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Serie: Giants vs. Athletics (1-2). Dentro la comfort-zone, neanche troppo comfort

Posted in Resoconti on 16 luglio 2018 by Mat
Oakland Athletics vs San Francisco Giants

Credits: sfbay.ca

“Life begins at the end of your comfort zone”, è uno dei detti che ogni tanto si leggono qua e là, così come “Insanity: doing the same thing over and over again and expecting different results”, quest’ultima detta da uno che due o tre cose le sapeva, tale Albert Einstein. Ebbene, traslitterando queste celebri citazioni al contesto in cui sono i nostri Giants, si può dire che il concetto regge, visto che gira e rigira siamo sempre là, nella nostra comfort zone e nella nostra regolarità ormai irrinunciabile. Insanity, infatti: combinando le stesse cose si ottengono gli stessi risultati e non possiamo aspettarci nulla di diverso da ciò che abbiamo ottenuto finora.

È vero, siamo nettamente migliori dell’anno scorso e in generale i ragazzi stanno facendo il possibile, riuscendoci, per disputare una stagione più che dignitosa. Inutile dire che noi tifosi vorremmo qualcosa di più a questo punto, ingolositi anche da una classifica divisionale che lascia spazio a speranze. Ma pare proprio che manchi quella possibilità di fare un salto verso l’alto e quelle 3-4-5 partite che ci staccano dalla vetta sembrano sempre di più, anche se di fatto sono circa le stesse da inizio stagione. Non è un dramma, nel senso che se dovessimo terminare così o su questa linea non avremmo da fare processi. Ma rimarrebbe qualche piccolo rimpianto, che ci farebbe dire “ah, se ne avessimo vinte solo 6 o 7 in più ora saremmo a giocarci addirittura l’anello”. Pazienza comunque, la nostra stagione terminerà il 30 settembre e cerchiamo di giocarci al massimo i restanti due mesi e mezzo. Volendo, tutto si può ancora decidere.

Ah, e Joey Bart è a quota 7 home run in 10 partite (bonus track).

Poco confortevole dunque la nostra comfort zone del weekend, semplicemente perché la serie è stata appannaggio dei cugini Athletics, che non sono affatto scarsi, pur avendo a roster alcuni nostri ex elementi, che scartammo come ferrivecchi già qualche anno or sono. Santiago Casilla è uno, peraltro silurato (ovvero messo DFA) con arroganza dopo gara 1, un altro è Yusmeirone Petit, il cui indimenticato quasi perfect game del 2013 lo ha messo di diritto tra i miei storici pitcher preferiti (ricordiamo che andò a solo uno strike dalla partita perfetta).

Per cui nulla, s’è vinta la prima e s’è perso le altre due, per una serie che quindi si chiude con un po’ di amarezza, soprattutto per una gara 2 che abbiamo perso per un nonnulla. Una chiave di lettura sono i punti realizzati: il nostro numero magico dev’essere il 3. Quando in stagione abbiamo realizzato almeno 3 punti, siamo a 43 vittorie e 29 sconfitte. Quando ne abbiamo segnati di meno, siamo a 7 vinte e 19 perse. Ecco, in gara 2 fare tre punti non è bastato (di poco), ma l’obiettivo minimo dev’essere quello.

Andiamo a visualizzare la classifica nel dettaglio, come facciamo solitamente il lunedì. Stavolta i Dodgers ce l’hanno fatta e si sono presi la prima posizione, anche grazie ai tentennamenti dei D’Backs. 53-43 la classifica dei puffi, a mezza partita di vantaggio sui D’Backs, per una seconda parte di stagione che sulla carta promette un margine più ampio, frutto probabilmente anche di trade che potrebbero rinforzare il roster già ottimo degli spendaccioni californiani. Dopo i D’Backs, ecco i Rockies, la squadra più in forma della settimana; 51-45 il loro record, ad appena 2 match di distanza dalla vetta e con rinnovate ambizioni di giocarsela. Ce la faranno? Solitamente viene dato loro poco credito, ma non si sa mai che potrebbe essere sorprendentemente l’anno giusto per loro, in termini di approdo alla postseason (sebbene non sia probabilissimo che dalla NL West esca una wild card).

Noi siamo sempre in comfort-zone a quota 50-48, non perdendo mai di vista quota .500. Quattro partite ci separano da lassù, ma anche tre squadre, e anche noi stessi, visto che a volte sembriamo dover sconfiggere prima le nostre incertezze e il nostro bipolarismo. Ma insomma, la distanza resta, sulla carta, colmabile senza fare miracoli ultraterreni.

Chiude San Diego a 40-59; loro hanno staccato sì la spina, entrando in concorrenza per una buona scelta al prossimo draft. Ovviamente basterà incrociare noi per rivitalizzarli.

Discorso wild card del tutto similare a quello della lotta divisionale: 4 partite ci separano da un potenziale game 163, con Arizona e Colorado che ovviamente ci sono davanti pure lì. Se negli altri anni a volte capitava di abbandonare le speranze del primo posto per concentrarci sulla wild card, quest’anno va diversamente. I due discorsi vanno praticamente di pari passo e al punto in cui siamo è chiaro che se bisogna guardare in alto lo facciamo guardando il primo posto divisionale. Che poi è tutta teoria, probabilmente non vedremo la postseason, ma è fondamentale continuare a crederci e darcela come obiettivo da raggiungere.

Ma ora andiamo a guardare come si sono svolti questi tre derby, seppur senza rivalità (o quantomeno, molto soft).

GIANTS VS. A’S GARA 1 (7-1): MONTE SENZA PIETA’, DUGGAR SI FA SENTIRE

Il karma è sempre lì, pronto a smentire qualsiasi tipo di affermazione. Così basta dire che Duggar non mi pare un gioiello troppo brillante in ottica futura, che subito mi piazza una signora partita con 2 doppi, 2 RBI, un walk e tre punti. Beh, non cambierò la mia sensazione per una o due o qualche match di livello, anche se sarò felicissimo di poter dire di non averci capito una mazza di lui quando sarà un giocatore di livello importante con costanza.

In questo incontro battiamo un discreto numero di valide (8) ma soprattutto le battiamo quando serve, e sul monte siamo solidi come non mai. Bumgarner si prende la W sul filo di lana, nel senso che i punti decisivi arrivano nella parte finale del match e lui nel 7° lascia il monte in situazione di basi piene e nessun out. Moronta gli salva capra e cavoli non facendo entrare nemmeno un punto, mentre nella bassa della stessa ripresa ci scateniamo con 5 marcature.

Un balk di Jackson aveva aperto le danze, un home run di Pinder aveva pareggiato i conti nel 5°. Poi il vantaggio Giants con un singolo di Posey prima del 7° inning di qualità, con Duggar, McCutchen e ancora Posey a firmare la vittoria. Per le note (positive), impossibile non nominare sia Bumgarner che Moronta, così come i già citati Duggar e Posey. Ma pure Muhammad Ali, con 2 hit, dice la sua. Negativo invece Belt, che completerà una serie da incubo, senza mai valide (0 su 10) e con un’espulsione per proteste da fesso durante gara 2, per aver contestato ripetutamente uno strike.

Oh, scherzando avevo detto che Belt avrebbe pagato psicologicamente l’esclusione dall’All star Game, e anche in questo caso il karma sembra leggere queste pagine.

GARA 2 (3-4): BRAVI MA NON BRAVISSIMI, VINCONO GLI ALTRI

La partita con più rimpianti, nel senso che la giochiamo alla pari, forse pure meglio, ma la vincono loro con un home run di Canha da 2 su Watson, nel 7°. Peccato, perché potevamo veramente portarcela a casa e la serie avrebbe avuto tutto un altro senso.

Sul monte tocca a Pennellone ed ogni volta che c’è lui è una via crucis sia per noi che lo vediamo che per lui che gioca. Dura 4 inning, poi lo levano per un’infiammazione alla spalla, ragion per cui andrà poi in DL breve per la terza volta in stagione. Non so, è rotto? Non è rotto? Gioca ma si fa male, poi rientra, poi gioca e sente dolore, poi fa schifo. Mamma che caos con sto Pennellone. Fatelo riposare per due mesi e mezzo e poi torna guarito. Come dite, che fra due mesi e mezzo è finita la stagione? Ecco, appunto, meglio ancora.

Battute a parte, mi pare un tentativo mal riuscito di farlo giocare con lo scotch, perché mi rifiuto di credere che bastino due partite per farlo precipitare nuovamente in DL con infiammazioni varie. Anche perché si parla di un possibile ritorno al termine dei 10 giorni previsti. Mah. O è rotto, e allora ciao, oppure è tutta una specie di farsa per far credere che stia giocando debilitato, quando in realtà è proprio così di suo.

