti nei primi giri dei draft del 2002 (Cain), 2006 (Lincecum) e 2007 (Bumgarner). Attualmente nelle classi inferiori delle Minors abbiamo quelli che dovrebbero essere parte integrante del prossimo ciclo, ovvero Kyle Crick (scelto nel 2011), Chris Stratton e Martin Agosta (2012), che insieme al già visto Michale Kicham, a Clayton Blackburn e Kelvim Escobar dovrebbero essere il bacino dal quale pescare almeno due elementi che vadano a rimpiazzare nella rotazione Hudson, Vogelsong e forse Lincecum. Ci sarebbe stato anche il giocatore che avrebbe dovuto fare da ponte tra le due generazioni di lanciatori, ovvero Zach Wheeler, scelto nel 2009, ma poi scambiato per Carlos Beltran nell’estate 2011. Per chi non dovesse riuscire a far parte della rotazione potrebbe anche esserci la possibilità di contribuire come rilievo.

Quindi se nel corso del 2014 i Giants si dimostreranno per lo meno in grado di competere fino alla fine, non aspettiamoci per la prossima offseason niente di diverso da quanto accaduto durante quella di quest’anno: probabilmente si andranno a coprire le posizioni dei giocatori che andranno in scadenza cercando di riconfermare chi dovesse aver fatto bene o pescando qualche veterano tra i free agents, probabilmente con contratti brevi. Stiamo parlando dei già citati Sandoval (3B) , Vogelsong (SP), Romo (CL) e Morse (LF). Davvero difficile cercare di prevedere chi possa essere eventualmente confermato a lungo termine. Escluso Vogelsong per motivi i età, per gli altri tre dipenderà da quanto sapranno fare sul campo nel 2013. E nel caso del Panda non solo sul campo, visto che i maggiori dubbi sono legati ai suoi infortuni e soprattutto al suo peso e quanto questo possa influenzare le sue prestazione nel futuro.

A questo proposito apriamo una parentesi, facendo qualche considerazione di più ampio respiro, in particolare sul fatto che i Giants si trovano nella National League, dove non è previsto il ruolo di battitore designato. Questo è un fatto che influenza pesantemente la possibilità di tutte le squadre della National League di mettere sotto contratto certi tipi di free agents con contratti molto lunghi e onerosi. Non è un caso che Cano abbia firmato con i Mariners (10 anni e 240 milioni) Fielder con i Tigers (9 anni e 214 milioni), Pujols con gli Angels (10 anni e 240 milioni), Alex Rodriguez ben due volte con gli Yankees (ultimo contratto 10 anni e 275 milioni), nonostante fossero già attorno ai 30 anni. La speranza per queste squadre dell’American League è quella di sfruttare al massimo le loro mazze nei primi anni di contratto e poi che possano ancora contribuire quando si approssimano ai quaranta nel ruolo di battitori designati, non giocando più in difesa. E’ chiaro che in National League questa prospettiva non esiste e quindi possiamo affermare con quasi assoluta certezza che, almeno fino a quando le regole non cambieranno, non vedremo arrivare tramite free agency dalla nostra parte della baia giocatori con quel tipo di contratto.

Tornado al futuro dei San Francisco Giants, scenari più aperti e incerti si prospettano invece al termine del 2015, quando, come detto, si potrebbe o dovrebbe chiudere l’attuale ciclo. E’ ovvio che i risultati sportivi dei prossimi due anni saranno l’elemento principale che andrà a indirizzare le scelte del front office, accelerando o eventualmente ritardando il processo di un anno, e prevedere i risultati del campo è forse ancora più difficile che far finta di sedersi al posto di Sabean durante l’offseason. La nostra division non è sicuramente al momento la più difficile del panorama MLB, visto che Dbacks, Padres e Rockies possono anche essere molto competitivi per singole stagioni, ma nel complesso saranno almeno sulla carta inferiori ai Giants. I Dodgers invece partiranno come la squadra da battere, per la qualità dei giocatori cha hanno attualmente a roster, per la praticamente infinita capacità di spesa e, purtroppo, anche per la ricchezza di talenti del loro farm system. Quindi diciamo che ciò che ci si aspetta realisticamente dai Giants è di cercare di dare del filo da torcere ai Dodgers per la vittoria della division e, eventualmente, raggiungere i playoff dall’ingresso secondario della wild card. Se questo obiettivo verrà raggiunto e non ci saranno particolari problemi di infortuni, penso che il gruppo formato da Cain, Bumgarner, Posey e Pence sarà la colonna portante dei Giants anche oltre il 2015. Questa mia opinione è anche basata sul tipo di contratto televisivo che abbiamo menzionato precedentemente: i Giants per incassare più soldi dai diritti TV devono vendere il proprio prodotto alle televisioni, le quali guadagnano in base al numero degli abbonati: è chiaro come una squadra che proceda a una ricostruzione di durata pluriennale partendo quasi da zero, come stanno facendo adesso Cubs, Marlins e Astros, non sia in grado di proporre un prodotto appetibile. Pertanto è una strada oltremodo penalizzante per i Giants, che dai contratti televisivi non ricevono un cifra fissa, ma legata ai ricavi di Comcast Sport Net della quale sono soci. Quindi credo questa non sarà la strada che la proprietà vorrà perseguire al termine del 2015. Si tratterà invece probabilmente di continuare a costruire attorno al nucleo sopra menzionato.