Comunque. Come detto, lancia 4 inning e lascia il match sul 3-2 Giants, frutto di una sacfly per lo 0-1, di un RBI single di Hanson per l’1-1, di un’altra sacfly per l’1-2 e degli RBI dei nuovi, Duggar e Slater nel 4°, per il 3-2. Poi entra Holland che ultimamente è in loop di strikeout; loop che probabilmente gli farà riprendere il posto in rotazione. Ne piazza 5 consecutivi, on fire come nessuno il buon baffetto. Nel 7° però Canha rovina la festa e noi non recuperiamo, anche se nel 9° Crawford si presenta con 2 in base. Clutch-hit possibile. No, clutch strikeout su palla rimbalzante.

Tra i positivi ovviamente Holland, ma anche Ray Black da rilievo, mentre tra i position players citiamo Buster con 2 hit, così come d’Arnaud e Duggar. Slater con un at-bat in tre partite, RBI single. Schifato da Bochy sempre inspiegabilmente; vergogna. Tra i negativi, putroppo Watson, che ci tradisce quando serve, stavolta.

GARA 3 (2-6): ATTACCO CHE RONFA, SUAREZ CHE NON BRILLA

Una combo di due cose che fanno in modo che questo match non lo vinci e nemmeno ti avvicini a farlo, nonostante si passi avanti con un RBI di Gorkys nel 2°. Nel 4° inning Suarez si dimentica come si lancia e concede nell’ordine walk-singolo-singolo-singolo-singolo-sacfly. 4 punti che valgono l’1-4 che non riprendi più, con una sliding door rappresentata da un tuffo del rientrante Tomlinson (in cambio della DL di Pennellone) che avrebbe potuto limitare i danni. Ma il nerd occhialuto non riesce nell’eliminazione e il match se ne va.

Il resto dell’incontro stesso dà pochi sussulti: un home run a testa (Piscotty su Moronta per loro e d’Arnaud per noi), prima di uno Smith che concede ben 4 hit e un punto in un solo inning. A differenza di Dyson, Smith concede quando il match è già compromesso. Lo vedo come un notevole upgrade.

Tra i positivi, solo Ray Black sul monte e Crawford tra i PP (2 hit). Negativo tutto l’attacco, specie Belt di cui si era già detto. Riposati giraffone, che ci servi in forma e non nervoso come un grillo.

PROSSIMA SERIE

Via alla kermesse dell’All Star Game, che come ho già scritto è una cosa che non desta la mia minima attenzione, con Crawford che sarà il nostro partecipante del match che si giocherà nella notte tra martedì e mercoledì. Dopo tutto ciò, venerdì in notturna torneremo sul diamante per affrontare ancora gli Athletics, stavolta nella cornice del Coliseum, sempre poco suggestiva se paragonata al nostro stadio. Ma poco importa, i Giants fans saranno la maggioranza e noi dovremo cercare di far finta di essere in casa, magari ribaltando l’esito dell’ultima serie a nostro favore.

Non essendo stati ancora decisi i partenti degli Athletics a parte Jackson per gara 1 (affrontato anche in questa gara 1, buona la sua prova), diciamo i nostri, che saranno nell’ordine Pennellino Rodriguez, Bumgarner e Johnny Glamour Cueto (solo il match di domenica è ad orario umano per gli europei). Starting pitcher di livello dunque per noi, con Pennellone che teoricamente dovrebbe essere già pronto per la serie successiva che sarà di sole due partite contro i Mariners in trasferta. Teoricamente, appunto, perché come abbiamo detto non si capisce più quale sia il suo reale problema.

Noi intanto pensiamo a chi gioca, anzi, prima facciamoci qualche giorno di riposo. Il blog dovrebbe tornare esattamente tra una settimana per il recap della serie contro gli Athletics, sperando di non dover fare copia-incolla del post odierno. Buona settimana!

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Giants vs. Cubs gara 3 (5-4): Buster vincila per noi

Posted in Resoconti on 12 luglio 2018 by Mat
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Credits: sfgate.com

Altro giro, altro regalo, altra serie vinta. Oddio, ultimamente non è che se ne vincano troppe, ma quantomeno la dura legge dell’AT&T Park è valsa anche per i Chicago Cubs, forti della loro classe e di una postseason che probabilmente per loro arriverà, anche se non è detto che vinceranno la loro division, essendo i Brewers ad ora in posizione migliore. Ma insomma, restano sempre una squadra coi fiocchi perciò la nostra vittoria vale molto e ci conferma che non abbiamo nulla da temere da nessuno. Siamo sempre lì, tra coloro che son sospesi, ma sempre in grado di pungere e rompere le scatole a chiunque. Per contro, possiamo pure perderne dodici di fila se affrontiamo i Marlins; beh, del bipolarismo se n’era già parlato.

Due vinte su tre e due vinte su tre in walk-off, il top della soddisfazione. Stavolta sono serviti 13 inning, 4 ore e mezzo, ma l’ultima parola è stata la nostra. È Buster Posey l’eroe del pomeriggio californiano, quel Buster che in questa stagione sta un po’ soffrendo ma che si conferma comunque su alti livelli, numeri alla mano. E poi il suo swing è quanto di più pulito e stilisticamente perfetto esista sulla faccia del pianeta Terra. Una gioia meritata per lui in questo periodo piuttosto avaro di soddisfazioni. Nel 13°, con 2 out e nessuno in base, abbiamo provveduto a mettere due corridori, con il walk preso da Belt e con il singolo di Cutch. Poi è toccato a Buster deliverare e venire gavettonato come è accaduto al Pandone due giorni prima.

In questo incontro abbiamo saputo battere, 14 hit di squadra e 8 al partente ospite, Montgomery, mancino. Segno che più che i pitcher mancini dobbiamo temere noi stessi e i nostri alti e bassi, come peraltro accade da inizio stagione. Bochy nel suo mischione quotidiano (non so i dati, ma credo che in 95 partite si siano visti almeno 50 lineup diversi) ha piazzato Chase d’Arnaud da leadoff, sesto Gorkys, settimo Duggar e ottavo Hanson, così, un po’ come lanciare i dadi sperando che esca il numero giusto. Questa volta è uscito; d’Arnaud, che non è un fesso, ha piazzato il primo home run in divisa Giants già nel primo inning. Per chi non lo conosce, c’è da sapere che non è certo un prospetto; ha 31 anni ed è in MLB dal 2011 sebbene il suo anno con più presenze sia stato il 2016 con “appena” 84 match giocati. Ma nelle minors si è sempre dato da fare e dall’anno scorso pare essere maturato un po’, facendo impennare le proprie medie. Che impatto potrà avere? Limitato, senza dubbio, ma nel breve termine può regalarsi e regalarci soddisfazioni come in questo caso.

La nostra prima hit del giorno, che è coincisa appunto con il fuoricampo dell’1-0, è stata solo l’inizio di un primo inning sprint, nel quale abbiamo messo prezioso fieno in cascina ben sapendo che ci sarebbe servito tutto, visto che prevedibilmente poi i Cubs sono rientrati nel match. Così, Gorkys ha battuto la valida che ha concesso l’ingresso di altre due marcature, anche grazie ad un pasticcio di Zobrist, poi è arrivato il primo RBI della carriera di Duggar per il 4-0 per noi. Un ottimo inizio. A margine voglio dire che Duggar non mi entusiasma e dubito possa diventare un everyday player di livello, ma spero con tutto il cuore di sbagliarmi e che mi smentisca nettamente.

Sul 4-0 dopo il 1° inning, un’altra squadra potrebbe stare tranquilla, ma non noi. Infatti Cueto non è nella sua miglior versione e pare pure sofferente dopo uno swing in battuta. Incassa un solo-shot nel 3° da Heyward, e fin lì vabbè, ma nel 5° va in palese crisi e Bochy rischia tantissimo tenendolo sul monte pur con segnali parecchio negativi, tra cui il fuoricampo da 2 punti di Bryant, che porta il risultato sul 4-3. In situazione complicata, Johnny Glamour si sforza per finire l’inning e vi riesce, ma con una fatica evidente e con una linea appena accettabile di 5 inning, 6 hit, 3 walk e quantomeno 7 K, con i Cubs che hanno comunque il vizio di swingare qualsiasi cosa, peggio di noi (andranno strikeout 16 volte).

Entra così Blach nel 6° e dopo aver eliminato i primi due, concede due singoli che chiamano Bochy ad un altro cambio pitcher. Ne cambierà 7 in totale, peraltro come il suo collega Maddon. Moronta concede un walk ma chiude la ripresa; il guaio però arriva nell’inning successivo, il 7°, nel quale tocca a Watson che subisce il fuoricampo del pari da Baez, primo battitore affrontato. 4-4 e tutto da rifare; fino a quel momento noi eravamo stati comunque operativi in attacco, pur non riuscendo mai a segnare. Di fatto, solo nel 2° e nell’11° inning non abbiamo mandato nessuno in base.

Il nostro bullpen dall’ottava ripresa in poi si chiude a serramanico. Melancon lavora bene nell’8° inning. Smith fa altrettanto nel 9° e nel 10°, concedendo solamente una valida frutto di un bunt a sorpresa di Schwarber. Poi, altrettanto a sorpresa, si vede Pennellino Rodriguez, chiamato da Bochy resosi conto improvvisamente di aver praticamente terminato i pitcher disponibili. Così, in attesa di rivedere il Panda sul monte, ci pensa Pennellino e va via come un treno. Tre inning per 42 lanci nei quali lascia per strada solo due walk, ma per il resto nessuna valida, ponendo così le basi per la nostra vittoria. L’occasione migliore l’avevamo avuta a dire il vero nel 9° con due uomini in base, ma Gorkys non era riuscito a portare a casa il punto. Tocca quindi al Busterone nazionale nel 4° inning supplementare, nel modo che abbiamo già raccontato.

Note positive del match:

  • Posey: MOTM, Man Of The Match. La risolve lui con una valida delle sue. È solo la quinta walk-off hit in carriera (l’ultima è stata l’anno scorso con un HR nel 17° inning contro i Reds) per il nostro uomo top. Come detto, è un anno duro per lui; anche se mantiene delle medie di livello, è evidente che abbia qualche noia fisica. Il suo dato WAR (Wins above replacements, date un occhio a Wiki nel caso vogliate informazioni dettagliate) è di 1.7, il peggiore dal 2011, quando si infortunò. È chiaro che dal suo contributo non si può assolutamente prescindere.
  • d’Arnaud: home run e doppio per mettere il suo nome, anche se per ora molto in piccolo, nella storia dei Giants. Meno famoso del fratello Travis (catcher dei Mets, lungodegente) vuole ritagliarsi il suo spazio e ha dichiarato di essere salito da Sacramento per fare qualcosa di buono. Questo è già un inizio.
  • Melancon + Smith + Rodriguez: il trittico dei 6 ultimi inning è quello che di fatto ci conduce alla vittoria, lasciando le briciole all’attacco Cubs. Ridendo e scherzando, è in gran parte grazie al bullpen che abbiamo un record positivo. E poi Pennellino che salta da partente a rilievo senza problemi; applausi.

Note negative:

  • Belt: unico dei position player hitless, si piglia comunque 2 walk, il secondo dei quali è decisivo per la vittoria. Personalmente adoro la sua disciplina al piatto. È tra i negativi per il vero dramma di aver perso nella votazione del prossimo All Star Game a favore di Aguilar dei Brewers, una botta che probabilmente lo segnerà per mesi. Nel post match ha dichiarato “credo che la Russia abbia interferito in queste elezioni” (l’ha detto davvero, ma ovviamente in chiave ironica) e tra l’inutile can-can scatenatosi per farlo vincere, va sottolineata la performance di Pence e Holland, che si sono improvvisati wrestler. Una scenetta che potete reperire sui social e che forse vi pentirete di vedere, ma vi strapperà più di un sorriso e vi darà modo di assaporare il bel clima della nostra clubhouse (ndr, Holland è veramente un simpatico giullare).

PROSSIMA SERIE

Oggi riposo dopo una valanga di match consecutivi, ottima notizia per i nostri rilievi che hanno bisogno di immergere le loro braccia nell’acqua ghiacciata. Da domani notte ci ritroviamo davanti i cugini Athletics, nell’ultima serie prima della breve sosta.

La prima sfida di venerdì notte vedrà opposti il nostro Bumgarner a Edwin Jackson, uno che si può definire una bandiera. Già una bandiera che sventola a seconda di dove tira il vento, dato che nella sua carriera che in MLB dura da 15 anni, ha vestito le maglie di Angels, Dodgers, Rays, Tigers, D’Backs, White Sox, Cardinals, Nationals, Cubs, Braves, Padres, Orioles, ancora Nationals, e ora A’s. Praticamente facevo prima a scrivere per chi non ha giocato e noi siamo tra i pochi. Quest’anno ha finora solo tre partite all’attivo in Major League e si è comportato sempre bene. Per cui sarà un osso duro lui come tutta la squadra, a quota 52-41 e in uno stato di forma molto buono nell’ultimo periodo, anche se con non elevate probabilità di accedere alla postseason.

Sabato notte game 2, con THE SHARK!!!! (sigh) opposto a Brett Anderson, pitcher 30enne e in MLB da quasi un decennio. Anno però difficile per lui, 4 partenze disastrose in maggio e retrocessione nelle minors, poi la richiamata per una prima uscita pochi giorni or sono, ma positiva con 3 hit e nessun punto concesso in 5 inning agli Indians. Partita da 1X2 (ecco, forse X no) sia per l’incertezza nei suoi confronti sia, nemmeno a dirlo, per l’affidabilità nostro capellone col numero 29.

Domenica sera alle 17 c’è Francia-Croazia, ma alle 22 c’è Giants-Athletics, ben più importante. Suarez vs. Manaea la sfida. Il 26enne pitcher degli ospiti ha una ERA stagionale di 3.44, non male, ma in ogni incontro lascia per strada qualcosa. È accaduto infatti solo una volta nelle ultime 13 uscite che concedesse meno di 2 punti, pertanto le occasioni non mancheranno, se ce le sapremo creare. Dall’altra parte, Suarez sta veleggiando abbastanza sicuro, ma non vorrei esagerare con le certezze.

Bonus track nel finale: Joey Bart l’ha fatto di nuovo. Cosa? Il fuoricampo, siamo a 5 in 6 partite. Chiamatelo subito a San Francisco, che questo è un alieno.

Noi torniamo (forse) lunedì per ricapitolare il derbissimo contro i cugini simpatici. Simpatici sì, ma soprattutto quando contro di noi perdono.

Giants vs. Cubs gara 2 (0-2): into the wild (pitch)

Posted in Resoconti on 11 luglio 2018 by Mat
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Credits: cubshq.com

Dopo i bagordi di gara 1, eccoci rientrati prepotentemente nei ranghi, giusto per non distanziarci eccessivamente da quota .500; sia mai che ci venissero le vertigini. I Cubs sono una squadra fortissima, con del gran talento, ma perdere 2-0 battendo tre hit non è un buon modo per farsene una ragione accettando di buon grado il risultato. Sebbene per forza di cose è così e non ci possiamo far nulla.

Giants dunque ancora poco efficaci in attacco, per usare un eufemismo. La difficoltà si riscontra soprattutto con i pitcher mancini, contro i quali facciamo una gran fatica, pur avendo due switch-hitter come il Panda e Hanson (sebbene solo il Panda tra i due fosse titolare in questo incontro). Belt, Crawford e d’Arnaud gli autori delle tre valide, quindi due su tre pure mancini (mentre per d’Arnaud è la prima hit in maglia arancionera), il che mi fa sospettare che il problema non sia solo perché affrontiamo un pitcher che lancia con la mano sinistra. Anche infatti dal bullpen dei Cubs non l’abbiamo vista e due dei tre pitcher affrontati in 3 inning erano destri, il primo (Edwards) ha piazzato tre strikeout su tre battitori affrontati.

Non so, forse Bochy esagera a far riposare gente, non concedendo playing time a gente che forse meriterebbe di star tranquilla e avere tutto il tempo di dimostrare (sì, mi riferisco a Slater che fa al massimo una partita da titolare, poi lo si vede da pinch-hitter per tre o quattro match di fila). Ma senza fissarmi su Slater, posso citare anche Hanson, che ora con l’infortunio di Panik deve giocarle tutte da titolare, non una sì e due no. L’unico che è forzato al riposo è Posey, per i problemi di cui abbiamo parlato ieri, ma per il resto se si eccettuano Belt, McCutchen e Crawford, tutti ruotano forsennatamente e ogni volta bisogna sperare che Bochy abbia azzeccato quelli buoni che ci facciano vincere. Non credo sia la ricetta giusta.

Nessun processo per un semplice 0-2, sia chiaro, solamente un timido tentativo di dare qualche spiegazione a sconfitte che potevamo risparmiarci o che, se comunque ci possono ampiamente stare, fanno vedere una squadra che non dà l’impressione di far male. E invece sarebbe meglio perdere dicendo pure la nostra, non essendo inesistenti quando si tratta di battere.

Di fatto, into the wild ci siamo infilati da soli come dei fessacchiotti. Forse i Cubs nemmeno avrebbero vinto se non avessimo regalato loro il primo punto con due mezze cretinate poco indicate per una squadra di baseball professionistico americano del più alto livello. D’altronde Bochy ancora non ha assimilato bene il concetto che Dyson non va inserito in situazioni né di vantaggio risicato né di parità; forse qualcuno glielo dovrebbe spiegare, o forse gliel’hanno già spiegato ma crede che ogni volta sarà quella in cui Sam barbarossa smentirà questo assunto. Ma questo in realtà più che un assunto è una certezza a livello di una legge della fisica, totalmente impossibile da contraddire. E infatti pure stavolta è andata così.