Detto quindi della rotazione, passiamo all’altro reparto dei lanciatori, ovvero i rilievi: questo è storicamente il ruolo più instabile del baseball: sono frequenti i casi di giocatori ottimi l’anno precedente e poi tagliati quello successivo. Molto rari i contratti che vanno oltre i due o tre anni. Servirebbe quindi la sfera di cristallo: l’unica certezza al momento è che Lopez è l’unico sotto contratto anche per il 2016, anche se gli scambi dei rilievi sono ì più facili da orchestrare, specialmente se si tratta di vendere un ottimo rilievo mancino. Romo ha chiuso una World Series e fatto abbastanza bene lo scorso anno. Onestamente io continuo a vederlo più come set up da ottavo inning che closer ma, se dovesse far bene anche nel 2014, potrebbe strappare una estensione anche triennale. Hembree a detta di alcuni scout potrebbe essere il futuro closer: aspettiamo di vederlo all’opera per un po’ più di tempo nel 2014 per giudicare.

Per quanto riguarda il lineup, i punti fermi come già detto sono Posey e Pence. Quest’ultimo diciamo lo è diventato quasi per forza. Non lo avessero rimesso sotto contratto, i buchi nell’outfield sarebbero diventati due, i free agents esterni forti pochissimi, la concorrenza sul mercato alta. E dando per scontato che i prospetti lanciatori prima elencati non siano disponibili per eventuali scambi, non rimaneva altra soluzione che accettare le richieste di Pence e dargli un contratto quinquennale. Posey è invece il vero volto della franchigia: Rookie of the Year, MVP, Comeback Player of the Year dopo l’infortunio, due WS vinte. A 26 anni davvero molto difficile aver vinto di più sia a livello individuale che di squadra: forse gli manca solo il Gold Glove. Buster è sotto contratto con i Giants per i prossimi 9 anni, e probabilmente l’unico dubbio sarà se e per quanto tempo continuerà a stare dietro al piatto di casa base oppure se verrà dirottato in prima base, dove ha già diverse partite giocate, oppure verso altre posizioni come seconda o terza base. A mio parere la mazza di Posey fa la differenza proprio perché gioca catcher, ruolo dove generalmente non è richiesto essere dei battitori eccezionali, e non ancora a livello assoluto. In prima base non dico sarebbe un giocatore nella media, ma sicuramente non sarebbe la miglior mazza per quella posizione. Poi in prima abbiamo già Brandon Belt, che speriamo possa definitivamente esplodere e mostrare tutto il suo potenziale. Ceduto Pill, il 2014 deve essere il suo anno, per poi diventare anche lui parte del gruppo del prossimo ciclo. Le prima scelte del 2010, Gary Brown, e del 2011 Joe Panik, dovrebbero essere i naturali sostituti rispettivamente di Pagan e Scutaro, sia in difesa che nel lineup, ma al momento stanno deludendo. Jaun Perez potrebbe competere per un ruolo nell’outfield. Ci sarebbe poi anche Christian Arroyo, prima scelta del 2013, posizione shortstop: ma a un ragazzo classe 1995 va concesso il tempo necessario per crescere. Brandon Crawford dovrebbe continuare a essere il titolare in quella posizione: in difesa può diventare il migliore della MLB, speriamo migliori anche con la mazza, per lo meno da ricoprire decorosamente l’ottavo posto nel lineup, dove non sono richiesti numeri straordinari.