Il wild pitch di Dyson ha permesso a Russell di avanzare fino alla terza. Hundley non era d’accordo e ha provato a tirare in terza per tentare un’improbabile eliminazione, col risultato che è uscito un pessimo tiro non raccolto dal Pandone. Morale: Russell non solo va in terza, ma va fino a casa base. 1-0.

Visto che però il punto è ufficialmente imputabile a Holland perché Russell era arrivato in 2B per un doppio concesso da Holland stesso, ecco che Sam redbeard decide di mettere la propria impronta personale, anche perché il risultato di 0-1 è comunque ancora in bilico. Così arrivano due walk chilometrici e un quasi home run di Caratini, la cui battuta va a cozzare contro il muro a destra, col secondo punto degli ospiti. È il 7° inning, noi né prima né dopo ci avviciniamo a far punto. Solo nel 4° inning ci rendiamo vagamente pericolosi, con singolo e walk con nessun out. Ma arriva il doppio gioco su Hundley e il groundout su Crawford. Stop.

Prima di Dyson, per 6 inning e spicci ha lanciato Holland. Ma come Holland, non doveva esserci Cueto? Pare di sì, o forse pare di no, perché c’è stato un misunderstanding tra la stampa e gli addetti stampa dei Giants (chiamiamoli così, ma non so nemmeno se esistano), per cui Bochy aveva in programma di dare un giorno di riposo in più a Cueto e quindi di inserire Holland in questa gara 2, solo che non ha avvisato la stampa. Ma avrà avvisato almeno Holland? Sì o no, baffetto-non-baffetto si è fatto trovare preparato e ha lanciato bene, dimostrando che anche lui può valere la rotazione. Avremmo addirittura 6 partenti in rotazione, troppa grazia. Johnny Glamour Cueto partirà questa sera per gara 3, contro Montgomery, pitcher mancino. Eccone un altro.

Comunque per dare un po’ di numeri senza soffermarci sulle note (anche perché l’attacco è tutto da bocciare), diciamo che la linea di Holland è di 6.1 inning, 5 hit, un punto (anche se nemmeno se lo meriterebbe) e ben 8 strikeout. Ultimamente sta salendo di rendimento anche col fattore K. Dopo Dyson ha lanciato Black, alla sua seconda uscita in carriera per un inning perfetto e 2 strikeout, con la sua fastball a far la barba alle 100 miglia orarie.

Concludiamo con l’assedio dei post social da parte degli account dei Giants (così come immagino che succeda pure con le altre squadre e i loro giocatori) per far votare Belt allo scopo di farlo partecipare al prossimo All Star Game. Raramente si trova una roba più inutile di questo benedetto ASG e la valanga di post e appelli a votare il nostro giocatore rasentano lo spam. Personalmente non ho mai seguito questa kermesse né ho mai provato il benché minimo interesse nei confronti dei giocatori che ci devono andare oppure no, però ok, c’è posto e spazio per tutti nel mondo. Dico però che la valanga di inviti al voto, con tanto di magliette e contorni folkloristici vari, sono abbastanza stucchevoli, più che altro eccessivi se rapportati all’importanza dell’evento, che non vale una beneamata cicca. Ma va bene, è lo show business e ce lo teniamo. Belt, ad ogni modo, ha finora disputato un’eccellente stagione e merita considerazione. Da queste parti, intese come pagine virtuali del nostro blog, siamo talebani nel seguire i Giants e nessun altro (d’altronde le giornate durano 24 ore e bisogna pur provare a portare avanti un’esistenza), pertanto non saprei dire se ci siano altri 1B ancora più meritevoli del nostro giraffone.

Tra poco si torna in pista per gara 3, alle 21.45, quasi sincronizzati con la fine della semifinale dei Mondiali (extra-time permettendo). Ma noi il vero Mondiale lo giochiamo quasi tutti i giorni da aprile a settembre. Sventola il bandierone arancionero.

Giants vs. Cubs gara 1 (2-1): vola come una farfalla, pungi come un panda

Posted in Resoconti on 10 luglio 2018 by Mat
SAN FRANCISCO GIANTS VS CHICAGO CUBS

Credits: mercurynews.com

Che bello è alzarsi alla mattina giusto in tempo per vedere le fasi finali del match dei ragazzi? Forse sarebbe meglio alzarsi più tardi e poter dormire a lungo, ma quando un comune mortale è chiamato al dovere lavorativo la sveglia suona piuttosto presto, per cui ci si può sintonizzare sulla partita ancora in corso nella costa ovest americana e godersi gli ultimi scampoli tra una doccia e una colazione. Quando poi si finisce col walk-off trionfale allora ci si reca a lavoro con quell’accenno di sorriso sulla bocca che nessuno tra quelli che incontri potrà mai capire, né tu hai la minima intenzione di spiegare. In fondo salutare la vicina di casa e spiegarle “guardi, stamattina sono felice perché il Panda ci ha fatto vincere con una walk-off hit” potrebbe farle chiamare la neuro, e forse non avrebbe nemmeno tutti i torti. Ma noi siamo così, riservati nella nostra malattia Giants, e consapevoli di goderci piccoli attimi di felicità che altri si perdono.

Peggio per loro dunque, e buon per noi, a patto che l’esito sia spesso come quello visto in questa mattinata di un pigro giorno d’estate. Vittoria contro i Cubs, classifica 48-45, si va a -3 dai D’Backs che non hanno giocato e quindi bene così. Nel frattempo a Salem, Bart ha battuto il 4° home run in 5 partite (stavolta un grande slam); lo terremo d’occhio quotidianamente il ragazzo, perché è uno di quelli che ci manderà in visibilio in futuro.

Vittoria tutta di voglia, di carattere, di grinta. Parole che vanno via col vento, ma che mi sento di dire spesso in questa stagione, perché si nota proprio che ci siamo fino alla fine in molti match, soprattutto (e questo lo sappiamo da un po’) in quelli casalinghi, laddove ci mettiamo quel qualcosina in più che spesso fa la differenza. E in questo caso la differenza l’abbiamo fatta superando una squadra molto probabilmente superiore alla nostra, con una classifica migliore e con molte più chances di fare strada rispetto a noi. Ma il nostro cuore è andato oltre l’ostacolo.

E oltre l’ostacolo e ancora più su, dove osano le aquile, è andato ancora lui, il nostro campione Muhammad Ali, perché anche se non lo sa, ci tiene a far fede al suo soprannome e perché non smette di voler dimostrare come la sua volontà sia immensamente superiore alle mere capacità tecniche e le compensi in maniera assoluta. E così, in una giornata per lui da 0 su 4 al piatto, riesce ad ergersi eroe del popolo Giants, con una volontà che lo rappresenta in tutto e per tutto, con un’anima pugnace che tra un po’ potremmo elevarlo a Mahatma, Grande Anima del cuore arancionero che batte con passione.

Per chi non avesse visto la scena madre, andiamo a ricapitolarla in breve: Hanson arriva in base per sbaglio, ovvero per un force out che elimina il Panda in seconda, dopo che lo stesso Pablone era arrivato in base grazie ad un errore della difesa ospite. Hendricks prova così il pickoff sul nostro eroe ma la palla passa oltre e se ne va; Hanson si tira su e scatta agilmente verso la terza. Tutti pensano si debba fermare lì, invece Muhammad dà un’occhiata rapida a ciò che succede (visto che Baez dorme) ed in tempo zero realizza di potercela fare ad andare avanti. Così vola come una farfalla verso casa base e punge come un’ape andando a tuffarsi in avanti per evitare il tag del catcher. È la prima volta che vediamo una scena del genere da parte sua? No. La seconda? Nemmeno. Ne abbiamo già viste diverse, tutte con successo, tutte con quella voglia che ti fa scalare le montagne. Proprio come Muhammad Ali l’originale, è talmente veloce da superare la sua stessa ombra.

La seconda giocata del match è quella che ce lo fa vincere; mentre il volo leggiadrico di Hanson ci aveva dato il pareggio, nell’11° serve un altro sforzo per poterci portare a casa l’incontro. Così tocca al Pandone, che si presenta con basi piene e 1 out. Va sotto sul conto per 0-2 ma trova la valida che regala punto e vittoria ai nostri, con solita celebrazione a suon di gavettoni da parte dei compagni. Bello vedere i nostri in festa e ancora convinti che la scalata sia possibile. Siamo a -3 da lassù, la distanza è poca ma la mission è quasi impossible per svariate ragioni. Intanto, match così ci rafforzano il pensiero che si possa fare.

Per il resto, è stato un match combattuto e dominato dai lanciatori; uno di quei match che personalmente preferisco. Suarez ha svolto bene il suo, confermandosi su livelli molto buoni in questa stagione di debutto. Un punto e 3 hit concesse in 6 inning, con 4 walk come unico dato che può fare un po’ storcere il naso. Ma resta il fatto che ha concesso poco. Merito anche di una difesa realmente fantastica, che ha compiuto giocate da urlo, specie con il solito Crawford e con Belt, il cui guanto in prima è a livelli stellari e mai troppo celebrati.

I Cubs sono andati avanti nel 3°, quando Russell è arrivato salvo in prima negando un doppio gioco che stava per avvenire e consentendo quindi la marcatura dell’uomo in terza. Noi, al di là del punto di pareggio e vittoria già raccontati, ci siamo resi pericolosi solamente a tratti, pur avendo battuto più del doppio di valide degli avversari (9 contro 4). Ma loro si sono presentati più volte in situazioni vantaggiose al piatto, la maggior parte delle volte non riuscendo a segnare grazie appunto alla nostra difesa davvero superlativa.

Le occasioni migliori le abbiamo avute nel finale: nel 10° il triplone di Pence con 1 out ha chiamato all’appuntamento con la gloria prima d’Arnaud poi Duggar. Ma per entrambi è uscito uno strikeout swinging. Nell’11° però i singoli di McCutchen e Belt, seguiti da un walk intenzionale a Crawford, hanno mandato il Pandone a battere for the win. E abbiam visto che non ha tradito.

Note positive del match:

  • Hanson: “Se possono trarre la penicillina da del pane ammuffito, sicuramente potranno tirare fuori qualcosa da te”. Così parlò Muhammad Ali l’originale. Il nostro non parla, ma mette in pratica le sue frasi. Lunga vita ad Alen Hanson.
  • Sandoval: Pablone e San Francisco, un binomio ritrovato, una storia d’amore e odio ma molto più d’amore. Un tradimento perdonato, una scappatella. La casa del Pandone è quella dove avvengono le imprese eccezionali.
  • Suarez, Watson, Melancon, Smith, Moronta, Blach: non riesco a non citarli tutti, perché tutti hanno una parte importante per la vittoria, chi più chi meno, ma fanno bene tutti. Quando il bullpen è tirato a lucido, è proprio un bel vedere, senza dimenticare i numeri da circo difensivi.

Note negative:

  • Posey: serata storta e non è la prima. Purtroppo paga dei guai non risolti all’anca di cui si è venuto recentemente a conoscenza. Questo spiega anche i molti match in cui è stato fatto riposare più del normale. Salterà quell’inutile all star game per sottoporsi ad iniezioni e consentirgli del meritato riposo. È un giocatore a cui si può rinunciare per qualche partita, ma nel lungo periodo assolutamente no. Lui è la squadra che siamo, nessun altro può sostituirlo, ad oggi.

Johnny Glamour torna sul monte per affrontare Quintana, in gara 2. E se vincessimo pure questa? Sarebbe un buon inizio di mercoledì.

Serie: Giants vs. Cardinals (2-2). Il nuovo che avanza

Posted in Resoconti on 9 luglio 2018 by Mat
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Credits: nbcsport.com

Ma rieccoci qui. Tre partite dopo e la squadra è mezza ribaltata come un calzino. Niente, non si può andar via nemmeno per un weekend che si rischia di perdere dei pezzi decisivi per la stagione. Comunque con un breve corso di aggiornamento possiamo confermare che la serie contro i Cardinals è stata pareggiata, che dunque la nostra classifica è bene o male sempre la medesima, ma che la vittoria di gara 4 è servita come il pane. Non possiamo (o forse sarebbe meglio dire “non potremmo”) più permetterci troppi passi falsi e di far scappar via le contendenti, sempre che si voglia puntare a scendere in campo anche durante il mese di ottobre dell’anno in corso.

Prima dunque di ricapitolare in breve i movimenti del roster del weekend, diamo il solito sguardo alla classifica, come ogni (o quasi) lunedì. Innanzitutto, anche questa settimana i Dodgers condurranno la NL West nella prossima, visto che la loro rincorsa prosegue da tempo ma non si completa. Arizona resiste dunque al primo posto, pur viaggiando ad un ritmo da scampagnata; è a 50-41, con i Dodgers sotto di una partita, a quota 48-41. Lo sweep che abbiamo concesso ai Rockies ha dato loro vigore e spinta per tirarsi su, pertanto ci sono loro al terzo posto divisionale a pari merito con i nostri ragazzi; noi siamo a 47-45, Colorado a 46-44, la distanza dalla vetta è di 3.5 partite, meglio rispetto a sabato notte quando eravamo con un match in più di distanza da tutti. Ma negli incontri di ieri hanno perso tutti, tranne noi.

Chiudono la graduatoria i Padres, a 39-53, a -9 da noi. Per ciò che concerne la wild card siamo messi paradossalmente peggio; la distanza infatti dal primo posto utile è di 4.5 partite, ovvero maggiore rispetto ai capoclassifica della nostra division. Potere della scalcagnata NL West. Per cui, pur non perdendo d’occhio anche la situazione wild card, è chiaro che se c’è da guardare in alto, bisogna farlo puntando sul nostro “girone”. Dicono che la classifica inizi a pesare dopo la pausa All Star Game (a proposito, Posey e Crawford ci saranno); beh, ormai resta un’altra settimana di partite, poi ci sarà la pausa, poi si inizierà a fare ancora più sul serio di quanto fatto finora.

E quindi che fa il front office? Sfoltisce la rosa, bravi. Ma no, stavolta il complimento non è ironico bensì sincero, visto che in un colpo solo ci siamo liberati di due contratti, ma soprattutto di due pesi morti per la squadra, ovvero Austin Jackson e Cory Gearrin. Un duro colpo per il blog, che dovrà rinunciare a qualche insulto facile, specie con il Wilson-buggato, quel Gearrin che abbiamo imparato ad apprezzare moltissimo durante questa stagione. Sia lui che Jackson se ne sono volati via, non lassù fortunatamente, ma nell’accogliente Arlington, laddove ad attenderli ci sono i Texas Rangers, in piena ricostruzione, o forse nemmeno in ricostruzione visto che puntano su di loro. Ma non sono problemi nostri, noi salutiamo due giocatori che non sono serviti praticamente a nulla in questo 2018 e ci prenderemo un giocatore da stabilire, oppure del denaro; insomma, ci penseremo su. Oltre a loro due è andato lì un giovane prospetto, il 23enne pitcher Jason Bahr, che tra Augusta e San Jose bisogna dire che stava mettendo assieme buoni numeri. È chiaro che il FO dei Rangers abbia preso lui come pezzo per la ricostruzione, piuttosto che quei due ferrivecchi dei quali si sbarazzerà il prima possibile. Bahr sembra discreto in prospettiva ed è ovvio che, per quel che ci riguarda, se si vuole alleggerire il payroll con trade del genere, qualcuno di discreto-buono in prospettiva lo devi pur salutare.

Oltre a questo, ed in conseguenza di questo, sono successe un po’ di cose in questo fine settimana. Innanzitutto abbiamo mandato Panik in 10-day DL per un guaio muscolare accadutogli mentre correva tra le basi in gara 2. Al suo posto è stato chiamato Chase d’Arnaud, shortstop che ha fatto un buon spring training e che da lì in poi ha disputato la sua stagione a Sacramento con buona costanza di rendimento, nel senso positivo del termine, con una media di .292 e 12 fuoricampo. D’Arnaud ha esordito ieri in gara 4 come pinch-hitter (flyout).

Poi, come sappiamo è tornato Pennellone e abbiamo mandato Stratton a Sacramento; scelta facile viste le ultime apparizioni di quello che ad inizio stagione pareva essere un buon pitcher. Infine, dopo la trade con i Rangers di cui abbiamo detto, sono saliti Steven Duggar e Ray Black. Duggar, 25enne, è uno dei prospetti più interessanti, forse quello con più hype anche se l’età non dice che sia proprio supergiovane e i numeri racimolati a Sacramento non lo danno come potenziale top assoluto, ma resta un giocatore interessante. Il suo esordio è avvenuto ieri e la prima hit in carriera è stata un bel doppio; poi è arrivato anche un singolo a rimpolpare il suo bottino, dopo lo 0 su 3 con 2 strikeout nei primi 3 at-bat della sua vita nelle majors. Di Ray Black invece si dice un gran bene, anche se personalmente mi pare un entusiasmo ingiustificato, non fosse per altro che ha già 28 anni e che la sua carriera sia appena iniziata in MLB. I numeri nelle minors, laddove è rimasto dal 2014, sono sempre stati più che buoni, soprattutto ad esaltare è la sua fastball a sfiorare le 100 miglia orarie. Beh, ieri l’esordio, con due walk ai primi due, un pop out, e boom, un fuoricampo da 3 di Carpenter. Non l’esordio dei sogni, probabilmente, ma avrà altre occasioni. Tanto tanto tanto peggio di Gearrin non potrà fare, anche se a volte la Provvidenza fa miracoli anche in negativo.