Del Panda ho già detto: fino ad adesso è stato incostante come rendimento di anno in anno, e abbastanza soggetto a infortuni. Sicuramente è un beniamino del pubblico di San Francisco e non solo: dire se rimarrà al termine della prossima stagione è difficile. Vista la recente propensione di Sabean ai rinnovi, potrebbe anche essere, ma davvero non riesco a fare un pronostico se la prossima stagione possa essere la sua ultima con i Giants. Dovesse giocare male o peggio essere ancora sovrappeso è però quasi certo che saluti durante o alla fine del 2014. Però di alternative in casa non ne abbiamo.
Quindi alla fine del 2015 è probabile che si debba ricorrere ai free agents, almeno per qualche posizione. La tendenza degli ultimi anni nella MLB è stata che sempre meno buoni giocatori raggiungono la free agency, e sempre più squadre possono provare a cercare in quel mercato i pezzi mancanti per completare il roster. Conseguentemente, per la felicità degli atleti e dei loro agenti, i contratti stanno assumendo valori sempre più fuori da ogni logica, sia in termini di milioni di dollari che di anni.

Oltretutto con le regole attuali è quasi certo che firmare i free agents di prima fascia comporti rinunciare alla prima scelta al draft successivo, e Sabean ha più volte detto che è poco propenso a questa ipotesi.

Motivo per il quale si è recentemente privilegiato rifirmare i giocatori già ai Giants oppure orientarsi su free agent non di prima fascia. Ad esempio il Michael Morse prossimo nostro esterno sinistro.

Forse una soluzione potrebbe essere quella di percorrere un paio di strade che finora Sabean ha sempre evitato, ovvero guardare ai giocatori cubani o giapponesi. Questi giocatori non sono legati a eventuali compensazioni a livello di draft, e ultimamente sono arrivati nelle MLB elementi che poi hanno contribuito da subito al successo delle loro franchigie: ad esempio Darvish ai Rangers, Chapman ai Reds, Cespedes agli A’s e lo stesso Puig ai Dodgers. Ma anche qualcuno non così famoso, come Iwakuma dei Mariners o Aoki arrivato nelle MLB ai Brewers, dimostratisi elementi molto solidi. Sabean e i suoi scout hanno abbondantemente battuto il mercato centro americano, ma apparentemente hanno fino ad adesso snobbato Cuba e il Giappone. Credo che in una MLB dove complessivamente il livello di competitività è sempre più elevato, non ci si possa permettere di tralasciare alcunché per cercare di migliorare la squadra.

L’ultima questione riguarda gli scambi: negli ultimi anni buona parte degli scambi fatti da Sabean è stata fatta per rafforzare la squadra a livello Major, dando in cambio qualche prospetto delle Minors, specialmente nel corso della stagione. Non si è mai effettuato uno scambio dove invece in entrata ci fossero dei giovani. Chiaramente nel lungo termine questo ha influito negativamente sul livello qualitativo e quantitativo dei nostri prospetti: detto della mancanza di giocatori pronti per giocare nella MLB la prossima stagione, va anche detto che probabilmente non abbiamo nemmeno il tipo di elementi che possano interessare squadre che volessero vendere i propri campioni, ad esempio Price dei Rays o il tanto discusso in passato Stanton dei Marlins. Questa strategia negli scambi si può dire abbia avuto successo nel breve periodo soprattutto perché sono arrivate due World Series, ma il già citato scambio Wheeler per Beltran ci fa capire che non è possibile operare sempre in questa maniera e prima o poi dovremo abituarci all’idea che qualche nostro beniamino venga ceduto per il bene futuro della squadra.

Qualora invece i prossimi due anni vedano ancora annaspare i Giants sotto quota .500 di partite vinte, è possibile che la rivoluzione possa anche essere più profonda, e non solo coinvolga alcuni giocatori franchigia, ma anche il coaching staff e forse il front office. Bochy e Sabean ormai da anni guidano i Giants, e se si dovesse chiudere male l’attuale ciclo, è possibile che si opti per un cambiamento radicale a partire proprio da loro.

Ovviamente spero tra un paio di anni saremo qui invece a commentare altri successi dei nostri ragazzi, e si realizzi il primo scenario proposto, più conservativo, con ancora Bochy e Sabean saldamente al comando, e la squadra guidata da Cain e Posey.

Concludiamo sempre e comunque con un LET’S GO GIANTS!!!, sperando sia di buon auspicio per il nuovo anno e la nuova stagione.