Dopo aver raccontato il mezzo sfacelo di gara 1 nel post precedente, ricapitoliamo in quattro parole l’andamento delle restanti tre sfide della serie.

GARA 1 (3-2): PENNELLINO NON DELUDE, IL PANDONE HOMERIZZA – part one

Pennellino Rodriguez va molto bene, bisogna dirlo. Forse mai nulla di strepitoso, fenomenale, paradisiaco, ma sta mantenendo una regolarità importante e non sbrocca mai. E insomma, il posto nella rotazione se l’è ritrovato quasi tra capo e collo, ma ora si sta confermando a spallate, buttando giù sia Stratton che Holland. Quasi 6 inning completi, nei quali la sua nemesi si chiama Wong, che gli nega la vittoria personale con doppio e triplo, che valgono altrettanti RBI, prima dell’1-0 nel 2° poi del 2-2 nel 7°. Ma per il resto se la cava bene, concedendo ben poco e dando la parola al nostro attacco, chiamato a rifarsi dopo un periodo catatonico. E l’attacco risponde presente, pur senza far faville, ma battendo quanto basta per farne uno in più degli avversari, segreto per la vittoria.

A dire il vero per il nostro primo punto non serve nemmeno battere, visto che ci pensa Gant con un wild pitch a far segnare Crawford per l’1-1. Nel 6° Pablone il Pandone la sbatte fuori, per il suo settimo di stagione e per il provvisorio 2-1, che come detto diventa subito 2-2. Ma il 2-2 diventa subito 3-2 per noi, perché Cutch fa il clutch e batte il singolo della vittoria. Il bullpen è nella sua versione orgasmica, con Moronta, Watson e Smith. In particolare il principe sembra che in carriera non abbia fatto altro che collezionare salvezze, invece è un novellino del lavoro. Ma, ad oggi, va benissimo.

GARA 2 (2-3): PENNELLONE NON DELUDE, ANZI SI’, LA RIMONTA NON SI COMPLETA

Pennellone Samardzija va molto male, bisogna dirlo. Ma siamo così in basso con le aspettative quando c’è lui, che anche un match tutto sommato dignitoso potremmo trasformarlo in un’impresa epica. Almeno così fanno dalle parti di San Francisco, noi ci limitiamo a prendere atto di un’uscita sufficiente, ben sapendo che qualsiasi elogio avrà dietro l’angolo una rapida smentita. Comunque, dato che pure noi ci aspettavamo una linea tipo 1.2 inning 18 hit, 15 punti, 8 walk e 6 home run, bisogna ammettere che sia andata meglio delle previsioni. Anzi, potevamo pure vincerla, a ben vedere.

5 inning, 7 hit (6 singoli e un doppio, del pitcher ospite), 3 punti e soprattutto nessun fuoricampo, evento che non si verificava dalla scoperta del motore a scoppio. Per cui nulla da rimproverargli, tenendo anche conto del fatto che Cueto prima di lui e Bumgarner dopo di lui hanno fatto decisamente peggio. Ma è solo una partita per cui, ripetiamo, con i giudizi bisogna andare molto cauti. Comunque si va sotto 3-0, poi Belt si mette in proprio (batterà 3 delle 8 hit di squadra) e prova a rimontare, con 2 RBI frutto di un doppio nel 6° e di un singolo nell’8°. Ma il suo è l’ultimo acuto del nostro match, perché nel 9° nessuno va in base e l’incontro si chiude con lo strikeout su Slater che, neanche a dirlo, prosegue nel combinare meno delle aspettative (però dai, una valida l’ha battuta e ora la sua media è .278, ancora decisamente guardabile).

Menzione per il bullpen; 4 inning senza concedere valide con Holland, Dyson, Gearrin (ci manchi già) e Melancon. Quando si impegnano, oppure quando sono sotto, la parte peggiore del bullpen sembra buona anch’essa.

GARA 3 (13-8): ATTACCO ALLA NITROGLICERINA, 17 HIT, IL PANDONE HOMERIZZA – part two

Già in gara 3 pareva di vedere un attacco già più centrato rispetto al letargo fuori stagione della prima parte della settimana. Come spesso capita nel baseball, a volte senza alcun tipo di apparente ragione, ecco l’esplosione, che arriva con tutti e 6 i pitcher dei Cardinals affrontati e con un loro partente, Flaherty, che non riesce a finire il 3° inning. Anche noi, per contrappeso, concediamo parecchio sul monte, a partire da Bumgarner, non nella sua migliore uscita, fatta di 5.1 inning, 7 hit, 4 punti lasciati per strada e 2 walk, con 6 K messi a segno. Munoz lo castiga nel 2° inning con un fuoricampo, poi è ancora lui con un singolo a portare altri 2 punti alla causa degli ospiti. Infine un altro RBI incassato è ad opera di Martinez.

Ma in attacco siamo maledettamente feroci, per una volta, e battiamo come sempre desidereremmo. Mattatore del pomeriggio californiano è ancora il Pandone, che prima spara il fuoricampo che ci porta da 3-4 a 6-4, poi contribuisce anche con una validona a mettere altri due punti. Chiuderà con 5 RBI e con un pollice che si iperestende e rischia di metterlo in DL (oggi sapremo). Per il resto del reparto mazze, come non citare McCutchen, finalmente produttivo come si deve, con 3 hit, e Muhammad Ali Hanson, che continua a volare come solo lui sa fare; altre tre valide per il nostro campione. Solo Posey, ed è una notizia, resta hitless dei position player.

Il bullpen se la cava non alla grande, ma nonostante i punti subiti non rimette in gioco gli ospiti. Il lavoro peggiore è del già citato debuttante Black, mentre il quasi omonimo Blach, assieme e Watson e Moronta la sfangano in qualche modo. Maluccio invece Dyson, a sto giro, ma innocuamente per il nostro fine ultimo, ovvero la W.

PROSSIMA SERIE

Tocca affrontare i Cubs in una serie da 3 che parte stanotte, sempre tra le accoglienti mura amiche. Suarez per gara 1, contro Hendricks, 28enne già affrontato nella serie di Wrigley Field e che non ce la fece vedere affatto. Ora però la situazione sembra mutata in peggio per lui, dato che ha una ERA in giugno di 7.03 e pure nella partenza di luglio non si è comportato benissimo. Vediamo se sapremo cogliere l’odore del sangue ed approfittarne.

Gara 2, martedì notte, vedrà Cueto contro Quintana. Il nostro Johnny Glamour è chiamato al riscatto dopo l’opaca prova del ritorno, mentre per ciò che concerne Quintana, pare essere alla nostra portata. ERA stagionale di 4.22, di 3.46 se invece rapportata alle ultime 7 uscite. Nulla di strepitoso, ma nemmeno da affrontarsi troppo alla leggera. Certamente servirà un Cueto più vicino a quello stellare di inizio stagione che rispetto a quello visto contro i Cards giovedì scorso.

L’ultimo match, mercoledì alle 21.45, sarà tra Pennellino Rodriguez e Mike Montgomery, che ha fatto della costanza la sua parola d’ordine per ciò che concerne questa stagione. ERA di 3.68 in stagione, con sempre delle buone prestazioni da quando, a fine maggio, è stato promosso partente, da rilievo qual era. C’è da dire che ha sempre concesso almeno un punto agli avversari, per cui è perforabile, anche se probabilmente sulla carta è l’osso più duro dei 3 partenti che affronteremo.

Simpatici, almeno personalmente, questi cubbies, con Baez che è tra i miei giocatori preferiti. Ma quando giocano contro di noi sono come tutti gli avversari che affrontiamo, ovvero da battere. Inutile dire di come, anche questa serie, sia molto importante. Come tutte, forse, ma sarebbe bene non perdere contatto da chi sta davanti, in quanto siamo inseguitori. Forza noi, as usual.

Giants vs. Cardinals gara 1 (2-11): A.A.A. cercasi Giants disperatamente

Posted in Resoconti on 6 luglio 2018 by Mat
St+Louis+Cardinals+v+San+Franciso+Giants+JQPKC8WkL9Ll

Credits: zimbio.com

L’aria di casa, che bellezza, no? Ehm, no, perché il rientro è di quelli traumatici. È stato come rientrare da una settimana di villeggiatura nella quale durante i primi giorni filava tutto liscio ma nella seconda parte della settimana no, il posto non era granché, c’erano fastidiose zanzare e a dirla tutta non si mangiava nemmeno così bene. Così non si vedeva l’ora di tornare tra le confortevoli mura amiche. Poi torni e scopri che ti sono entrati in casa e ti hanno lasciato un tale disastro per terra che con la mente ripensi a quanto stavi bene durante i primi giorni di quella vacanza, e vorresti tornare a vivere quella sensazione. Ma la realtà sotto gli occhi è ben diversa e non è molto piacevole.

Eccoci qua, infatti, minati di tutte le certezze del mondo che fino a cinque giorni fa potevamo bullarci di avere. Nulla, il mondo si è capovolto un’altra volta, stiamo tornando mestamente verso quota .500 e per la millesima volta siamo a parlare degli incompiuti Giants, bipolari Giants, benedetti-maedetti Giants 2018. Tocca rassegnarci.

Senza fare discorsi troppo filosofici potremmo limitarci a parlare di ciò che si è visto in questa gara 1, che sulla carta doveva darci modo di tornare a vincere, ritrovando Cueto e fiducia al cospetto di un loro pitcher decisamente toccabile; forse il peggiore della rotazione. E alla faccia del  bicarbonato di sodio. Perfect game per 5 inning, infield hit fortunosa di Gorkys nel 6° alla quale segue un fuoricampo dell’uomo per tutte le stagioni, Muhammad Ali Hanson. Ma poi basta. Altri tre inning perfetti, di cui l’ultimo del rilievo Cecil. Noi mai più in base, manco un walk, manco un colpito, manco nulla proprio. Che dire? Dove sei finito, attacco? Per vincere bisogna battere, andare in base, è quello che va fatto. Ma nulla, 5 punti segnati nelle ultime 4 sono esattamente un quinto di quelli subiti, ovvero 25. Eh, e che vuoi dire con numeri del genere?

Beh, francamente non me la sento di psicanalizzare uno per uno questi giocatori, perché pare che il bipolarismo sia contagioso e soprattutto che ogni discorso che facciamo valga per troppo poco tempo. Tutti pare che si impegnino a smentire anche le più convinte sicurezze che crediamo di avere. L’unica cosa che è incontestabile a questo punto è che siamo maledettamente incoerenti e l’unica certezza è che non abbiamo nessuna certezza. Siamo ancora lì, a 45-44, in attesa di tornare nella comfort-zone di quota .500 e, paradosso dei paradossi, la nostra division a questo punto della stagione è ancora un’ammucchiata clamorosa, con quattro squadre racchiuse in meno di 4 partite di distanza. Probabilmente non ci meriteremmo nemmeno di essere ancora a lottare per un posto al sole, ma ancora ci siamo, nonostante tutto. E che dire, forse è l’unica buona notizia che possiamo dare oggi.

Ma aspetta, cercando qualche buona news vado a vedere che hanno fatto le nostre affiliate nelle minors, giusto per consolarmi. Dunque, Sacramento ha perso 10-9 in walk-off, Richmond ha perso, San Jose ha perso, Augusta ha perso e Salem-Keizer… ha perso. Joey Bart? super prospetto, 0 su 4. Beh, il grande slam alla rovescia. Ok. Domani sarà un altro giorno.

Ma torniamo a bomba su questa gara 1, anche se probabilmente meno ne parliamo e meglio è; infatti il post odierno è timidamente breve. Detto in modo ancora più succinto si può dire così: non c’è stata partita. I Cardinals pareva che giocassero un altro campionato, sebbene la loro classifica non è che differisca di molto dalla nostra. 18 valide per loro, 2 per noi; 11 punti per loro, 6 su 16 con RISP, 2 punti per noi (per grazia ricevuta), 0 su 0 con RISP, ma hey, abbiamo girato un doppio gioco, e loro no.

Johnny Glamour rientrava, e la migliore notizia era proprio quella. Beh, oggi non è giornata di buone notizie per cui non ce ne sono altre. Infatti la sua prestazione è stata proprio brutta; ha concesso molte valide e soprattutto dà qualche preoccupazione pure in prospettiva. Non ha forzato sulla fastball, tutt’altro, solo 27 dei 76 lanci sono stati registrati come tali. Inoltre ha superato le 91 mp/h solo una volta, stando al di sotto dei picchi di 94 registrati ad aprile ma pure al di sotto dei suoi normali standard. Quand’è così, o deve ancora accumulare stamina (chiamiamola così per praticità) o può esserci qualquadra che non cosa, e solitamente non è meraviglioso tutto ciò.

Il match si è presto indirizzato verso la strada dei Cardinals; senza mandare nessuno al piatto eravamo già sotto 4-0, ma pure mandare qualcuno al piatto non si è rivelata una buona idea dato che, come detto, non l’abbiamo vista praticamente mai. L’inizio è comunque stato da tregenda: subito basi piene senza out, poi un RBI groundout, poi il fuoricampo da 3 di Gyorko. Anche nel 2° Cueto ha incassato un fuoricampo, stavolta da Carpenter. 5-0 dopo due inning sono già un brutto colpo, se poi capisci che in attacco non combini nulla sono un colpo già letale. Se poi nel 6° inning sei sotto 9-0 hai voglia a pensare che nella stessa giornata i Nationals hanno vinto un match nel quale erano sotto 9-0; due miracoli nella stessa giornata non possono verificarsi. Blach prende il posto di Cueto nel 6° e riesce a far peggio, concedendo 4 punti senza terminare nemmeno l’inning.

Holland prende possesso del monte e da quando sale lui fino alla fine il parziale è di 2-2. Dite che può contare qualcosa? Probabilmente no, perché l’incontro è già indirizzato e il fuoricampo di Hanson evita solo lo shutout (e poco prima era stato evitato il perfect game). Peraltro Holland, oltre a concedere il fuoricampo d’ordinanza, valente 2 (a Bader), mette assieme una buona prestazione con addirittura 7 strikeout, una ratio ben più alta dei suoi livelli abituali. Ma è una consolazione magrissima, non ci sono molte note positive (eufemismo), mentre quelle negative sono fin troppe, per cui non vale nemmeno la pena nominare quasi tutto l’attacco senza hit.

Menzione della serata per il Pandone, che nel 5° inning, a perfect game di Weaver ancora in corso, perde il conto dopo 10 lanci (6 erano stati foul) e al terzo ball se ne va placido in prima, con una sicurezza tale che sia il dugout dei Cards che gli arbitri ci mettono un po’ a realizzare che l’at-bat non era concluso. Così lo fanno tornare al piatto dove swinga a vuoto per lo strikeout. Bene ma non benissimo, Pablone nostro.

Okay, è tempo di passare oltre. Verso gara 2, con Pennellino contro Gant. Noi dovremmo tornare lunedì sperando di dare qualche buona notizia. Beh, a ben pensarci una buona notizia c’è pure ora: è venerdì. E dici poco. Forza noi, sempre, comunque e dovunque.

Giants at Rockies gara 3 (0-1): non si scende dall’ottovolante

Posted in Resoconti on 5 luglio 2018 by Mat
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Credits: bismarcktribune.com

Detto, fatto. Sweep annunciato e sweep avvenuto. No, non sono bravo ad azzeccare i pronostici, purtroppo conosco i miei polli e sospettavo che dopo i bagordi della serie in Arizona sarebbe potuta arrivare la doccia fredda di Coors Field. Era abbastanza all’interno del normale andamento delle cose; siamo sempre stati altalenanti, bipolari, a strattoni, ditelo come volete, durante questa prima metà di stagione, tanto che era quasi scontato compensare un’ottima serie con una pessima. Certo, in cuor nostro speravamo di aver risolto tutti i i guai e di aver finalmente trovato l’abbrivio per uno sprint verso l’alto, ma no, nemmeno stavolta è andata così.

Per cui, maledettisimo Coors Field, ancora tu. In questo caso, non è nemmeno troppo colpa del campo, visto che solitamente vediamo partite che finiscono tipo 15-12, 11-10, e così via. No, stavolta abbiamo vissuto Coors come se fosse lo stadio più pitcher-friendly d’America, solo che è valso solo per loro. Tre miseri punti realizzati in tre partite; far peggio era veramente, veramente molto difficile.

Siamo dunque al punto in cui eravamo circa una settimana or sono. Per non farci trovare scioccati dalla classifica, abbiamo deciso di arrivare a +5 sopra quota .500, in modo da compensare esattamente la classifica negativa, quando al massimo arrivammo a -5 sotto quota -500. Una volta raggiunto questo importante traguardo, siamo rientrati nei ranghi, perché sì siamo clamorosamente bipolari, ma ci piace anche avere un nostro equilibrio, una nostra comfort zone all’interno dell’ottovolante Giants 2018. Quindi mi pare scontato dire che la nostra stagione finirà 81-81 e, qui lo dico qui lo nego, se veramente dovesse accadere ciò non mi leggerete più pronosticare un bel niente.

Però nulla, non ce la faccio a non essere ottimista nonostante questo sweep subito. Questo perché, nemmeno cercando con troppa solerzia, si trovano un po’ di buone notizie che ci allietano il momento. Innanzitutto la classifica non è peggiorata troppo; Arizona si trova a -3.5 quando, lasciando la loro terra dopo lo sweep di domenica, eravamo a -4.5. Solo una partita in meno dunque, per cui se proprio avessimo dovuto scegliere come distribuire queste 3 vittorie e 3 sconfitte, avremmo preso la decisione migliore vincendo le prime tre in Arizona. Poi, ora ne abbiamo 10 di fila in casa, dove abbiamo costruito la grandissima parte della nostra classifica in senso positivo. E nel primo match rivediamo Johnny Glamour Cueto, che ci è mancato tantissimo visto il livello stellare delle partite giocate da lui durante quest’anno.

Inoltre, last but not least, la notte scorsa ha debuttato Joey Bart nelle minors, il nostro prospetto numero 1 in assoluto, con il secondo che arriva quinto, come si suol dire. Ha giocato con i Salem-Keizer Volcanoes, l’affiliata di Classe A short-season, che per dirla più chiara rappresenta il 4° livello sotto i Giants (giusto per ricapitolare > Sacramento triplo A, Richmond doppio A, San Jose A-avanzato, Augusta A normale, Salem-Keizer A-stagione breve, ma stesso livello di Augusta). Non quindi il top, ok, ma l’esordio è stato col botto: 3 su 5 al piatto, con 2 fuoricampo e 4 RBI. Benvenuto Joey e buon rapidissimo proseguimento verso un’inarrestabile ascesa. Personalmente, lo voglio in MLB già tipo l’anno prossimo di questo periodo. Non so se sono troppo ambizioso oppure no, vedremo. Ma ‘sto qua promette di essere un’iradiddio.

Insomma, non mancano le ragioni per sorridere nonostante questi tre schiaffoni presi in Colorado. Ma se potremo veramente sorridere lo inizieremo a scoprire da domani, quando sapremo che risultato sarà uscito dalla prima delle quattro sfide contro i sempre noiosissimi Cardinals di St. Louis. Tutto lascia pensare che sarà una decina di giorni bella movimentata, prima della pausa del Chissenefrega Game, acronimizzato in ASG. Dopo St. Louis ce la vedremo infatti con i loro arcirivali Cubs, altra squadra che sicuramente non si può definire agevole da battere, per noi. E infine, toccherà al derby contro i cuginetti Athletics, che al momento viaggiano con la migliore classifica stagionale, anche ben migliore della nostra, ma paradossalmente con meno chances di noi di andare ai playoff. Ma se ne riparlerà, visto che prima ci toccano i Cardinals e prima ancora noi andiamo a spendere altre due parole su questo sfacelo coloradiano.

In realtà non c’è troppo da dire, nonostante noi si abbia bucato sul blog gara 2 con ignominia. Non abbiamo battuto mai, anzi, spegnendoci man mano: 2 punti in gara 1, un punto in gara 2, zero punti in gara 3. Per fortuna non c’è una gara 4 altrimenti avremmo trovato il modo per realizzare -1 punto. Come spiegare questo silenzio improvviso delle mazze? Beh, scientificamente c’è ben poco di razionale. Si va su e si va giù come capita sovente in questo sport, a volte capitano anche questi momenti di buio assoluto senza un’apparente ragione, ma fa parte dell’insieme e di una linea generale che non ci vede restare con continuità ad ottimi livelli. Si spera che l’aggiunta di Cueto e di Samardzija (vabbè…) possa elevare il livello, visto che pare basti poco per spiccare il volo. Ma a furia di aspettare il momento giusto, si rischia di arrivare a settembre ancora così. E la previsione per l’esito finale della stagione l’ho già scritta sopra.

Comunque. Gara 2 la perdiamo 8-1. Stratton non ci capisce nulla e praticamente si autoelimina dalla rotazione (anche se è probabile che esca dalla porta e rientri dalla finestra viste le prevedibili uscite spettacolari dello squalo-ratto) con una prestazione pessima sotto ogni punto di vista. 6 inning non terminati per 104 lanci, con 11 hit concesse di cui 2 doppi, un triplo e 2 fuoricampo, più un walk. E insomma, con una performance del genere non avremmo vinto nemmeno con un attacco in serata di grazia, per cui l’afflato agonizzante dell’8° inning rappresenta solamente una nota a beneficio degli scorers, oltre a dare fiducia al nostro Hanson, che batte l’RBI per una sua serata dalle 2 hit che lo rinfrancano dopo il recente slump.

Gara 3 la perdiamo invece 1-0, un risultato che al Coors Field si verifica in media una volta ogni centocinquant’anni. La decide nel 7° inning Iannetta con un home run che sfiora il palo giallo alla sinistra ma passa per pochi centimetri in territorio buono, tant’è che Bochy chiede il review che poi conferma la chiamata. Tanto basta per far vincere i Rockies, per rovinare ai Giants d’America la festa dell’Independence Day e per far ottenere a Suarez la sconfitta, pur mettendo assieme dei numeri di tutto rispetto nei 7 inning con appena 89 lanci e solo altre 4 hit concesse all’attacco dei padroni di casa (no walk).

Noi non ci rendiamo pericolosi praticamente mai, se non potenzialmente solo nel 9° inning quando con 2 out McCutchen batte un singolo al quale segue un walk preso da Posey. Crawford batte una flyball lunga ma non abbastanza e quindi colta al volo dal right-fielder dei Rockies, che chiude partita e serie, con il nostro lineup “rinforzato” da un rientrante Tomlinson (malissimo a Sacramento, qui schierato subito titolare e autore di una delle tre hit di squadra) al posto di Pierce Johnson e con uno Slater che, non serve nemmeno dirlo, va in slump esattamente come pronosticato alla vigilia della serie. Siete troppo prevedibili, ragazzi, davvero.

PROSSIMA SERIE

Ma pensiamo alle cose importanti, ovvero il nostro futuro a brevissimo termine. Serie casalinga da 4 contro St. Louis, come detto, con Johnny Glamour che torna sul monte per la gioia di tutto il popolo arancionero. Non gioca in MLB dal 28 aprile, quindi 2 mesi abbondanti senza di lui e senza la sua ERA immaginifica. Al di là della prestazione, che peraltro conta, c’è da sperare soprattutto che stia bene fisicamente e che il problema al gomito sia superato. Fondamentalmente quello. Come avversario si troverà il giovane Luke Weaver, al terzo anno nelle Majors e con delle performance almeno nella stagione attuale molto deludenti. La ERA del pitcher nativo della Florida è di 5.16 in stagione, addirittura di 6.75 se teniamo conto solo di giugno, 6 uscite nelle quali ha quasi sempre concesso molto. Possiamo lecitamente pensare che potrebbe essere l’uomo giusto per farci dimenticare il silenzio delle mazze di questi giorni.

Gara 2 nella notte di venerdì vedrà il nostro Pennellino Rodriguez vedersela contro il 25enne John Gant, anch’egli come Weaver al terzo anno di MLB. ERA stagionale per Gant di 3.92 con un’alternanza partente-rilievo che gli ha probabilmente un po’ confuso le idee. Le partenze stagionali sono state comunque 5 e solo nell’ultima, recente, contro Cleveland, ha messo assieme numeri di ottimo livello, concedendo una sola hit in 7 inning (ma pure 5 walk). Insomma, a leggere un po’ i dati su di lui, pare ci si trovi dinanzi ad una variabile impazzita; poca costanza e probabilità abbastanza simili che faccia una grande prestazione e che ne faccia una orribile. Vediamo un po’ come sapremo rispondere.

Gara 3 sabato sera alle 22. Sarà il turno di Jeff Samardzija per noi (aaaaahhhhhhh!!!) contro Carlos Martinez per loro. Il dominicano è una discreta garanzia, nel senso che ha una ERA stagionale di 3.20 in linea col resto della sua carriera, ma nell’ultimo periodo pare aver dimenticato come si lanci. Dopo un inizio super, infatti, la ERA di giugno è volata a 6.75 e mai nelle ultime 7 uscite ha concesso meno di 2 punti. Inoltre ha infilato una serie di prestazioni in cui concedeva un’enormità di walk anche se a dirla tutta, nelle ultime due presenze è tornato ad essere un po’ più regolare. Ma che lo diciamo a fare noi che dall’altra parte abbiamo Pennellone?

Infine game 4, domenica sera. MadBum incontrerà il giovanotto californiano Jack Flaherty, lui sì un pitcher che quest’anno sta facendo parecchio bene. ERA di 3.19, due match con 13 strikeout, solo in un’occasione non ha finito il 5° inning, per il resto è sempre andato dritto con efficacia e buoni numeri. Noi però abbiamo Madison, non esattamente l’ultimo dei cretini.

La parola passerà quindi alle mazze, sperando che le nostre si risveglino dal mini-letargo fuori stagione e che il letargo sia quindi effettivamente “mini”. L’aria di casa dicono che possa aiutare; vediamo di comportarci come si deve. Evviva gli arancioneri, sempre e comunque.